CIAMPI - Tendete la mano ai giovani stranieri che vivono in mezzo a noi. Essi sono venuti per ricevere, ma anche per dare. Il testo integrale del messaggio agli studenti 2005-2006
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MESSAGGIO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
AGLI STUDENTI IN OCCASIONE DELL'APERTURA
DELL'ANNO SCOLASTICO 2005-2006



Roma - Complesso Monumentale del Vittoriano, 20 settembre 2005


 


Care ragazze,
cari ragazzi,
cari insegnanti,
Signor Ministro della Pubblica Istruzione,
Signori Ministri,
Signor Sottosegretario,
Autorità



mentre cantavamo, tutti insieme, l'Inno di Mameli, il mio pensiero è corso alla data di oggi: 20 settembre, 20/9/1870, Roma capitale dell'Italia unita, il compimento del sogno risorgimentale.
E' la settima volta che vi incontro, per augurare a tutti voi un felice inizio dell'anno scolastico.
Da sei anni celebriamo l'evento su questo stupendo piazzale del Vittoriano: un luogo simbolico, che insieme abbiamo contribuito a far scoprire a milioni di visitatori.
La scelta di celebrare qui l'inizio dell'anno scolastico vuole testimoniare il legame profondo fra l'educazione dei giovani e la fedeltà ai principi sui quali si fonda la nostra Repubblica: la libertà dei cittadini; l'unità della Patria.
La Scuola è parte vitale della Nazione: è il vivaio dell'Italia del futuro.


Per questo ne seguo con grande attenzione i complessi problemi e l'evoluzione, nel quadro dei profondi cambiamenti della società e dell'economia. Questo nostro settimo incontro si carica per me, come potete ben capire, di un significato e di una emozione più intensi.
In questi anni ho incontrato tanti giovani; sia nei viaggi nella provincia italiana, sia al Quirinale e nelle iniziative che abbiamo portato avanti a Castel Porziano, quali le Settimane della Scienza. Ho ascoltato più volte i rappresentanti delle Consulte provinciali degli studenti, organismi di partecipazione attiva alla vita della scuola e della società.
Quello che ho provato, le impressioni che ho raccolto in queste occasioni, hanno confermato e accresciuto la mia fiducia nel futuro della nostra amata Patria. Con il vostro orgoglio per la nostra identità italiana, e con il vostro desiderio di apertura verso l'identità europea, avete indicato a tutti la strada di un rinnovato patriottismo.
Si sta attuando così l'orientamento che Benedetto Croce, nel 1949, proponeva ai giovani, in un'Italia ancora sofferente per le ferite della guerra. Riporto le sue parole: "L'amore per la Patria non consiste in gelosia e odio verso le altre Patrie, ma nella purezza degli ideali, nel congiungimento con quanto la Patria compì nel passato e può e deve compiere nel presente per promuovere l'umanità degli uomini, la civiltà della società".
Su questa strada mi avete accompagnato con il vostro affetto, con il vostro sostegno: essi sono stati per me una linfa vitale.
Il vostro entusiasmo e la vostra voglia di fare non li dimostrate soltanto nello studio. Nel volontariato, nell'attenzione all'ambiente, molti di voi sono protagonisti di iniziative che dimostrano spirito di solidarietà, concretezza, tenacia.


In questi sette anni, molte cose sono cambiate nel mondo, e nel nostro modo di guardare al futuro.
Centinaia di milioni di cittadini europei utilizzano oggi la stessa moneta. Dieci nuovi Stati sono diventati membri dell'Unione Europea. Anche se con qualche difficoltà, abbiamo compiuto passi decisivi sulla via di una sempre maggiore coesione fra nazioni che, pur costruendo insieme una grande civiltà, furono anche, tante volte, nei secoli nemiche.
Non lo sono e non lo saranno mai più.
Chi ha vissuto le immani tragedie del Novecento sa che la nostra comune storia ha compiuto un grande balzo in avanti. L'unità odierna dei popoli europei ci appare come l'approdo di un lungo percorso di civiltà.
Di questa nuova e antica identità europea possiamo essere orgogliosi. Oggi l'Europa è, più che mai in passato, un esempio e un modello per tutti i popoli.
Ma il nostro orizzonte non è tutto sereno. La minaccia di un terrorismo spietato e insensato è entrata a far parte della nostra vita. Il pericolo è grande ovunque.
Va affrontato con convinta fermezza; con la forza della ragione; con spirito di amicizia verso i diversi da noi; con la volontà di trovare soluzioni giuste per i conflitti aperti; con un'accresciuta capacità di affrontare insieme i problemi dell'arretratezza e della miseria.


Noi Europei dobbiamo dare forza e voce alla nostra presenza costruttiva sullo scenario internazionale; proporre al mondo il nostro progetto di sviluppo, di affermazione della libertà e della dignità di ogni persona, di tutti i popoli.
Siamo certi che la volontà di pace e concordia finirà per prevalere.


L'Italia può dare un contributo importante alla diffusione della cultura della pace nel mondo.


Nella nostra storia millenaria abbiamo dato prova della capacità di accogliere, di elaborare e di esprimere, valori etici che superano l'esame del tempo, che altri popoli a loro volta hanno saputo fare propri.


Geografia e storia hanno posto l'Italia al centro delle civiltà del Mediterraneo: un mare che ha unito, assai più di quanto abbia diviso, genti e culture. Tutte hanno lasciato la loro impronta nella nostra identità.
Studiando lo svolgersi di questo intreccio di esperienze, nell'arte, nella filosofia, nella matematica, nella religione, sarete sempre più consapevoli di quanto ci siamo vicendevolmente arricchiti, pur restando diversi e orgogliosi delle proprie particolari tradizioni.
Questo scambio di culture si è nutrito di innumerevoli migrazioni. Oggi, sempre più spesso, sui banchi accanto a voi siedono giovani i cui genitori, fuggendo da condizioni di miseria o in cerca di libertà, sono qui giunti da Paesi stranieri. Anche tanti dei nostri padri furono emigranti, in cerca di migliori fortune. Affrontarono e superarono aspre difficoltà, paure, diffidenze. E oggi i loro discendenti sono parte viva della vita e della cultura di molte Nazioni.


Non dimenticate mai quelle pagine della nostra storia. Tendete la mano ai giovani stranieri che vivono in mezzo a noi: la Scuola, anche col vostro aiuto, contribuirà a renderli cittadini responsabili della Repubblica. Essi sono venuti per ricevere, ma anche per dare.


Conosciamo i pericoli e le tragedie che l'intolleranza porta sempre con sé. Conosciamo anche i benefici dell'incontro di culture diverse. Ognuno di noi ha l'occasione di dare il proprio contributo alla comprensione e al rispetto reciproci.


Fate che la fiducia sia più forte della paura, il dialogo più forte dei timori che nascono dalle diversità.


Sette anni fa vi dissi: "l'Italia sarà quello che voi sarete". Ve lo ripeto oggi. A voi, cari ragazze e ragazzi, è affidato il futuro dei valori di libertà e di dignità che sono stati conquistati dai vostri padri. E a voi, insegnanti e genitori, tocca il compito di infondere nei giovani questi valori.


Dialogando e confrontandovi, saprete trovare quell'equilibrio fra innovazione e continuità che renderà attuali ed efficaci nel tempo i principi guida della nostra democrazia.


Questa è la sfida affascinante, a cui tutti siamo chiamati, ciascuno nel proprio ruolo: agendo nel presente, fedeli al nostro passato, impegnati a formare rettamente voi giovani, protagonisti del comune futuro.


A tutti, con tutto il cuore, auguro un proficuo anno scolastico.


http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=27639



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