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Francesco di Lorenzo - 31-08-2013
Parlando del prossimo decreto sulla scuola annunciato dal governo qualcuno ha detto che sembra la tela di Penelope. L'elenco delle cose che ci sono o non ci sono dentro, e che aumentano o diminuiscono a giorni alterni, è importante per tutti gli operatori della scuola, come è importante per la credibilità di questo governo. Parole. Come se questo fosse un governo con qualche prospettiva. Non scherziamo. Programmi e progetti futuri, a scuola già iniziata, sono solamente palliativi e spostamenti nel tempo di decisioni. Per la risoluzione dei problemi della scuola si ripassi tra qualche tempo, magari tra qualche anno. Per adesso, resta quello che abbiamo sotto gli occhi: ulteriori tagli e nessuna soluzione della faccenda dei precari.
Passato lo voto, gabbata la schola
Vincenzo Pascuzzi - 14-02-2013
Si dice "Passata la festa, gabbato lo santo". E' un proverbio che possiamo adattare in "Passato lo voto, gabbata la schola", usando un italiano un po' .... anticato. Il senso è che ora, alla vigilia del voto, tutti i partiti promettono a iosa riguardo alla scuola ma poi, a partire dal 26 febbraio, manterranno poco o nulla accampando le scuse più bizzarre, varie e improbabili.
C'è inoltre la inquietante e sgradevole sensazione che poco o nulla cambierà in futuro per la scuola, per gli studenti, gli insegnati e l'altro personale. Impalpabili elementi inducono la percezione (si spera errata) di un sotterraneo accordo, in tal senso, già in atto e condiviso da una molteplicità di soggetti politici e sindacali.
Del merito e dell'autonomia!
Maurizio Tiriticco - 07-05-2009
Sono in molti - anche se non tantissimi - a pensare che l'insistenza sul merito, di cui l'attuale Amministrazione si fa paladina, contribuisca a rendere più efficiente ed efficace il nostro sistema di istruzione, che da troppi anni promuoverebbe i suoi alunni sempre e comunque indipendentemente da un reale incremento di conoscenze, competenze, cultura. E i risultati di Pisa, da alcuni anni ad oggi, confermerebbero tale stato di fatto. Pertanto, occorrerebbe ricostruire una scuola "seria" e "severa", come quella pressessantotto, che sappia in primo luogo promuovere il merito!
Ma, se promuoviamo il merito, che ne facciamo del demerito? Promuoviamo pure i meritevoli, ma vogliamo anche permettere che vengano prodotti immeritevoli? Questa era la scuola di un tempo, funzionale ad un contesto socioeconomico in cui non tutti dovevano essere meritevoli perché gli immeritevoli avrebbero costituito comunque e sempre quella forza/lavoro manuale di cui il sistema aveva necessità.
Del resto a capaci e meritevoli - quindi distinti dagli incapaci e dagli immeritevoli - pensavano anche i Padri costituenti quando vollero che la Repubblica garantisse loro, se privi di mezzi, il raggiungimento dei gradi più alti degli studi (Cost. 34). Ma occorre ricordare che negli anni Quaranta, usciti dal disastro della guerra, non potevamo sapere che gli incapaci e gli immeritevoli non esistono per nascita, ma in forza di un'attenta e sapiente selezione sociale che da sempre ha creato classi di ricchi e di poveri, quindi di "intelligenti" e di "ingenui", di meritevoli e non meritevoli.
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