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Sussidiarietà orizzontale e Pubblica Amministrazione
Gregorio Arena - 22.04.2004



"Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà": è l'ultimo comma del nuovo art. 118 della Costituzione, poche righe che contengono però il germe di un cambiamento radicale nel modo di operare delle nostre pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli ed in tutti i settori.


L'art. 118, u.c. è immediatamente applicabile, ma la sua realizzazione dipende soprattutto dai cittadini, perché la Costituzione riconosce ad essi la titolarità del diritto a svolgere, assumendone l'iniziativa, attività che i pubblici poteri sono tenuti a favorire in quanto di interesse generale. La cittadinanza attiva, già ben radicata nella società italiana, viene in tal modo legittimata anche sul piano costituzionale come componente essenziale di un nuovo sistema di governance.


Spetta dunque ai cittadini attivi far vivere la Costituzione esercitando un nuovo diritto, il diritto a perseguire con proprie autonome iniziative l'interesse generale, prendendosi cura dei beni comuni.


I beni comuni sono quei beni, di proprietà di tutti, che ciascuno può utilizzare liberamente ma che proprio per tale motivo sono continuamente minacciati da un uso egoistico; il loro arricchimento arricchisce tutti, così come il loro impoverimento equivale ad un impoverimento di tutta la società. Sono beni comuni l'ambiente, la salute, l'istruzione, la fiducia nei rapporti sociali, la sicurezza, la vivibilità urbana, la legalità, la promozione dei diritti, la qualità dei servizi pubblici, l'integrazione sociale, la regolazione del mercato, e altri beni con simili caratteristiche.


Sotto questo profilo dunque la sussidiarietà è una forma nuova di libertà, una libertà solidale e responsabile che comporta un "fare", non un "dire", una partecipazione non alla discussione ed alla decisione sui problemi, bensì direttamente ed autonomamente alla soluzione dei problemi stessi.


Ma per rendere operativo il principio di sussidiarietà, oltre all'iniziativa dei cittadini, è necessaria la collaborazione di più soggetti: da un lato i cittadini e le imprese, dall'altro le pubbliche amministrazioni ed i rispettivi vertici politici.


Purtroppo, salvo eccezioni, le amministrazioni pubbliche del nostro Paese continuano ad operare ed a rapportarsi con i cittadini secondo il tradizionale schema bipolare che vede nei soggetti pubblici gli unici titolari del diritto ad occuparsi dei beni comuni, mentre i cittadini possono essere unicamente amministrati, mai alleati dell'amministrazione nella gestione di una società la cui complessità costituisce per le amministrazioni una sfida che esse non possono vincere da sole.


Non si tratta di un problema di scarsità di risorse o di inefficienza delle strutture pubbliche, bensì di un problema di "sistema", dovuto alla complessità delle società moderne, non più governabili con gli strumenti e secondo gli schemi teorici tradizionali.
Riconoscere che i cittadini possano essere, oltre che amministrati, anche soggetti attivi nella cura dei beni comuni, dunque alleati delle amministrazioni, significa introdurre nella produzione, cura e valorizzazione di tali beni alcune risorse oggi del tutto trascurate, quali il tempo, le esperienze, le competenze, le idee, le relazioni sociali, etc. dei cittadini, con vantaggio per le amministrazioni ma soprattutto per l'intera comunità.


Favorire la realizzazione della sussidiarietà, secondo quanto previsto dall'art. 118, u.c. vuol dire quindi per un comune, per esempio, svolgere un ruolo di "catalizzatore" delle energie presenti nella comunità, incoraggiandone in vari modi l'emersione per la cura dei beni comuni; costruire le proprie politiche insieme con i cittadini attivi, intersecando partecipazione e sussidiarietà; usare la comunicazione sia per colmare le carenze di informazione che impediscono ai cittadini di attivarsi, sia per creare reti di soggetti pubblici e privati, accomunati dall'interesse alla cura di determinati beni comuni; vuol dire prevedere nell'ambito della propria struttura articolazioni organizzative specificamente deputate a rapportarsi con i cittadini che si attivano alle base dell'art. 118, u.c.; formare il proprio personale affinché sappia affiancare alle professionalità tradizionali le nuove competenze necessarie per amministrare insieme con (e non soltanto per conto dei) cittadini; adottare, laddove necessari, regolamenti per disciplinare il rapporto sussidiario con i cittadini; utilizzare il bilancio sociale anche come strumento per valutare e valorizzare le attività svolte sulla base del principio di sussidiarietà.


Gregorio Arena





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