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Il libro delle soste
Jerrahi Italia - 12.08.2003


Abd el-Kader: "Il libro delle soste"
Bompiani, Milano 2001, pp. 206 lit. 26.000

L'emiro Abd el-Kader ('Abd al Qâdir al-Jazâ'iri) nasce ad Orano (Algeria) nel 1808. Nel 1832, a soli 24 anni, gode di una tale autorevolezza e grandezza che alcune tribù algerine lo pongono alla loro testa nella lotta di resistenza all'occupazione coloniale francese. L'impegno politico-militare, nella migliore tradizione islamica quella di Muhammad (s.a.w) e 'Ali (k.a.w.), non lo distoglie dall'impegno spirituale. Ecco il resoconto di una spia francese: "Quando il tempo glielo consente Abd el-Kader prega fuori dalla tenda e coloro che desiderano partecipare alla preghiera in comune si dispongono dietro di lui. Tra una preghiera e l'altra, egli si abbandona a meditazioni, sgrana costantemente il rosario e tiene ogni giorno una conferenza sull'unità di Dio. Digiuna almeno una volta alla settimana. Ammesso talvolta all'onore di dormire nella tenda di Abd el-Kader, l'avevo già visto in preghiera ed ero rimasto colpito dai suoi slanci mistici: però quella notte egli mi si presentò come la più avvincente immagine della fede. Così pregavano i maggiori santi del cristianesimo".

Il 23 dicembre 1847 l'emiro si arrende. Nonostante gli accordi presi con le autorità francesi, viene fatto prigioniero e in varie prigioni soggiornerà fino al 1852. Si reca a Istanbul il 7 gennaio 1853. Dopo un breve soggiorno in tale città si reca due anni a Bursa. Nel 1855 accompagnato da un centinaio di persone si reca a Damasco. Un lungo corteo di dignitari gli si fa incontro, ma tra lo sconcerto di questi, si reca innanzitutto alla tomba di Ibn 'Arabi. E la casa in cui vivrà a Damasco sarà proprio quella in cui morì Ibn Arabi. La notte tra il 25 e il 26 maggio 1883 l'emiro muore. La salma viene trasferita alla moschea Ummayyade per la preghiera dei morti e da qui portata fino alla tomba di Ibn Arabi accanto al quale viene sepolto.

Questi contatti esterni con i luoghi akbariani sono il segno del legame spirituale che Abd el-Kader ha avuto fin da giovane con Ibn 'Arabi. Gli anni di Damasco saranno così dedicati dall'emiro allo studio e all'approfondimento dottrinale e spirituale del lascito di Ibn 'Arabi e all'insegnamento spirituale nei alle numerose persone che si recavano a trovarlo. Il materiale di questi anni confluisce nel libro delle soste (Kitâb al-Mawâqif) di cui sono state tradotte in francese 39 "soste" su 372 e il libro di cui stiamo parlando è appunto la traduzione italiana di questa versione francese (traduzione già uscita nel 1974 edita da Rusconi).

Nonostante si tratti di una traduzione parziale, questo libro ci fa apprezzare quello che è sicuramente una delle punte più alte della mistica islamica contemporanea, a testimonianza della perdurante vitalità spirituale del sufismo anche ai nostri giorni. La profondità spirituale delle riflessioni ed esperienze che qui troviamo si accompagna ad un'ottima scrittura che rende il libro apprezzabile anche come opera letteraria. Il che non significa che il testo sia facile: intraprendere una la via mistica, in qualunque tradizione religiosa la via si collochi, costituisce un impegno e le scorciatoie sono solo illusioni. Chi però saprà attingere alla sapienza che traspare da queste pagine ne trarrà giovamento, a Dio piacendo. L'introduzione molto informata e l'ampio apparato di note sono comunque di grande aiuto.

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