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Riforma Eda
Gianni Gandola - 03.10.2007


Da www.scuolaoggi.org / Milano del 20.9.2007


 >>  Riforma Eda:
un processo tutt’altro che semplice


di Gianni Gandola


Il comma 632 dell’art.1 della legge 296 del 27 dicembre 2006 (finanziaria 2007), riguardante la riorganizzazione dei Centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti e dei corsi serali, ha delineato, com’è noto, una vera e propria rivoluzione nell’assetto dell’EdA.  I “Centri provinciali per l’istruzione degli adulti” costituiscono infatti un passaggio del tutto nuovo e di non facile realizzazione. I CPIA prevedono una dirigenza specifica, un proprio organico distinto da quello degli ordinari percorsi scolastici, un apparato amministrativo autonomo “nei limiti del numero delle autonomie scolastiche istituite in ciascuna regione e delle attuali disponibilità complessive di organico”. Questo vuol dire ad esempio che, per quanto riguarda la dirigenza, essa non deve aumentare il numero delle dirigenze esistenti ma restare all’interno della dotazione attuale (tradotto in pratica ciò significa che ad ogni CPIA che si costituisce dovrebbe corrispondere la soppressione di un’altra autonomia scolastica).


Che la costituzione dei CPIA sia un passaggio difficile lo testimonia il fatto che fino ad oggi è stata approntata solo una bozza del decreto attuativo del comma 632, peraltro non particolarmente chiara e lineare.  Lascia perplessi ad esempio il punto che riguarda gli organici del CPIA (sia il rapporto numerico che la composizione interna).  Se dovessero essere assegnati 10 docenti ogni gruppo di 120 corsisti iscritti, in una realtà come quella della provincia di Milano si dovrebbe verificare una notevole espansione degli attuali organici (sono diversi i CTP che hanno più di 500 iscritti…), il che sembra alquanto irrealistico e contraddittorio rispetto ai limiti indicati.  Non solo, ma sempre nella realtà milanese la parte preponderante dell’utenza è straniera e necessita di una alfabetizzazione linguistica (due docenti di scuola primaria a fronte di 4 di scuola media e 4 di superiore appaiono abbastanza squilibrati, rispetto i bisogni effettivi).  Così come non è ben chiaro come avviene la selezione dei docenti della scuola superiore (par di capire che i docenti degli attuali corsi serali verrebbero staccati dal diurno e aggregati ai docenti dei CTP…).


I problemi che si prospettano inoltre non sono pochi. Il decreto non indica parametri di riferimento per le dimensioni dei CPIA (che consistenza devono avere, qual è il numero massimo e minimo di iscritti, ecc.).  In realtà complesse come la provincia di Milano (ove vi sono 21 CTP e numerose scuole superiori con corsi serali) e che sono ben diverse quindi rispetto ad altre situazioni quali ad es. Lecco o Varese, non è semplice stabilire l’allocazione dei CPIA, l’aggregazione degli attuali CTP e corsi serali sul territorio.
Si pongono innanzi tutto problemi logistici, relativi alle sedi dei CPIA. I CTP e i corsi serali continueranno a rimanere dove sono o verranno accentrati, almeno parzialmente, in un numero più ristretto di istituti? Se i corsi serali continuano a rimanere nelle scuole superiori (come probabile) continueranno ad utilizzare strutture e laboratori dell’istituto autonomo che li ospita e avranno un dirigente diverso e ciò porrà qualche problema. Si ripropone inoltre la questione della dirigenza specifica:  se appare chiaro che non possono essere istituite ex novo altrettante dirigenze quanti saranno i CPIA sul territorio nazionale, non è d’altra parte possibile non prevedere un incremento, sia pure limitato, del numero delle dirigenze (in alcuni casi possono esservi istituti sottodimensionati che possono essere accorpati ad altri, ma molto spesso, nell’area milanese, siamo in presenza di istituti già sovradimensionati.…).


Insomma appare chiaro che i problemi sono parecchi e non di semplice soluzione.  Nel frattempo l’orientamento emerso nel corso di una recente riunione presso l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia (presenti gli assessori provinciali, i referenti provinciali dell’EdA, l’Anci, i sindacati) è quello di avviare per l’a.s. 2007/2008 delle forme di sperimentazione. Questo in concreto vuol dire consolidare le esperienze di raccordo già avviate in alcune provincie (Varese, Lecco, Milano Polo Nord Est e Polo sud) ed estenderle, coinvolgendo altri CTP e corsi serali in attività analoghe.  Alcune di queste esperienze sono particolarmente significative in quanto si collocano già nella prospettiva dei CPIA (i docenti dei due ordini di scuola hanno lavorato insieme, sono state attivate classi speciali –monoennio- che hanno consentito il rientro in formazione nella scuola superiore dell’utenza coinvolta). Non si può pensare infatti che i CPIA nascano per decreto, di punto in bianco, senza una fase di costruzione, senza un processo graduale che parta dall’esistente, dalla sua valorizzazione ed estensione.


Il problema è - come è stato sottolineato con efficacia dall’assessore Barzaghi nel suo intervento - che per fare questo sono indispensabili alcune condizioni sine qua non. In particolare:


la disponibilità e l’impegno dei dirigenti scolastici (occorrono dirigenti scolastici motivati e disponibili a seguire direttamente queste sperimentazioni, a sostenerle, a tenerle sotto controllo)
risorse finanziarie adeguate.  Occorrono i fondi necessari per poter retribuire le ore di lezione e di programmazione dei docenti coinvolti nei corsi sperimentali. Questo in tempi rapidi, in quanto occorre programmare le attività subito, in tempi utili, all’inizio dell’anno scolastico e non oltre.
risorse professionali. Bisogna considerare che, oltre all’attività di insegnamento, sono altrettanto importanti funzioni di coordinamento organizzativo dei docenti, oltre a funzioni di accoglienza e orientamento dei corsisti. Per poter svolgere queste funzioni è necessaria  la presenza di figure di staff, di docenti coordinatori, che possano fruire di forme di esonero o semi esonero dall’insegnamento. Questa risorsa interna è di fondamentale importanza perché questo ruolo non può, allo stato attuale, essere svolto da un dirigente scolastico (non essendovi ancora una “dirigenza specifica del CPIA”).



Per quanto riguarda il dimensionamento, l’assessore Barzaghi ha recentemente costituito un tavolo tecnico tra Provincia, rappresentanti sindacali e dell’EdA, allo scopo di definire la possibile dislocazione territoriale dei CPIA nella provincia di Milano e avanzare proposte sostenibili in termini di fattibilità.


Sempre nella prospettiva dei CPIA, si rende necessario avviare un piano di formazione degli operatori su tutti gli aspetti della didattica e della progettazione educativa per gli adulti in modo da garantire un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.


Insomma, se è vero, come ha affermato il direttore regionale Annamaria Dominici, che l’Eda ha un valore strategico, allora occorre poter contare – già in questa fase transitoria - su risorse adeguate, finanziarie e professionali.  Altrimenti difficilmente si faranno passi avanti.


Gianni Gandola


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 Diego Accardo    - 10.11.2007
mercoledì scorso è stato consegnato alle organizzazioni sindacali il Decreto Ministeriale relativo all’istituzione dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti firmato dal Ministro Fioroni in data 25 ottobre e la relativa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prevista per i primi di dicembre. In seguito spetta alle Regioni, avviare le procedure per attivare i CPIA sul territorio.


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