FSE: l'educazione
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Quale piattaforma comune per una scuola pubblica di qualita'?


sabato, 15 novembre, 2003





Books not bombs
Books not bombs © Global Exchange / Global Exchange

 
L'assemblea di sabato 15 novembre mattina sull'educazione e' uno specchio delle luci ed ombre del percorso di plenarie, seminari e laboratori dedicati all'educazione dal FSE. Fra le ombre la moltiplicazione degli appuntamenti (forse una ventina) decentrati e non articolati fra loro, soprattutto poco preparati, lasciando spesso la sensazione che il poco spazio lasciato dalle organizzazioni francesi agli altri paesi venga speso per ribadire distinzioni di carattere nazionale invece di lavorare alla costruzione di una piattaforma comune, anche se le idee non mancano. Momenti di luce vengono invece dal confronto sull'educazione popolare che mette l'accento sugli aspetti di emancipazione e trasformazione dei processi educativi e sono stati spesso gestiti in modo partecipativo come narrazione e confronto di pratiche, raccogliendo alcuni spunti della recente OPR il processo di riflessione pubblica sul ruolo dell'educazione popolare in Francia e da partenariati con movimenti come il MOHB, il movimento organizzato del hip-hop brasiliano, rappresentato da Lamartine Silva ("non posso parlare a voi, posso solo con-versare" esordisce sempre il rapper educatore nordestino che ha avuto come prima lettura Malcom X).

Per Gabriella Giorgetti (CGIL) il FSE rimane un'esperienza altamente positiva per la ricchezza e la voglia di partecipare e scambiare delle persone che vi prendono parte, dimostrando ascolto e rispetto per la diversita' soprattutto quando si tratta di ragionare su come modificare lo status quo. "E' forte nel dibattito l'idea della scuola non come luogo chiuso, anzi, come risorsa educativa per tutti solo se si apre a tutti i soggetti del territorio. Positiva anche la novita' del corale 'no' alla canalizzazione precoce, ormai affermata anche dalla GV tedesca. E' chiaro che per essere soggetto di democrazia e pace la scuola deve farsi maggiormente attenta alle diversità e rinunciare alla
centralita' delle discipline ricercando nuove prospettive e nuove pratiche, a partire dalla consapevolezza che il tempo non puo' essere considerato elemento neutro: una scuola che continua ad escludere deve rimettere al centro la riflessione sul rispetto dei tempi di apprendimento degli allievi. Se il nodo e' quindi come fornire competenze che favoriscano autonomia e autostima, cioe' che rendano davvero protagonisti i soggetti dell'apprendimento, non si puo'eludere la necessita' di migliori spazi formativi per chi opera nella scuola"

Quali sono le battaglie comuni a livello europeo che la CGIL legge nel FSE? "La difesa della scuola come luogo pubblico, governato da leggi nazionali perche' il diritto all'istruzione si afferma nel conesto di leggi nazionali di tutela. Molto rimane da fare per contrastare nei diversi paesi gli atteggiamenti discriminatori nei confronti delle differenze, verso i disabili, come verso gli allievi di origine immigrata, per i quali ancora troppo spesso si ricorre a percorsi speciali. Rimane una battaglia chiave e complessa quella sull'autonomia, tema controverso se non puo' essere accompagnato da adeguato sostegno finanziario. Serve quindi un impegno fattivo, almeno il 7% del PIL (come avviene in Svezia) per garantire il diritto all'istruzione e prevedere alemno un 1% di investimenti in questo ambito a favore di partenariati e misure di appoggio ai processi educativi nei Paesi impoveriti. Bisogna inoltre continuare a sollevare la questione del diritto all'educazione nel progetto di Costituzione europea. Costituzione che ormai richiede un processo referendario: speriamo tale prospettiva possa aiutare ad includere modifiche chiave a favore del diritto all'educazione".

Con quale spirito riparte ora il lavoro di rete?
"Non sono convinta sia necessario organizzare un forum sull'educazione dopo l'altro, L'essenziale è prepararli bene coinvolgendo le esperienze di base e l';associazionismo per uscire da una dinamica di dibattito tutto interno e fatto di slogan fra professionisti della politica. Un tema chiave è affrontare l'esclusione che continua a caratterizzare il sistema scolastico italiano, come documentano e denunciano ricercatori come Cherchi. Bisogna quindi definire alcuni punti in comune che poi si possano declinare anche in modo diverso nei vari Paesi e soprattutto arrivare ad una piattaforma sui nodi della scuola pubblica di qualità delle risorse necessarie, della scuola come soggetto di democrazia e partecipazione, di promozione di politiche non discriminatorie. E' incoraggiante il lavoro che sta svolgendo Proteo di promozione del software libero nella scuola italiana, un modo di affrontare in rete sia la questione dell'accesso ai saperi, sia della gestione delle risorse a disposizione dell'amministrazione pubblica"

Per Giuseppe Beccia (UDS) e Ilaria Lani (UDU), segnali incoraggianti per la rete che lotta contro la mercificazione dell'educazione arrivano dai confronti con numerosi attori nazionali: DGS (Danimarca), AKS (Austria), UNEL (Francia), CANAE (Spagna) e ancora partner in Slovenia, Macedonia etc. Un seminario di coordinamento è previsto a metà marzo nel Lazio, ma data e sede sono ancora provvisori. Per Giuseppe Beccia "la ricerca del terreno comune riguarda le tre questioni della partecipazione, del diritto allo studio e delle forme della didattica, con l'obiettivo di creare una rete di movimento che sappia essere anche soggetto di rappresentanza sociale e non semplice sindacato degli studenti. Vanno in questo senso anche le azioni di solidarietà internazionale con la raccolta di materali didattici a favore del Ciapas (2003) e delle popolazioni dell'Iraq (2004)".

Ilaria Lani sottolinea che "è positivo che al FSE si siano potuti dedicare seminari a temi educative specifici, ma serve un maggiore lavoro di preparazione e confronto per articolare scelte tematiche non casualità. Il FSE rilancia la rivendicazione dell'inclusione del diritto allo studio nella costituzione europea e soprattutto di un diritto all'accesso che contrasti l'idea di selezione che permea le riforme nazionali che stanno traducendo in norme legislative il Processo di Bologna di armonizzazione delle politiche universitarie europee. Va salvaguardato il fatto che, se ben interpretato, tale processo può favorire la mobilità studentesca in Europa. Putroppo l'interpretazione di un quadro così ambiguo in Francia come in Italia haportato a un'eccessiva tendenza alla selezione nel passaggio fra i primi due cicli universitari previsti. In Francia, poi, prevede un inserimento deregolamentato dell'autonomia che invece potrebbe essere un processo positivo se sostenuto da adeguate risorse pubbliche.

Marzia Forono (ESIB, il coordinamentyo europeo degli studenti) ha sostenuto con forza le proposte degli studenti per contrastare la mercificazione dell'istruzione, la fuga dei cervelli e trarre beneficio dai progetti transnazionali. "Certo, abbiamo posizioni critiche, ma non precostituite sul Processo di Bologna: si tratta di vigilare sulla sua applicazione in modo serio, non come ha fatto l'Italia che a Berlino a settembre alla Conferenza intergovernativa si è coperta di ridicolo proponendo la portabilità delle borse di studio all'estero per poi dover rilevare l'esiguità e inconsistenza delle sue politiche in questo settore. Condividiamo la priorità da dare alle tre lotte sul diritto all'accesso, la partecipazione degli studenti nei processi decisionali e la tutela del diritto allo studio. Il FSE rappresenta per l'ESIB un forte invito a confrontarsi maggiormente con gli studenti che non necessariamente fanno parte di associazioni e forme organizzate e con movimenti e sindacati".

Fonti:  Unimondo

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