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Fuoriregistro del 19/05/2002 - a.s. 01/02
f u o r i r e g i s t r o
newsletter del 19/05/2002

Sommario
Il cerchio di Giotto
di Emanuela Cerutti
Lettera aperta a chi andrà a Barbiana
di Gianni Mereghetti
Riprendiamoci il tempo, diamoci tempo, diamo il tempo!
di Giacinto Verri
Sulla giustizia minorile
di Vicenzo Andraous

FIOCCO ROSA IN REDAZIONE!!!
Fuoriregistro propone all'attenzione e alla partecipazione dei suoi lettori la nuova sezione Tam-tam: per iniziative da diffondere, appuntamenti da non perdere, scambi di esperienze, offerte, richieste e tutto quanto possa farci sentire insieme nel lavoro scolastico.
Collabora con noi!

Il cerchio di Giotto
di Emanuela Cerutti

Cominciamo dalla persona umana.
Da mettere al centro.
Già qui c’è un errore di prospettiva, perché non esiste individuo al di fuori di un insieme, di una collettività alla quale deve rendere conto e che costituisce come parte ineliminabile. Come non esiste un elemento al di fuori di un sistema con cui interagisce.
In nome della sacralità della singola persona e poi del singolo popolo ne abbiamo compiute di dissacrazioni, da Adamo ad oggi. E continuiamo, imperterriti, difendendo una dignità a senso unico, che perciò stesso non esiste più, rimane solamente l’affermazione di una parte solitaria con pretese di totalità.
“Diritto del singolo" è una specie di tautologia, che si ferma lì.
Come il mio diritto al riposo si ferma, tutte le sere, davanti al diritto di bocche affamate, o il mio diritto ad un orario comodo cozza tutti gli anni, a settembre, col diritto di alunni e studenti ad una distribuzione disciplinare armonica, o ancora il mio diritto ad un giorno di permesso sbatte drammaticamente il naso contro il diritto di credibilità dei lavoratori in sciopero…e si potrebbe allungare la lista col diritto ad avere risorse per me sapendo che le toglierò a qualcun altro, o a liberarmi di un insegnante incompetente sapendo che finirà nella classe accanto, o a dire a qualcuno quello che penso sapendo che avrà diritto ad arrabbiarsi per questo…
Universo quotidiano condito di banalità, ma nostro.

Nell’epoca delle grandi affermazioni di principio e dei diritti umani spezzo una lancia a favore del caos primordiale.
E mi metto in ascolto di ogni decibel di rumore, frastuono o musica che sia.
Sento le sferzate (con il bastone, maestra, e, se sei tanto cattivo, senza scarpe e calze) contro l’ignoranza: nessuna contestazione, gli insegnanti hanno il diritto di picchiare, che si tratti di Tunisia, Marocco, Albania, Kosovo, Macedonia dell’oggi o valli bergamasche del ventennio descritte dalla Gianini Belotti e confermate da altre Belotti che allora erano bimbe.
Sento la resistenza all’innovazione da parte di quelli che decidono e da parte di quelli che dicono che bisogna andare avanti: sperimentazioni bloccate prima di risultati significativi, reti territoriali proclamate e smentite nel breve volgere di timori autonomisti, promesse europeizzanti e “territori” alla rovescia nel pentolone delle cattedre estere.
Sento lo stridore dei catenacci del programma, altisonante dover essere impermeabile a qualunque variabile, comprese quelle che tutti i giorni cercano di dirti che esistono.
Di là, sento la risata di Abdel, che corre più veloce delle sberle in arrivo e poi torna a sedersi, perché “tanto anche i grandi dimenticano cosa stavano facendo”.
Sento le voci di studenti che prendono per mano bambini e li fanno giocare e gli spiegano un’acca troppo difficile, mentre nell’aula accanto Signornò disprezza il lavoro volontario: in fretta, perché tra cinque minuti ha una lezione privata o un fondo regionale da riscuotere ( scusa, non te l’avevo detto?).
E sento anche il dirompente furore di Michele, che, da un letto d’ospedale, appanna con la sua aria di scherno lo specchio del successo scolastico monitorato dai pasciuti questionari all’uopo predisposti: niente da fare, la macchiolina non se ne va.

Mi permetto di essere contro, convinta che una parte di odio scaldi e colori ogni passione profonda, o che la lotta dell’uomo, da sempre, sia il tentativo ribelle di colmare fratture.
Nulla di “necessario”, certamente: ci si può attestare su uno dei due margini a guardare l’abisso, ci si possono gridare da una parte all’altra le proprie ragioni, lasciandole rimbalzare su pareti di gomma, si può anche fingere che di là non ci sia nulla. Scelte etiche, o scommesse metafisiche.
Però sarebbe “sufficiente”: perché la giostra riparta quel tanto che basta a ridisegnare il sogno.

Barbiana non è un santuario: è una frontiera concretissima che si tuffa nelle sicurezze, le interroga e le ferisce, allora come oggi.
Don Milani non è un mago: sa in anticipo che non riuscirà ad abbattere “il muro della diffidenza e l’odio di classe”. Ma vuole una scuola che non riempia tanto “l’abisso di ignoranza, quanto quello di differenza”.
“Non si tratta di fare di ogni operaio un ingegnere e di ogni ingegnere un operaio. Ma solo di far sì che l’essere ingegnere non implichi automaticamente anche l' essere più uomo”.

Solo.
Più contro di così…
Allora, non si tratta unicamente dell’”umanità di ogni singolo ragazzo”, ma di un mondo di relazioni da rivoluzionare, di pregiudizi da abbattere e di discorsi nuovi da fare: un’intera scala di valori da rimettere in piedi, con priorità da rivendicare e comuni desideri da ricontrattare.

Ci sono poli universitari baciati dai finanziamenti miliardari (euro concedendo) da poco approvati e piccoli comuni senza locali scolastici, nelle cui giunte stato e regioni giocano al “tocca a te” di turno.
Ci sono scuole che saranno deprivate di risorse, ma arricchite di materiale umano, a riprova dell’efficiente intuizione di Lavoisier sulla conservazione della massa.
Ci sono Penelopi in attesa di definizioni contrattuali, mentre Ulisse l’eroe gioca con la bella Circe al miglior trasformismo possibile: e i Proci gozzovigliano.

A Barbiana il ponte è stato gettato e la prospettiva corretta: l’utopia rivela il suo volto più autentico e più pericoloso, quello della realizzabilità.

Trecentosessanta gradi perché il cerchio si chiuda, come fece Giotto, il pastore, su questa stessa terra, silenziosamente, molti anni fa.

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Lettera aperta a chi andrà a Barbiana
di Gianni Mereghetti

Carissimi amici che il 19 maggio sarete a Barbiana,

non condivido la vostra iniziativa, la rispetto, ma vi chiedo di abbandonare la strada dello scontro politico per arrivare ad un dialogo reale sulla scuola che c'è, così che si possano porre le condizioni di quella che sarà.
Troppa utopia determina ancora il dibattito sulla scuola, troppi sogni ed illusioni, mentre il punto di partenza per qualcosa di veramente nuovo può essere solo ciò che c'è, ossia la nostra professionalità di insegnanti, il nostro impegno con la vita, le nostre competenze, il nostro sguardo alla realtà, e poi le domande degli studenti che ci troviamo di fronte ogni mattina, quelle dei genitori, quelle del contesto in cui operiamo.
Questa è la scuola, una quotidiana costruzione con al centro la libertà, quella di noi insegnanti, quella degli studenti, quella dei genitori.
Se ripartire da Barbiana significa prendere sulle spalle la nostra libertà e costruire un luogo dove tutti la possano esercitare, come fece energicamente don Milani, promuovendo l'umanità di ogni ragazzo, allora sì, ripartiamo da Barbiana!
Se invece ripartire da Barbiana non significa altro che continuare ad essere contro, allora no, non ci sto, perchè oggi più che mai i nostri studenti hanno bisogno non di chi va contro, ma di chi prende a cuore il loro desiderio di conoscere, di vivere, di amare.
E questo è possibile solo se accanto a loro ci siamo! Con la nostra umanità, con il nostro cuore, con la nostra cultura, con tutti i nostri limiti.
Rivendichiamo allora l'unica cosa decisiva in una riforma, il diritto di essere noi a farla!
Questo voleva don Milani, che non la struttura nè le regole fossero al centro della scuola, ma la persona umana.
Questo, e solo questo dobbiamo chiedere al ministro, che ci lasci il diritto ad imprimere il nostro volto umano alla scuola che sarà.
Grazie per la vostra attenzione.

Gianni Mereghetti
Abbiategrasso


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Riprendiamoci il tempo, diamoci tempo, diamo il tempo!
di Giacinto Verri

Il “tempo” è la dimensione propria dell’apprendimento o, meglio, della padronanza e della capacità/possibilità di esercitare competenze.
La misura del tempo, quale che sia, attesta e condiziona, fin dall’inizio, il successo o l’insuccesso…non solo nella scuola ma anche nell’ambito sociale.
Cieco è colui che intende i tempi della vita scolastica (per limitarci) come scansione di materie, apprendimenti, obiettivi, frequenze, verifiche.
Il tempo che il bambino trascorre a scuola è in tutti i sensi tempo di vita e come tale deve essere considerato e progettato.
Questa semplice considerazione supporta una visione del bambino che non viene a scuola solo per apprendere le materie, ma per scoprirsi anche attraverso le materie, per mettersi alla prova e tanto più quanto gli insegnanti stessi si mettono alla prova, ossia sperimentano.
Questa dimensione ha costituito un elemento fondante, fin dall’inizio, dell’esperienza del tempo pieno proprio in quanto, anche istituzionalmente, esso favoriva la visione di un bambino come tale e non solo come alunno (termine che andrebbe eliminato), calato nei suoi tempi, e di conseguenza, la messa in comune delle risorse dell’ambiente progettato per facilitare, rendere degno di essere vissuto il suo stesso apprendimento.
Cosa accomuna il tempo del bambino, il tempo pieno alla collegialità delle risorse?
Non sono le affinità o i punti di contatto (trasversalità, interdisciplinarità…) a determinare la necessità di una progettazione collegiale e scientifica (il termine programmare andrebbe limitato al puro formalizzare i contenuti e le procedure), ossia non sono, per porre un esempio accademico, gli ambiti a coniugare le discipline, le materie (la matematica e la scienza e il rapporto prioritario del linguaggio significante?), ma il tempo che esse investono, le dinamiche che supportano rispetto alle realtà, plurali e semantiche, della vita della scuola: organizzazione, tessuto territoriale, aspettative, capacità di relazione delle componenti….
La scuola che s’intende come parziale tempo del bambino è una scuola che non invita il bambino, non lo fa sentire appartenente…e basti constatare spesso la scarsa coscienza delle problematiche dell’intercultura, del disagio e dell’handicap.
La scuola che s’inventa, si proietta e investe e sperimenta sul bambino come tempo di appartenenza invece pone in essere contesti, situazioni altamente stimolanti, coinvolgenti e, in ultima analisi, apprenditive.
Forse la differenza non è di primo acchito così chiara…ma per me è ampia e vasta: un abisso tra, da una parte, tempo modulare, prolungato e, dall’altra, tempo pieno.
Proprio su questa variabile di comprensione, di validità la scuola in cui opero tutt’ora ha optato per la chiusura del tempo pieno e con motivazioni che davvero sconcertano: in realtà il problema reso visibile era quello dello scarso numero d’iscritti alla mensa e la falsa coscienza che il tempo pieno fosse uno strumento per dare lavoro ad altri colleghi, mentre il problema latente, reale, profondo era proprio la visione di un tempo scarso, di un bambino scarso, di una scuola scarsa.
Infatti dall’anno successivo alla chiusura del tempo pieno, il numero delle frequenze del tempo mensa è andato costantemente aumentando fino a raggiungere la metà degli iscritti alla scuola e a costituire un interessante problema di investimento improprio delle risorse scolastiche.
Ciò che si voleva evitare, ossia facilitare il rapporto famiglia-bambino, è rientrato dalla porta di servizio!
E altrimenti non poteva essere visto che la richiesta del tempo mensa (da non confondere con il tempo pieno) è comune a non poche scuole e riflette un’esigenza rinnovata di affidamento dei minori.
Quegli elementi per i quali si riteneva il tempo pieno ormai esperienza esaurita, sono stati decisamente sconfessati: depauperamento delle compresenze (della complementarietà, della sperimentazione, del lavoro in gruppi) ridotte a supplenze, dequalificazione del rapporto relazionale del tempo di investimento e progettazione, riduzione della scientificità del processo educazionale (ooservazione sistematica, controllo, feedback e via dicendo) e in fondo affermazione di un alunno (non di un bambino) che deve essere a misura della scuola (ossia delll’insegnante, del gruppo degli insegnanti, dell’organizzazione, delle materie e della dirigenza), del tempo della scuola.
Coloro che hanno avvertito questo rischio, d’incalcolabile conseguenza sociale, hanno cercato, forse non deliberatamente, di porvi rimedio attraverso l’autonomia scolastica e la riforma dei cicli (stupenda e unica a mio avviso).
In effetti a ben pensarci molto accomunava l’autonomia con il tempo pieno e uso il tempo verbale giusto, quasi del passato, in quanto, allo stato attuale delle cose, non può esserci autonomia, tempo dimensionale se non sussistono flessibilità organizzative, autonomie organizzative e didattiche, responsabilità educative, collateralità territoriali, in una parola sistematicità d’intenti e d’azione comuni, progettate, perseguite.
Con nostalgia (si fa per dire) rammento il gruppo degli insegnanti del tempo pieno teso ad una idealità che doveva diventare e diventava pratica, discorso, linguaggio, tensione, didattica educativa.
Come dire: se la didattica è l’arte del domandare e del domandarsi, l’educazione alla didattica è l’arte del saper porre più risposte, più esperienze, più anzi meglio la dimensione della pluriappartenenza del bambino.
Mi spiego: la scuola intende il tempo scolastico solo come proprio e non in attivazione, interazione, diciamolo, interattività, con il contesto sociale, culturale, territoriale, ossia intende il bambino come semplice alunno, come se oltre a questo non sussistessero tempi che danno tempo, occasioni che danno occasioni….mentre il bambino porta con sé, come singolo e come gruppo, le sue appartenenze multiple, appunto pluridimensione.
Nell’investigare il bambino, nell’investirlo non si proietta soltanto il tempo della scuola (come purtroppo sembra oggi avvenire), ma il tempo del bambino stesso, lo si condiziona e tanto più la scuola è modulo, tempo parziale e non tempo pieno tanto più questa proiezione è negante.
La validità del tempo pieno, insieme alla ricchezza dei tempi e delle risorse ad essi connessi, alla possibilità di agire su diverse dimensioni e contesti, consiste in questa visione del bambino! Non in altro!
L’autonomia organizzativa di cui il tempo pieno godeva, la possibilità di intersecare, interagire, intrufolare sembrano cose perdute, processi passati, di fronte all’emergere sostanziale di una burocrazia che dal provveditorato si è semplicemente autonomizzata negli istituti comprensivi, quali che siano gli ordini di scuola raggruppati.
Per chi opera con le divisoni il paragone è calzante: comunque la mettiamo 12 diviso 3 fa 4 , 12 diviso 4 fa 3 e gli elementi non cambiano, le funzioni non si modificano: il dirigente controlla e gli insegnanti eseguono!
Anzi laddove scuola media ed elementare sono comprensive (termine assai inadatatto) e il dirigente è un ex “preside” la scuola elementare ha fatto, in generale notevoli passi indietro e da ogni punto di vista: le risorse devono essere disciplinate per materie, il termine progetto non ha alcuna valenza e quindi di fatto nemmeno i bisogni degli alunni.
L’importante è garantire a tutti il tutto e non considerare il tempo pieno del bambino come tempo dell’alunno.
Ne titolo ho cercato di esemplificare quanto intendo; ossia senza riprenderci l’idealità del tempo pieno dell’alunno (i suoi bisogni), non possiamo rendere autonomie reali nè la didattica né l’educazione (darsi nel tempo dell’alunno) e quindi dare tempo (occasioni, percorsi, progetti, risorse, respiri) ai bambini.
Davvero un gran peccato sia per il tempo pieno che per l’autonomia!



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Sulla giustizia minorile
di Vicenzo Andraous

In questo paese ubriaco di schizofrenie dialettiche, di scosse telluriche a intermittenza, che provocano cedimenti istituzionali e piegamenti umani, mi viene da pensare ( meno male che il pensiero è strumento di libertà riconosciuto ontologicamente ) a come punire sia più facile che prevenire e agire con composta fermezza.
Penso alle riforme sulla Giustizia minorile ( tutte in linea di partenza, senza box a proteggerne eventuali riparazioni ), alla disinformazione dilagante, a come sia facile dire, per non dire nulla.
Ad esempio che un minore è imputabile un giorno dopo il compimento del quattordicesimo anno di età. Eppure, nella comunità in cui svolgo la mia attività di tutor, mi sono affidati giovanissimi di dodici-tredici anni, condotti in comunità ( quindi non per loro scelta ) a seguito di interventi mirati e conclusivi da parte dei Centri Servizi Sociali per minori, i quali si pongono a mezzo e tutela del minore, quando è provata la disgregazione del nucleo familiare, quando persiste l’evasione scolastica, nonché il rischio ricorrente di comportamenti che sono di per sé già reati contestabili.
Penso allora ad un dodicenne che commette un reato, penso a quanto poco conosciamo di questo ragazzo, e quanto quella sua irresponsabilità sia somma e detrazione di una responsabilità che appartiene a pieno titolo ad un pubblico ben più adulto.
Quale carcere e quale pena sono giuste per un adolescente che non sa riconoscere ancora sentimenti complessi e ruoli ben definiti all’intorno? La domanda spinge…eppure già, esiste, dapprima, un’esclusione, e a seguire un’inclusione in agenzie di controllo e trattamento…che per fortuna non sono solo sotto formato carcere.
Davanti ad accadimenti tragici, che scompongono le coscienze, è chiaro che sale alta una esigenza doverosa di Giustizia, quanto meno per un’attenzione sensibile nei riguardi delle vittime. A tal proposito, e in linea con una comunicazione mediatica a dir poco strumentale, non è lecito sapere, che nel campo delle scelte di politica criminale per minori, è in sperimentazione un percorso innovativo di non poco spessore nel diritto di una procedura penale che custodisca umanità e speranza in ogni azione di contrasto.
Esiste appunto, un tavolo di mediazione, con un giudizio sospeso, affinché “colpitore e colpito “ possano avvicinarsi, perché al male fatto non segua altro male fine a se stesso, e chi cerca risposte e Giustizia al proprio dolore, possa guardare negli occhi l’altro.
Al di là del tavolo di mediazione, c’è il minore, e la possibilità che subentri la consapevolezza del male perpetrato, affinché il senso di colpa si trasformi in un sentimento diverso, di ben altra dimensione interiore, ciò per evitare che posto nella stessa condizione abbia a ripetersi l’identico comportamento deviante.
Penso alla difficoltà di accettare un consenso alle regole, perché costa fatica intellettualmente e fisicamente, e credo sia talmente inusitato il peso di questo tentativo, che forse è assai più facile lasciarsi andare all’emotività, alla richiesta di inasprimento delle pene, al comodo rifugio: “ tanto non accadrà mai ai miei figli”.
Penso ai tanti giovani nelle comunità, che cadono e si rialzano, e in una sopraggiunta responsabilizzazione trovano capacità di vista prospettica.
Di fronte alle delusioni, ai fallimenti, non solo al disagio esistenziale di un minore, ma alle eredità conflittuali lasciate sulle loro spalle, persino davanti al disagio psichico, alle patologie, penso che occorra perdere una battaglia, per vincere la guerra, e ritrovare un senso a dare, per non assuefarsi alle facili conclusioni o rese, che alimentano paure e insicurezze, e soprattutto interrompono quel collante che tiene insieme una società.
Una società che sa recuperare, che produce “ il bene “ nel nome della centralità dell’uomo, è una società che riconosce il valore della libertà, e libertà sottende capacità di sostenere una scelta.
Anche la più difficile.

Vincenzo Andraous
Carcere di Pavia e
tutor Comunità “Casa del Giovane” di Pavia
Maggio 2002

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Brevi di cronaca
Cannes: allarme armi
Corriere della Sera - 18-05-2002
Il «supermarket» delle armi Usa nel primo documentario in gara, "Bowling for Columbine", indagine choc ed ironica denuncia del "terreno di cultura" della violenza. «Negli Usa ci sono 280 milioni di abitanti e 250 milioni di armi in circolazione. Per comprarne una basta la patente», ricorda il regista Michael Moore.


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Studenti e insegnanti nel paese di don Milani
La Nuova Ferrara - 18-05-2002
In "Lettera a una professoressa" don Lorenzo Milani e i suoi alunni spiegavano che la peggiore delle ingiustizie scolastiche è trattare tutti allo stesso modo, poichè con questo criterio gli ultimi (i più poveri, i meno acculturati, gli svantaggiati) sarebbero rimasti indietro. Lo dicevano circa 50 anni a fa a Barbiana, dove un prete coraggioso e anticonformista si batteva per una scuola che fosse realmente di tutti e per tutti. A questi principi fondamentali si richiama la marcia che domenica 19 maggio da Ponte Vicchio raggiungerà la chiesa di Barbiana dopo 2 ore di cammino.

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Mantova: multa alla Preside previdente
Corriere della Sera - 17-05-2002
Ha segnalato al Comune e ai Vigili del fuoco la mancanza degli indicatori delle uscite di sicurezza alle scuole media di Castel d'Ario (Mantova) e, per tutta ricompensa, si è vista recapitare una multa di 1.023 euro, in seguito ad un sopralluogo.
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«Genitori, tenetevi pronti».
Il Mattino;Il Messaggero - 17-05-2002
Il ministro Moratti annuncia la riapertura delle iscrizioni per materne ed elementari. Ed è subito polemica.
Novità anche per le superiori.
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Le regole e gli uomini
La Gazzetta del Sud;La Repubblica - 16-05-2002
In aula 750.000 mini-guide sugli esami di maturità del prossimo giugno. È infatti iniziata da alcuni giorni la distribuzione, negli istituti statali e paritari, dell'opuscolo «Il tuo esame di Stato», messo a punto dal ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Lo rende noto lo stesso dicastero. Intanto sul sito del ministero sono stati pubblicati tutti i nomi dei presidenti di commissione, che per la prima volta non prevede altri docenti esterni.
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I "risparmi" di Tremonti
Liberazione - 16-05-2002
Il ministero in questi giorni ha utilizzato uno stanziamento destinato alle scuole pubbliche per stampare un opuscolo destinato alle famiglie in cui ci spiegherà ogni buona ragione della sua riforma. Naturalmente, tralascerà di soffermarsi sullo stato attuale e le future conseguenze dei tagli voluti dalla finanziaria: grande operazione risparmio che il governo definisce "razionalizzazione delle dotazioni organiche".
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Ferrara: i professori dei corsi abilitanti reclamano i pagamenti
La Nuova Ferrara - 16-05-2002
Vogliono mettere in mora il provveditore Giuseppe Inzerillo e il ministro Letizia Moratti. Arrivano a minacciare una «eventuale azione legale». Non ne possono più di aspettare i loro soldi, gli insegnanti dei corsi di abilitazione che dal 1999 all'anno scorso hanno formato almeno duemila colleghi.
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Napoli: Prof nell'albo dei cattivi
La Repubblica - 16-05-2002
«HA VIOLATO la privacy e la nostra autonomia. Ci ha esposti alla gogna additandoci come irresponsabili» è la denuncia dei docenti dell'Istituto professionale Vittorio Veneto, che accusano la dirigente, Ida Annunziata, di aver affisso all'albo della scuola l'elenco degli insegnanti che non avevano accettato di accompagnare i ragazzi in viaggio d'istruzione.
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Dalle cyber-scuole ai mattoncini
Il Giorno;La Repubblica - 14-05-2002
Mentre le cartelle degli studenti diventano elettroniche e il progetto sperimentale, denominato «e-scuola», si avvia nelle provincie di Milano e Brescia, in uno sperduto angolo di Danimarca l'azienda che costruisce giocattoli da settant'anni, dopo aver sperimentato nuove produzioni come computer e giochi elettronici torna alla grande verso l'antico. Dopo aver visto finire in rosso i suoi bilanci.
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Usa, studenti divisi per sesso
Il Nuovo - 14-05-2002
Il Dipartimento dell'Istruzione americana propone di abolire le classi miste. Secondo senatori e avvocati gli studenti rendono di più se, con loro, non studiano ragazzi di sesso diverso. E scoppia la polemica.
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Aria d'esame...
L'Unione Sarda - 13-05-2002
Nei giorni scorsi sono arrivati negli istituti che hanno aderito a questo progetto pilota, predisposto dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema d’istruzione, i plichi con i quesiti relativi alle due discipline prescelte: l’italiano e la matematica.. Promosse o bocciate saranno le singole scuole (non gli studenti o gli insegnanti), considerate nella loro veste di agenzie di formazione con uno statuto di autonomia didattica e amministrativa.

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Saranno Maturi...?
Corriere della Sera - 13-05-2002
La riforma Moratti ha sdrammatizzato la prova lasciando però aperti i problemi di una valutazione omogenea dei risultati. Molti i dubbi su una prova definita "blindata". Gli studenti: con i commissari interni più difficile fare bella figura. Gli insegnanti: sarà un test di routine...


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Tam Tam
Vacanze alternative!
Il Carcafucio - 16-05-2002
Il CARCAFUCIO è un'associazione apartitica e aconfessionale, nata nel 1990 per sensibilizzare alle tematiche della nonviolenza un numero sempre maggiore di persone.
A tale scopo organizza settimane di vacanza durante le quali le suddette tematiche vengono affrontate:
- a livello personale: con la possibilità di praticare lo yoga, di partecipare ad incontri dedicati alla medicina alternativa e all'alimentazione naturale, di approfondire la conoscenza di se stessi e degli altri con giochi e tecniche inseriti in un training di educazione ai rapporti;
- a livello di gruppo: in un clima di vita comune vengono proposti giochi di conoscenza, di valorizzazione, di fiducia e cooperazione, nonché momenti aggregativi, quali danze, letture e giochi di società;
- a livello politico: si propongono tecniche di risoluzione nonviolenta dei conflitti attraverso giochi di simulazione
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Servizio civile femminile
Comune di Modena - 16-05-2002
Il Comune di Modena inaugura il servizio civile volontario femminile. Oggi l’assessore ai Servizi sociali, Alberto Caldana, ha infatti presentato il
primo bando riservato alle ragazze dai 18 ai 26 anni. I posti per ora sono 10, le volontarie saranno impegnate per dodici mesi, 30 ore la settimana, e
riceveranno una diaria di 15 euro al giorno. L’attività a cui dovranno dedicarsi? Assistenza agli anziani e ai disabili non autosufficienti.
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Utopia possibile
Cinzia Paci - 16-05-2002
"La scuola per l'alternativa": incontro con Riccardo Petrella, Presidente onorario ATTAC Italia e Presidente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale dell' Acqua. A Torino il 17 maggio.
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Tra solitudine e Vangelo: la vicenda di don Milani
Acli Bergamo - 15-05-2002
A Bergamo il 31 maggio serata-incontro per ripensare all'attualità e alla profezia di don Milani, a 35 dalla sua morte.
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f u o r i r e g i s t r o
FuoriRegistro si richiama al titolo di un bel libro di Domenico Starnone edito da Feltrinelli. Un romanzo gustoso e divertente sulla scuola vista dall'interno, attraverso l'agire concreto di chi ogni giorno si scontra con le sue mille contraddizioni. La rubrica intende essere uno spazio aperto al racconto delle personali esperienze quotidiane, siano esse episodi di cronaca che muovono al riso o allo sdegno o riflessioni intorno ai più vasti temi di ordine politico-culturale che attraversano le nostre aule così come le nostre piazze.
Questa newsletter, che ha una cadenza settimanale, è a disposizione di chiunque voglia collaborare; il modulo on-line permette di inviare contributi sotto forma di testi o di file, evitando i rischi di infezioni ai quali la posta elettronica, e particolarmente gli allegati, è purtroppo esposta.
Rimane comunque possibile comunicare con la redazione all'indirizzo fuoriregistro@didaweb.net e consultare tutti i precedenti interventi alla pagina http://www.didaweb.net/fuoriregistro/.
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Redazione: Emanuela Cerutti, Marino Bocchi. Sito: Maurizio Guercio. - È una iniziativa DIDAweb


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