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Moratti cancella la Montessori
seganlato da Flavio Mobiglia - 22.01.2004


Da: Mobiglia Flavio
Data: Mer Gen 21, 2004 5:56 pm
Oggetto: da l'Unità

«Moratti cancella la Montessori, onorevoli non votatela»: genitori e piccoli alla Camera  

di Valentina Petrini

«Se la Montessori fosse ancora viva e leggesse questa riforma, se ne
andrebbe in esilio volontario così come fece quando Mussolini le chiese di
adattare il suo metodo educativo ai Balilla, e lei si rifiutò». Valeria è un
insegnate del settimo circolo Montessori, «una scuola che ci invidiano in
tutto il mondo – dice - e loro la vogliono far morire». Da mesi è impegnata
nella protesta per bloccare la legge 53, riforma Moratti. Sabato era con sua
figlia alla manifestazione nazionale, «e non ho plagiato la mia bambina
portandola al corteo, come hanno scritto molti giornali, anzi sto lottando
per il suo futuro», ci tiene a sottolineare. Mercoledì pomeriggio è ancora
tempo di proteste in piazza Montecitorio. Dentro la commissione per
l’approvazione del decreto attuativo del tempo pieno e della figura dei
tutor, si riunisce per emettere il parere definitivo sulla legge. Fuori
ancora mamme, papà e insegnanti a chiedere che il governo si fermi e faccia
un passo indietro.

La passione per il metodo educativo Montessori, per la crescita e la
formazione dei piccoli, per il loro “semplice” lavoro da insegnanti e mamme
è palese e balza subito agli occhi. «Se questa riforma passerà così com’è,
la nostra scuola morirà. Fra qualche anno questo governo terminerà il suo
mandato e andrà via (anche perché non credo che tutti i genitori che lo
hanno votato riconfermeranno la loro fiducia) e a noi resterà questa legge
malsana».

“Pensate al triste mondo. L’amore per il sapere appare ormai secondario al
morbo dell’avere”, è lo striscione dietro il quale a partire dalle 15 si
raccolgono i manifestanti. Tra di loro discutono di come fare per riuscire a
vincere la battaglia con “mamma Moratti”. «Non abbiamo molti strumenti a
nostra disposizione –interviene una mamma, Paola S.- per non bloccare le ore
didattiche manifestiamo dopo la fine delle lezioni. Dicono che siamo quattro
gatti. Siamo solo persone con famiglie da gestire che difendono i diritti
dei loro figli perché loro non possono farlo da soli visto che hanno dai 2
ai 13 anni».

Ma perché le scuole che adottano il metodo Montessori rischiano di chiudere
con la riforma? La risposta ce la danno direttamente loro: «Il metodo
educativo Montessori parte da un concetto fondamentale: capire i tempi di
apprendimento del bambino e cercare di adeguarsi. Per questo ora gli
insegnanti dividono la classe in gruppi e per ciascuno adottano un metodo di
spiegazione differente». L’insegnante Valeria e la mamma Paola si alternano
nella spiegazione. «Mi dite come sarà possibile dopo fare tutto questo –si
altera Valeria- se verrà ridotto il personale docenti». «Se non si sa ancora
con chi svolgeranno le ore di mensa i miei figli», continua Paola.

Per capire come i bambini vengono trattati in questi istituti basterebbe per
esempio vedere come si svolgono le ore di mensa, servirebbe anche per
comprendere l’amore e la passione che ogni giorno insegnanti e personale
tecnico ci mettono in quello che fanno. «A mensa loro sono totalmente
responsabilizzati –argomenta Paola- apparecchiano, sparecchiano, lavano i
piatti. Hanno dei turni di lavoro. Gli insegnati mangiano con loro per
controllarli, seguirli, perché quelle sono ore di educazione alimentare non
di parcheggio come diventeranno dopo l’approvazione della legge che vuole la
Moratti».

La legge 53 colpisce proprio il cuore del tempo pieno, non prevede coperture
finanziarie adeguate, nonostante il ministro dica il contrario, non
considera le esigenze di bambini con problemi, cancellando i docenti di
sostegno e non chiarisce con chi staranno effettivamente i bambini nelle ore
di mensa. Si parla di personale specializzato, ma sicuramente non insegnati.
«Ora i nostri figli a scuola fanno i compiti –conclude Valeria- non portano
neanche lo zaino a casa. Hanno una sacco con il loro nome ricamato sopra e
la scuola oggi è per loro una casa, non un obbligo. Domani con la riforma
tutto questo lo perderemo».

Poi in chiusura una domanda, una delle tante di questi giorni: «Che la
Moratti spesso non sappia di cosa parla lo avevamo capito dalla legge che ha
scritto. Ma qui, invece di andare avanti, torniamo indietro. Fino allo
scorso anno avevamo un laboratorio d’informatica che funzionava benissimo.
Quest’anno la materia è diventata obbligatoria. Giusto –chiude Valeria-
Allora perché i libri di testo non sono mai arrivati e i genitori hanno
dovuto sobbarcarsi spese che non gli competevano? Ricordiamo alla Moratti
che la scuola dell’obbligo è ancora pubblica e gratuita per tutti

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