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50 donne nominate murshidat
Maria Carla Intrivici - 10.05.2006


La svolta del Marocco



Per la prima volta in un Paese islamico, 50 donne sono state nominate murshidat, guide alla preghiera. Le neo-murshidat avranno il compito di fare lezioni sull’Islam, fornire supporto morale alle persone in difficoltà e guidare i fedeli, soprattutto quelli delle classi più disagiate, verso un Islam tollerante. Saranno incaricate di fare catechismo principalmente nelle carceri e negli ospedali in quanto la khutba, la preghiera del venerdì nelle moschee, rimarrà prerogativa degli uomini.


Al di là di discriminazioni che pur sempre permangono, le donne marocchine hanno indubbiamente compiuto un importante passo avanti nella difficile e accidentata strada verso l’emancipazione. Percorso iniziato con l’adozione del nuovo Codice di famiglia. Approvata nel febbraio del 2004, la legge riformata ha introdotto importanti novità nel rispetto dei diritti della donna, ponendo la famiglia sotto la responsabilità congiunta dei due coniugi. Nel rispetto dello spirito dell’Islam e della tradizione marocchina, secondo la nuova Moudawana, la donna, infatti, cessa di essere “proprietà” dell’uomo, padre o marito che sia, e acquista una completa dimensione umana, la dignità di una persona. Un Codice senza ombra di dubbio innovativo, pur all’interno del diritto islamico, che, insieme al riconoscimento di questi giorni, rappresenta una svolta storica quale fondamentale veicolo dei valori di democrazia, modernità e tolleranza.  


Ma la nomina delle 50 donne come guide religiose ha anche un altro importante significato.  La loro missione  – come ha affermato il Ministro degli Affari Religiosi Ahmed Tawfiq – è anche quella di «opporsi a chi non crede nella nostra tradizione e nei nostri valori di tolleranza». Un mandato “pacifista”, quindi, volto a contrastare il diffondersi dei movimenti islamici più estremi, di cui anche il Marocco è vittima. Vi è, dunque, l’intenzione  di combattere le frange integraliste della religione islamica e al contempo di mostrare l’altro volto dell’Islam «una religione di tolleranza e di pietà» com’è stata definita da una neo-murshidat e questo nel tentativo di conciliare religione, modernità e pacifismo.


“Anima” dell’Islam questa che va sostenuta e incoraggiata in quanto unico possibile interlocutore: il dialogo con la religione musulmana è possibile, ma solo con la parte moderata, con quella parte, cioè, che fa della laicità e della democrazia gli unici strumenti di governo.


                                                                                             Maria Carla Intrivici


(5 maggio 2006)


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