Il Libro bianco del Governo

 

            Il libro bianco, diffuso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nel febbraio 2003, nel primo capitolo propone due nuove priorità: gestire la transizione demografica e inserire la famiglia al centro dell’azione politica.

            I due obiettivi sono strettamente connessi perché come giustamente viene affermato, i problemi dell’invecchiamento non nascono tanto dall’evidente prolungamento della vita, ma dal calo delle nascite; perciò li si affronta realisticamente ed efficacemente non solo e non tanto aumentando i doverosi servizi per gli anziani, ma ancor prima e soprattutto rivitalizzando la famiglia, perché sia incoraggiata e sostenuta per aumentare il numero delle nascite.

            Il Libro bianco indica i modi correnti in cui questo può essere fatto in una politica sociale in cui viene posta al centro la famiglia. Nel resto del Libro vengono inseriti dei riquadri in cui si riportano su vario temi gli impegni del governo e della legge finanziaria. Io non entro nel merito dei singoli temi, non ne avrei né il tempo né la competenza, ma mi limito ad alcune osservazioni più generali.

            Giustamente il Libro bianco constata e denuncia la mancanza di politiche sociali a sostegno della famiglia: forse il termine <<il nulla esistente>> è un po’ troppo radicale. Certamente si può parlare di gravi omissioni: i cristiani conoscono anche i peccati di omissione.

            In una onesta analisi socio politica, però, non si può ignorare, anche se per taluni è scomodo ammetterlo, l’incidenza che hanno avuto sull’indebolimento della famiglia e sul calo delle nascite anche – non solo ma anche – alcune scelte legislative come quelle sul divorzio e sull’aborto e una cultura, dominante per decenni, che ha squalificato l’impegno domestico della donna come se essa potesse realizzarsi soltanto – non anche ma soltanto – in un proprio lavoro, cui pure ha diritto, fuori della famiglia.

 

Dove nasce il ritrovato interesse per la famiglia?

 

            Viene spontaneo chiedersi: da dove nasce ora il ritrovato interesse per la famiglia? Dalla riscoperta dei suoi valori intrinseci affermati dalla Costituzione dagli artt. 29, 30, 31, o dalle conseguenze che derivano dall’averli perduti di vista o sottovalutati?

            Il Libro bianco non fa cenno ai valori della famiglia – almeno io non l’ho trovato – ma in modo pragmatico riscopre l’interesse per la famiglia di fronte al peso sociale dell’invecchiamento della popolazione, all’allarmante calo di nascite – siamo al penultimo posto in Europa, davanti soltanto alla Spagna – alla diminuzione della forza lavoro. La caduta dell’ideologia del proprio coincide con la caduta degli ideali e valori?

            Ho visto con molto interesse come il Libro bianco vuole inserire la famiglia al centro dell’azione politica: cioè la famiglia non è un capitolo delle politiche sociali, magari formalizzato in una legge sulla famiglia, ma le attraversa tutte.

 

Un soggetto da porre al centro di tutta l’azione politica

 

            Nelle sei aree di intervento prese in considerazione dal Libro bianco, la famiglia e le associazioni delle famiglie sono sempre presenti come protagoniste, alla pari con le istituzioni e con le altre componenti sociali, e questo è molto positivo. Io sentirei l’esigenza che la famiglia fosse veramente posta al centro non solo delle sei aree di intervento delle politiche sociali che più direttamente toccano la vita di famiglia, ma di tutta l’azione politica: questa è una scelta molto coraggiosa e impegnativa del Libro bianco e porta molto lontano.

 

Famiglia e immigrazione

 

            Mi spiego con due esempi. La legge Bossi-Fini sull’immigrazione può avere una forte incidenza in senso positivo o negativo sulla famiglia, non solo per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, importanti per le famiglie degli immigrati, e la sicurezza, un bene importante anche per le nostre famiglie, ma anche per quanto riguarda l’aumento della natalità, che comincia già a vedersi nelle statistiche dell’Istat; per quanto l’assistenza agli anziani e ai disabili nella famiglia, che trova una soluzione immediata, anche se probabilmente transitoria, nelle badanti; per quanto riguarda la forza lavoro in cui gli immigrati riempiono i vuoti lasciati dai bambini che non sono nati. Il Governo, il Parlamento, le regioni, i comuni tengono conto di tutti questi riflessi che ricadono sulla vita delle famiglie. La legge Bossi-Fini li facilita o li ostacola? Credo che <<inserire la famiglia al centro dell’azione politica>> voglia dire anche questo.

 

Dei diritti della famiglia non si parla

 

            I Libro bianco fa molto leva sulle reti di solidarietà operanti all’interno delle famiglia. Prende atto certo <<del fatto che solo una quota marginale delle prestazioni di assistenza è coperta dal sistema pubblico o dal terzo settore>>. Ne deriva il <<carico che la famiglia è costretta a sopportare per garantire solidarietà nei confronti dei soggetti deboli del sistema>>. Perciò l’importanza delle <<reti di solidarietà che operano nelle famiglie tra le famiglie, che hanno una grande consistenza e coinvolgono parenti, amici, uomini su base individuale o uniti in forme associative di vario genere>>. Perciò la famiglia – si afferma – è stata e continua ad essere un potente ammortizzatore sociale, agendo da sistema di protezione dei propri comportamenti nei passaggi cruciali delle fasi del ciclo di vita e in occasione di particolari eventi critici (nascita di figli, disoccupazione, malattia ecc.). E quando diminuisce la disponibilità di tempo da dedicare alla assistenza di membri della famiglia  sembra emergere un <<effetto sostituzione>> degli aiuti informali con aiuti a pagamento.

            E’ interessante questa riscoperta e valorizzazione della famiglia fino al punto di riconoscere il suo ruolo di soggetto protagonista del welfare. Ma non possono non insorgere alcuni interrogativi. Mentre la Costituzione, all’articolo 29, dice che <<la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio>>, e poi esplica come va sostenuta la famiglia nell’adempimento della sua funzione, nel Libro bianco non si parla mai di diritti della famiglia, che si basano sui doveri della società verso la famiglia per la funzione sociale che essa esercita.

            E’ stato per me interessante confrontare il Libro bianco per la parte che si riferisce alla famiglia con la Carta dei diritti della famiglia emanata dalla Santa Sede nel 1983. <<I diritti enunciati nella Carta – si afferma nella presentazione – sono espressi nella coscienza dell’essere umano e nei valori comuni a tutta l’umanità>>. <<La Carta – si dice ancora – è indirizzata principalmente ai governi …e offre a tutti quelli che condividono la responsabilità del bene comune un modello e un punto di riferimento per l’elaborazione di una legislazione e di una politica della famiglia e di una guida per i problemi di azione>>.

            Nel preambolo e nei 12 articoli della Carta sono espressi tutti i diritti fondamentali della famiglia di cui nel Libro bianco non c’è traccia.

            Certamente nel Libro bianco i diritti della famiglia si danno per scontati perché sono affermati dalla Costituzione, ma non c’è il pericolo che la società e le sue istituzioni assorbite da altri interessi, in un clima generale di deresponsabilizzazione delle pubbliche istituzioni, magari sotto una male intesa istituzionalizzazione, e di prevalenza degli interessi privati da parte dei più forti sul bene comune a danno dei più deboli, la famiglia sia lasciata a se stessa e alle sue reti di solidarietà interne alla famiglia e tra famiglie? Non c’è pericolo che soprattutto le famiglie più deboli siano travolte dalla loro crisi se la società nel suo insieme, cioè quello che chiamiamo stato, non si faccia carico di tutelare i diritti e rispondere ai suoi bisogni?

           

Tradurre il riconoscimento della famiglia in leggi e servizi

 

            E’ molto giusto valorizzare e promuovere le reti di solidarietà: e dove non ci sono? E poi nell’analisi che il Libro bianco fa sui riflessi dell’invecchiamento e del calo delle nascite sulla famiglia non viene messa in risalto la conseguente fragilità e la precarietà cui la famiglia è esposta. Perciò le felici espressioni <<inserire la famiglia al centro dell’azione politica>> e <<la famiglia soggetto protagonista del welfare>> aprono un orizzonte nuovo della famiglia nella società e all’impegno della società nei confronti della famiglia, ma per essere autentiche hanno bisogno di essere tradotte in leggi che elenchino diritti esigibili, in servizi, in destinazione di adeguate risorse.

 

Misure a integrazione o a sostituzione dei servizi?

 

            L’impegno del Governo finalizzato a facilitare l’accesso ai fondi distribuiti in ambito sanitario per il sostegno a progetti pilota volti a soddisfare i nuovi bisogni delle famiglie, una fiscalità che tenga conto delle spese per la cura e la crescita dei figli, l’impegno per la promozione degli asili nido anche presso i luoghi di lavoro (perché siano veramente a sostegno della famiglia  e non prevalentemente o soltanto a sostegno della produzione), le facilitazioni di credito per favorire l’accesso all’alloggio da parte delle giovani coppie: queste politiche sulle facilitazioni economiche sono a integrazione o a sostituzione dei servizi sul territorio?

            Credo che porre al centro il bene delle persone e delle famiglie non può non indurre ad auspicare che le linee e le promesse contenute nel Libro bianco diventino realtà. Non possiamo però non porci qualche domanda.

Il <<Gazzettino>>, quotidiano Veneto , del 16 marzo scorso di fronte al fatto che il governo nella finanziaria 2003 aveva tagliato il 58% del Fondo Sociale* rispetto al 2002, riportava la notizia che l’assessore veneto alle Politiche sociali Antonio De Poli, nella veste di responsabile del coordinamento dei colleghi di tutte le regioni italiane, aveva detto: <<Le regioni guideranno , in tutta Italia, manifestazioni di protesta che vedranno scendere in piazza i comuni, le province, le aziende ASL, tutti i soggetti del terzo settore, le associazioni dei disabili e quelle del volontariato, insomma tutta la società istituzionale e civile del paese>> . Di fatto il Governo sotto questa minaccia ha reintegrato il Fondo sociale, anzi con un aumento del 15 per cento. Queste notizie però hanno fatto riflettere, e obbligano a porsi la domanda: a quali condizioni culturali, legislative ed economiche la famiglia può essere inserita al centro dell’azione politica e assumere il ruolo di soggetto protagonista del welfare? E’ la sfida che, forse in modo non del tutto consapevole, il Libro bianco, affermando che vuole inserire la famiglia al centro dell’azione politica , pone al Governo e alle regioni per non cadere in formule vuote e demagogiche.

 

 

 

 

Libro Bianco Welfare (febbraio 2003)

 

Libro Bianco Welfare: Commenti

 

Reddido Minimo Inserimento

L'incerto futuro delle Politiche Sociali in Italia

*Servivano risorse per finanziare gli assegni dell’Inps destinati alle famiglie con almeno tre figli e mancavano risorse per garantire l’accesso alla prima casa alle giovani coppie.