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Un paese a rischio
su: rassegna.it - 20.03.2008


Educazione permanente
Apprendere per tutta la vita
 
Ecco come la Cgil vuole realizzare una strategia per superare l'arretratezza italiana


di Fabrizio Dacrema
 
Il programma della conoscenza della Cgil è costruito attorno all’idea che la capacità di apprendere per tutta la vita rappresenti la nuova frontiera della cittadinanza e dello sviluppo. Tutte le proposte in esso contenute, dai servizi educativi per l’infanzia alla formazione degli adulti, sono finalizzate a realizzare questo nuovo essenziale diritto all’apprendimento permanente. Lo stesso al centro della strategia europea per far crescere assieme cittadinanza consapevole, occupabilità dei lavoratori e competitività dell’economia. Le riforme indicate nel nostro programma vanno nella direzione di “dare nuova forma” a un sistema formativo, che in Italia come negli altri paesi, è stato pensato per una società in cui era sufficiente, per i giovani, un percorso di formazione iniziale alla cittadinanza e al lavoro e, per gli adulti, percorsi formativi per l’aggiornamento delle competenze professionali nel corso della vita lavorativa e il recupero della formazione iniziale per chi non ha concluso la scuola.


Un paese a rischio
In Italia, con maggiore evidenza rispetto agli altri paesi sviluppati, scontiamo il ritardo nella costruzione di un sistema formativo rispondente alla società della conoscenza, capace di assicurare il diritto ad apprendere a tutte le persone per tutta la vita. Infatti siamo afflitti da una vera e propria emergenza alfabetica e in perenne grave ritardo rispetto a tutti i principali obiettivi fissati a Lisbona nel 2000 e da raggiungere entro l’ormai vicinissimo 2010. Alcuni esempi: ancora nel 2006 sono il venti per cento i giovani tra 18 e 24 anni senza diploma, senza qualifica e non inseriti in alcuna attività formativa, il doppio dell’obiettivo minimo europeo da raggiungere entro il 2010; sono solo il sei per cento gli adulti in formazione, la metà dell’obiettivo europeo da raggiungere entro il 2010; più di 2 milioni di adulti sono analfabeti completi, quasi 15 milioni sono semianalfabeti, altri 15 milioni sono a rischio perché sono ai margini inferiori delle capacità di comprensione e di calcolo necessarie in una società complessa.


Questi dati rivelano l’esistenza di una maggioranza del paese condannata, come afferma Tullio De Mauro, “a vivere nella nebbia, mentre il mondo è diventato troppo complicato perché ci si possa orientare con piccoli gruzzoli di sapere personale” e sono all’origine della stasi della produttività e della competitività della nostra economia, come ha più volte richiamato il governatore della Banca d’Italia Draghi.
Inoltre, gli interventi di formazione permanente in corso si scontrano poi con preoccupanti difficoltà e discriminazioni incontrate dagli adulti italiani nella partecipazione alle attività formative, come evidenziato dalle recente indagine condotta dall’Istat.


Questi i dati più significativi: si riscontrano rilevanti disuguaglianze a livello sociale: sono molto bassi i tassi di partecipazione dei lavoratori con basse qualifiche, dei pensionati e delle casalinghe; al crescere dell’età il livello di partecipazione diminuisce, sempre più rapidamente per gli over 50; sono molto forti le differenze legate al titolo di studio, sono molto bassi i livelli di partecipazione di chi non va oltre la licenza media; sono notevoli anche le differenze territoriali a svantaggio delle regioni del sud; le difficoltà incontrate da chi ha partecipato e i motivi della mancata partecipazione alla formazione riguardano principalmente gli impegni familiari e di lavoro, i tempi ed gli orari dei corsi, i costi troppo elevati, il tipo di formazione non adeguata alle aspettative, l’insufficiente consapevolezza della necessità della formazione permanente.


Complessivamente è confermato dalle indagini il forte ritardo dell’Italia nei confronti degli obiettivi di Lisbona con un tasso di partecipazione alla lifelong learning pari al 6,8% contro una media dell’Europa a 25 del 9,9 e l’obiettivo di Lisbona da raggiungere entro il 2010 del 12,5. Inoltre i principali risultati di una ricerca svolta dall’Isfol sulla partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente ci rivelano che: meno del 10% degli utenti che frequentano corsi di formazione ha più di 50 anni; gli adulti manifestano una forte motivazione al rientro in formazione per acquisire un’adeguata qualificazione utile ad inserirsi nel mercato del lavoro; si conferma la positiva correlazione tra la motivazione a rientrare e il titolo di studio posseduto; il 12% degli intervistati ha svolto attività di formazione finalizzate ad approfondire un interesse personale ; la partecipazione alla formazione per interessi personali è simile tra i sessi, ma più diffusa tra i giovani, si svolge soprattutto nelle scuole, nelle associazioni e nelle abitazioni; nel 78% dei casi si è trattato di percorsi strutturati con l’ausilio di docenti, il 12 % ha utilizzato dispense, fascicoli, videocassette, l’1% il computer in rete, gli altri non indicano; le motivazioni della mancata partecipazione alla formazione sono state: mancanza di tempo a causa del lavoro (32%), a causa di impegni familiari (19%), a causa di altri impegni (29%), mancanza di interesse (31%), lontananza della sede (4%), costi eccessivi (4%); gli adulti non occupati che partecipano ad attività di formazione hanno la seguente composizione: casalinghe (43%), inattivi (31%), disoccupati (18%), studenti (5%), inoccupati (3%).


La proposta della Cgil
Questi dati spiegano più di ogni altro discorso le ragioni per cui la Cgil con il convegno dello scorso 6 febbraio “Non è mai troppo tardi. Apprendere sempre, un diritto per ogni persona e per il futuro dell’Italia” ha presentato al paese una propria proposta per il rilancio della strategia di lifelong learning.
L’obiettivo della nostra iniziativa è ottenere l’affermazione del diritto soggettivo all’apprendimento permanente e realizzare un sistema nazionale, integrato e decentrato, che permetta a tutti l’effettiva fruizione di questo diritto.


La Cgil rivendica una legge quadro nazionale per dare alla strategia italiana per il lifelong learning l’impulso necessario per superare l’arretratezza italiana nella formazione permanente e affermare in tutto il territorio nazionale il diritto all’apprendimento permanente. La legge deve prevedere un piano finanziario pluriennale finalizzato a rimuovere gli ostacoli che escludono i più deboli dall’accesso alla formazione (congedi e permessi, informazione e orientamento, certificazione delle competenze comunque acquisite). Deve, inoltre, indicare le linee guida per realizzare un sistema dell’apprendimento permanente, integrato e decentrato, dotato di una regia pubblica che valorizzi il ruolo degli enti locali e delle parti sociali.


L’obiettivo prioritario dell’iniziativa della Cgil è di favorire l’accesso alla formazione della domanda debole: tutte le indagini riferite a tutte le tipologie di formazione degli adulti confermano l’alto livello di esclusione dei cittadini con bassi titoli studio e dei lavoratori con basse qualifiche.


Il primo passo per la costruzione del sistema dell’apprendimento permanente è rappresentato da una visione sinergica di educazione degli adulti e formazione continua, così come prospettato dall’accordo tra Regioni, governo e parti sociali del marzo 2006, che prevede un utilizzo integrato delle risorse per la formazione continua (leggi nazionali, fondi comunitari, fondi interprofessionali) e una programmazione unitaria e coerente di iniziative che rispondano alla domanda di crescita dei territori.


Il secondo passo consiste nel pieno sviluppo dell’autonomia e della specificità dei nuovi Centri per l’Istruzione degli Adulti (Cpia) istituiti dalla Finanziaria 2007, attraverso un processo di attuazione coerente con l’obiettivo di ampliare e potenziare l’offerta pubblica di educazione degli adulti. I Cpia devono, quindi, avere proprie sedi autonome, organico funzionale, organi collegiali, risorse finanziarie e umane sufficienti per garantire la necessaria articolazione e capillarità delle sedi e dei punti di servizio e per mantenere e consolidare le migliori esperienze degli attuali Ctp (Centri territoriali permanenti), fortemente impegnati anche nei percorsi di alfabetizzazione funzionale degli adulti.


Il terzo passo è, infine, rappresentato dalla legge nazionale: dopo la norma prevista nella legge Finanziaria 2007 sul sistema di istruzione per gli adulti diventa ancor più urgente per affiancare al sistema di istruzione per gli adulti, prioritariamente finalizzato al rilascio di titoli di studio, la garanzia di tutte le altre finalità tipiche di un vero sistema di apprendimento permanente.


Poco prima di cadere il governo Prodi ha approvato un disegno di legge concernente “Norme in materia di apprendimento permanente”, un provvedimento che avrebbe potuto rappresentare l’anima delle politiche formative di questa legislatura, la prospettiva verso la quale far convergere tutti i provvedimenti messi in atto. L’impegno della Cgil continuerà anche nella prossima legislatura fino all’ottenimento di una legge per l’apprendimento permanente coerente con gli obiettivi della nostra proposta. Continuerà anche l’azione contrattuale e vertenziale, nei territori e nei posti di lavoro, al fine di ottenere effettive opportunità di accesso alla formazione dei cittadini e dei lavoratori.
 
 
(Rassegna Sindacale, www.rassegna.it, 10 marzo 2008)
 


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