COSTRUZIONE SOCIALE O APARTHEID DELLE CONOSCENZE?
IL DIRITTO NEGATO ALL'ISTRUZIONE DI BASE PER TUTTI COSTA QUANTO QUATTRO GIORNI DI SPESE MILITARI
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LA DENUNCIA VIENE DAL SECONDO FORUM MONDIALE DELL'EDUCAZIONE
PORTO ALEGRE, BRASILE, 19-22 GENNAIO 2003



di Alessio Surian

Il punto di incontro è ancora lo stadio Gigantinho (che per gli appassionati è quello dell'Inter e non del Gremio). Sono passati quindici mesi dalla scommessa riuscita della sua prima edizione e il popolo del Forum Mondiale dell'Educazione (FME) si è ritrovato nuovamente a Porto Alegre a gennaio, nel primo di una lunga serie di affollati eventi all'interno e attorno al Terzo Forum Sociale Mondiale (FSM). Un forum per insegnanti ed educatori impegnati per una scuola e per percorsi educativi pubblici, partecipativi e di qualità, legittimato nel frattempo dall'elezione a ministro dell'istruzione di due figure di spicco del primo FME (Rosa Maria Torres in Ecuador e Cristovam Buarque in Brasile), dalla presenza della relatrice ONU per il diritto all'educazione, da rappresentanti UNICEF e UNESCO, da numerosi amministratori locali e regionali, da sinergie inattese, si pensi solo alla collaborazione fra Ministero dell'infanzia della parte francofona belga con Attac e sindacati francesi in merito alla possibile inclusione dell'educazione nelle regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC, o WTO in inglese) attraverso i GATS. Un forum all'insegna del nuovo clima brasiliano: il ministro della cultura Gilberto Gil canta di un mondo troppo ingiusto, da un lato il carnevale, dall'altro la fame totale; ma canta anche di un mondo che può girare pagina e delle antenne che lo collegano. E Milton Nascimento invita a spingerci lontano per scoprire ciò che già avevamo nelle nostre mani. In 15.000 partecipanti da decine di paesi hanno seguito l'invito e scoperto nuove canzoni e un sogno cui oggi il Brasile crede: sconfiggere fame e analfabetismo: a partire da maggiore democrazia e partecipazione nell'educazione.
Se il FSM è organizzato da 8 organismi non governativi (ONG) movimenti sociali in rete con altre decine di reti internazionali (e quindi sostenuto, ma non gestito da governi locali), il FME è nato dalla collaborazione dell'Amministrazione del Comune di Porto Alegre con numerose associazioni educative e sindacati di insegnanti. Questo modello organizzativo (per la verità di dimensione più regionale che mondiale) ha dato ottimi frutti nella sua prima edizione (se ne parla in Un'altra educazione è possibile. Forum Mondiale dell'Educazione di Porto Alegre, Editori Riuniti - COFIR, Roma, 2002), ma ha mostrato visibilmente la corda - troppo riferito alle dinamiche interne dell'amministrazione comunale - in questa seconda edizione. La scelta dei relatori e dell'articolazione delle tematiche non è riuscita a permettere il salto di qualità che avrebbe richiesto un forum centrato su un nucleo chiaro di proposte pedagogiche e strategie politiche dopo un primo appuntamento (quello del 2001) centrato sulle analisi. Rimane il fatto che il FME ha permesso un confronto unico fra attori diversi dei processi educativi sia a livello di base (scuola-territorio), sia a livello macro (rappresentanti istituzionale e interistituzionali, sindacati, movimenti, insegnanti, educatori, formatori, studenti etc.).
Oltre settecento i seminari, laboratori e appuntamenti tematici e tre le conferenze principali:
- Città e educazione;
- La costruzione sociale delle conoscenza;
- Progetto politico e pedagogico.
Per la verità, di quest'ultimo tema, progetto politico, oltre che pedagogico, per un'educazione pubblica di qualità le indicazioni sono venute soprattutto da figure istituzionali, più che dal dibattito nei tre giorni di Forum, fatto salvo l'eccellente colloquio organizzato dal Laboratorio di Politiche Pubbliche (Università di Rio de Janeiro) della CLACSO (il Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali) che ha ospitato la croata Katarina Tomasevski. Tale progetto non può limitarsi a garantire l'istruzione primaria se vuole essere efficace nella lotta alla povertà, afferma, forte delle cifre che presenterà alle Nazioni Unite quale relatrice per il diritto all'educazione. La Commissione Economica ONU per l'America Latina e i Caraibi rileva che i giovani che completano l'istruzione secondaria hanno una probabilità dell'ottanta per cento di evitare la povertà, mentre è caratteristica del 96 per cento delle famiglie che vivono sotto la soglia di povertà avere uno dei genitori con meno di nove anni di scolarità. E' evidente come la traduzione di un'educazione per tutti, lo slogan degli ultimi impegni dei governi, in un maggiore impegno nelle sole scuole elementari sia riduttivo e fuorviante, in linea con l'aziendalizzazione dell'istruzione promossa da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale negli ultimi due decenni.
Il sogno del Brasile: acceso e successo
"Non bastano gli alunni a scuola", continua, sullo stesso tono della Tomasevski, Cristovam Buarque, ministro del governo Lula incaricato dell'educazione (che ha creato una segreteria specifica per la lotta all'analfabetismo): bisogna affrontare collettivamente il problema del successo oltre che dell'accesso, della qualità della scuola e della presenza a scuola della violenza e del suo impatto a livello educativo: come garantire a tutti un'educazione di qualità? Quattro i punti qualificanti del nuovo sistema educativo che sogna Cristovam Buarque: lotta all'analfabetismo, scuola pubblica di qualità, sistema di valutazione, nuova università.
L'analfabetismo in Brasile coinvolge venti milioni di persone. Per Buarque "o Stato Federale deve assumersi fino in fondo la responsabilità della lotta all'analfabetismo e deve saper coinvolgere in questa lotta i suoi esperti migliori, un milione e mezzo di professori di scuola e tre milioni e mezzo di insegnanti universitari: a tutti loro offriamo di partecipare, con i metodi diversi oggi a disposizione, ai programmi di alfabetizzazione. A queste persone dovrà essere messo a disposizione almeno un bilancio di un miliardo e mezzo di reales all'anno (circa mezzo miliardo di euro, ndr).
Su scuola pubblica e valutazione i programmi del nuovo ministro prevedono un coinvolgimento dei Comuni e degli Stati brasiliani che hanno in materia di istruzione pubblica le principali responsabilità. "Vogliamo capire insieme agli assessori dei singoli Stati e dei Municipi quale possa essere il nostro cammino verso una scuola ideale: fin dall'inizio di febbraio organizzeremo incontri comuni per definirne le linee guida. A questo sforzo deve accompagnarsi una riforma del sistema di valutazione, istituendo un sistema sul modello di quello sanitario: credo talmente nella valutazione che mi auguro di poter valutare la valutazione". Infine, il progetto su cui sembra avere già molte idee e contatti avviati e su cui si potrebbe giocare buona parte della valutazione del suo mandato: l'università: "Di concerto con l'UNESCO, vogliamo organizzare a ottobre un grande seminario per progettare da capo il sistema universitario: l'ultima riforma la fecero i militari, è ora di guardare ai prossimi trent'anni con occhi nuovi".


La sfida dei GATS
Il grido d'allarme su GATS e educazione non viene da qualche agitatore isterico, ma da un posato e ministro per l'istruzione primaria belga, Jean Marc Nollet. Il ministero francofono ha affidato a Jean-Marie Vanlathen uno studio durato diciotto mesi sulle potenziali conseguenze dell'inclusione dell'istruzione nei GATS, gli accordi sul commercio dei servizi attualmente in discussione in seno all'Organizzazione Mondiale del Commercio. I risultati sono sconcertanti e molto preoccupanti, tanto da aver convinto il ministro ha organizzare un seminario con relatore principale un esperto del settore, il sindacalista e attivista di ATTAC Francia Daniel Monteux: per certi versi un momento simbolicamente molto forte della capacità del Forum di far rete fra funzioni pubbliche, sindacati e movimenti. La sfida, raccontano al Forum Vanlathen, Montieux e il rappresentante dei movimenti studenteschi Rodolphe Sagehomme (che invita ad una mobilitazione europea il 13 marzo), è quella di capire, monitorare, agire e proporre allo stesso tempo.


I governi dell'Unione Europea, in particolare, hanno delegato con eccessiva facilità la propria rappresentanza in seno all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO, in inglese) al commissario europeo al commercio Lamy. Che pare proprio intenzionato, anche contro il parere della Commissaria all'Educazione e alla Cultura Reding, a concedere l'inclusione di settori rilevanti dell'istruzione, così come della sanità e della cultura, nell'accordo finale sui GATS previsto nella quinta riunione ministeriale di Cancun (Messico) dal 10 al 14 settembre 2003. Intanto, già a marzo, ciascun paese è chiamato ad indicare i settori che intende includere nei meccanismi di liberalizzazione dell'OMC. Una volta che entrano a far parte di un accordo funzionante sui GATS, tali settori sottostanno fra l'altro a due principi: quello dello Stato più favorito e quello del trattamento nazionale: in pratica uno Stato non può intrattenere o intraprendere rapporti economici che vadano contro il libero mercato: se fornisce un servizio incluso nei GATS o se favorisce i rapporti con un fornitore o un paese rispetto ad un altro può essere citato in giudizio nel tribunale interno all'OMC e pesantemente sanzionato. Secondo Monteux a Bruxelles sono convinti che di questo passo, se l'istruzione o suoi settori rilevanti fossero inclusi nei GATS, per il 2010 vi sarebbe la piena liberalizzazione del settore a livello europeo, con gli interventi pubblici relegati a fornire servizi di serie B e limitati soprattutto alla scuola primaria ai più poveri. Perché? ma per "aprire" alla privatizzazione un mercato stimato nel 3 per cento degli attuali scambi commerciali, circa 2000 miliardi di dollari. Non ci resta che ... agire: diamo vita a un osservatorio, diamo vita a forum locali per un'educazione pubblica di qualità, creiamo una rete che colleghi queste iniziative, facciamo sentire la nostra voce contro l'opacità dei meccanismi decisionali della Commissione Europea e la necessità di mettere in GATS in moratoria in assenza di democrazia nei processi che governano l'OMC. Un primo risultato sembra essere stati raggiunto con il cambio di direzione del commissario europeo al commercio Pascal Lamy: il 6 febbraio ha annunciato di voler lasciar fuori istruzione e sanità dal negoziato GATS.


Inclusione e politiche pubbliche


"No alla mercificazione dell'istruzione", è stato anche lo slogan ribadito in un'assemblea di 400 persone organizzata dai movimenti studenteschi che al FSM si sono confrontati sul futuro (poco roseo) dell'educazione in America Latina e nei Caraibi. Occasione per i movimenti studenteschi europei per richiamare l'attenzione sulla giornata di mobilitazione anti-privatizzazione e anti-GATS del 13 marzo. La resistenza alle politiche di privatizzazione in rete con altri servizi pubblici è il tema educativo che ha trovato più spazio al FSM con l'affermazione della necessità di un rilancio e progettazione di politiche pubbliche di qualità. Fra i protagonisti ancora l'Osservatorio Latinoamericano sulle politiche educative, progetto del Laboratorio di Politiche Pubbliche della CLACSO (il Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali) all'Università di Rio de Janeiro, forte di una pagina web con centinaia di documenti a disposizione (http://www.lpp-uerj.net/olped) e un progetto di ricerca in corso che mette in rete sindacati e ricercatori (ESTRADO) di Brasile, Uruguay, Argentina e Cile (appoggiato dai sindacati Canadesi) per uno studio sulle condizioni di lavoro della professione docente. Ancora dati e ricerche dall'internazionale per i servizi pubblici nella pagina del centro studi www.psiru.org della campagna internazionale per servizi pubblici di qualità. L'Osservatorio latinoamericano sulle Politiche Educative (OLPED) sarebbe utile fosse esteso anche ad altre regioni: accorato in questo senso l'appello da chi sta subendo vere e proprie controriforme educative (il caso della Spagna, per esempio, è stato affrontato da Marisol Pardo del sindacato spagnolo CCOO e da Maria Angeles Llorente del Movimento di rinnovamento pedagogico) e da numerosi sindacalisti e rappresentanti di associazioni educative che vedono nell'ALCA e nei nuovi accordi sui GATS in definizione a marzo e settembre una minaccia radicale alla scuola pubblica nella prospettiva di una sua mercificazione accentuata. "Serve una mobilitazione continua che sappia resistere e trasmettere valori che permettano di fondare una prospettiva ecologica, pacifica, democratica e solidale" ha affermato Jocelyn Berthelot, della centrale sindacale del Quebec.
Da segnalare l'attenzione per questi temi anche in molti eventi paralleli, dall'incontro dei sindacati a quello degli enti locali (verso la costituzione dell'ONU delle città a maggio 2004) alla rete delle città periferiche, ospitata dal comune di Alvorada (200.000 persone, cintura periferica di Porto Alegre, il comune con i migliori risultati in termini di educazione e partecipazione democratica, comprese le olimpiadi dei giochi cooperativi): seminari per riflettere su come affrontare conflitti e violenza in ambito urbano aprendo i servizi alla comunità (edifici scolastici ormai multifunzionali, formazione del personale che e' anche ricerca sulla e con a comunità locale). Proprio i protagonisti della rete delle città educative potrebbero costituire il tessuto delle iniziative regionali da qui al terzo Forum Mondiale dell'Educazione (previsto fra un anno e mezzo in Brasile, a aprile la decisione sulla sede a Porto Alegre o S.Paolo): Intanto Barcellona si candida ad ospitare nella primavera del 2004 il forum europeo dell'Educazione, ma sono in molti a chiedere uno spazio specifico per la sua preparazione e per rilanciare il lavoro di rete fra movimenti e sindacati al FSE di novembre a St.Denis-Parigi.
Sottotema di particolare importanza per ripensare alle questioni della democrazia e del finanziamento delle politiche educative è la questione che al FME Porto Alegre e lo Stato del Rio Grande do Sul non mancano di mostrare con orgoglio: le proprie politiche informatiche in ambito scolastico e sociale. La chiave per investimenti contenuti che favoriscano ugualmente ampio accesso soprattutto ai gruppi svantaggiati e l'adozione del software non proprietario, il free software che nello stato gaucho vede numerose organizzazioni attive e un partecipato congresso annuale. Distribuendo sistematicamente software Gnu-Linux invece di acquistare licenze Microsoft, il comune di Porto Alegre ha provveduto alla connettività on-line e ad aule multimediali per il 91% dei suoi alunni e a Telecentros, sorta di mini-biblioteche informatiche di quartiere in dodici delle sedici regioni in cui la città è divisa nella dinamica del bilancio partecipativo. Proprio a questi temi sarà dedicato il vertice mondiale su città e società dell'informazione, il 4 e 5 dicembre a Lione, una delle città europee più attive nel favorire l'accesso alle tecnologie digitali a alunni e gruppi locali, anche tenendo aperta almeno una scuola per quartiere, oltre l'orario scolastico, per permettere l'uso a tutta la comunità delle classi multimediali.


Sul rapporto scuola-comunità ed in particolare scuola-lavoro sono intervenuti anche Jean Marie Maillard, francese, e Gaudencio Frigotto, brasiliano, secondo i quali l’educazione si è piegata per troppo tempo alle esigenze del mondo del lavoro, anche nelle politiche della Commissione Europea. L'impostazione di un'educazione per tutti, per tutto l’arco della vita dovrebbe cominciare da un’educazione iniziale più qualificata dal dialogo sociale, base per un confronto continuo tra mondo del lavoro e politiche dell'istruzione, a partire dai principi del vivere insieme e del ritardare il più possibile l’ingresso dei bambini e dei ragazzi nel mondo del lavoro (per il sindacato francese FSU l'obbligo scolastico a 18 anni dovrebbe essere condizione imprescindibile almeno in Europa)


Per l'Italia, sul tema dell'infanzia, Susanna Mantovani, Università di Milano, ha approfondito l’idea che la scuola dagli 0 ai 6 anni deve essere principalmente un luogo di socializzazione e di costruzione delle prime esperienze socio – cognitive e socio – affettive, in cui gli aspetti di apprendimento a carattere disciplinare restano in secondo piano. Esattamente l’opposto di quanto sta facendo l’attuale governo italiano che spinge per la precocizzazione degli apprendimenti e l’anticipazione della scolarità. Un richiamo, infine, al lavoro di team, quale elemento indispensabile per la costruzione del progetto educativo che deve vedere anche una forte integrazione con il territorio e le famiglie" sottolinea il team di tre persone della CGIL scuola dal sito internet in cui ha presentato la cronaca del FME (così come hanno fatto anche Unimondo e Cofir)


Le tre conferenze


La città
La prima conferenza, sulle città come progetto sociale, riconoscimento e rispetto delle differenze è stata aperta dalla relazione di Marina Subirats, Università di Barcellona, Presidente della Commissione Educazione e Cultura comunale e dell'Istituto municipale di educazione. Sulla scia delle riflessioni di Manuel Castells sui rapporti locale-globale, Subirats ha sottolineato come l'istruzione sia centrata sia su un modello di sapere scientifico, sia sulla proposta di sapere etico. Il primo oggi ha soprattutto caratteristiche globali, mentre il sapere etico non sembra rispondere più alla stessa logica esterna (anzi, percepita dalle comunità come minacciosa), mentre sembra ritrovare un impulso davvero etico nelle identità locali. La sfida per i comuni è poter far fronte alle nuove responsabilità attribuite da queste istanze, ma soprattutto dalle politiche di decentralizzazione mentre è evidente come manchino risorse adeguate. Per Subirats "Dobbiamo partire dall'educazione alla responsabilità, per esempio promuovendo l'elaborazione di programmi di Agenda 21 da parte delle scuole, per educare ai valori della cittadinanza i bambini. La scuola deve impegnarsi sul territorio, educare al rispetto della natura, delle persone e della cultura. Se un bambino si prende cura di una pianta, impara quanto sia importante e difficile sia farla crescere e che valore abbia la natura. Bisogna cambiare forma di lavoro nella scuola: attualmente viene valorizzata l'educazione teorica rispetto a quella pratica, mentre è fondamentale che i bambini imparino anche cosa sia la cittadinanza, il prendersi cura di quello che hanno intorno".
La sfida riguarda anche l'organizzazione dei saperi, ha affermato Ramon Moncada (di Corporacion Region, Medellin, Colombia) aprendo la propria comunicazione con "Janela" (Finestra), la canzone di Milton Nascimento che ricorda "quando parlavo di questo temporale non hai ascoltato, non hai voluto crederci, ma era così normale, non hai voluto crederci, e io era appena nato". Aldilà di saperi disciplinari, afferma Moncada, è importante oggi imparare a pensare la città per apprendere a con-viverci, a mediare fra utopie individuali e collettive, fra pubblico e privato. Per Mondaca la città è progetto umano e sociale costruito dalla società e in continua trasformazione reciproca e dinamica tra l'uomo e la città stessa: città quindi come utopia individuale e collettiva (un progetto comune di chi vive nella città) , fondata sulla piazza (agorà greca) come spazio di incontro, di riflessione collettiva per la costruzione del progetto umano, sociale e politico.
Incisivo il commento del sociologo dell'Università di Porto Steve Stoer, direttore della rivista "Educazione, società e culture", che ha analizzato il processo di trasformazione e riconfigurazione del contratto sociale nel mondo occidentale. Stoer ha messo in evidenza come sia in atto nel mondo occidentale, ma anche in molti altri Stati che adottano quello occidentale come modello, una trasformazione del modo di pensare la cittadinanza. Non è più sufficiente una cittadinanza "attribuita" (quella che viene dalla Stato, il cedere libertà naturali per ottenere libertà civili esplicitato da Rousseau), la giustizia sociale e l'inclusione avvengono in condizioni di cittadinanza "reclamata". Questa riconfigurazione mette al centro le rivendicazioni di cittadinanza attiva, partecipativa, della dimensione sociale, che sono anche base per una più compiuta rivendicazione delle diversità, della dimensione culturale della cittadinanza: la sfida è quella di trovare risposte adeguate a quelle minoranze che oggi esprimono il loro disagio ("non tollero la generosità di cui sono oggetto, in quanto rivendico la mia soggettività) a partire dalla consapevolezza che il riconoscimento delle diversità dipende da effettive politiche ridistributive. "La scuola stessa non può essere solo attribuita" sostiene Stoer "deve essere anche reclamata, tenere conto delle strategie di chi la frequenta: non si può seminare responsabilità senza politiche di inclusione, di riconoscimento delle diversità"


Asia e America Latina nella costruzione sociale delle conoscenze


"La ricerca del sapere comincia dalle domande o dalle risposte?" è questa la domanda centrale posta da Kailash Satyarthi. "A mio parere" ha proseguito il coordinatore indiano della Marcia Mondiale contro il lavoro minorile, l'organizzazione che ha già "riscattato" 65.00 bambini "il viaggio di ognuno nella vita comincia con le domande. Ma oggi a scuola abbiamo adottato un modello che da ai bambini risposte ancor prima che possano porre domande. E' un atteggiamento teso ad evitare che da grandi si possa porre questione il potere. La nostra sfida è invece come condividere sapere generatore di cambiamento, capace di trasformazione. Come Marcia Mondiale abbiamo creato Centri di riabilitazione per i bambini liberati dalla schiavitù del lavoro. In questi centri bambini ed educatori vivono in comunità, mangiano, dormono e apprendono insieme. Insieme si festeggiano le festività delle diverse religioni. I bambini sono perfettamente in grado di rendersi conto dei problemi che affliggono la nostra società. In una festa recente, legata alla lotta di Rama contro il male, quest'ultimo è stato rappresentato dai bambini di uno dei Centri di riabilitazione come un mostro a dieci teste, tutte collegate ad un unico centro: ogni testa incarnava uno dei problemi che secondo loro vanno sconfitti per creare una società migliore: sfruttamento dei bambini, analfabetismo, disoccupazione, fondamentalismo, esplosione demografica, alcohol, discriminazione delle donne, corruzione... Credo che le loro domande siano molto appropriate. La sfida è come riuscire a mettere in discussione l'apartheid dei saperi generato dall'attuale modello dominante capitalista di istruzione. Che facciamo per quei 130 milioni di bambini che non entrano mai a scuola? Per i 150 milioni che non terminano la quinta elementare? Per gli 880 milioni di adulti analfabeti, di cui due terzi donne, un numero in costante crescita negli ultimi dodici anni? Bisogna rifiutare l'educazione emergenza, ridotta ad informazione per un'opzione chiara a favore di processi educativi di qualità che insegnino a camminare insieme per una conoscenza di tutti, da tutti, per tutti. Non è la povertà che genera analfabetismo, ma il contrario. Ricordiamoci che bastano undici miliardi di dollari per assicurare a tutti l'istruzione primaria, quattro giorni di spese militari!". Daccordo con le tesi espresse dal coordinatore della Marcia Mondiale si è detto anche Fernando Roldan, segretario della Conferenza Americana per l'Educazione degli Adulti che ha discusso i meccanismi di regolazione dell'istruzione pubblica: "la nostra idea di Stato e di partecipazione richiede un cambiamento: c'è bisogno di passare da meccanismi verticali ad una gestione più orizzontale che dia spazio alla società civile, intesa non come cliente, ma come partner attivo del processo educativo. Il governo della scuola, così come la proprietà delle conoscenze, devono rimanere beni comuni".


Il progetto


Al progetto politico e padagogico sono stati dedicati gli interventi di Maria Fernada Pontifice, Ministro dell’Educazione di San Tomè Principe e Bernard Charlot, Università di Parigi X.
Dopo aver ribadito la centralità dell’educazione nel rilancio di strategie economiche adeguate alla profonda crisi, anche culturale, che attraversa il continente africano Pontifice ha messo l'accento sul ruolo dello Stato nel garantire attraverso l'istruzione la formazione di persone autonome, capaci di pensiero critico. A questo riguardo è cruciale la formazione degli insegnanti in rete con le proprie comunità, anche perché qualsiasi riforma, per essere tal, deve essere condivisa, vivere in un ambiente favorevole, avere obiettivi di pace. Dall'osservatorio di Sao Tomè critica duramente il FMI e la Banca Mondiale e i tagli imposti alle spese pubbliche e in particolare all'istruzione. “Bisogna democratizzare l'educazione, investire in riforme curriculari più vicine alle pratiche delle persone, migliorare i salari degli insegnanti e arginare il processo di privatizzazione dell'istruzione pubblica. Per costruire una nuova Africa dobbiamo lavorare alla pace, per la democrazia e la giustizia sociale. Prepariamo i nostri paesi a inserirsi in questo mondo globalizzato promuovendo il dialogo pacifico e la negoziazione".
“Siamo qui per parlare di educazione e trasformazione perché vogliamo trasformare il mondo. Il mondo non é giusto, la globalizzazione neoliberista non é giusta, ma questo lo sapevamo anche prima, non c'era bisogno di venire qui a parlarne. - ha affermato Charlot - Sentiamo di doverci trovare insieme per capire come cambiare, come affrontare i problemi ed ottenere un diritto all'educazione e un'educazione migliore. Non é sufficiente denunciare i problemi”. Per Charlot due problemi accomunano Francia e Brasile: quello dei cicli scolastici, che sono spesso male interpretati e della bocciatura degli alunni, definita politicamente ingiusta ed economicamente costosa. Progetto politico complessivo, pratiche pedagogiche e contesti specifici vanno costantemente confrontati e articolati fra loro se si vuol lavorare a percorsi educativi che promuovano l'inclusione sociale e la valorizzazione delle diversità. "Per educare sono importanti i principi, ma è altrettanto importante i fare i conti con le contraddizioni e le necessarie trasformazioni del quotidiano scolastico: come insegnante quando ritorno su una frase? quando non la capiscono la metà degli alunni, o dieci, o cinque, o tre, o uno?"


Riquadro 1: I messaggi del FME


Il FME è stato, soprattutto, intenso lavoro di incontro, scambio e progettazione fra educatori, insegnanti e studenti da tutto il mondo (soprattutto latinoamericani). La Dichiarazione di Porto Alegre, resa pubblica al termine del FME, raccoglie solo in parte tale fibrillazione: è un appello (che si vorrebbe stilato in modo partecipativo, ma in realtà redatto da una ristretta commissione attenta alle parole d'ordine all'interno del Partito dei Lavoratori, PT al governo a Porto Alegre) alla mobilitazione e alla costituzione di forum nazionali e regionali per l'educazione pubblica e di qualità. Utile per stimolare il dibattito su questi temi nei giorni del FSM (ed in particolare in un seminario il 26 con relatore Paul Belanger sulle politiche per la salute e i servizi sociali). La Dichiarazione articola in undici principi qualificanti ed è riportata per intero nel sito www.carta.org:



I – Lavorare per l'utopia pedagogica di una scuola della cittadinanza, di responsabilità dello stato e costruita con un curricolo interculturale con la partecipazione di tutti
II - Garantire offerta sufficiente di educazione infantile, per bambini da 0 a 6 anni
III – Universalizzare l'educazione elementare in modo da raggiungere tutti gli abitanti della terra
IV – Assicurare l'accesso all'educazione secondaria a tutti coloro che portano a termine l'educazione primaria
V – Creare le basi per un'educazione alla tecnologia e una formazione generale che permettano a tutti di inserirsi nel mondo del lavoro in una prospettiva di emancipazione
VI – Garantire il diritto all'accesso e alla qualità sociale dell'istruzione superiore
VII – Condannare l'appropriazione privata delle conoscenze scientifiche e tecnologiche finalizzate al mero guadagno economico
VIII – Offrire educazione adeguata a chi manifesta bisogni speciali e a chi si trova in situazioni a rischio
IX – Garantire, in particolare a chi oggi è oppresso, zittito, sfruttato, marginalizzato l'accesso alla ricchezza socialmente prodotta
X – Garantire i diritti dei lavoratori e dei sindacalisti dell'educazione e l'esercizio della libertà di espressione
XI – Rafforzare la lotta per trasformare le comunità rurali e urbane in spazi pedagogici e costruire città educative


Riquadro 2: L'Onu e il diritto all'educazione


Afferma Tomasevski "E' un segnale di progresso che le Nazioni Unite abbiano voluto indicare questa questione come prioritaria attraverso la designazione di un Relatore Speciale nel 1998. Oggi si fa ampio riferimento da parte di ONU, singoli donatori e ONG ad uno sviluppo fondato sui diritti umani. Ma da questi discorsi non si è ancora giunti ad un 'diritto all'educazione'. C'è una percezione erronea e generalizzata che l'educazione equivalga al diritto all'educazione. (...) I diritti umani sono impegni governativi perché non si materializzano da soli semplicemente dall'interazione delle forze del mercato, ne' dalla carità. (...) In molti paesi in via di sviluppo i minori costituiscono la maggioranza della popolazione. E' chiaro che gli alunni delle scuole elementari non possono costituirsi in partito politico, farsi eleggere in parlamento o garantire bilanci adeguati per l'educazione. (...) Ci sono paesi in cui i genitori versano poche tasse semplicemente perché guadagnano troppo poco. Anche il loro voto può non avere effetto sul modo in cui viene ripartito il bilancio quando c'è poco da distribuire, una volta sottratti i servizi sul debito estero e le spese cui si da la priorità, per esempio quelle militari. Oggi sono quindi gli insegnanti che si trovano a dover lottare per i propri diritti e per il pagamento dei propri salari, per essere in condizioni di insegnare. (...) C'è un crescente consenso globale sulla necessità che tutti i bambini possano portare a termine la scuola elementare, mentre si ignora il diritto all'educazione secondaria e universitaria, che corrono il rischio di essere trasformate totalmente in un servizio che si compra e vende a tariffa. Ma i nostri dati indicano che è proprio l'educazione secondaria, e non la primaria, la chiave per ridurre la povertà. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riaffermato recentemente il nucleo degli impegni governativi in relazione alla scuola primaria (gratuita, obbligatoria e di qualità), ma li ha limitati ad un periodo di cinque anni. Ipotizzando che in media i bambini comincino la scuola a sei anni,, in questo modo completerebbero gli studi a undici anni, quando sono troppo giovani per lavorare e, a rigore, legalmente impossibilitati al lavoro. L'educazione funziona come un moltiplicatore. Negare il diritto all'educazione porta all'esclusione dal mercato del lavoro e all'adesione al settore informale (al lavoro nero). (...) L'aggettivo 'umano' rimanda al dovere di difendere i diritti di tutti perché chi attenta al diritto all'educazione non rimanga senza risposte e senza oppositori


http://cofir.net/portale/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=2



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