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Voci da dentro
Sara Menafra - 23.09.2004


Voci da dentro. Storie di donne dal carcere

Adriana Lorenzi. * Edizioni Lavoro, 2004, 8 euro


Fotografie di Francesco Cocco - Milano. Casa di reclusione di Opera. detenuta dorme nella sua cella.




Sara Menafra


Basato sull'esperienza di un gruppo di lavoro creato all'interno del carcere femminile di Bergamo, Voci da dentro. Storie di donne dal carcere di Adriana Lorenzi raccoglie la storia delle donne che hanno frequentato il laboratorio di scrittura organizzato dalla stessa autrice. La prima sezione del libro è dedicata a raccontare il percorso del laboratorio costruito all'interno del carcere. La storia di vita non è una biografia, scrive l'autrice raccontando l'esperienza fatta dietro sbarre e chiavistelli, «qui non è in gioco l'eccezionalità ma l'unicità dei soggetti, un'unicità che chiede di essere narrata ed esposta allo sguardo degli altri». E aggiunge: «Nei suoi diari segreti Ludwig Wittgenstein afferma che chi non è disposto a scendere nella profondità di se stesso, perché ciò fa soffrire, non può risolvere i problemi della vita e deve allora rimanere in superficie senza la capacità e il coraggio di soffrire: ma in superficie i problemi rimangono irrisolti». Ne emerge un libro capace di essere toccante senza diventare «di denuncia», di rompere lo steccato tra ciò che è socialmente considerato normale e ciò che non lo è. Alla fine, di nessuna delle partecipanti conosceremo la «vera» storia. Di ognuna rimane una traccia, una lettera al marito o il ricordo della nascita del primo figlio. Perché Voci da dentro raccoglie i frammenti senza tirare le somme. «Posso dire - si legge verso la fine - che hanno vinto la sfida di provare a scrivere per riconoscersi e farsi riconoscere: non abituate a riflettere sul passato si sono cosi tanto impegnate che al momento della scrittura nella nostra stanza calava una pace di concentrazione e al termine i volti apparivano rossi per la fatica, sudati per lo sforzo e infine sudati per il risultato raggiunto.


"Io ho finito, basta non ce la faccio più" sentenziava ogni volta Mimosa alzandosi per fare un giro nel corridoio, fumare una sigaretta mentre il labbro smetteva di tremarle come quando era china sul foglio».


http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/ultimo/0407lm22.04.html




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