Italia già multiculturale, meticcio vuol dire ricchezza - Pioggia di critiche al discorso del presidente del Senato
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"Italia già multiculturale, meticcio vuol dire ricchezza"


di Alessia Ripani


Pioggia di critiche al discorso del presidente del Senato che domenica scorsa dal palco del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione aveva messo in guardia sui pericoli della multiculturalità. Alle prese di distanza delle organizzazioni cattoliche da sempre al fianco dei migranti - Caritas, Acli, Migrantes - si somma la delusione dei rappresentanti degli immigrati. "E’ un discorso pericoloso - avvertono - soprattutto perché rivolto ai giovani


Il presidente del Senato, Marcello Pera
Il presidente del Senato, Marcello Pera


ROMA - Sì alla società meticcia, sì al multiculturalismo, no alle parole del presidente del Senato Marcello Pera, che domenica 21 agosto di fronte ai 4000 giovani del Meeting di Comunione e liberazione ha lanciato il suo anatema contro l’immigrazione incontrollata – madre di una popolazione “meticcia” – e la sua condanna al relativismo culturale, nella convinzione che non tutte le culture hanno la stessa dignità etica.

Le parole di Pera, intervenuto ad inaugurare la settimana di incontri e riflessione del movimento fondato nel ’54 per portare la chiesa in tutti gli ambiti della società contemporanea, scatenano laici e politici dell’opposizione, provocano la presa di distanza della stessa Cl dalle posizioni del presidente del Senato, sorprendono le associazioni cattoliche in prima linea nel sostegno ai migranti e al dialogo interreligioso, indignano gli immigrati. “Quello del presidente del Senato è un discorso antistorico – affermano quest’ultimi - incompatibile con la realtà di una società già multietnica. E’ un discorso pericoloso e deludente, soprattutto perché rivolto ai giovani”. E per di più “meticcio” non è male, perché vuol dire “ricchezza, incontro”.

Coscienti di tutto ciò, già da tempo gli italiani si sono legati a persone appartenenti ad altre culture, nazionalità o anche fedi, optando per la “mescolanza”, a partire dalle pareti domestiche. In Italia – dice l’Istat, l’Istituto di statistica nazionale - il numero delle coppie miste è triplicato negli ultimi dieci anni e i matrimoni con almeno un coniuge straniero, che nel 1992 erano il 3,2 per cento, nel 2003 sono stati il 10,3 del totale (a Roma, l’incidenza è dell’ 11 per cento, a Reggio Emilia del 23,5 per cento). Sono in tutto 20.000 le coppie di genitori coniugati, effettivi o presunti, dei “meticci” italiani: 25.200 anime, se si prende per buono anche solo lo striminzito 1,26 (tasso di fecondità riferito al 2004) che gli esperti dicono stia a indicare quanti figli in media si partoriscono nelle famiglie italiane (le donne straniere, almeno inizialmente, hanno la tendenza a generare più figli, nonostante le difficoltà economiche riducano le differenze tra le mamme di diversa nazionalità). Sono soprattutto gli uomini a desiderare ménage multiculturali: nel 76,1 per cento dei casi sposano una donna straniera, 53 volte su 100 una dell’Europa dell’Est. Le italiane, invece, scelgono soprattutto marocchini, poi tunisini e albanesi. Nelle case, dunque, il “meticciato” di per sé non spaventa.

Lo sa bene Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico sull’immigrazione della Caritas, l’organizzazione cattolica “traduzione del comandamento dell’amore”, come dice avendo ben in mente ciò che gli uomini di Chiesa e i credenti con cui collabora fanno per gli immigrati. Non condanna Pera, e avverte del pericolo che si nasconde nelle generalizzazioni. Intanto, spiega che le parole non devono far paura. “Non bisogna scandalizzarsi – afferma – perché qualcuno spinge a fare attenzione: le identità religiose e culturali si perdono quando sono superficiali, e i segnali di decadenza dell’Occidente sono stati sottolineati anche dal Papa. Ecco perché è importante avere coscienza della propria identità e andare incontro al diverso nella consapevolezza di ciò che si è.

“Attenzione – continua - anche intesa come rispetto delle regole su cui sempre bisogna vigilare e cui sono chiamati tutti quelli che vogliono vivere in Occidente, soprattutto alla luce di una politica migratoria distratta. Sono questi i punti fermi di un approccio che crediamo corretto all’immigrazione, e non vedo novità nelle parole di Pera. Altra cosa è se l’intenzione è quella di spingere alla diffidenza nei confronti dell’altro, col timore di tradire la propria cultura. Se così fosse, da cattolici, non potremmo dirci d’accordo con lui. Meticcio è un bel termine – aggiunge – che significa osmosi, pluralità, ricchezza ed è insito nelle società globalizzate, caratterizzate dall’immigrazione. Parliamo di processi che hanno ragioni demografiche e produttive, sono già in atto e ad ogni modo sono inarrestabili”.

Sul significato dell’identità, e sull’inesorabilità del confronto tra identità diverse, insiste anche padre Bruno Mioli, della fondazione Migrantes, l'organismo della Conferenza episcopale italiana che dà assistenza religiosa ai migranti, italiani e stranieri. “Il multiculturalismo, come il pluralismo religioso – dice - non deve spaventare, né tanto meno deve essere condannato, nonostante ponga quesiti e costringa a riflettere. Occorre essere fermi nelle proprie certezze e affrontare il dialogo con l’altro in maniera serena, senza cedimenti reciproci. La fecondità delle migrazioni non può essere messa in discussione, e già nel 1986 Giovanni Paolo II parlò dei benefici dell’integrazione, concetto ripreso anche quest’anno, prima della sua morte. L’identità di un individuo cresce nel rapporto con il diverso come l’individuo stesso, matura ma non si snatura. Ed è questa la lezione che vogliamo dare ai nostri giovani: accettazione, rispetto, contributo positivo dell’alterità”.

Non tutti i cattolici, però, concedono al presidente del Senato il beneficio del dubbio. Luigi Bobba, presidente delle Acli, non crede di aver frainteso le parole del presidente del Senato e parla di discorso incentrato sulla “demonizzazione” degli immigrati, figlio della paura, nato dall’emergenza perenne in cui stagna la questione migratoria in Italia. “Le civiltà nascono dalla contaminazione, dalla mescolanza – sentenzia - e non ne vengono cancellate, ne escono evolute. Il tema cruciale è un altro: come costruire un assetto culturale che faciliti l’incontro e come attuare politiche in grado di gestire al meglio questa comunione di popoli e civiltà. Il confronto con il diverso è in sé un’occasione per riscoprire le proprie radici, che obbliga a prendere conoscenza di ciò che si è. Bisogna insegnare ai giovani a vivere identità plurali senza perdere il senso della propria tradizione, educare ogni giorno alla convivenza e al rispetto reciproco. E di fronte all’Islam, una delle religioni che più si allontanano da quella cattolica, la lotta va indirizzata al fanatismo, non ai valori che la confessione incarna”.

“Quelli di Pera sono argomenti che riflettono il basso livello politico-culturale dei governanti di questo Paese”, è il giudizio spietato di Sabatino Annecchiarico del Comitato immigrati in Italia. “Pera parla di rischio meticciato, scordando forse che il meticcio è una figura creata proprio dagli europei e, in sé, indica qualcosa di estremamente positivo. Parla di disuguaglianza tra le culture e così facendo, rispolvera teorie che l’Europa ha conosciuto 60 anni fa. Lamenta la crisi morale dell’Occidente e non dice che questi Stati, portando la guerra nel mondo non rispettano gli altri, costringono alle migrazioni e poi respingono gli immigrati. Coloro che poi, secondo il presidente del Senato italiano, sarebbero la causa di tanto degrado”.

Toccato e ferito, come ragazzo e come credente, il 22enne presidente dei Giovani musulmani d’Italia commenta amaro: “Quello uscito dalla bocca del presidente del Senato è un controsenso, un discorso incompatibile con la realtà, che guarda indietro ed è molto pericoloso. La nostra è già una società multiculturale, dove identità diverse interagiscono e convivono. Ho grande rispetto per qualsiasi tipo di opinione, ma fa davvero male sentire da un rappresentante dello Stato parole che incitano alla paura dell’altro. Da sempre la mia associazione si impegna al fianco di ragazzi cattolici, ebrei, di ogni confessione, per formare giovani responsabili. In occasione dei funerali di Papa Giovanni Paolo II siamo partiti insieme per raggiungere Roma da Bologna e vivere quel momento con uno spirito di assoluta comunione. Organizziamo weekend di riflessione, dialogo e confronto sui temi fondamentali dell’integrazione e dell’identità culturale e religiosa. Ci interroghiamo su come creare una società plurale, dove la differenza sia davvero percepita come ricchezza. Lo facciamo spontaneamente e siamo sicuri di essere sulla strada giusta. Perché il nostro è un percorso importante per costruire un futuro migliore”.


http://www.ilpassaporto.kataweb.it/dettaglio.jsp?id=37964&s=0



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