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Internet non è più libera
news2000.libero.it - 14.07.2004



Internet non è più libera
L'allarme di "Reporter sans frontières" nel rapporto sulla rete: dopo l'11
settembre la censura

http://news2000.libero.it/editoriali/edc122.html

La censura in internet dilaga in modo preoccupante. Non soltanto nei paesi
con governi totalitari, ma nelle più grandi democrazie del mondo: Stati
Uniti in testa. Lo rivela il rapporto di dell'organizzazione internazionale
per la difesa della libertà di stampa "Reporter sans frontières": «Dopo gli
attentati dell'11 settembre 2001, i diritti degli internauti, degli editori
di siti e dei giornalisti online hanno subito una netta regressione. La
lotta contro il terrorismo ha in effetti comportato un pesante inasprimento
del controllo della rete, sia nelle democrazie, sia nei regimi autoritari».
Il rapporto "Internet sotto stretta sorveglianza", è una esposizione molto
accurata della situazione della libertà di espressione sul web in oltre 60
paesi reso noto in occasione dell'attribuzione a cyberdissidente cinese
Huang Qi del premio "Cyberlibertà 2004". «Il 10 settembre 2001, il web era
ancora fonte di speranza - scrive nell'introduzione al rapporto Julien Pain
responsabile "Internet e libertà" di "Reporters sans frontières" -
prometteva di facilitare l'accesso di tutti all'informazione indipendente e
di contribuire a fare vacillare le dittature. Qualche giorno dopo, era
diventato una sorta di zona del non-diritto, che aveva permesso ad al Qaida
di svilupparsi e coordinare gli attacchi. Improvvisamente, internet faceva
ormai paura. Il 10 settembre 2001 segna l'ultimo giorno dell'era della
libertà di espressione sul net. Da allora, l'era del Big Brother si è
avvicinata a grandi passi».

L'associazione denuncia che le leggi che autorizzano la sorveglianza degli
internauti si sono moltiplicate. Dopo l'attentato delle Twin Towers di New
York, nell'ottobre 2001, gli Stati Uniti hanno votato in tutta fretta date
le circostanze eccezionali e adottato il Patriot act, seguiti a ruota dalla
gran parte dei paesi occidentali: così a distanza di un mese la Francia, per
esempio, si è dotata di una legge per la sicurezza quotidiana (Lsq). Ora,
uno degli obiettivi di questi testi era di facilitare il conseguimento di
informazioni personali relative agli internauti da parte della polizia.
«Tali leggi sono ormai entrate a far parte del quadro legislativo di
numerose democrazie - sottolinea Pain -. Oggi, la corrispondenza elettronica
e la navigazione degli internauti non sono più protette da sufficienti
garanzie di riservatezza».

Secondo il rapporto sono 4 i paesi che mettono in carcere i loro cittadini
ogni qualvolta affrontano sul web argomenti ritenuti sovversivi: la Cina (63
cyberdissidenti dietro le sbarre), il Vietnam (7), le Maldive (3), la Siria
(2). «La censura delle pubblicazioni online è in rapida espansione e le
dittature stanno sviluppando delle tecnologie sempre più sofisticate per
filtrare la rete - sottolinea "Reporters sans frontières" - la Cina e il
Vietnam stanno diventando dei veri esperti in questa materia. Ma anche i
regimi saudita, iraniano, tunisino o turkmeno bloccano l'accesso a
moltissimi siti, da quelli pornografici ai magazine indipendenti, senza
trascurare ovviamente le pagine che parlano di religioni proibite e di
diritti umani».

Alcuni Paesi hanno adottato una posizione ancora più radicale: «I regimi
cubano, birmano e nord-coreano piuttosto che investire in costosi sistemi di
sorveglianza hanno preferito riservare l'utilizzo di internet a una
ridottissima minoranza della loro popolazione», si legge nella sintesi del
rapporto. Secondo il rapporto, anche le democrazie hanno a poco a poco
limitato le libertà individuali dei loro internauti. Gli obiettivi sono
apparentemente lodevoli: lottare contro lo sviluppo di contenuti pedofili
online, collaborare allo smantellamento delle reti terroristiche, proteggere
le industrie culturali dalla pirateria. Secondo il rapporto "Internet sotto
stretta sorveglianza" i governi "faticano a trovare un equilibrio tra il
diritto alla libertà di espressione degli internauti, il rispetto della
privacy delle comunicazioni e gli standard di sicurezza e finanziari sempre
più severi". Risultato? «Oggi nella gran parte delle democrazie, internet
deve fare i conti con un regime giuridico molto meno attento alla libertà di
espressionerispetto ai media tradizionali».

27 giugno 2004


Daniele Passanante
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dalla rete:
Rsf.org Il sito di Reporter sans frontieres
http://www.rsf.org/
Alcei Libertà nella comunicazione elettronica interattiva
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