Nell'indagine Demos-Coop le inquietudini dei cittadini italiani
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Nell'indagine Demos-Coop le inquietudini dei cittadini, dalle aggressioni
all'incertezza economica. Un italiano su 10 pronto a difendersi da sé
Truffe, rapine e cataclismi
solo il terrorismo fa meno paura

L'81% favorevole alla videosorveglianza. Clandestini, pochi per lo sgombero
senza mediazioni. Il rischio delle epidemie è percepito come altissimo
di LUIGI CECCARINI




L'insicurezza accompagna il nostro tempo. Da un lato le paure legate alla micro-criminalità; il furto in casa, la truffa al bancomat, lo scippo. Dall'altro i grandi rischi; le guerre, l'insicurezza alimentare e quella sociale, legata all'incognita lavoro e pensioni. La prima situazione genera paure quotidiane. La seconda alimenta un sentimento di incertezza nella prospettiva di vita. E i cittadini appaiono disorientati, anche nel tracciare le soluzioni possibili. È quanto emerge dalla ottava indagine dell'Osservatorio sul capitale sociale curata da Demos per Coop, che ha voluto mappare le inquietudini degli italiani.

La criminalità in Italia viene considerata un fenomeno "molto" preoccupante dal 45% dei cittadini. Nella zona di residenza la situazione viene giudicata decisamente meno grave (19%). La componente che ritiene il fenomeno peggiorato nel corso degli ultimi anni è molto più ampia: sia in riferimento al livello nazionale (80%), che al contesto locale (34%). Gli italiani vivono paure diverse: la metà circa teme un furto in casa, una truffa usando il bancomat o la carta di credito. Diffusa è anche la paura di cadere vittima di uno scippo o del furto dell'auto (circa 45%). Minore, invece, è quella di restare coinvolti in un atto terroristico (33%). Più del terrorismo preoccupano le minacce legate alla dimensione locale e personale.

Generano un forte senso di vulnerabilità anche questioni di ordine più generale. L'Osservatorio Demos-Coop rileva infatti la preoccupazione per la distruzione dell'ambiente (88%) o per lo scoppio di nuove guerre (80%). Per la sicurezza alimentare, per il rischio ricorrente di epidemie: oggi quella dei polli, ieri la mucca pazza. Mettono ansia i processi di globalizzazione, e i risvolti che possono avere sul piano della sicurezza del lavoro o economica, come la disoccupazione oppure il timore di non avere la pensione (67%).


Sulla base di queste paure abbiamo individuato quattro diversi gruppi di italiani: gli spaventati (9%), sono coloro che più accusano l'inquietudine. Il profilo evidenzia la maggiore presenza di donne, anziani, soggetti a bassa scolarizzazione, che vivono nelle città più grandi, nel Sud. I preoccupati: sono il 33% della popolazione. Mostrano un profilo simile al precedente, ma vivono in città di media dimensione, e sono meno anziani. Gli inquieti (38%): uomini, giovani o di età medio-alta, con un titolo di studio elevato, vivono nel Nord e in piccole città. Il 20% dei cittadini sembra invece essere meno coinvolto da queste paure: li definiamo sereni. Si caratterizzano in particolare per essere più giovani (e spensierati).

Ma come reagiscono gli italiani alle loro paure quotidiane? Adottando strategie di protezione. Il 55% afferma di avere installato, o pensa di farlo, una porta blindata. Il 47% un sistema di allarme. Una minoranza pensa ad armi o strumenti di difesa da tenere a casa (16%) o da portare con sé (9%). L'81% degli italiani si dice favorevole ad aumentare la video-sorveglianza nei luoghi pubblici, il 38% al monitoraggio delle transazioni bancarie, il 26% alle intercettazioni, in una logica di scambio tra privacy e sicurezza. Ma le soluzioni alla criminalità non sono solo di questa natura e improntate all'ordine pubblico. Infatti lo sgombero senza mediazioni, di baraccopoli di clandestini, è sostenuta da una minoranza (18%).

Viene invece ribadito il ruolo dell'educazione dei giovani ai valori della convivenza e del rispetto (46%). O la rimozione delle cause sociali della criminalità; povertà, disagio, emarginazione (36%).

L'inquietudine degli italiani si lega a due aspetti molto importanti. Da un lato la prospettiva personale: il sentimento di incertezza verso il futuro segna il 34% dei sereni e il 64% degli spaventati, che nutrono, peraltro, anche una minore fiducia negli "altri".

Dall'altro lato il contesto di vita degli uomini spaventati, dove è più bassa la disponibilità di risorse di capitale sociale: vi sono aree degradate o scarsamente illuminate. È più limitata la presenza dell'associazionismo, delle relazioni di vicinato, la possibilità di incontrare gli altri in luoghi all'aperto, come giardini o piazze.


(27 novembre 2005)


http://www.repubblica.it/2005/k/sezioni/cronaca/nuovepaure/nuovepaure/nuovepaure.html



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