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LA NOSTRA SCUOLA
Arturo Ghinelli - 17.12.2005


LA NOSTRA SCUOLA Apriamo un dibattito per capire meglio cosa significhi essere insegnanti oggi,nella scuola italiana. E per farlo capire soprattutto a chi insegnante non è. Per farlo questo dibattito può essere utile non un sondaggio,né un’indagine sociologica,né un saggio sulla scuola,ma un libro,che Domenico Chiesa e Cristina Trucco Zagrebesky hanno intitolato “La mia scuola”Chi insegna si racconta(Einaudi 14,50 €). Questo libro altro non è se non un esercizio di ascolto e un esercizio di scrittura collettiva. Infatti i due autori hanno letto i testi inviati da 245 insegnanti di tutte le regioni italiane e di tutti i livelli di scuola. Domenico e Cristina si sono lette tutte queste testimonianze sul mestiere di insegnante e poi hanno cercato di renderne conto in modo sintetico(177 pp.).Il libro è diviso in due parti. La seconda parte,la più corposa,raccoglie,in rigoroso ordine alfabetico,23 contributi integrali,quelli che per capacità di collegare la propria esperienza personale a temi generali,gli autori hanno ritenuto più rappresentativi del “mestiere di insegnare”. La prima parte invece cerca di dar conto in breve(50 pp.)dei temi affrontati dai colleghi. Questa parte è suddivisa in tre capitoli. Il primo capitolo tratta degli aspetti della vita scolastica che sono stati presentati come problematici. Il secondo affronta le risposte con cui gli insegnanti,nelle diverse età della scuola,affrontano tali difficoltà. Il terzo capitolo si concentra soprattutto sul rapporto con gli studenti,rapporto su cui gli insegnanti maggiormente si interrogano e sul quale si misura la soddisfazione o l’insoddisfazione professionale. Gli insegnanti che hanno partecipato a questo esercizio di scrittura collettiva,oltre a ricevere l’invito a raccontare di sé,avevano ricevuto una frase- stimolo di Hannah Arendt :”L’insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito,mentre è autorevole in quanto,di quel mondo,si assume la responsabilità. Di fronte al fanciullo è una sorta di rappresentante di tutti i cittadini adulti della Terra ,che indica i particolari dicendo-ecco il nostro mondo” Da questa stessa frase si potrebbe ripartire per svolgere un compito a casa:”Ecco il nostro mestiere”. Naturalmente la parte che ho apprezzato di più è la stata la seconda,che raccoglie le 23 testimonianze di altrettanti colleghi. Mi sono rimaste impresse alcune frasi,che riporto per stimolare il dibattito. In particolare vorrei citare due frasi di Antonio Ferrero. La prima, altro non è che la trascrizione di un graffito,che per il suo contenuto non è sfuggito al collega:”Dio non ha creato niente di inutile,ma con le mosche e gli insegnanti ci è andato vicino”. La seconda invece è una riflessione personale:”Come in Blade Runner nella mia carriera ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: ragazzi più adulti dei loro genitori;studenti stranieri che insegnano la lingua italiana ai loro genitori e altri che insegnano la tolleranza ai compagni”Sono frasi che ben rendono l’allibito stupore che ci coglie ,ormai sempre più spesso,nell’esercizio quotidiano del nostro mestiere. Io non conosco personalmente Antonio Ferrero ma mi par di vedere il suo viso incredulo quando le pronuncia. Come sono rimasto io quando ho letto la sentenza di Silvana La Porta:”La scuola per tutti si è trasformata nella scuola per nessuno”. Non mi ha stupito,ma anzi mi ha confermato nel giudizio che già avevo di lui,il testo di Fiorenzo Alfieri,che gli autori,trasgredendo al rigoroso ordine alfabetico,hanno posto in fondo al libro,come ultima testimonianza. Poiché riconosco in Fiorenzo un maestro,oltre che un compagno dei corsi MCE nei primi anni ’70,farò anch’io un’eccezione traendo dal suo testo una lunga citazione,anche se maltratta dall’uso delle forbici.  “Sono la programmazione e la valutazione i pericoli più grandi per un buon insegnamento educativo. Da quando l’interesse su questi due aspetti è prevalso sul desiderio di imparare”il mestiere di maestro”la qualità della scuola ha iniziato a sfarinarsi in modo preoccupante. Il bravo maestro lo sa molto bene:le giornate scolastiche che vale la pena vengano vissute sono quelle in cui sono avvenute cose impreviste e non prevedibili. Come accade nella ricerca scientifica…. Da quando nella scuola elementare venne inserita la scheda di valutazione,da “una valutazione per la didattica”si passò”a una didattica per la valutazione”. L’accanimento valutativo rischia di produrre un risultato esattamente opposto a quello atteso…….  “il capire”dà gioia,viene preferito(dai ragazzi) a qualsiasi altra attività. Il capire d’altra parte è condizione essenziale per la sopravvivenza umana,come il cibo,come il sesso. Perciò varrebbe la pena di prendere sul serio la scuola di base e trattarla come l’istituzione culturale più importante del sistema sociale.  Il nostro mestiere non può essere svolto da chiunque,non si vede d’altra parte perché così dovrebbe essere .  L’evoluzione tecnologica non ha ancora influito sull’apparato genetico.Il bambino ha radici che affondano nella filogenesi della specie umana;non permettiamo che alcuni nuovi utensili riescano a recidergliele. Le provocazioni di Fiorenzo Alfieri mi sembra siano di grande attualità anche se fatte da uno che, essendo diventato assessore alla cultura di Torino,si è perso le prove INVALSI ed altre amenità tecnologiche. Mi piace concludere la recensione di questo libro con una citazione che non c’è nel libro,ma che è di uno dei curatori, Domenico Chiesa: “Il nostro continua ad essere un grande mestiere;rimane l’orgoglio di essere lavoratori dipendenti dello Stato,verrebbe da dire,della Costituzione e poi dipendenti dei nostri ragazzi ma in quanto garanti della loro libertà presente e futura e,di necessità,della nostra libertà,sapendo che la loro libertà dipende oggi dalla nostra e domani da quanto saremo riusciti insieme ad attivare nella loro vita”. Arturo Ghinelli “LA MIA SCUOLA” Chi insegna si racconta A cura di Domenico Chiesa e Cristina Trucco Zagrebelsky Gli struzzi Einaudi 14,50 €


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