il progetto   |   la lista / iscrizione  |   DIDAweb   

Indagine
Rolando Alberto Borzetti - 28.09.2005


Riforma Moratti
indagine su attuazione nelle scuole


 



27/09/2005 - 13:27

Il 78% delle scuole non vuole il tutor, il 52% respinge anche il docente prevalente, il 72% tiene unita la classe nelle attività facoltative/opzionali, il 64% delle scuole usa il POF (Piano Offerta Formativa) per mantenere la vecchia impostazione. Sono questi i dati dell'indagine avviata da associazioni, sindacati e partiti che formano il cartello "Fermate la Moratti".


 


Il 78% delle scuole non vuole il tutor, il 52% respinge perfino il docente prevalente e il 72% tiene unita la classe nelle attività facoltative/opzionali, tentando di rimanere fedeli all'impostazione storica del Tempo Pieno e del Tempo Prolungato. Il 64% delle scuole, inoltre, si è appoggiato al POF (Piano Offerta Formativa) per mantenere l'impostazione dell'offerta formativa precedente.Sono solo pochi numeri per rendere l'idea della fotografia scattata dal tavolo nazionale contro la Riforma Moratti, sullo stato di applicazione della Legge 53/2003, che proprio oggi è stata presentata a Roma nel corso di una conferenza stampa.


Un'indagine promossa un anno fa dalle associazioni, i sindacati e le forze politiche appartenenti al cartello FERMIAMO LA MORATTI che ha coinvolto 704 istituti scolastici italiani, poco più del 9% delle 7564 scuole interessate dall'indagine (le scuole del 1° ciclo): "Un numero significativo e rappresentativo - dicono dal Tavolo Nazionale - per valutare quanto sta accadendo nelle scuole italiane. Complessivamente hanno risposto ai nostri questionari ben 2.922 plessi, 22.082 classi, 441.280 studenti ben ripartiti tra Nord, Centro Italia e Sud".


Così a partire dall'orario scolastico che pone una base di 27 ore settimanali, a cui aggiungere 3 o 6 ore, si scoprono già le prime difficoltà tra le regole stabilite dai decisori politici e il mondo della scuola reale. Sono pochi infatti, appena il 21%, a presentare attività opzionali a scelta dei singoli, scomponendo il gruppo classe. E sono soprattutto le classi elementari a voler mantenere l'unitarietà dei progetti educativi: l'85% sceglie dunque di tenere unita la classe anche per le attività facoltative opzionali.


Se le cosiddette "attività opzionali" si svolgono tutte durante la mattina, anche chi beneficia del tempo pieno o prolungato conferma sostanzialmente la tendenza: rifiuto di smembrare il gruppo con il 63% che punta a tenere unite le classi nelle attività pomeridiane, e le resistenze più grosse ancora una volta per le elementari (74%).


A non convincere per niente, anche la figura del docente prevalente (figura peraltro prevista solo per il primo triennio elementare e che dovrebbe garantire 18/21 ore settimanali di insegnamento nella stessa classe) o tutor: i docenti, infatti, preferiscono svolgere l'attività didattica ed educativa in maniera collegiale. Succede così che il 52% delle scuole fa volentieri a meno della prima figura, mentre per il tutor la diatriba si è complicata. La maggior parte degli insegnanti (78%) rifiuta la funzione tutoriale, o respingendola del tutto (38%) o optando per una funzione tutoriale diffusa (40%). Solo in minima parte (22%) svolge tale funzione secondo le direttive ministeriali.


"Percentuale che equivale a negare in toto la volontà e il disegno della Riforma. - spiegano i componenti del Tavolo nazionale - Parliamo di uno dei cardini su cui poggia il modello di scuola proposto dalla riforma, una figura con tanti incarichi e responsabilità, che non può essere quindi un insegnante come gli altri, non uno dei docenti del gruppo classe che tutto intero ha la responsabilità pedagogica, educativa ma uno che si differenzia dagli altri, li coordina, li dirige, è a capo dell'equipe pedagogica, è il responsabile degli alunni e ne risponde alle loro famiglie". Tant'è che anche la super ministra si è dovuta ricredere della necessità di questa figura così com'è messa a punto dal Ministero, e al momento, le trattative tra l'ARAN e sindacati è al palo.


E poi c'è la questione dell'inglese alla scuola elementare, che da sempre passa come una delle bandiere propagandistiche (le famose tre "i") dell'attuale governo. Ebbene il 63% ha dichiarato che le ore destinate allo studio della lingua straniera sono rimaste invariate, mentre c'è addirittura un 21% che ha denunciato la diminuzione. E le scuole che hanno aumentato l'insegnamento della lingua inglese rispetto al 2001/02 lo hanno fatto non in virtù dell'organico assegnato ma con autonomi "investimenti aggiuntivi": il 51% investendo fondi di istituto, e il restante chiedendo un contributo alle famiglie o facendo intervenire l'Ente Locale.


Così come c'è stato un taglio dei docenti di sostegno. Negli ultimi due anni non si contano più le sentenze emesse dai tribunali che riconoscono il diritto soggettivo all'integrazione e che condannano il MIUR. Per i tribunali, di fronte a diritti inviolabili, sono irrilevanti motivazioni come "la limitatezza delle risorse personali e finanziarie disponibili" adottate dall'Amministrazione. Ciò significa che l'Amministrazione ha l'obbligo di fornire l'insegnante di sostegno per le ore richieste e ritenute necessarie per l'inserimento dell'alunno. I limiti imposti dai tetti regionali agli organici (vedi finanziaria 2002) e l'abolizione dell'autonoma decisione del Dirigente Scolastico, che, sulla base della diagnosi funzionale, poteva variare le ore di sostegno, hanno portato a una drastica riduzione delle ore di sostegno. E i genitori, per far valere i loro diritti, si vedono costretti a ricorrere alla magistratura.


Cosicché solo il 35% delle scuole che ci hanno risposto ottengono esattamente le ore di sostegno richieste, il 64% le vedono diminuire."Le risposte che sono arrivate - conclude il Tavolo Nazionale per fermare la Moratti - ci permettono di disegnare una fotografia abbastanza realistica di cosa concretamente sia avvenuto lo scorso anno scolastico nella quotidianità delle scuole italiane. Dall'indagine emergono indicazioni significative e linee di tendenza su alcune questioni quali il docente tutor, il tempo pieno e prolungato, il portfolio delle competenze e così via; indicazioni che permettono di capire la distanza tra il "dichiarato del Ministro" e il realmente fatto. Le scuole vogliono mantenere l'unitarietà della classe anche nelle attività facoltative/opzionali, il docente tutor è accettato da meno di un quarto delle scuole, più di un terzo non ha introdotto il portfolio delle competenze (più del 37% delle scuole ha optato per la non adozione)".


Dal dossier si conferma il taglio al tempo pieno, la quantità dell'inglese alla scuola elementare è mantenuta solo investendo in proprio risorse aggiuntive (fondo di istituto, famiglie, Ente Locale). I docenti di sostegno non sono assegnati in modo sufficiente a rispondere alle esigenze manifestate dalle scuole. E nonostante i richiami del Ministero (inviati in una nota dal capo dipartimento Pasquale Capo ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali il 30 giugno 2004) a non boicottare in alcun modo la Riforma, le scuole hanno dimostrato il loro dissenso proprio su quello che il Ministro ritiene i "nuclei fondanti" della sua riforma.


HC 2005 - redattore: NZ


 

http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=3289


[ commenta


Copyright © 2001-2005 DIDAweb, liste di discussione - Tutti i diritti riservati - È una iniziativa DIDAweb