DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2005- Franco Pittau: Le idee guida del Dossier
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INFORM - N. 221 - 28 ottobre 2005






DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE


Franco Pittau: Le idee guida del Dossier


1. Il dinamismo migratorio è cambiato ma si stenta ad inquadrarlo



ROMA - Caritas Italiana, Caritas diocesana di Roma e Fondazione Migrantes hanno preparato il XV Rapporto annuale sull’immigrazione per il tradizionale appuntamento di metà autunno sull’immigrazione in Italia. E’ impossibile sintetizzare tutta la ricchezza di dati contenuta nel nuovo “Dossier”, che è costato un anno di lavoro di un centinaio di collaboratori. Si possono, invece, individuare alcune piste di lettura.


Le idee guida del “Dossier” possono essere proposte con riferimento al dinamismo del fenomeno, al mercato del lavoro e alla società. Qui di seguito riportiamo alcune riflessioni del coordinatore Franco Pittau sul primo aspetto. Nei successivi numeri saranno presi in esame gli altri due.


Spesso, nel corso degli anni ’90, le presentazioni del Dossier sono servite a dissuadere dagli allarmismi affrettati del passato, a fronte di un’incidenza dell’1-2% sulla popolazione residente e a fronte a quote di ingresso molto contenute, che non a caso venivano compensate da ingressi irregolari ben più consistenti.


Lo scenario attuale è radicalmente mutato. Siamo un grande paese di immigrazione, collocato a quota 2.800.000 immigrati, con la Spagna e la Gran Bretagna. Su 23 milioni di immigrati presenti nell’Unione europea più di un decimo si trova nel nostro paese. L’incidenza degli immigrati sulla popolazione italiana sfiora ormai il 5% e quindi si è nella media europea. Grandi città come Roma e Milano sfiorano o superano l’incidenza del 10%, come avviene in diverse città europee. L’immigrazione, peraltro, è un fenomeno diffuso anche nelle piccole città e nei paesi, a partire dall’Italia del nord fino alle regioni meridionali e alle isole.


La popolazione immigrata ha raggiunto l’equilibrio dal punto di vista demografico, uomini e donne pressoché si equivalgono e diventano sempre più numerose le famiglie. I minori immigrati sono quasi mezzo milione e i nuovi figli di immigrati sono arrivati ad essere quasi un decimo delle nascite totali che si registrano in Italia; è alta anche la loro incidenza (4%) sulla popolazione studentesca.


Lo scenario cambierà ancora di più nel futuro. Demografia e mercato del lavoro sono i due fattori che stanno influendo sul radicale cambiamento di scenario: poiché l’andamento delle nascite non è soddisfacente, rimane elevata l’esigenza di forza lavoro aggiuntiva, i flussi in ingresso stanno diventando sempre più consistenti. In Italia la situazione è più grave rispetto ad altri Stati membri e da qui a metà secolo si prevede la diminuzione di un terzo della popolazione in età lavorativa.


Tra il 2000 e il 2004 è intervenuto il raddoppio della popolazione immigrata: a tal fine sono bastati cinque anni. L’andamento è stato più accelerato rispetto a quanto avvenuto nel corso degli anni ’90, che pure è stato un decennio molto movimentato e ha visto insediarsi in Italia tanti immigrati provenienti dall’Europa dell’Est, attualmente quasi un milione.


Questo veloce ritmo d’aumento sembra non destinato a diminuire nel prossimo futuro. Nel 2004, un anno di contenuta programmazione di nuovi arrivi, gli ingressi per insediamento stabile sono stati 132.000. Nel 2005 i ricongiungimenti familiari sono stimabili intorno alle 100.000 unità e la richiesta di lavoratori extracomunitari, tra fissi è stagionali, è stata di 240.000 unità, Tendenzialmente, quindi, i potenziali flussi in ingresso di lavoratori e familiari ammontano a 300.000 persone l’anno, il che significa un ulteriore raddoppio della popolazione straniera nel corso dei prossimi dieci anni


Per aiutare a inquadrare l’entità di questi flussi, è opportuno ricordare che negli anni ’50 e negli anni ’60 il numero degli italiani che emigravano all’estero era di poco inferiore alle 300.000 unità l’anno e giustamente si parlava di un esodo dalle proporzioni bibliche. Ora siamo di fronte a flussi delle stesse proporzioni, solo che si determinano in entrata e se ne ha una percezione offuscata: in un convegno internazionale svoltosi a Roma nell’anno del Grande Giubileo qualche partito gridò allo scandalo perché si ipotizzarono flussi annuali di 100.000 unità.


Vi è anche una presenza irregolare, diversamente stimata ma senz’altro consistente. In Italia, la rete dei Centri d’ascolto della Caritas, ai cui dati il “Dossier” ha dedicato per la prima volta un capitolo, ha evidenziato che il 40% degli immigrati che si rivolgono a questi sportelli sono privi del permesso di soggiorno e, per lo più, non sono venuti via mare.


Chi arriva in Italia, tende ad insediarsi in maniera stabile; circa il 30% dei soggiornanti si trova in Italia da più di cinque anni. Si tratta di circa 800.000 persone, dei quali la metà dovrebbe già avere la carta di soggiorno: purtroppo non sono disponibili dati su questi immigrati, anche se essi costituiscono il nucleo forte per le strategie di integrazione.


Probabilmente non è priva di fondamento l’ipotesi di chi ipotizza per l’Italia un futuro simile a quello dei paesi d’oltreoceano a più alta densità di immigrati, con una presenza di stranieri così consistente da incidere per un sesto sulla popolazione residente.


Se quello descritto è lo scenario effettivo, è reale il rischio di rimanere attardati nella comprensione del significato dell’immigrazione. In effetti manca la percezione del suo ritmo di crescita, dettato dalle esigenze della società italiana e anche dalla pressione migratoria dei paesi di origine, un aspetto che non si dovrebbe mai dimenticare quando si parla di immigrazione. La normativa italiana rimane, purtroppo, arroccata nelle sue scelte, in particolare senza ripensamenti per quanto riguarda la precarietà che ne è conseguita: siamo come un cardiologo che non riesce a misurare i battiti del cuore del paziente. (Franco Pittau*-Inform)


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* coordinatore del Dossier


http://www.mclink.it/com/inform/art/05n22108.htm



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