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Estero o non estero? Ovvero: tra retorica e realtà
Francesco di Lorenzo - 09-04-2016
È veramente sorprendente come si riesca, con il presidente del Consiglio Renzi, a fare confusione su tutto. Ora se n'è uscito col dire che la cosiddetta 'fuga dei cervelli' è frutto di una 'retorica inutile e dannosa'. In realtà i dati, poco smentibili, dicono che negli ultimi anni, tra i tremila dottori in ricerca che hanno conseguito il titolo (dal 2008 al 2010), il 12,9% vive abitualmente all'estero. Secondo l'Associazione Precari della Ricerca, i nostri connazionali che lavorano fuori nazione sono 12mila, e il ritmo di chi se ne va ogni anno dal 2010 è aumentato. Nessuno invece dall'estero viene a fare il ricercatore da noi. Secondo uno studio della Fondazione Migrantes, il flusso degli italiani che risiedono all'Estero negli ultimi dieci anni è aumentato del 49,3%...
Per favore, ha un'idea per la scuola?
Francesco di Lorenzo - 22-11-2013
La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia perché il nostro Paese non ha rispettato la direttiva Ue sul lavoro a tempo determinato. In breve, in Europa se ne sono accorti, non è possibile utilizzare i precari, nel nostro caso della scuola, per anni, facendogli fare lo stesso lavoro di tutti gli altri ma mantenendoli in una condizione da sottocategoria, con meno diritti e con un contratto di lavoro diverso. Nel corso di questi anni si sono già sentiti casi isolati di ricorsi vinti da singoli docenti appellatisi proprio a questa direttiva europea, ma ora sembra che la situazione sia un poco diversa, o quantomeno questa volta include una quantità di persone maggiore.
Intanto il premier Letta ha lanciato l'idea di nominare ogni anno una capitale italiana della cultura. E la scuola, questa Cenerentola che sta scivolando pian piano nell'ordine delle notizie di secondo piano, anche perché si ripetono, quando si interviene, sempre le stesse cose e si dimenticano argomenti seri e importanti?
Monti, Renzi, Napolitano, D'Alema...
Giuseppe Aragno - 19-11-2013
Ho lavorato dodici ore e va così da molte settimane. La notte, quando mi accorgo di non avere più la forza per andare avanti, lascio poche parole scritte con una penna rossa sul foglio che ho davanti:
La migliore difesa molto spesso è l'attacco
Giuseppe Aragno - 17-09-2013
All'azienda scuola sono stati sottratti 10 miliardi di euro e non si sa più come evitare il fallimento? Per favore, calma e ricordiamoci che "la miglior difesa è l'attacco". Parlano chiaro tra loro il Presidente del Consiglio e il ministro dell'Istruzione, perché in fondo sanno di non correre rischi. Il mondo dell'informazione, quello che conta soprattutto e ha grande influenza sull'opinione pubblica, è tutto dalla loro parte e questo ha un peso decisivo.
Ideologia della Prassi Scolastica
Gennaro Tedesco - 13-06-2009
Le spinte della globalizzazione e la controspinta del localismo, la politica non solo educativa europea e nazionale, l'estensione e il consolidamento del processo di autonomia scolastica, la crisi non solo economica mondiale, hanno contribuito alla nascita e alla formazione di una vera e propria ipostatizzazione delle prassi scolastiche che, in qualche modo, in virtù di un processo tutto interno alle istituzioni scolastiche, si è trasformata in un nuovo genere di ideologia .
I numerosi interventi riformatori succedutisi quasi ininterrottamente e spasmodicamente negli ultimi anni e abbattutisi dall'esterno pesantemente sulle teste dei docenti mal pagati, in evidente crisi d'identità e senza validi, moderni e duraturi piani di aggiornamento all'altezza della sfida planetaria della complessità non solo epistemologica e percepiti dagli stessi come estrinseci e non intrinseci al loro sistema di appartenenza, la virulenza e la radicalità dei sommovimenti culturali ed educativi, l'irruenza ideologica dei genitori, assecondata demagogicamente da una classe dirigente che della Scuola, apparato debole, ha fatto merce e moneta di scambio, che ha scambiato la didattica e la formazione come qualcosa di facilmente "erogabile", "standardizzabile" e alla portata di tutti, la mancanza di investimenti e i tagli in tutti i settori della conoscenza, dalla formazione alla ricerca, la totale e assoluta alterità dei nuovi linguaggi e nuovi immaginari delle ultime generazioni di adolescenti e giovani, probabilmente con la non voluta "complicità" delle varie e cangianti gestioni ministeriali, hanno introdotto nel nostro sistema formativo, sia nella scuola vera e propria che nei pochi e in via di estinzione ricercatori e formatori addetti all'aggiornamento, una tendenza sempre più sottile e subdola alla burocratizzazione e soprattutto alla specializzazione non solo del corpo docente ma anche degli stessi dirigenti e degli stessi formatori. Tale fenomeno è in piena maturazione e non sempre viene percepito e tanto meno colto nelle sue stravolgenti dinamiche.
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