World Watch Institute: Report 2004
La società consumista fonte dei mali che affliggono tutti, ricchi e poveri
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La Terra non possiede le risorse per permettere a tutti i suoi abitanti di vivere come l'europeo e l'americano medio. Che nei prossimi decenni dovrebbero ridurre fino al 90% il loro uso ineguale d'energia e materie prima. Pena: la catastrofe ecologica, sociale e psicologica del pianeta, ormai alle porte".



09 gennaio 2004 -- A lanciare l'allarme è "State of The World 2004" (disponibile da marzo nelle librerie italiane, tradotto dalle Edizioni Ambiente), l'annuale rapporto sullo stato di salute del mondo compilato dal gruppo ambientalista "Worldwatch Institute", che per la prima volta in 28 anni è interamente dedicato alla "società consumista: fonte dei mali che affliggono tutti, ricchi e poveri".



 CONSUMISTI GLOBALI



Un quarto dell'umanità (1,7 miliardi d'individui) oggi appartiene alla cosiddetta "classe dei consumisti globali". Oltre a possedere tv, telefono e computer, questi individui - sempre più numerosi in Cina e India - hanno adottato stili di vita un tempo esclusivi di Europa, Usa e Giappone. Nel contempo, però, 2,8 miliardi di persone sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno e oltre un miliardo non ha accesso all'acqua potabile. Il divario tra ricchi e poveri non è mai stato tanto profondo.



"Il 12% della popolazione mondiale che vive in Nord America ed Europa occidentale monopolizza il 60% dei consumi privati totali - sottolinea il rapporto - mentre al 33% degli abitanti del Pianeta, residenti in Asia ed Africa, resta solo il 3,2%". E così l'italiano e l'americano "ricco" oggi consumano in media 25 volte più energia dell'africano "povero".



LUSSO E POVERTA'



Eppure per risolvere alcune delle emergenze umanitarie più gravi basterebbe che i Paesi ricchi rinunciassero a qualche genere di lusso. Basti pensare che americani e europei spendono ogni anno 18 miliardi di dollari in trucco, 17 miliardi in cibo per animali, 15 miliardi in profumi e 11 miliardi in gelati (in quest'ultimo caso il dato si riferisce solo agli europei), mentre per debellare la fame e la sete nel mondo basterebbero, rispettivamente, 19 e 10 miliardi di dollari; 1,3 miliardi sarebbero sufficienti per immunizzare ogni bambino e 5 miliardi ad eliminare la piaga dell'analfabetismo dalla faccia della terra.



SPRECO E DEPRESSIONE



Nel 2000 individui e famiglie hanno speso 20 trilioni di dollari in servizi e beni privati: il quadruplo rispetto al 1960. "Ma la ricchezza e il consumismo non sono affatto proporzionali alla felicità", mette in guardia il rapporto che indica in 13 mila dollari la soglia oltre la quale la felicità non cresce più anche se la ricchezza aumenta. La maggior parte dei beni prodotti sono "superflui" e "distruggono il pianeta".



Basti pensare che nel Paese più consumistico di tutti, gli Usa - che rappresentano il 4,5 della popolazione mondiale ma il 25% delle emissioni di biossido di carbonio - ci sono più automobili che individui con la patente (un quarto di tutte le automobili del pianeta sono negli States). Ma i record americani sono anche altri: 30 miliardi di dollari spesi ogni anno in giocattoli (69, in media, per ogni bambino); 48 nuovi capi a testa di vestiario, 478 milioni di t-shirts, 23 milioni di nuovi computer e 40mila chili di caviale (oltre il 40% del totale) acquistati negli ultimi 12 mesi mentre 100 miliardi di sacchetti di plastica venivano buttati via. Il primato più controverso riguarda forse i 30 miliardi di litri d'acqua usata ogni giorno in Usa per irrigare i prati.



La novità del Rapporto è che nella barca della “Classe dei consumatori” (così viene definita) ha considerevolmente aumentato le sue dimensioni, oggi i consumatori sono 1,7 miliardi di persone. Mangiano abbastanza da sentire il bisogno di mettersi a dieta, posiedono sufficienti automobili da dover andare in palestra per fare un po' di moto, consumano tanto petrolio da preoccuparsi dei mutamenti climatici. L'esercito dei consumayori è così composto: 270 milioni vivono negli Stati Uniti e Canada, 350 milioni in Europa Occidentale, 120 milioni in Giappone, quasi il 50% dei Paesi chiamati “in via di sviluppo”.



(vita.it - worldwatch.org)



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