Istat, povere l'11,7% delle famiglie. Ma al Sud si arriva oltre il 40%
Condividi questo articolo


Le famiglie al di sotto della soglia sono 2.674.000, oltre 7 milioni e mezzo di persone. Le più 'ricche' in Emilia Romagna e Lombardia
Istat, povere l'11,7% delle famiglie
Ma al Sud si arriva oltre il 40%

Le Regioni con le situazioni peggiori sono la Basilicata e la Sicilia
A rischio le famiglie con tre o più figli. Più abbienti i lavoratori autonomi
di ROSARIA AMATO



A forte rischio povertà le famiglie con tre e più figli

ROMA - L'incidenza della povertà tra le famiglie italiane è rimasta stabile tra il 2003 e il 2004, ma non al Sud, dove è invece aumentata in misura rilevante. La percentuale nazionale dell'11,7 per cento viene infatti dalla media del 4,7 per cento registrato al Nord, del 7,3 registrato al Centro e del 25 per cento del Mezzogiorno. Al Sud il tasso di povertà relativa è aumentato di oltre tre punti percentuali: nel 2003 era infatti al 21,6 per cento. Se si considerano inoltre le situazioni più a rischio, a cominciare dalle famiglie con molti figli, l'incidenza della povertà raggiunge il 41 per cento.

Le famiglie che vivono in condizione di povertà relativa sono in termini reali 2.674.000, per un totale di 7.588.000 persone, il 13,2 per cento dell'intera popolazione. La percentuale dell'11,7 per cento viene dall'Istat considera statisticamente analoga al 10,8 per cento del 2003, tenendo conto degli "intervalli" (cioè della percentuale di errore).

Come si calcola la soglia di povertà. La soglia di povertà relativa è calcolata dall'Istat sulla base della spesa familiare per consumi rilevata tramite l'indagine annuale sui consumi. Il campione è di 28.000 famiglie. La linea di povertà nel 2004 è di 551,99 euro mensili per le famiglie costituite da una sola persona; di 919,98 euro per le famiglie di due persone; 1.223,57 euro per le famiglie di tre persone; 1.499,57 euro per quelle di quattro; 1,747,96 euro per quelle di cinque; 1.987,16 euro per quelle di sei; 2.207,95 euro per le famiglie con sette o più componenti.

Chi sta meglio. "I veri e propri segnali di miglioramento rispetto alla soglia di povertà - spiega il direttore centrale dell'Istat per le indagini su condizioni e qualità della vita Linda Laura Sabbadini - si osservano solo nel Friuli Venezia Giulia e nella provincia di Bolzano. Ma in generale le regioni con la situazione migliore sono l'Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto e la provincia di Bolzano. Inoltre in tutto il Nord si rilevano miglioramenti nella situazione delle famiglie nelle quali la persona di riferimento è un lavoratore autonomo, e nelle coppie di età compresa tra i 55 e i 64 anni".





Chi sta peggio. Oltre al peggioramento generale per tutte le famiglie residenti nel Mezzogiorno, si trovano decisamente al di sotto della soglia di povertà anche le famiglie numerose (con cinque o più componenti, la percentuale di povertà è del 22,7 per cento) e quelle con figli minori o anziani. Le regioni dove l'incidenza della povertà relativa è più elevata sono la Basilicata (28,5 per cento) e la Sicilia (29,9 per cento). Al Sud la situazione è relativamente migliore solo per l'Abruzzo e la Sardegna, rileva l'Istat, "che mostrano valori significativamente inferiori alla media ripartizionale (16,6 per cento e 15,4 per cento rispettivamente) ma comunque superiori a quelli di tutte le regioni Centro-settentrionali".

Lavoratori autonomi, dipendenti e disoccupati. In generale, la situazione migliore è quella delle famiglie che hanno come persona di riferimento (quella che veniva denominata come 'capofamiglia') un lavoratore autonomo: presentano infatti un tasso di povertà relativa del 7,5 per cento, contro il 9,3 di quelle con un lavoratore dipendente. Le famiglie nelle quali la persona di riferimento è un disoccupato hanno un tasso di povertà del 28,9 per cento; se si tratta di un ritirato dal lavoro la percentuale scende al 13,1 per cento, comunque superiore alla media.

Le situazioni 'grigie'. L'Istat calcola anche la percentuale delle famiglie molto al di sotto della soglia di povertà, e appena al di sopra. "Il 7,9 per cento delle famiglie residenti in Italia risulta a rischio di povertà - spiega Nicoletta Pannuzi, ricercatrice del settore Condizioni economiche delle famiglie dell'Istat - mentre il 5,5 per cento presenta condizioni di disagio estremo, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 13,2 per cento. Per cui si può dire che siano sicuramente non povere solo l'80 per cento delle famiglie, mentre il rimanente 20 per cento può essere definito povero o a rischio povertà".

Il titolo di studio fa la differenza. Bassi livelli di istruzione o bassi profili professionali si associano strettamente alla condizione di povertà. Tra le famiglie con persona di riferimento in possesso di un elevato titolo di studio (scuola media superiore e oltre) meno di una su venti risulta povera, mentre lo è una su cinque se la persona di riferimento non ha alcun titolo o ha la sola licenza elementare. Il divario è particolarmente importante nelle regioni del Centro-Nord.

(6 ottobre 2005)


http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/economia/poverieurostat/poveritalia/poveritalia.html



Condividi questo articolo

in L' Italia e gli italiani: Dossier ''L'esclusione sociale'': un fenomeno articolato, sezionato nei suoi differenti aspetti da numerosi espertiMigranti in CampaniaIstat, povere l'11,7% delle famiglie. Ma al Sud si arriva oltre il 40%La povertà relativa in Italia - I dati Istat, 6 ottobre 2005Indagine Ipsos: più povera la metà degli italianiDOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2005- Franco Pittau: Le idee guida del DossierDossier Caritas: in Italia quasi 3 milioni gli immigratiLA CARITAS: TRA 10 ANNI GLI IMMIGRATI SARANNO 5 MILIONI E MEZZOLe rilevazioni dell'annuario 2005 Istat su quanto spendono gli italiani: al Sud in media la metà della cifra del NordCaro-sportello, clienti spremuti e banche sempre più riccheNell'indagine Demos-Coop le inquietudini dei cittadini italiani‘ndrangheta - Indagine EurispesCIAMPI - Tendete la mano ai giovani stranieri che vivono in mezzo a noi. Essi sono venuti per ricevere, ma anche per dare. Il testo integrale del messaggio agli studenti 2005-2006Italia già multiculturale, meticcio vuol dire ricchezza - Pioggia di critiche al discorso del presidente del SenatoQUARS 2005: come si vive in Italia. Una classifica regione per regioneIndagine sul semianalfabetismo - Il 39,2% degli italiani (22 milioni e mezzo) è privo di titolo di studio o possiede la licenza elementare.Cresce la paura dei prezzi  Gli italiani risparmiano sul cibo - Un'indagine CensisIsfol: molto lavoro è part time ma cresce quello femminileContinua il boom del mattone.Mutui in aumento del 20 per centoCARITAS ITALIANA - FONDAZIONE MIGRANTES - CARITAS DI ROMA - 35 anni di immigrazione in Italia: una politica a metà guado. Anticipazioni del <b> Come si vive in Italia?</b> QUARS - Rapporto alternativo 2005 sulla qualità dello sviluppo.13a edizione del “Rapporto annuale sulla situazione del Paese” dell’Istat, il principale strumento di analisi sugli aspetti economici, demografici e sociali, prodotto ogni anno dall'Isituto di statisticaFratelli d’Italia di GOFFREDO MAMELI - Testo e commentoSono 144.285, secondo l'Istat, i minori che lavorano in Italia. Di questi, 12.168 hanno tra i 7 e i 10 anniISTAT: L'occupazione cresce grazie alle regolarizzazioniSe il volontariato diventa un lavoroE il barbiere smise di fare la barba  


Copyright © 2002-2011 DIDAweb - Tutti i diritti riservati