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Come ti invento il musulmano
Paolo Naso - 27.10.2003


Un articolo su "Confronti" di febbraio 2003
a proposito del caso Adel Smith


L'attacco a Adel Smith, presidente di una minuscola e misconosciuta organizzazione islamica, è solo un aspetto del clima di intolleranza che si respira nel paese. E talvolta ad alimentarla sono forze politiche e persino i media. In una fase così delicata, il sistema dell'informazione avrebbe un ruolo importante e prezioso. Ma le cose vanno ben diversamente. Si guardi chi e perché ha inventato Adel Smith.

Da un mese a questa parte, quando gli italiani penseranno a un "leader musulmano" penseranno a Adel Smith. E verrà loro in mente un personaggio provocatorio ed arrogante, ambiguo sul terrorismo e visceralmente settario; eppure un uomo simbolo che ha subito un gravissimo, plateale attacco da parte di una squadretta neofascista, giustificata e protetta da esponenti della Lega. Le uova scagliate contro Adel Smith mentre parlava in una emittente privata del Nord-est ne hanno fatto un martire dell'islam, la prima pubblica vittima del clima islamofobico che sta montando nel paese. È un problema grave perché l'islam italiano esprime ben altre personalità ed ha diritto a ben altra rappresentazione. Il fatto è che il personaggio Smith è il frutto di una strategia di comunicazione culturale e politica lucidamente tesa a costruire un'immagine avvilente e inquietante dell'islam, occultando o relativizzando invece le sue componenti reali, in massima parte moderate e impegnate a radicarsi nel contesto culturale e politico italiano. È proprio a loro che si è rivolto con una inedita apertura di credito il ministro dell'Interno Pisanu, auspicando che l'islam moderato assuma con determinazione la guida della comunità e si impegni attivamente nell'esclusione delle frange più vicine al fondamentalismo aggressivo e violento. Un messaggio chiaro, al quale l'islam italiano dovrà rispondere con chiarezza e tempestività. Fatto è, però, che questo islam fatica a emergere e difficilmente gli viene dato spazio e visibilità nel sistema della comunicazione di massa. I salotti televisivi - quelli nei quali oramai si fa cultura e si forma la cosiddetta opinione pubblica - preferiscono gli incendiari, i guastatori, gli eccentrici. Ne abbiamo avuto una conferma poco più di un anno fa, quando nella nostra redazione arrivò una telefonata dallo staff di Bruno Vespa che chiedeva informazioni su Adel Smith. Eravamo a pochi mesi dall'11 settembre e i lettori ricorderanno bene il clima di tensione e diffidenza che si respirava ogni volta che si parlava dell'islam. Noi di Confronti rispondemmo con precisione offrendo in tempo reale una breve scheda sul personaggio Smith: affermammo che la sua organizzazione - Unione musulmani d'Italia - raccoglie poche decine di membri e non ha alcun rapporto con le grandi e riconosciute strutture islamiche operanti in Italia, e cioè l'Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), la Lega musulmana mondiale-Italia, la Comunità religiosa islamica (Coreis). Ma offrimmo anche qualche elemento informativo sulla linea politica dell'Unione di Smith e del suo braccio politico, l'improbabile "partito islamico d'Italia". In particolare citammo la lettera al papa del gennaio 2001, in cui gli si chiedeva di convertirsi all'islam e di abbandonare la "falsa religione": "Vescovo di Roma! - vi si proclamava - A nome di tutti i musulmani che condividono questo nostro atto doveroso, la invito ad abbandonare la religione idolatrico-politeistica cattolica che professa e a pronunciare la Shahada, testimonianza di fede del musulmano"; così come ricordammo la bizzarria iconoclasta con cui Smith auspicava la distruzione dell'affresco quattrocentesco di Giovanni da Modena che, nella cattedrale bolognese di san Petronio, raffigura il profeta dell'islam all'inferno. Fatti precisi, come la produzione teologico-letteraria del personaggio, che vanta titoli come "Cento errori nella Bibbia" o "Errori ed orrori del vecchio testamento".

Tutto inutile. La sera del 6 novembre 2001, Smith apparve a "Porta a porta" ed ebbe così l'occasione della sua vita. Finalmente di fronte a milioni di italiani, poté sparare il suo colpo ad effetto, la battuta volgare e blasfema sul crocefisso che altro non sarebbe che "l'immagine di un cadavere in miniatura". Apriti cielo! Dopo avergli steso tappeti rossi, tutti a partire da Bruno Vespa gridarono sgomenti il loro scandalo. Ma gli insulti furono la consacrazione di un "personaggio" che, non a caso, ha finito per essere "gradito ospite" ogni volta che occorreva una scossa d'audience. Fino a che fascistelli da stadio, razzisti da polenta e luganega, politici di quart'ordine non si sono resi conto di avere, finalmente a disposizione, il personaggio che avevano sempre cercato. Attenzione, però, a scherzare col fuoco. "Queste sono cose serissime - ha detto preoccupato il filosofo Massimo Cacciari - e non possono essere affidate a personaggi improvvisati, cristiani, musulmani o laici che siano". Ci associamo convinti, soprattutto perché vediamo cimiteri ebraici e moschee profanate; perché sentiamo più forte l'urlo idiota di branchi razzisti ai quali troppi politici concedono una pacca di comprensione ed amicizia. Ora un segnale arriva anche dal ministro Pisanu, che però dovrà fare i conti con i vari Borghezio, Boso, Bossi e con l'ascoltatissimo Baget Bozzo, tanto ascoltato da Berlusconi, quanto contrario a ogni riconoscimento dell'islam. Vedremo.

Il tema dell'islam, della convivenza tra credenti di diverse comunità di fede, dello "scontro" all'interno dell'islam e dell'Occidente sulle forme del pluralismo e del rapporto tra fedi e culture che la storia ha avvicinato ma ha anche contrapposto, è una materia esplosiva. Il problema non è Smith, la sua Unione ed il suo partito. Il nodo cruciale è quello del pluralismo religioso e confessionale in società complesse e globalizzate; in un quadro geopolitico che spinge verso la guerra e nel quale l'identità religiosa agisce come una leva potente e pericolosa. Per affrontarli bisogna tenere ben alla larga gli incendiari ed i guastatori. C'è bisogno, piuttosto, di "mediatori", di personalità votate a cercare di offrire un'informazione precisa ed intellettualmente onesta, moderate e competenti; come c'è bisogno di un'etica giornalistica tesa al ragionamento più che allo schieramento, a cogliere la complessità più che a individuare il nemico. Occorre soprattutto molta intelligenza. Forse il sistema della comunicazione televisiva non ci può garantire nessuna di queste virtù. Ed allora sta a noi consumatori compiere un atto di coraggio: stacchiamo la spina ed andiamo a vedere Vacanze sul Nilo. È un film ignobile, ma fa meno male dei presuntuosi talk show sui massimi sistemi della politica e della religione.

Paolo Naso


http://www.confronti.net/archivio/feb03_03.htm


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