DSA e norma di riferimento: facciamo chiarezza sui disturbi specifici

OrizzonteScuola.it del 04.03.2020


Stando alla definizione del manuale DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), i DSA sono un disturbo del neuro-sviluppo, con un’origine biologica che porta ad anomalie a livello cognitivo, a loro volta associate a sintomi comportamentali dello sviluppo.
I DSA possono anche apparire in compresenza, nello stesso soggetto, con altre problematiche relative al neuro-sviluppo: si parla in questo caso di comorbilità, termine utilizzato per indicare uno stato di maggiore gravità, perché comporta la presenza di più disturbi che interessano diverse aree (linguaggio, attenzione, coordinazione motoria, comportamento, sfera emotiva).

NORMATIVA.
Dal punto di vista normativo bisogna rifarsi alla legge 170 del 2010 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico) per avere un primo quadro di classificazione.

Essa infatti suddivide i DSA in 4 grandi categorie:
DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA, DISCALCULIA.

Inoltre, la normativa tutela gli studenti affetti da DSA, ma in maniera diversa dalla legge 104/1992, poiché parla prevalentemente di interventi didattici personalizzati e di strumenti compensativi, oltre che di misure dispensative e adeguate forme di verifica e valutazione.
A differenza delle misure dispensative – che appunto dispensano l’alunno dal compito da svolgere – quelli compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che facilitano la prestazione richiesta nell’abilità con deficit, o la sostituiscono del tutto.

DISLESSIA.
La dislessia è forse il disturbo dell’apprendimento più noto, e si manifesta – sempre secondo la definizione della legge 170/2010 – con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.
È importante riconoscerla soprattutto nei suoi esordi, dove viene spesso confusa con un rallentamento del normale processo di apprendimento della lettura. Il dislessico riesce a leggere, ma per farlo bene ci impiega più tempo degli altri e fa uno sforzo maggiore, stancandosi prima – di conseguenza.
Un buon strumento compensativo, in tal senso, può essere la sintesi vocale, che permette di traslare a voce un testo scritto.

DISGRAFIA E DISORTOGRAFIA.
La disgrafia indica una difficoltà a scrivere, ovvero a realizzare i segni grafici sul foglio.
È un disturbo specifico della scrittura dunque, legato agli aspetti formali della stessa e collegata al movimento dello scrivere in sé, poiché spesso l’alunno disgrafico presenta una scrittura anomala data da una posizione del corpo non corretta o da una scorretta impugnatura, che porta a lettere irregolari nelle dimensioni, mancato rispetto delle righe o margini e spazi sul foglio.
La disortografia è, invece, anch’essa un disturbo della scrittura, ma si manifesta in difficoltà dei processi linguistici di transcodifica: un esempio è quando lo studente non riesce a scrivere bene quel che ha ascoltato durante il dettato, ma non perché non sappia realizzare i segni grafici sul foglio, bensì perché non ha ben compreso la parola.
Nel primo caso, dunque, sarà utile come strumento compensativo un programma di video scrittura al computer, che permetta all’allievo di utilizzare il correttore automatico dell’ortografia – così da vedersi agevolata rilettura e correzione degli errori.
Nel caso della disortografia, invece, sarà meglio avvalersi di un registratore, che eviti del tutto allo studente di prendere appunti.

DISCALCULIA.
Ultimo dei DSA è la discalculia, ovvero una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.
Essa riguarda dunque l’abilità di calcolo, sia nel riconoscere immediatamente piccole unità (subitizing), che nei meccanismi di calcolo a mente, quantificazione, scomposizione di quantità ecc. Errori comuni, in tal quadro, vanno dall’incapacità di riconoscere il valore dello zero (ad esempio nei numeri in cui compare insieme ad altre cifre, come 110), al banale calcolo di errore.
In questo caso, come strumento compensativo, i docenti potrebbero permettere al ragazzo affetto da discalculia l’uso della calcolatrice.

di Myriam Caratù

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