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DEDICA
Arturo Ghinelli - 11.01.2006


DEDICA “Un grande ringraziamento a tutti quelli che mi hanno insegnato il francese. Dedico questo libro ai miei genitori perché,all’età di undici anni,quando ho scelto il francese senza conoscerne neanche una parola,essi hanno accettato la mia passione per questa lingua –che non serve a niente-“* Mia figlia ha posto questa dedica all’inizio dell’ultimo libro che ha scritto(una raccolta di interviste agli scrittori caraibici),un libro scritto interamente in francese e perciò pubblicato da un editore del Quebec. Mi è venuta in mente questa dedica quando ho letto che la Moratti ha dato disposizione affinché i genitori possano decidere che il proprio figlio utilizzi tutte le ore previste per le lingue straniere per studiarne una sola: l’inglese. Infatti volevo dedicare questa dedica(scusate il bisticcio di parole) a tutti quei genitori che iscriveranno il proprio figlio alle medie e dovranno perciò fare tale scelta. E’evidente che faccio molta fatica a contenere il mio orgoglio di padre,ma al di là di là di questo vorrei che altri genitori riflettessero su questa dedica,perché evidenzia due cose valide ancor oggi. La prima è che come genitori non ci siamo arrogati il diritto di scegliere al posto di nostra figlia,perché poi era lei che doveva studiare e non noi. La seconda è che abbiamo accettato la passione di nostra figlia per una materia –che non serve a niente- o almeno non ha una finalità utilitaristica immediata. L’abbiamo accettata perché sappiamo che i soldi spesi per l’istruzione e per la cultura apparentemente non rendono,sembrano a fondo perduto,sono sempre investimenti di lunga durata. Se però si sposano con la passione dello studente,state pur sicuri che prima o poi si può staccare la prima cedola con gli interessi,come un BOT decennale. Naturalmente mia figlia non ha studiato solo una lingua,appena ha potuto alle superiori ne ha studiate tre,che ha continuato ad approfondire all’Università(con una tesi su Pennac) e durante il dottorato. La passione perciò poteva venire anche per l’inglese o per il tedesco. A volte,per compiacermi,mi illudo che a mia figlia la scintilla per il francese sia venuta quella volta che,all’età di cinque anni, in un caffè di Parigi l’ho mandata dalla barista a cui ha ripetuto:”Du sucre,s’il vous plait”. Più oggettivamente devo ammettere che il merito di averla appassionata al francese va solo alla professoressa di scuola media. Per questo consiglio ai genitori anche oggi: aumentando le lingue aumentano gli insegnanti e perciò le probabilità di trovarne uno con cui i ragazzi capiscano che vale la pena studiare con impegno. Insomma la morale è sempre quella -do langui is mei che uan- come diceva la pubblicità. Arturo Ghinelli *”Un grand merci à tous qui m’ont ensignè le francais. Je le dèdie aux mes parents car,depuis mes onze ans,quand j’ai choisi le francais sans en connaitre un seul mot,ils ont acceptè ma passion pour cette langue-qui ne sert à rien- °Paola Ghinelli Archipels littéraires Mémoire d’encrier,Montreal 2005


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