Newsletter precedente Newsletter successiva  

Fuoriregistro del 13/01/2002 - a.s. 01/02
f u o r i r e g i s t r o
newsletter del 13/01/2002

Sommario
Ho partecipato agli Stati Generali
di Gianni Mereghetti
Zucchero e miele
di Corrada Cardini
Il DDL della Moratti
di M.B.
Noi, insegnanti elementari molto arrabbiati
di Chiara Benciolini
Nella calza della befana
di Emanuela Cerutti
Un pò di chiarezza sulla riforma "Bertagna"
di Prisma
Una riforma.......da riformare
di Salvatore Miraglia
Finanziaria: nessuna attenzione per i disabili
di Rolando A.Borzetti
Riforma, alcuni elementi da considerare
di Consalvo Babboni
Il freddo del 2002
di Antonio Limonciello
Osservatorio per la tutela e il rilancio della Scuola Pubblica
di Maria Sirago
Casa Estudiantil
di Anna Maria Bertoldo
Destra di casa nostra
di Corrada Cardini
Bambini
di Giulio Vittorangeli
Condividiamo le ragioni della protesta
di Liceo Scientifico "Santi Savarino" (Partinico - Palermo)
Dialogo con le scuole islamiche
di Federico Repetto
La creazione dei deserti
di Emanuela Cerutti
Beatrix Potter
di Emanuela Cerutti
Per chi ha parlato il Papa
di Vincenzo Andraous - Gianni Mereghetti


Ho partecipato agli Stati Generali
di Gianni Mereghetti

...e vi dico che la Piazza non ci rappresenta

Ho partecipato agli Stati Generali dell'Istruzione e vorrei esprimere qualche considerazione.
Innanzitutto quello inaugurato dal ministro Moratti è un metodo nuovo per fare la riforma. Finalmente dopo anni in cui i diversi soggetti della scuola erano appositamente esclusi dal laboratorio riformistico il ministro Moratti li ha coinvolti. "Farò la riforma con voi" ha detto in avvio degli Stati Generali e poi lo ha ripetuto più volte.
L'introduzione di un metodo nuovo, quello del coinvolgimento di studenti, insegnanti e genitori nell'elaborazione della riforma, è un passo fondamentale non solo perchè così si risponde ad una giusta istanza democratica, ma soprattutto perchè una riforma la fa chi nella scuola ci vive. Aver intuito questo è segno di realismo, oltre che di consapevolezza del ruolo centrale di insegnanti, studenti e genitori dentro la scuola.
In secondo luogo vorrei sottolineare un fattore che nessun quotidiano ha evidenziato, tanto meno i servizi televisivi. Il Ministro introducendo i lavori ha detto che intende costruire "una scuola per la persona, una scuola che sappia essere attenta alle esigenze dei ragazzi, una scuola che sappia formare le coscienze e non solo disseminare conoscenze".
Questa dichiarazione, censurata dai mass-media, è a mio parere quella più importante delle due giornate romane. Una scuola al cui centro vi è la persona è infatti l'unica riforma degna di tal nome!
In terzo luogo gli Stati Generali sono risultati interessanti, perchè hanno presentato le diverse posizioni sulla ipotesi di riforma del Gruppo di lavoro coordinato dal prof. Bertagna. Ci sono state posizioni favorevoli, critiche, opposizioni nette, perfino la possibilità di inscenare stupide gazzarre; ne è emerso uno spaccato convincente del mondo della scuola, ma soprattutto l'importanza di dialogare e di confrontarsi per varare una riforma che risponda al bisogno dei giovani oggi.
Da ultimo occorre sottolineare come gli Stati Generali siano solo la prima fase del confronto. Altri passi devono essere fatti in questa direzione, il coinvolgimento deve essere il più ampio possibile, molti nodi devono ancora essere sciolti, come la riduzione a 4 anni degli studi liceali o la proliferazione di test di valutazione nazionali o la questione dei contenuti di studio facoltativi. Prima di arrivare ad una proposta di legge da presentare al Parlamento è necessario che il ministro individui gli strumenti per una consultazione reale del mondo della scuola.
Consultazione reale, perchè se è vero che i 1300 partecipanti agli stati Generali non rappresentano tutta la scuola, tanto meno è la piazza ad esprimere ciò che vuole chi ogni mattina entra in un'aula scolastica.

[ leggi (13 commento/i) ][ commenta ] [ sommario


Zucchero e miele
di Corrada Cardini

Personalmente preferisco il miele

Va bene, è tempo di Natale, di buoni sentimenti, di intenzioni edificanti. Ma per carità, se veramente volete fare del bene al prossimo, risparmiateci il calice zuccheroso del solito "ricordiamoci dei bambini, porgiamo l'altra guancia, vogliamoci bene, perdonare è bello" (Per chi ha parlato il Papa). Non perchè tutto questo non sia auspicabile, ma perchè non se ne può più di tutta questa retorica che usa disinvoltamente due pesi e due misure.

Intanto un consiglio al signore che scrive dalla prigione: mi fa tanto piacere che si sia reso conto di avere fatto cose sbagliate, e che abbia deciso di riabilitarsi dando una mano ad altri, ma non ha il dubbio qualche volta, di essere un po' troppo impegnato a fare un monumento a sè stesso? Il mondo è pieno di brava gente, che fa il proprio lavoro, che affronta giorno dopo giorno le grane, le difficoltà, i problemi connessi con l'essere"liberi" in un mondo duro e che NON perdona, non dico i delitti, ma neppure la debolezza, la sconfitta, la povertà, la mancanza di grinta e di spregiudicatezza che aprono le porte al successo.Questa gente comune non finisce sui giornali, non fa notizia, nessuno se la fila tranne quando viene individuata come targhet per un'operazione di mercato, o massa di manovra per garantirsi consensi televisivi. Mi perdoni, ma mi fanno più pena loro, mi ispirano più simpatia e mi dispiace che l'ideologia ultraliberista di questo governo, al di là delle chiacchiere, li consideri, per definizione esattamente questo: perdenti , e dunque ostaggi del vincitore, e il vincitore ha i soldi e il potere, e controlla i mass media e cerca abilmente di esorcizzare la loro rabbia, la paura, e la frustrazione, con anestetizzazzanti riti collettivi, non importa se televisi o religiosi, o entrambe le cose.

E non ditemi che la controriforma della Onorevole, Soave, Letizia non va in questa direzione.

Sia chiaro, io non ho mai pensato neppure per un attimo che nella scuola italiana non ci siano cose da cambiare, e come molti, aspetto una Riforma che garantisca maggiore serietà, professionalità, rigore e un ragionevole adeguamento ai tempi e ai bisogni del mercato del lavoro. Ma sarei felice se questo non significasse come sembrerebbe, la messa in svendita dell'Istruzione Pubblica, la sovvenzione statale all'Istruzione Privata, la deriva del valore del pluralismo culturale e la negazione del pensiero laico come fondamento della nostra repubblica e della nostra democrazia. Ma io sono di sinistra, dicono, e pretendo di dire quello che penso, e stranamente, lo dico nella assurda convizione che sia giusto. Immagino che un vero democratico non affermi mai niente di cui è veramente convinto, ma si limiti a risolvere problemini quotidiani o limitati, cercando di dare il minimo disturbo ai padroni del vapore, dichiarandosi neutrale e sottintendendo con questo di considerarsi, equ! anime, equilibrato, ragionevole, tollerante.. della serie: non serve pensare, o lottare per le proprie idee..basta adeguarsi e galleggiare al meglio.


[ commenta ] [ sommario


Il DDL della Moratti
di M.B.

Pubblichiamo la bozza del testo del DDL che recepisce le linee della riforma Moratti e che il Consiglio dei Ministri dell'11 gennaio non ha approvato, per ragioni politiche e di copertura finanziaria . Cronaca, interviste e commenti possono essere letti su Repubblica dell'11 gennaio, ancora Repubblica del 12 e sul Corriere della sera. Che ne pensate?


Norme generali sull’istruzione e livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale

Articolo1
Sistema educativo di istruzione e di formazione

1. Il sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell'età evolutiva, delle differenze e dell'identità di ciascuno, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori e nel rispetto delle scelte educative della famiglia, in coerenza con il principio di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La Repubblica promuove l’apprendimento in tutto l’arco della vita e assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea.
2. Il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale.
3. Ai fini di cui al comma 1, la Repubblica assicura a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione per almeno 12 anni ovvero sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età. L’attuazione di tale diritto si realizza nel primo ciclo, nel sistema dei licei e nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale, secondo livelli essenziali di prestazione definiti su base nazionale, a norma dell’articolo 117 secondo comma lett. m) della Costituzione e mediante i regolamenti di cui all’articolo 17 comma 2 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni. La fruizione dell’offerta di istruzione e formazione costituisce un dovere sanzionato ai sensi degli articoli 113 e 114 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
4. Nel sistema educativo di istruzione e di formazione si realizza l'integrazione delle persone in situazione di handicap a norma della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni.


Articolo 2
Scuola dell'infanzia

1. La scuola dell'infanzia, di durata triennale, concorre alla educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo e sociale delle bambine e dei bambini, promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e opera per assicurare una effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto dell'orientamento educativo dei genitori, contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini.
2. La scuola dell'infanzia, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all'infanzia e con la scuola primaria.
3. La Repubblica assicura la generalizzazione dell'offerta formativa di cui al comma 1 e garantisce la possibilità di frequentare la scuola dell’infanzia. Alla scuola dell’infanzia possono iscriversi le bambine e i bambini che compiono i 3 anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.


Articolo3
Primo ciclo di istruzione

1. Il primo ciclo di istruzione è costituito dalla scuola primaria, della durata di 5 anni, e dalla scuola secondaria di primo grado della durata di 3 anni. Esso è organizzato in periodi didattici biennali, il terzo dei quali assicura il raccordo educativo e didattico tra la scuola primaria e quella secondaria di primo grado. E’ assicurato altresì il raccordo con la scuola dell’infanzia e con il secondo ciclo. Alla scuola primaria si iscrivono le bambine e i bambini che compiono i 6 anni di età entro il 31 agosto. Possono iscriversi anche le bambine e i bambini che li compiono entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.
2. La scuola primaria, a partire dall’esperienza degli allievi, persegue:
a) l’acquisizione e lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità di base, fino alle prime sistemazioni logico-critiche;
b) l’apprendimento dei mezzi espressivi, inclusa l’alfabetizzazione in almeno una lingua dell’Unione Europea oltre alla lingua italiana e l’alfabetizzazione tecnologica;
c) la valorizzazione delle capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo;
d) l’educazione ai princìpi fondamentali della convivenza civile.
3. La scuola secondaria di primo grado, attraverso l’approfondimento delle discipline di studio, organizza ed accresce le conoscenze e le abilità, anche in relazione alla tradizione culturale e alla evoluzione sociale, culturale e scientifica della realtà contemporanea; è caratterizzata dalla diversificazione didattica e metodologica in relazione allo sviluppo della personalità dell’allievo; cura la dimensione sistematica delle discipline e sviluppa progressivamente le competenze e le capacità di scelta individuali fornendo strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e di formazione. Introduce, inoltre, lo studio di una seconda lingua dell’Unione Europea oltre a quanto previsto al comma 2 letterab).
4. Il primo ciclo di istruzione si conclude con un esame di Stato, dal quale emerge anche una indicazione orientativa non vincolante per la successiva scelta di istruzione e di formazione. Il superamento dell’esame di Stato costituisce titolo di accesso al sistema dei licei e al sistema dell’istruzione e della formazione professionale.


Articolo 4
Secondo ciclo di istruzione e di formazione

1. Il secondo ciclo è finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire. La riflessione critica su di essi sviluppa l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale e identifica il carattere secondario del ciclo.
2. Il secondo ciclo è costituito dal sistema dei licei e dal sistema dell’istruzione e della formazione professionale. Dal quindicesimo anno di età i diplomi e le qualifiche si possono conseguire in alternanza scuola-lavoro o attraverso l’apprendistato.
3. Il sistema dei licei comprende i licei: artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico, delle scienze umane. I licei artistico, economico e tecnologico si articolano in indirizzi per corrispondere ai diversi fabbisogni formativi. Il liceo ha durata quinquennale. L’attività didattica si sviluppa in due periodi biennali e in un quinto anno che completa il percorso disciplinare e prevede altresì l’approfondimento e la verifica delle conoscenze e delle abilità caratterizzanti il profilo educativo, culturale e professionale del corso di studi.
4. I licei si concludono con un esame di Stato, il cui superamento dà titolo all’accesso all’università, all’alta formazione artistica, musicale e coreutica e all’istruzione e formazione tecnica superiore.
5. Ferma restando la competenza regionale in materia di formazione e istruzione professionale, i percorsi del sistema dell’istruzione e della formazione professionale realizzano profili educativi, culturali e professionali, ai quali conseguono titoli e qualifiche professionali di differente livello, valevoli su tutto il territorio nazionale se rispondenti ai livelli essenziali di prestazione di cui all’articolo 1 comma 3. Le modalità di accertamento della rispondenza, anche ai fini della spendibilità dei predetti titoli e delle qualifiche nell’Unione Europea, sono definite con i regolamenti di cui all’articolo 8. I titoli e le qualifiche costituiscono condizione per l’accesso all’istruzione e formazione tecnica superiore.
6. I titoli e le qualifiche conseguite al termine dei percorsi del sistema dell’istruzione e della formazione professionale di durata almeno quadriennale consentono di sostenere l’esame di Stato, utile anche ai fini dell’accesso di cui al comma 4 previa frequenza di apposito corso annuale, realizzato d’intesa con le università.
7. E’ garantita la possibilità di passare dal sistema dei licei al sistema dell’istruzione e della formazione professionale, e viceversa, mediante apposite iniziative didattiche, finalizzate all'acquisizione di una preparazione adeguata alla nuova scelta. La frequenza positiva di qualsiasi segmento del secondo ciclo comporta l'acquisizione di crediti certificati che possono essere fatti valere, anche ai fini della ripresa degli studi eventualmente interrotti, nei passaggi tra i diversi percorsi di cui al comma 2.
8. Nel secondo ciclo, esercitazioni pratiche, esperienze formative e stage realizzati in Italia o all'estero anche con periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, possono essere riconosciuti con specifiche certificazioni di competenza, rilasciate dalle istituzioni scolastiche e formative.
9. I licei e le istituzioni formative del sistema dell’istruzione e della formazione professionale, d’intesa rispettivamente con le Università, con il sistema dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e con il sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore, stabiliscono, con riferimento all’ultimo anno del percorso di studi, specifiche modalità per l’approfondimento e la verifica delle conoscenze e delle abilità richieste per l’accesso ai corsi di studio universitari, dell’alta formazione, e ai percorsi dell’istruzione e formazione tecnica superiore.


Articolo 5
Alternanza scuola lavoro

I corsi del secondo ciclo, per gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età, possono essere realizzati anche in alternanza scuola lavoro. I percorsi in alternanza comprendono periodi di tirocinio e stage presso le imprese. Il Governo è delegato ad emanare, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro delle attività produttive, sentita la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni volte alla disciplina del percorso di formazione in alternanza, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) - svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di convenzioni con imprese o enti disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di formazione che non costituiscono rapporto individuale di lavoro;
b) - prevedere che la convenzione tra l’istituto e le imprese possa comprendere un contributo da parte delle imprese o enti medesimi, finalizzato anche all’erogazione di borse di studio agli studenti.


Articolo 6
Valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione

1. La valutazione periodica e finale degli apprendimenti degli allievi e la certificazione delle competenze acquisite sono affidate ai docenti delle istituzioni di istruzione e formazione frequentate.
2. Ai fini del progressivo miglioramento della qualità del sistema di istruzione e di formazione, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli allievi e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa.
3. L’esame di Stato conclusivo dei cicli di istruzione considera e valuta le competenze acquisite dagli allievi nel corso del ciclo e si svolge su prove organizzate dalle commissioni d’esame e su prove predisposte e gestite dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione, sulla base degli obiettivi specifici di apprendimento del corso ed in relazione alle discipline di insegnamento dell’ultimo anno.


Articolo 7
Formazione degli insegnanti

1. La formazione iniziale dei docenti della scuola dell’infanzia, del primo ciclo e del secondo ciclo è di pari dignità e durata e si svolge nelle università presso i corsi di laurea specialistica, il cui accesso è programmato ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264. La programmazione degli accessi ai corsi stessi è determinata ai sensi dell’articolo 3 della medesima legge, sulla base dei posti effettivamente disponibili in ogni regione nei ruoli organici delle istituzioni scolastiche.
2. Con uno o più decreti, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 95 della legge 15 maggio 1997, n. 127, anche in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 10 comma 2 e 6, comma 4 del decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509, sono individuate le classi dei corsi di laurea specialistica, interfacoltà o interuniversitari, finalizzati alla formazione degli insegnanti di cui al comma 1. I decreti stessi disciplinano le attività didattiche attinenti l’integrazione scolastica degli alunni in condizione di handicap. La formazione iniziale dei docenti può prevedere stage all’estero.
3. L’accesso al corso di laurea specialistica per la formazione degli insegnanti è subordinato al possesso dei requisiti minimi curricolari, individuati per ciascuna classe di abilitazione, nel decreto di cui al comma 4 e all’adeguatezza della personale preparazione dei candidati, verificata dagli Atenei.
4. L’esame finale per il conseguimento della laurea specialistica di cui al comma 2, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento in uno o più insegnamenti individuati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
5. Coloro che abbiano conseguito la laurea specialistica per la formazione degli insegnanti di cui al comma 2, ai fini dell’accesso nei ruoli organici del personale docente delle istituzioni scolastiche, svolgono, previa stipula di appositi contratti di formazione lavoro, specifiche attività di tirocinio di durata almeno biennale.
A tal fine e per la gestione dei corsi di cui al comma 2, le università definiscono nei regolamenti didattici di ateneo l’istituzione e l’organizzazione di un’apposita struttura di ateneo per la formazione degli insegnanti, cui sono affidati, sulla base di convenzioni, anche i rapporti con le istituzioni scolastiche.
6. Le strutture di cui al comma 5 curano anche la formazione in servizio degli insegnanti interessati ad assumere funzioni di supporto, di tutorato e di coordinamento dell’attività educativa, didattica e gestionale delle istituzioni scolastiche e formative.


Articolo 8
Disposizioni finali e attuative

1. All’attuazione della presente legge si provvede, sulla base delle norme generali da essa recate, mediante uno o più regolamenti da adottare a norma dell’articolo 117 sesto comma della Costituzione e dell’articolo 17 comma 2 della legge 23 agosto 1988 n. 400, sentita la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281 e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.
2. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca presenta ogni tre anni al Parlamento una relazione sull’attuazione della presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281.
3. Per l'anno scolastico 2002-2003 possono iscriversi al primo anno della scuola primaria i bambini e le bambine che compiono i sei anni di età entro il 28 febbraio 2003.
4. La legge 10 febbraio 2000, n. 30 è abrogata.



[ commenta ] [ sommario


Noi, insegnanti elementari molto arrabbiati
di Chiara Benciolini

Caro direttore,
mi stuzzichi su una questione che da una settimana mi ha mandato in depressione e che mi ha portato a pensare (per la prima volta in 15 anni) che se si realizza questa riforma mi tocca cambiare lavoro!

[ leggi (5 commento/i) ][ commenta ] [ sommario


Nella calza della befana
di Emanuela Cerutti

A dodici anni un bambino non è più un bambino, è un ragazzino che si avvia verso il sogno della libertà, e lo fa iniziando ad usare le armi proibite dell’ironia e dell’umorismo, non sempre fine, ma certamente sempre molto tagliente, lo senti dalla risata di chi incassa, dal suo sorriso troppo stampato.
Comunque, il suddetto ragazzino, abituato, per esempio, a seguire il proprio genitore nell’arduo cammino della cultura, partecipando a quei noiosissimi salotti che tanto assomigliano, nell’immaginario infantile, agli interminabili pranzi ufficiali delle grandi occasioni, e abituato, si presume, ad annuire compostamente per non incorrere nelle ire del giorno dopo, capita all’improvviso nel territorio franco dell’illecito possibile.
Si trova in quella strana zona di confine tra tradizione, educazione, realtà e fantasia, simbolo e segno, dove i significati si travestono di mille maschere e scivolano tra il detto e il non detto, imprendibili, sguscianti, irreprensibilmente vincitori. Fosse anche solo per un attimo.
Così decide di scrivere una lettera, per scherzo, alla padrona del salotto e delle visioni permesse entro quelle mura, ed utilizza la tecnica più antica del mondo, quella del travestimento, perché no?, da Befana, visto che siamo nel periodo e che nessuno se la prenderà con quella povera vecchietta alla quale spetta l’onore di chiudere la porta dei festeggiamenti più attesi dell’anno.
E gli scappano parole che non diresti sue:
“ Carissima Signora. Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra conversazione, ma la neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la piscia nel vostro portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensí vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni, ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest'altro anno gli porterò un po' di merda.
Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l'anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un orinale, e mischiateli ben bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l'anessa chiave aprite il baulle. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perché sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ognuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del corno che gli tocca, faccia a baratto con li corni delli compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr'anno poi si vedrà di far meglio.
Voi poi Signora carissima avvertite in tutto quest'anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col caffè che già si intende, ma ancora con pasticci, crostate, cialde, cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra conversazione si chiamarà la conversazione del pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno, ghiotti, indiscreti, somari, scrocconi dal primo fino all'ultimo. La befana”
Immagino gli sguardi torvi e quel senso di disprezzo che spesso accompagna il nostro accostare le opinioni altrui, soprattutto se lontane ed incomprensibili.
Mi piace però anche immaginare la signora in questione chiudere per un attimo gli occhi e, presa da un ricordo, aprire il quadernetto sgualcito che il ragazzino, inavvertitamente, ha dimenticato su uno dei suoi divani. Aprirlo come per lasciar uscire una domanda e trovare, ne era certa, la risposta, scritta qualche giorno prima o qualche giorno dopo, non ha importanza, nelle zone di confine.

Entro dipinta gabbia
Fra l'ozio ed il diletto
Educavasi un tenero
Amabile augelletto.

A lui dentro i tersissimi
Bicchieri s'infondea
Fresc'acqua, e il biondo miglio
Pronto a sue voglie avea.

Pur de la gabbia l'uscio
Avendo un giorno aperto,
Spiegò fuor d'essa un languido
Volo non bene esperto.

Ma quando a lui s'offersero
Gli arbori verdeggianti
E i prati erbosi e i limpidi
Ruscelli tremolanti,

De l'abbondanza immemore
E de l'usato albergo,
L'ali scotendo, volsegli,
Lieto e giocondo, il tergo.

Di libertà l'amore
Regna in un giovin core.


Il ragazzino si chiamava Giacomo Leopardi e la dama è una certa Marchesa Roberti, ma ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite è puramente casuale.















[ commenta ] [ sommario


Un pò di chiarezza sulla riforma "Bertagna"
di Prisma

Il documento che pubblichiamo ci e' stato inviato da Prisma, associazione di docenti "che opera per il rilancio e la valorizzazione della scuola di cultura in Italia"


Molto si è detto o scritto sugli stati generali dell’istruzione svoltisi a Roma il 18-19 dicembre 2001, ma ad essere messi in rilievo sono stati quasi esclusivamente gli elementi “politici” del dibattito (interventi dei ministri, contestazioni di una parte degli studenti, ecc.). Scarse ed insufficienti, invece, le informazioni sui contenuti specifici del confronto, che pure si è svolto in maniera intensa, concreta e seria.
Il Progetto PRISMA, che grazie anche all’attività critica e propositiva svolta negli anni passati è stato chiamato ad esprimere un proprio parere in quella sede, desidera informare con chiarezza tutti i docenti su alcuni punti nodali emersi dall’incontro. Premesso che ogni decisione definitiva in merito alla struttura del sistema scolastico sarà presa, come è ovvio, dal parlamento, è però già possibile precisare quanto segue:

LA DURATA DELLA SCUOLA SUPERIORE SARA’ DI CINQUE ANNI, e non di quattro, come era stato ipotizzato. Quasi tutti coloro che sono intervenuti agli stati generali, tra cui anche il PRISMA, hanno sostenuto l’opportunità di mantenere il quinquennio almeno per i licei. Anche eventuali percorsi professionali quadriennali potranno essere integrati con un anno “di riallineamento”. E’ un notevole progresso rispetto anche alla riforma Berlinguer che prevedeva, nei fatti, un solo triennio effettivamente “superiore”.

SONO INFONDATE LE VOCI RELATIVE ALL’ABOLIZIONE DELLA MATEMATICA NEL CLASSICO E DEL LATINO NELLO SCIENTIFICO NONCHE’ ALLA “SPARIZIONE” DI VARIE DISCIPLINE DAL CURRICOLO DEGLI STUDI.
E’ curioso notare come, mentre in nessun documento della commissione Bertagna si fa cenno a questa ipotesi, molti organi d’informazione l’abbiano riportata come cosa certa. Lo stesso prof. Bertagna l’ha decisamente smentita nella parte conclusiva delle propria relazione agli stati generali. Ad ogni buon conto il PRISMA, che ha tra le proprie finalità statutarie proprio quella di “contribuire al superamento della separazione tra cultura classico-umanistica e cultura razionalistico-scientifica”, continuerà a vigilare affinché nessuno prenda in futuro in considerazione tale possibilità.

APPARE SCONGIURATO IL RISCHIO DI UN BIENNIO SUPERIORE ANCHE PARZIALMENTE COMUNE, CHE AVREBBE RIDOTTO AL RANGO DI MATERIE OPZIONALI DISCIPLINE QUALI GRECO E LATINO ED AVREBBE LIVELLATO VERSO IL BASSO LO STUDIO DI DISCIPLINE COMUNI QUALI ITALIANO, MATEMATICA E STORIA.
L’idea del progetto Berlinguer di attuare l’orientamento “dopo” la scelta delle superiori, rendendo di fatto il biennio nient’altro che un prolungamento della scuola media, è stata superata trasferendo più opportunamente tale attività all’ultimo biennio delle secondarie inferiori. Non avremo più, dunque, una storia che deve per forza finire con il Novecento a quindici anni solo perché il 20% degli alunni abbandona gli studi a quell’età. Avremo perciò programmi per ogni disciplina specificamente calibrati per ogni indirizzo superiore.

Il PRISMA, se non può non compiacersi di questi primi risultati positivi conseguiti grazie al sostegno e all’aiuto di un gran numero di colleghi della scuola italiana, INTENDE PERO’ CONTINUARE AD ESERCITARE LA SUA FUNZIONE DI STIMOLO E DI CRITICA AFFINCHE’ IL GRANDE PATRIMONIO CULTURALE CLASSICO E SCIENTIFICO DELLA SCUOLA ITALIANA VENGA RAFFORZATO E RIVITALIZZATO, E AFFINCHE’ ANCHE NEL PREVISTO CANALE PROFESSIONALE VENGANO INTRODOTTI GLI ELEMENTI FORMATIVI E IDEALI ESSENZIALI DI QUELLE CIVILTA’ CHE CI HANNO INSEGNATO LA LIBERTA’ CIVILE, POLITICA E RELIGIOSA, LA DEMOCRAZIA, IL DIRITTO, IL PENSIERO RAZIONALE E SCIENTIFICO.

Il PRISMA, progetto che opera per il rilancio e la valorizzazione della scuola di cultura in Italia, non si riconosce per statuto in “alcuna ideologia, in alcun partito, in alcuno schieramento politico”, ed è aperto alla collaborazione di chiunque ne condivida gli obiettivi specifici. Per informazioni o collaborazioni: tel.06/5835765 fax 06/30888115 e-mail progetto.prisma@tiscalinet.it. Rec. Postale: piazza Zama 3, 00183 ROMA
[ leggi (3 commento/i) ][ commenta ] [ sommario


Una riforma.......da riformare
di Salvatore Miraglia

Al termine di questa prima parte dei lavori degli "Stati Generali" (scusate se non indico le stellette ma non so come inserirle???!!!), sento uno stato d'animo agitato e in tensione. Sono deluso. Sono amareggiato. Sono arrabbiato. Il ministro Moratti prima, nel suo discorso di apertura dei lavori, e il Presidente del Consiglio Berlusconi, poi, con il suo sorriso a 32 denti - durante il suo intervento, hanno detto che il percorso appena iniziato proseguirà fino a quando, tutti insieme, non avremo concordato il modo più giusto per migliorare la Scuola, per rinnovarla e per renderla più forte e più equa. Subito dopo, però, sia la Moratti che Berlusconi comunicano che tale riforma andrà in vigore con l'inizio del nuovo anno scolastico.
Anzi il Presidente, nel tenere a distanza i fischi e le contestazioni, dichiara: "i fischi non fanno altro che rafforzare la nostra convinzione che questa riforma si farà". A tal proposito mi preme fare un passo indietro, all'indomani del giorno in cui viene presentata la "devolution" di Bossi, il quale, con voce sempre più roca ma, forse per questo, più spavalda e arrabbiata, dice che è arrivato il momento in cui a decidere sarà la base, non vi sarà più una "volontà" calata dall'alto. Poi qualche giorno fa tutti i quotidiani italiani hanno titolato la delirante "summa volontà" di Berlusconi: Le riforme le faremo anche da soli... Ecco l'Italia che farò". Oddio!, c'è da rabbrividire e da riflettere. Nemmeno ai tempi del fascismo, penso, da Hitler a Mussolini (a memoria d'uomo) ci sia stata tanta dittatura nel mentre si ostenta la democrazia.
Mah!!!, veniamo a noi, parliamo di Scuola. Cosa è cambiato dalla "gestione" di Berlinguer e di De Mauro a quella della Signora Moratti?
Poco ma sostanzialmente molto. Berlinguer è caduto sulla "buccia" del concorsone, De Mauro sulla sua (e anche di Berlinguer) della riforma dei cicli e su quella onda anomala. Moratti, lei non cadrà perché ha dalla sua i numeri giusti, cioè una maggioranza che le consente e permette di fare il bello e cattivo tempo. A questo punto penso che chi contesta la riforma morattiana, come me, abbia poco margine per poter "gridare" la propria insoddisfazione o proporre delle correzioni migliorative (nel mio cassetto dei "sogni" penso d'aver trovato qualcosa di buono). Veniamo adesso alle contestazioni che si fanno e sulle quali è calato solo in silenzio:
Scuola elementare

a) Il ritorno all'insegnante unico, in luogo dei moduli, è un passo indietro in un paese che ha l'ambizione di guardare sempre avanti.
Se non erro la storia insegna che la dietrologia debba servire solo a costruire un domani migliore. Non so se la Commissione Bertagna s'è fatta bene i conti, in molti risulteranno in soprannunero (volendo li possiamo licenziare???);
b) Il Coordinatore (?) è una figura ibrida che non trova, a mio parere, spazio in nessuna soluzione logica e razionale. Questo modo di fare scuola potrà migliorare le sorti di una scuola "malata"? No, no e ancora no. E' una proposta indecente. L'alternanza ruolo e orari nel biennio elementare servirà solo a complicare la vita agli alunni e a complicare le sorti di una Scuola che è solo chiamata a "rialzarsi" dalla "caduta".
Superiori

a) La riduzione degli anni scolastici da 5 a 4 anni è un chiaro sintomo di chi vuole prostrare nella polvere l'orgoglio della formazione e della cultura. Mi si chiarisca poi come si fa ad avere una Scuola migliore onde proporre le nuove leve se accorciamo gli anni di formazione e riduciamo anche gli orari? O la moglie ubriaca o la botte piena;
b) Le 300 ore di attività complementari (facoltative, non obbligatorie) servono solo a fare della demagogia di bassa lega, dalla quale nessun studente attento, né alcun osservatore interessato o addetto ai lavori si lascerà sedurre.

Riduzione dell'orario scolastico

Ma sogno o son desto? Si grida da più parti che "noi abbiamo oggi assoluto bisogno di più sapere, di più cultura... di una scuola orientata alla formazione di identità forti... di una scuola veramente libera, aperta" (la Scuola che ha nel cuore il ministro Moratti), ergo... togliamo di là, limiamo di qua ed ecco il gioco è fatto.
Se Enzo Ghigo ha detto che la bozza di riforma rappresenta un punto di partenza su cui discutere, allora dateci la facoltà di collaborazione, ma senza fretta.
Non voglio neanche dilungarmi sulle farneticanti confusioni tra formazione formazionale e istruzione professionale, tra obbligo scolastico e obbligo formativo... A proposito, obbligando un giovane alla formazione fino a 18 anni cosa si risolve? Già adesso c'è la scappatoia per evadere dall'obbligo...
Il ministro Moratti nel suo intervento conclusivo ha detto che "le riforme scolastiche che si sono succedute nella storia della nostra scuola sono state sempre concepite in gran parte dall'alto. C'era un progetto ideale, concepito dai responsabili della politica scolastica con una idea di scuola già definita".
Bene! Lei ha ripercorso la medesima strada.
Per sentire tutto e tutti non resta che ascoltare chi si lamenta, guardare negli occhi chi chiede d'essere ascoltato, prendere in mano chi vuole camminare insieme a te. Un docente in classe non abbandona mai al proprio destino l'allievo meno dotato.
Caro ministro, camminiamo insieme; la strada è lunga e tortuosa, insieme ci si può aiutare. E' ascoltando gli altri che si è ascoltati.
La Scuola non è del singolo, è di tutti e tutti, quindi, sono chiamati a dare il proprio contributo.

Salvatore Miraglia
IPIA "Leonardo da Vinci" - Sessa Aurunca

[ leggi (1 commento/i) ][ commenta ] [ sommario


Finanziaria: nessuna attenzione per i disabili
di Rolando A.Borzetti

Erano almeno una decina d'anni che non veniva approvata una manovra così poco attenta alle persone con disabilità e più in generale alle politiche sociali che sono le grandi assenti nella Finanziaria 2002. Le poche novità, riguardano infatti solo di riflesso alcune persone disabili e le loro famiglie.

DETRAZIONI PER FIGLI A CARICO

Chi presenta la denuncia dei redditi annuale (in proprio o attraverso il proprio datore di lavoro), ha l'opportunità di operare detrazioni per figli e familiari a carico. Può cioè ridurre l'imposta lorda a seconda del numero di familiari che ha a proprio carico. Per legge sono fissati gli importi che possono essere detratti dall'imposta lorda e gli eventuali limiti di reddito entro i quali sono ammesse queste detrazioni. Nell'ultima Finanziaria il Parlamento ha aumentato le cifre forfettariamente detraibili per ogni figlio a carico.

Dal 2002 la detrazione che si può operare sull'imposta lorda che è di 516,46 euro (1 milione di lire) per ciascun figlio a carico a condizione che non si superi il reddito complessivo di 36.151,98 euro (70 milioni di lire). Se i figli a carico sono due il limite di reddito sale a 41.316,55 euro (80 milioni di lire). Se i figli a carico sono tre il limite è di 46.481,12 euro (90 milioni di lire). Nessun limite di reddito è previsto se i figli sono quattro o più. Nel caso infine che il reddito sia compreso fra i 46.481,12 e
i 51.645,69 euro (100 milioni) spetta comunque una detrazione che è pari a 303,68 euro per il primo figlio e a 336,73 euro per i successivi figli a carico. La Finanziaria 2002 prevede inoltre che per ogni figlio disabile sia possibile portare in detrazione 774,69 euro (1 milione e mezzo di lire). Per definire il disabile ci si riferisce alla situazione di handicap di cui all'articolo 3 della legge 104/1992 (non si fa menzione quindi alla connotazione di gravità). Per gli altri familiari conviventi a carico è prevista una detrazione pari a 285,08 euro.

Tutti quei contribuenti che, pur presentando la denuncia, dispongono di un reddito non molto alto e non debbono quindi allo Stato un imposta tanto alta da permettere di sfruttare appieno le detrazioni offerte dalla normativa fiscale. Tutti questi contribuenti trarranno un beneficio limitato, o non l'avranno affatto, da questa manovra finanziaria. I maggiori benefici li avranno invece le famiglie con redditi medio-alti.

Facciamo un esempio. Un operaio con un reddito di circa 16000 euro (poco più di 30 milioni di lire) con moglie e tre figli, di cui uno disabile a carico, ha diritto a circa 2100 euro di detrazioni. Probabilmente questa cifra sarà molto vicina all'imposta lorda che deve all'erario. Ma se in quell'anno vorrà detrarre spese sanitarie (quelle detraibili) oppure spese per ausili o per la ristrutturazione dell'abitazione o ancora per l'acquisto di un veicolo per il trasporto del figlio disabile, l'imposta residua (sempre che
ci sia) non gli permetterà di operare anche questa detrazione e le spese
citate rimarranno interamente o in larghissima misura a suo carico.
Purtroppo si tratterà di situazioni tutt'altro che infrequenti e che riguarderanno le famiglie con reddito più basso. Un altro esempio ancora più eclatante. Pensionato sociale con figlio a carico. Non presenta alcuna denuncia dei redditi e non fruisce quindi di nessun beneficio.

AUMENTO DELLE PENSIONI MINIME

Sono erogate in Italia molte pensioni (sia sociali che di inabilità che di anzianità) inferiori, talvolta anche di molto, al milione di lire. Dal primo gennaio prossimo queste pensioni verranno innalzate a 516,89 euro (un milione di lire) a patto che il beneficiario abbia più di 70 anni di età e che non disponga di un reddito personale, escluso l'eventuale reddito derivante dall'abitazione, superiore a 6.713,98 euro (13 milioni di lire). Nel caso sia coniugato il reddito dei due coniugi non deve superare i 6.713,98 euro incrementati dell'importo annuo dell'assegno sociale (circa 21 milioni totali quindi).

Lo stesso aumento a 516,89 euro spetta anche agli invalidi civili totali, ai sordomuti e ai ciechi civili assoluti. Il limite di reddito personale è il medesimo (6.713,98 euro), mentre il limite di età in questo caso è abbassata a 60 anni. Come si potrà notare, la misura non interessa gli invalidi civili parziali (dal 99% al 74% di invalidità) che riscuotono l'assegno mensile di assistenza, né i ciechi civili parziali. Tantomeno riguarda gli invalidi con meno di 60 anni di età anche se hanno una disabilità gravissimi e sono privi di reddito.


Un'altra eccezione riguarda, più in generale, il limite di età di 70 anni. Si tratta un meccanismo che anticipa di un anno il diritto all'aumento per ogni cinque anni di contributi versati, con un massimo di cinque anno di "bonus". Un esempio: se un pensionato ha versato 20 anni di contributi, e la sua pensione è comunque inferiore al milione, gli vengono riconosciuti 4 anni di bonus e potrà godere dell'aumento a partire dal compimento del sessantaseiesimo anno di età.

INTERPRETARIATO E SORDOMUTI

La Finanziaria 2002 prevede che le spese sostenute per i servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordomuti siano detraibili in ragione del 19%.

RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE

La Legge 449/1997 aveva introdotto disposizioni volte a favorire il recupero del patrimonio edilizio, consentendo la detraibilità delle spese sostenute per diverse tipologie di interventi di carattere edilizio e tecnologico. In virtù di quella norma è possibile detrarre - dall'imposta lorda sui redditi delle persone fisiche - una cifra pari al 36% delle spese sostenute. L'importo massimo detraibile non può superare l'imposta lorda stessa; il tetto massimo di spesa su cui calcolare la detrazione è di 150 milioni di lire. L'importo detraibile deve essere ripartito in cinque quote annuali di pari importo; viene ammessa la possibilità di suddividere tale importo in quote annuali su dieci anni. Questo beneficio è esteso dalla Finanziaria approvata anche al 2002.

Ricordo gli elementi più rilevanti di questa norma. Nelle parti comuni degli edifici sono ammesse alla detrazione le spese derivanti da interventi volti alla manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione. Le stesse spese, ad esclusione di quelle relative alla manutenzione ordinaria, sono ammesse alla detrazione nelle singole unità immobiliari. Le opere per l'eliminazione di barriere architettoniche sono esplicitamente incluse in queste agevolazioni, sia che gli interventi insistano nelle singole unità immobiliari, sia che siano realizzati in parti comuni degli edifici. Il beneficio fiscale non interessa solo l'installazione di ascensori e montacarichi, ma anche la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all'abitazione aprendo l'opportunità di ottenere l'agevolazione anche sulle soluzioni di domotica e controllo
ambientale. Sempre a proposito di prestazioni di recupero edilizio, anche per il 2002 verrà applicata l'aliquota IVA del 10% introdotta nel 2000.

L'agevolazione regolamentata in modo piuttosto articolato, si applica alle
opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia eseguite esclusivamente su fabbricati destinati ad uso abitativo privato. Oltre che su queste prestazioni l'IVA al 10% si applica anche su alcuni prodotti già definiti dal Decreto del Ministro delle finanze del 29 dicembre 1999 e cioè su:
ascensori, infissi esterni ed interni, videocitofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell'aria, sanitari e rubinetterie da bagno, impianti di sicurezza se destinati a fabbricati a prevalentemente uso abitativo.

FINANZIAMENTO DELLA LEGGE 13/1989

Con particolare insistenza era stato richiesto dalle associazioni che fosse rifinanziata la Legge 13/1989, che prevede contributi per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici private. Alla voce relativa al Ministero delle infrastrutture non è previsto, come richiesto invece dalle Associazioni dei disabili, alcun finanziamento della Legge 13/1989. Per questa, quindi, per gli anni a venire non è prevista nessuna copertura. La Legge 13/1989 è la norma che prevede contributi a favore dei disabili che si trovino nella necessità di eliminare barriere architettoniche all'interno della propria abitazione, contributi che, lo ricordiamo, vanno richiesti tramite il Comune ove è sito l'immobile su cui intervenire. L'ultimo finanziamento utile della Legge 13/1989 è stato previsto dalla Legge 2 ottobre 1997, n. 345 che aveva stabilito un stanziamento di 20 miliardi di lire per ciascuno degli anni 1998, 1999 e 2000.

L'integrazione scolastica nella Finanziaria 2002

La Gazzetta Ufficiale n. 285 del 29 dicembre 2001 pubblica la legge finanziaria del 2002, legge n. 448 del 28 dicembre 2001.

L'art. 22 di tale legge, riguarda la scuola ed ha delle novità rispetto all'integrazione scolastica, senza però modificare il D.M. n. 331/98 ed il D.M. n. 141/99 sull'assegnazione delle ore di sostegno alle singole scuole e sulla formazione delle classi, infatti il comma 1 prevede che gli organici dei docenti vengono determinati sulla base del numero degli alunni, tenendo conto anche della "necessità di garantire interventi a sostegno degli alunni in particolari situazioni". Ciò significa che viene abrogato il criterio secondo cui si attivava un posto organico per il sostegno ogni 138 alunni comunque frequentanti.

Il nuovo criterio ripristina quello di assegnare posti per il sostegno in rapporto al numero degli alunni con handicap. Quale sarà però il numero degli alunni con handicap al quale commisurare la istituzione di un posto, e rimesso dal comma 2 ad un decreto del Ministro dell'Istruzione.

Nel comma 3 si precisa che, una volta assegnato dal Ministero alle singole regioni il contingente dei posti organici per il sostegno, sarà il Dirigente Scolastico regionale ad assegnare alle singole scuole il numero dei posti e le ore per il sostegno, sulla base delle richieste che perverranno dai dirigenti delle stesse scuole, i quali debbono preventivamente consultare gli organi collegiali, cioè i Consigli di classe, il collegio dei docenti ed il consiglio d'Istituto.

Lo stesso comma prevede una precisazione secondo la quale tale assegnazione dei posti è effettuata alle singole scuole "assicurando una distribuzione degli insegnanti di sostegno all'handicap correlata all'effettiva presenza di alunni iscritti portatori di handicap nelle singole istituzioni scolastiche". Ciò significa che si potrebbero avere delle riduzioni di ore assegnate rispetto all'anno precedente, se risulti che qualche alunno con handicap non abbia frequentato tutte le ore settimanali previste per quel determinato tipo e grado di scuola?

Il comma 6 prevede che nelle scuole medie e superiori non si proceda alla nomina di supplenti per assenze inferiori ai 16 giorni. Ciò per realizzare risparmi il cui importo aumenterà il fondo d'istituto.
Sarà importante conoscere quale parametro definitivo verrà adottato per la costituzione di posti organici per il sostegno da parte del Ministro dell'Istruzione, giacché la formulazione dell'articolo non sembra consentire il ricorso alle nomine "in deroga".

Sarà importante inoltre conoscere se e come la norma di cui al comma 6 verrà applicata anche alle supplenze di insegnanti per il sostegno assenti. Sembra infatti possibile che gli insegnanti assenti vengano sostituiti da colleghi presenti purché nominati in attività di sostegno ed in aggiunta al loro normale orario di servizio. Sembrerebbe invece lesivo del diritto all'integrazione scolastica il ricorso a colleghi diversi, non nominati per le attività di sostegno.

Altrettanto lesivo risulterebbe l'utilizzo di insegnanti per le attività di sostegno in supplenza di colleghi assenti, durante il loro normale orario di servizio, in classi diverse da quella di titolarità.

(Contributi dell'avv. Salvatore Nocera , vice Presidente della FISH - Nazionale, e di Carlo Giacobini Responsabile del Centro per la documentazione legislativa Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)


[ commenta ] [ sommario


Riforma, alcuni elementi da considerare
di Consalvo Babboni

Trovo, al di là della proposta di riforma, che la maggior parte delle critiche ad essa sia il frutto di posizioni precostituite quando non vigliaccamente - perchè non hanno il coraggio di dichiararsi - di preoccupazioni di tipo corporativo.
Vorrei vivere in un paese dove, almeno qualche volta, specie nelle occasioni importanti, si possa riuscire a considerare pacatamente i pro e i contro di una legge, riconoscendo le caratteristiche di una impostazione ma anche, vivaddio, e questo vale anche per la Moratti, il diritto alla buona fede.
L'argomento che viene usato principalmente contro la proposta Bertagna è che essa avrebbe l'obiettivo di distruggere la scuola pubblica favorendo così la scuola privata. Ma come si fa a credere ad idiozie del genere?
Va bene la propaganda, si capisce che essa non può che avere determinati linguaggi, purchè non si dimentichi che essa non sempre, per caratteristiche intrinseche, possiede la forza degli argomenti. Ora quale vantaggio può ricavarne, chi è già ricco di suo, dal favorire un numero assai limitato nel nostro paese di scuole private? Quale ministro della repubblica non preferirebbe assecondare semmai gli umori di quasi un milione di insegnanti-elettori?
Il nodo sta proprio qui: una logica meccanica ci dice che una categoria così numerosa, per definizione, sa di avere la forza per ostacolare qualsiasi progetto di riforma laddove vedesse in essi una minaccia ai propri privilegi corporativi.
Mentre questo rapporto causa-effetto è certo, l'altro, basato sulla relazione: "distruggiamo la scuola pubblica per favorire la scuola privata" è tutto da dimostrare, posto che davvero si finga di prenderlo sul serio.

Veniamo al progetto limitandoci a prendere in esame solo alcuni punti. Considererei alcuni elementi positivi, per primo la divisione fra istruzione liceale e formazione. Commento: era ora! Non credo davvero che ciò significhi "condannare" al sottosviluppo intellettuale ampi settori giovanili. Essi condannati lo sono già e spesso lo sono in ragione del fatto che giovani che non hanno attitudine alcuna per lo studio vengono costretti a logorarsi per anni alla ricerca di documenti che perlopiù servono solo ad avvalorare in positivo i dati sulle statistiche di scolarizzazione. Tutti noi insegnanti sappiamo quanto sia alto nelle classi il numero di coloro che sono già condannati - dopo le inevitabili ferite che collezioneranno nel corso degli studi alla loro autostima - a diventare degli spostati o dei falliti. Una scuola di formazione valida non solo consentirebbe a costoro di realizzare al meglio i propri potenziali ma permetterebbe loro, in una società dove il bisogno di mansioni qualificate è sempre più alto, di guadagnare in futuro spesso molto di più che non i loro compagni inseriti nel campo dell'istruzione liceale. Non dimentichiamo ad esempio che per un cuoco è tutt'altra che remota la possibilità di guadagnare fino a 10 milioni o più al mese. Trovo inoltre che stracciandosi le vesti contro l'ipotesi che una congrua parte di studenti vada a frequentare una scuola di formazione professionale si finisca per fare una cattiva propaganda culturale umiliando ingiustamente chi crede di avere attiutudini nei riguardi di questa e incoraggiando il comportamento di quei genitori - e ciascuno di noi ne ha conosciuti! - che reputano un attacco al loro status( sic! ) inviare i figli alla formazione professionale.

Un secondo elemento positivo: la riduzione delle ore a 25 settimanali. Non dovrebbe suscitare il bailamme che ha suscitato. Le scuole a 35, 36 ore sono micidiali; costringono gli studenti a studiare un numero esagerato di materie giornaliere contribuendo a realizzare quell' "effetto marmellata" delle conoscenze che è a sua volta il maggior responsabile dell'analfabetismo di ritorno. L'altra possibilità è che lo studente finisca con lo " scoppiare" incrementando fenomeni di dispersione e abbandono. Turati ebbe a dire che in Italia le ferrovie sono state fatte per i ferrovieri. La cosa vale anche per la scuola. Le scuole a 35 ore sono state fatte per gli insegnanti-elettori. A tal proposito sono state create materie apposite col fine di inserire nell'insegnamento il maggior numero di laureati possibile. Dunque buona l'idea di ridurre le ore settimanali, anche al fine di consentire agli studenti di poter frequentare altri corsi o discipline nelle ore pomeridiane. I competitors della scuola sono cresciuti enormemente negli ultimi decenni, ci piaccia o no, e la scuola non può impedire lo spazio necessario alla loro fruizione.

Trovo invece poco sensato che si voglia abbassare la scuola di un anno. Il problema vero dei nostri studenti nei confronti dei loro colleghi europei è che perlopiù, tranne che nell'istruzione liceale, il loro livello di preparazione è decisamente scadente. Anzi va considerata la possibilità che, dopo una buona riforma, il nostro anno in più possa venir valutato come un plus rispetto ai curricoli scolastici degli altri paesi europei. Non sono d'accordo con chi vuole anticipare la scuola a 5 anni. I bambini hanno bisogno di una fase propedeutica dove sviluppare al meglio la loro vita emotiva prima del training scolastico vero e proprio, indipendentemente dalla considerazione sulle loro accresciute capacità intellettive Per lo stesso motivo ritengo utile riproporre il maestro unico sia pure coadiuvato da esperti e ciò per il suo valore di referente necessario agli aspetti emotivo-affettivi del bambino.

Altra cosa insensata e poco coerente rispetto ad altre finalità della riforma è la proposta di togliere alcune materie dai licei Dovrebbe anche qui valere il motto: " squadra che vince non si cambia" in quanto i nostri licei, specie i classici, corrispondono un'istruzione di tutto rispetto che non ha sicuramente niente da invidiare a quella delle migliori scuole europee e che pertanto può essere riconfermata nel suo attuale impianto.

Non vi è dubbio che per realizzare la riforma in questione occorra ridimensionare il numero degli insegnanti.
E' vero che molti potrebbero essere per così dire riciclati come è vero che raramente queste riconversioni, specie con un personale anagraficamente piuttosto vecchio, si concludono in modo soddisfacente, soprattutto per l'utenza.
Non è il caso allora - in una circostanza epocale come questa dell'avvio della riforma - ipotizzare il ricorso al prepensionamento di un congruo numero di insegnanti, per non dar vita a soluzioni pasticciate all'italiana?
Vero che tale soluzione - che peraltro fu adottata, in altre circostanze, anche dalla Tatcher - si tradurrebbe in un aggravio di spesa ma è anche vero che il riciclo pasticciato degli insegnanti si tradurrebbe in un male maggiore e in un settore delicatissimo come quello dell'istruzione che decide del futuro di tutto il sistema paese.


[ leggi (8 commento/i) ][ commenta ] [ sommario


Il freddo del 2002
di Antonio Limonciello

"buon anno a tutti
vi auguro di realizzare quanto desiderate
ma vi auguro anche di incontrare cose non aspettate
nella vita privata come nella comunita' didaweb
sorprese che rendono incerti e audaci insieme,
auguro insomma un 2001 sconvolgente
perche' non possiamo essere sempre, o solo, noi stessi
......
......
buon sconvolgimento a tutti"


furono questi i miei auguri per il 2001.
Oggi leggo e mi interrogo su quelle parole, cosa era quell'augurio, quale sentire rappresentava?


Era una bolla di pressione sotterranea, di quelle che si formano sotto la mia terra prima delle eruzioni, un groviglio di IO, io, IO che da un po' di tempo si sbracciano, corrono, pretendono, attendono, sbuffano per le mancate soddisfazioni dei tant
  Newsletter precedente Newsletter successiva