Il Brasile, ad esempio: il referendum contro il commercio delle armi
Guliano Falco
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Il Brasile, ad esempio:
il referendum contro il commercio delle armi




Il 23 ottobre si terrà in Brasile un referendum centrato su un solo, semplice quesito: "il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?".


Il gigante latino americano non è solo un enorme parco vacanze, come pensano molti europei: è un paese violento, dove, nel 2004, moriva, vittima delle armi da fuoco una persona ogni quindici minuti. È una nazione la cui popolazione rappresenta il 3% di quella mondiale, ma le cui vittime, sempre per arma da fuoco, raggiunge la percentuale dell’8%. E questo senza che vi sia una guerra dichiarata. Nello stesso anno le armi fornite a quelli che, ipocritamente, vengono definiti Paesi in via di sviluppo, ammontano alla cifra record di 22,5 miliardi di dollari…


Sarebbe interessante capire quale sia il ruolo dell’industria italiana di armi in questo gigantesco mercato, che vede morire le vittime ‘predestinate’ (ragazzi di strada, appartenenti a bande, poveri, insomma –che, come a New Orleans, hanno il pessimo vezzo di morire, dopo aver vissuto nella miseria neo liberista) e chi denuncia questa situazione: sacerdoti e sindacalisti.


Il Brasile è lontano, più di New Orleans. È per questo, forse, che nel nostro paese, e nel resto del continente, si parla ancora poco di questo referendum. A proposito chissà che l’ ‘amico’ Pannella, che ora strizza l’occhio al centro sinistra, ha qualcosa da dire, lui che di referendum ne ha promossi a bizzeffe. A proposito, non ricordo più la sua posizione sulla legge 185/90, stracciata da questo governo guerrafondaio e mercantilista (vi ricordate quando l’attuale premier voleva l’industriale Berretta come ambasciatore a Washington?).



Come si è arrivati al referendum?


Il referendum del 23 ottobre è l’ultima tappa di un percorso articolato.


La prima fase ha visto l’approvazione dello Statuto per il disarmo. Questo decreto ha stabilito pene più severe alla circolazione delle armi, irrigidendo il controllo sulla vendita e l’esportazione.


La seconda fase è costituita dalla campagna per il disarmo volontario: il cittadino in possesso di un’arma da fuoco poteva consegnarla in punti stabiliti (individuati in chiese, locali della polizia federale e sindacati), senza dover dare spiegazioni su come ne è venuto in possesso e ricevendo un rimborso di 300 real. Il successo è stato tale (ben oltre 400.000 armi da fuoco sono state consegnate) e la campagna è stata prorogata fino al 23 ottobre 2005




Chi è schierato per il Sì e chi per il no.


Neanche a dirlo, vi sono due schieramenti contrapposti: per il SI’ si sono schierati i movimenti di base, i pacifisti, gli ambientalisti, gli attivisti per i diritti umani e le organizzazioni non governative. Per il no, i fabbricanti di armi, le lobby, i ricchi proprietari terrieri, le oligarchie e, dulcis in fundo, l’opposizione al governo di Lula.


Non è difficile immaginare le ragioni dei due schieramenti: per il no, le armi servono a scongiurare la violenza; che i ‘buoni’ disarmati sono prede dei ‘cattivi’ armati, che questi ultimi minacciano la civiltà e, fattore da non trascurare, che il commercio delle armi fa bene…al PIL, al Prodotto interno lordo, naturalmente. A proposito, mi vengono in mente, alcuni sindacalisti che, alla richiesta di convertire l’industria bellica nazionale, tirano sempre in ballo l’esigenza della difesa dei posti di lavoro…


I fautori del SI’ hanno pochi mezzi poiché la partita non si gioca alla pari. Uno dei loro problemi maggiori è quello di raggiungere la maggior parte della popolazione, rappresentata dai poveri più poveri, dagli abitanti delle favelas, dagli analfabeti, dagli anziani senza nulla, i tanti sem (terra, lavoro, casa ecc). Sono le vite rifiutate, travolte dal destino, interrate dallo squilibrio nord-sud, ammalate di povertà, perseguitate dalla violenza armata, come scrive Francesco Comina.


La campagna per il SI’ deve affrontare difficoltà enormi: l’avversario ha grandi possibilità economiche, televisioni, radio e giornali…



Cosa possiamo fare?


Cosa possiamo fare noi in Europa? Per prima cosa possiamo attivare un pressing sui giornali che informino i lettori, sui partiti politici, sulle associazioni, sulle chiese, sui sindacati che attivino i loro canali, i loro omologhi brasiliani. La campagna di sensibilizzazione può contemplare anche, ad esempio, l’invio di e mail, lettere e/o fax ai siti internet, ai giornali e alle istituzioni brasiliani


Contemporaneamente possiamo raccogliere fondi per finanziare la campagna a favore del SI’.



Uno dei referenti più importanti della campagna nazionale per il Si al referendum, riprendo ancora le notizie da un testo di Francesco Comina, è un missionario da quasi quarant'anni in Brasile, Ermanno Allegri.


Allegri è direttore di ADITAL (www.adital.com.br), un'agenzia di stampa che copre tutta l'America Latina. Allegri è stato incaricato di coordinare, attraverso la sua agenzia che tiene i collegamenti con le comunità di base in tutto il Brasile, le attività di sensibilizzazione della campagna per il Si. Ma serve un aiuto concreto da parte dell'Italia e dell'Europa.


"I movimenti per la pace e i diritti umani in tutto il mondo - scrive Allegri - potrebbero fare delle campagne di appoggio al referendum e ai gruppi che lavorano in Brasile per il SIM. L'agenzia di stampa ADITAL può giocare un importante ruolo all'interno di questa campagna. Però serve un aiuto finanziario dall'Italia, dall'Europa per mettere in campo un'azione di sensibilizzazione forte delle comunità di base in tutto il Brasile. Aiutateci, la posta in gioco in grande. Se vincessero i Si al referendum potrebbe partire dal Brasile un vento virtuoso di disarmo per tutta l'America Latina e il mondo".



Per chi fosse interessato a prendere parte a questa campagna e ad impegnarsi dall'Italia può mettersi in contatto con il Centro per la Pace del Comune di Bolzano (centropacebz@virgilio.it ), tel. 0471/402382.



Chi volesse saperne può consultare i numeri 1049, 1050, 1051, 1052 e 1053 del foglio quotidiano La nonviolenza è in cammino, curato da Peppe Sini e dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo (pubblicato sul sito di www.peacelink.it, e mail nbawac@tin.it) e i numeri speciali (Vittoria al mondo. Sì all’umanità e Donne brasiliane per il sì al referendum sul disarmo).



Giuliano Falco



 

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