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Fuoriregistro del 23/12/2001 - a.s. 01/02
f u o r i r e g i s t r o
newsletter del 23/12/2001

Sommario
8 dicembre, a Bologna
di Franca Antonia Mariani
15 dubbi. Che ne pensate?
di Daniele Barca
Rinascere davvero
di Vincenzo Andraous
Il punto sulla Petizione
di Renato Cavedon
In difesa della matematica
di Giuseppe Cacciabaudo
Petizione sugli esami: e adesso scriviamo al Ministro
di Renato Cavedon
Appello
di Fabio Greco
Stati Generali
di Corrada Cardini - Riccardo Ghinelli
Sondaggio
di M.B
Il problema vero
di Franco di Michele
Discutiamo!
di Gianni Mereghetti
Bertamoratti
di Antonio Limonciello
Imperfetta Letizia
di Uno studente
Scuolathon
di Franca Antonia Mariani
La scuola contro la guerra
di Lea Borrelli
Specializzandi Ssis e graduatorie permanenti
di Alerino Palma
Noi facciamo politica a scuola
di Bianca Capece
Freedom
di Corrada Cardini
Pensieri e parole
di Emanuela Cerutti
Racconti di occupazione
di Emanuela Cerutti
Bafa-Bafa
di Emanuela Cerutti
E' un attacco alla scuola pubblica
di Liceo Scientifico Pacinotti (Cagliari)
Pedagogia dell'errore
di Vincenzo Andraous
Devolution e divenire cosmico
di Liceo Scientifico Fermi (Bari)


8 dicembre, a Bologna
di Franca Antonia Mariani

Anche adesso, mentre scrivo, i nostri studenti sono in piazza a “incontrare la gente”.
E’ giornata di festa sabato 8 dicembre, ma i ragazzi hanno deciso di prolungare oggi e domani, fuori dalla scuola, l’autogestione iniziata martedì scorso. Hanno messo un banchetto in piazza, l’hanno decorato con cartelloni multicolori, hanno indossato magliette bianche che portano il sangue della scuola ferita e si sono messi al lavoro: propongono ai passanti un questionario per informarli sulle novità che attendono la scuola, li attirano con scenette appositamente scritte, sceneggiate e recitate, li invitano a firmare il registro degli “amici della scuola pubblica statale” (1000 firme nella prima mattina), si sono vestiti di cartelli, coloratissimi ragazzi-sandwich, per pubblicizzare la loro iniziativa, distribuiscono un volantino per invitare tutti a venire a scuola da noi, al Liceo Minghetti, lunedì e martedì prossimi.
Infatti, durante questa autogestione si sono inventati Scuolathon, una 24 ore di maratona verbale aperta a tutta la cittadinanza per parlare della scuola e di quello che l’aspetta, per coinvolgere la gente, perché la scuola è patrimonio di tutti. L’iniziativa è cresciuta loro fra le mani; dal nonno civico a personalità del mondo dello sport, della cultura, dell’arte, della musica e della politica (non solo locale) hanno dato la loro adesione. E’ diventata una macchina grande e delicata da gestire.
Hanno affinato capacità organizzative questi ragazzi, hanno lavorato a tempo pieno, stanno affrontando stress e tensione. E noi insegnanti? Li guardiamo un po’ seccati che non siano in classe, un po’ orgogliosi delle capacità che dimostrano, anche chiedendoci come coniugare la loro lotta con lo sconcerto che è in molti di noi per il futuro che avanza. Ma siamo in qualche modo lontani, col dubbio serpeggiante che il loro vero interesse stia nel non fare lezione.
Ieri Chiara mi ha detto: “Prof., sto sognando di fare un versione da Socrate, quella dove ho preso 3 nell’ultimo compito in classe!”.
Forse no, forse non è stato solo per evitar le lezioni.

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15 dubbi. Che ne pensate?
di Daniele Barca

Sono un "giovane" insegnante di materie letterarie in un alberghiero della provincia di Roma: una scuola, credo, come tante altre, con qualche deficit strutturale, con qualche problema di inserimento e disciplina, con qualche difficoltà nell'impegno didattico, ma anche con un cammino virtuoso avviato, con belle esperienze di scuola-lavoro, con una significativa ricerca di linguaggi e strategie nuove. Mi interessavo degli sviluppi della scuola quando c'era il tanto vituperato Berlinguer-De Mauro, mi sono documentato sulle proposte della (a mio parere) meno osteggiata Moratti, per interessi personali in modo sparso cerco di capire storicamente e culturalmente che cosa è successo alla scuola. In questo mio tentativo di capire qualcosa sono arrivato ad un punto in cui mi sembra che sia difficile centrare i veri problemi di fondo della scuola. Attenzione, non quelli di tipo strutturale, ma quelli di tipo formativo, culturale e organizzativo.Purtroppo gli interventi che hanno come argomento la scuola e che si leggono sui giornali oscillano tra la critica aprioristica e il rimpianto del bel tempo andato. Meno male che chi scrive in questo prezioso forum, in genere, si fa portatore di un'idea che parte dal proprio vissuto, e quindi è indubbiamente più interessante. Ma è veramente difficile fare chiarezza. Ho deciso perciò di scrivere, elencando, secondo una mia priorità, quali sono i nodi che VERAMENTE strangolano la scuola. E l'ho fatto sotto forma di dubbio. Molti di questi dubbi saranno rifiutati dalla maggiorparte di voi; io entro ogni mattino in classe tenendone alcuni ben presenti. Mi piacerebbe riuscire a confrontarmi con qualcuno.
1 - quanti di noi docenti si sono accorti che si è radicalmente modificato nei nostri ragazzi il modo di apprendere? quanti hanno modificato il proprio modo di insegnare?
2 - quanti di noi sono veramente formati per insegnare? che cosa si fa per supplire (non parlo dei corsi di aggiornamento che, da quando non danno più punteggio, sono deserti)?
3 - molti affermano che non c'è più la scuola di un tempo, e uno dei motivi sarebbe la scuola di massa. Non abbiamo mai pensato che anche l'insegnamento è diventato di massa? e quanto è scaduto per questo motivo?
4 - quale mondo proponiamo ai nostri ragazzi? e quanto sono distanti dal nostro (lo penso io che ho solo venti anni di differenza, figurarsi chi ne ha di più...)? facciamo qualcosa per avvicinarli o, dopo qualche tentativo, scuotiamo la testa e li riteniamo persi per sempre?
5 - credete veramente che tre membri esterni e un presidente assicurino l'attendibilità dei risultati dell'Esame di stato? Il problema della perdita di senso dell'Esame di stato (ma come si fa a valutare la maturità?????) non è forse legato al problema più ampio della perdita di senso della PROVA presso i nostri ragazzi e soprattutto nelle loro famiglie? Non sarebbe più logico togliere il valore legale del titolo e concentrarsi di più sulla formazione (tanto, per determinati lavori serve la laurea, e, non abbiamo statistiche, ma in moltissimi casi non si fa il lavoro per cui ci si è diplomati)?
6 - come mai i ragazzi hanno sempre più difficoltà con l'impianto lineare del libro di testo o del libro in genere?
7 - quanti di noi fotocopiano la programmazione dell'anno prima corretta con il bianchetto (o modificata leggermente al computer) o, peggio, fotocopiano quella del collega che ha capito come si realizza un modulo?
8 - SOLO PER I LICEI, perchè nei professionali lo si fa un pò di più: quanti insegnanti lavorano ancora ex cathedra sentendosi depositari del sapere, unico e immutabile? quanti cercano di intercettare per un attimo le capacità dei singoli alunni o della classe per modificare la lezione? Quanti assegnano senza spiegare?
9 - in quale altro lavoro esiste solo un capo e una famiglia di dipendenti UGUALI? Non si dovrebbero differenziare le funzioni? L'organizzazione di tutto il lavoro di programmazione e coordinamento didattico della scuola non dovrebbe essere fatta da figure specifiche, insegnanti, sì, ma con capacità organizzative? La scuola dev'essere una somma di singole classi o una comunità che si riconosce in strumenti comuni? si dovrebbero sfruttare le capacità o gli studi dei singoli docenti per il bene di tutta la scuola?
10 - quanti di noi riteniamo l'insegnamento una professione vera, come l'architetto, l'avvocato, ecc. e di conseguenza ci aggiorniamo (come gli architetti, ecc)? quanti ritengono che sia qualcosa di artistico, tipo fine dicitore?
11 - che senso ha un orario rigido, impiegatizio (18 h e 40+40 h) per un'attività che richiederebbe altri tempi?
in quale altra professione seria hanno tutti lo stesso stipendio? In quale altra professione seria si avanza solo per anzianità e se si son fatti figli? In quale altra professione c'è un così alto numero di donne? Perchè nell'avanzamento di carriera non contano gli stages, le esperienze di studio, le pubblicazioni (le uniche cose riconosciute sono i corsi postlaurea e i dottorati) che eppure possono essere costati sacrifici economici e di tempo quasi come i figli? Per quanti/quante l'insegnamento full time è in effetti un'occupazione part time? O una seconda attività? o lo scrigno pensionistico? Quali prospettive di carriera, che non siano gli scatti stipendiali automatici, offre questo lavoro per un giovane appena entrato in ruolo?
12 - è vero che, per esempio, chi ha da correggere gli scritti, lavora di più (facciamo un esempio: tre classi per 25 alunni fa 75 compiti per ogni tornata; calcolandone tre per ogni quadrimestre, sono 225, in un anno 450; calcolandone 4 corretti con molta velocità per ogni ora, fanno 112 ore in più, su trenta settimane di lezione, fanno 3 ore in più a settimana)?
13 - quanti di noi vogliono effettivamente una seria verifica esterna del proprio operato? Perchè temere il giudizio dei capi se in ogni altra professione è così (e tanto il rispetto timoroso dell'autorità esiste lo stesso, tutti abbiamo assistito agli atteggiamenti reverenti di molti quando chiedono qualcosa per sè...)?
14 - quanto è triste guadagnare lo stesso stipendio di chi non si aggiorna, di chi non conosce la propria disciplina, di chi non fa nulla per migliorarsi?
15 - ULTIMO DUBBIO: quanti sono meritevoli e capaci e quanti no nella scuola di oggi?....parlavo dei professori, non degli alunni, specchio della società, ma anche dei loro docenti. Qualcosa bisogna pur fare, perchè, da convinto sostenitore della validità della scuola pubblica, se dobbiamo tenerci una scuola pubblica con tutti questi dubbi...
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Rinascere davvero
di Vincenzo Andraous

Natale corre al centro dell’universo, verso l’Uomo che ha cambiato la nostra esistenza.
Persino il generale inverno delle nostre interiorità piega di lato, quando inizia il conto alla rovescia per Natale. Senza più la maschera del tempo, il cielo si abbassa a sfiorare orme indelebili.
Appare un dipinto di altri tempi, dal quale non è possibile disperdere la speranza, indipendentemente dalla Fede che ognuno professa, da quella fratellanza allargata richiesta ontologicamente.
Natale non conosce barriere, né ideologie, non consente disattenzione, tanto meno indifferenza, è un momento che non è vano neppure per il più sciocco degli uomini, quello che lo intende per un sol giorno, come una rappresentazione imposta dalla coscienza.
Natale non è catarsi da acquistare al supermercato degli affetti, né emozione costruita in laboratorio, non è veste da indossare in politica, né iconografie digitali per spot multimediali.
Gesù nasce e rimane bambino nella nostra identità flessibile, Egli resta un pargolo che incredibilmente non riusciamo ad associare a quella sua rivoluzione che ancor oggi è sinonimo di libertà.
Libertà adagiata dapprima in una culla scarna e povera, posta a fianco degli uomini, non a difesa di governi né istituzioni, perché in questa nascita c’è la libertà che consente a ciascuno di noi di chiudere una porta per poi aprire un portone, allontanando utopie travestite di estremismi.
Libertà che non si è spenta neppure nei chiodi piantati nella carne, in una croce che è venuta per nostra scelta. Di scelta si è trattato, di scelta che ancora attende parole e gesti compiuti per chiedere perdono, ritrovando senso e coraggio per un amore che non ha somme da accreditare né divisioni da marcare.
Le domande che assalgono ci fanno riflettere sui grandi misteri: il nostro cuore è aperto per accogliere? Le nostre mani si alzano al cielo con purezza, o ricerchiamo solo un rifugio per sopportare le lacerazioni inferte a noi stessi e agli altri?
Forse in quel Bambino che nasce si avvera l’incontro di tutti gli uomini, ognuno con le sue pene, oltre il peso dei macigni che ci portiamo addosso.
Nel Suo volto, che già incarna lo sguardo dell’eternità, ci sono i volti di tutti gli uomini, diversi, lontani, vicini, custodi di vite passate, presenti e future, storie che parlano di ciò che non sappiamo riconoscere e accettare.
Il Bimbo nasce, e la storia è la nostra storia, ci appartiene, ci conduce a cercare una mano da stringere per sempre.
Negli occhi di quel Bimbo c’è la possibilità di una trasformazione, di un cambiamento altrettanto volontariamente scelto: persino in una prigione, in una cella, in uno spazio separato, può nascere la consapevolezza per accorciare le distanze tra noi, uomini detenuti e uomini liberi, affinché quella rivoluzione di libertà e di amore, che il Natale ha in sé, partorisca davvero capacità di alzare gli occhi al cielo, senza più timore di scoprirci stranieri, o peggio nemici in terra Santa, che non è in Palestina, non è in Israele, neppure a Medina.
E’ qui, e ora.

Vincenzo Andraous
Carcere di Pavia e
tutor Comunità “Casa del Giovane” di Pavia
dicembre 2001

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Il punto sulla Petizione
di Renato Cavedon

Intensificare la protesta

La Petizione contro la proposta di eliminare i commissari esterni dalle Commissioni dell'Esame di Stato sta raccogliendo molti consensi come risulta anche da numerosi articoli e lettere che compaiono sui quotidiani. Si registrano pure pareri favorevoli al provvedimento del Ministro Moratti; ma una larga parte degli insegnanti lo considera una sciagura, un colpo mortale al compito di "garantire una verifica oggettiva sul funzionamento formativo e selettivo di ogni singolo istituto", come dice Mario Pirani su "Repubblica" .
A coloro che addirittura propongono l'eliminazione tout-court dell'Esame ricordo, senza entrare nel merito delle argomentazioni, che un esame di Stato è prescritto nel comma 5 dell'art. 33 della Costituzione.
La scelta di destrutturare una riforma del precedente governo eliminando uno degli elementi fondamentali dell'intera struttura tradisce gli scopi del Ministro che apparentemente sembrano solo dettati da esigenze di risparmio.
Da un lato c'è l'intento di svuotare una procedura banalizzandone ulteriormente gli esiti; in questo modo la scuola pubblica perde appeal, diventa ancor più un parcheggio in cui si fornisce una formazione sempre meno qualificata.
Dall'altro, non potendo formulare, in tempi brevi, una proposta globale di cambiamento dell'Esame di Stato, gli si toglie un muro maestro, aspettando che l'intero edifico collassi.
Aspettiamo a vedere cosa verrà partorito dagli Stati Generali della Scuola convocati dal Ministro.
Nel frattempo propongo di intensificare la protesta.

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In difesa della matematica
di Giuseppe Cacciabaudo

Anche se non è più tempo per scrivere apologie, sarà pur sempre valido ed importante, con le sole armi spuntate delle mie parole e senza la retorica delle immagini della televisione, difendere l’insegnamento della matematica come disciplina curricolare nei licei classici dai propositi illogici della Ministro della P.I.

C’è un aneddoto secondo cui all’ingresso dell’Accademia, Platone aveva fatto scrivere: “ nessuno entri che non sappia geometria.”
Monito, io penso, per indurre i giovani a costruire un’immagine del mondo logicamente ed armonicamente ordinata, priva della confusione dei giorni nostri, come bene unico; per apprendere e riconoscere l’illusione degli “idola” e a rinunciare agli ismi e all’assoluto; per insegnare loro attraverso il rigore della matematica ad accettare la propria imperfezione. Ma chi può soccorrerci nei momenti di difficoltà: la fede o la logica? Quali parole e proposte dobbiamo accettare ed ascoltare tra le molte che i media e la politica scagliano verso di noi? Ma se il clamore e lo sfascio del mondo intacca la nostra convinzione che la nostra tradizione culturale corre seri pericoli , allora vuol dire che è venuto il tempo di lottare.

L’abbandono di Prospero, nella Tempesta di Shakespeare, delle arti magiche, delle illusioni e degli inganni in favore della scienza e di una società radicata in una conoscenza basata sul metodo scientifico, dove la vita è un insieme di azioni, un processo conoscitivo e non uno spettacolo televisivo che l’ignaro spettatore fruisce e contempla deve farci riflettere e capire che questa è la strada che dobbiamo percorrere e lottare contro chi vuol deviare questo percorso solo per fini di bottega mai spiegati. Non è azzardato pensare , quindi, che incautamente la Signora Ministro, eliminando dai curricula del liceo classico l’insegnamento della matematica, voglia ripristinare gli idola che già nel seicento Bacone aveva distrutto, passando dalla magia alla deduzione ragionata, consegnandoci una lezione ormai dimenticata in questo tempo di jihad e di terrorismi globali, di streghe e di fiabe intrise di occultismo, secondo la quale ciò che conta non è la conoscenza assoluta, ma il metodo. Senza la matematica (o il latino per il liceo scientifico), gli studi dei nostri figli diventeranno disarmonici, solo un coacervo di informatica, letteratura e un edonismo da basso impero in cui prevarrà sempre più un relativismo decadente: “ crocifisso si. Crocifisso no.”
Una scuola moderna non può disattendere gli insegnamenti della nostra tradizione culturale in cui i curricula erano e sono armonizzati in un rapporto con le idee e la poesia, la politica, il pensiero filosofico e religioso, le lingue moderne e antiche e anche con la misura e la severità di una scienza come la matematica. Una scuola che il mondo ci ha inviato, malgrado la confindustria cerchi in tutte le salse di trasformarla in una fabbrica per la produzione dei saperi.

Senza la matematica, cosa inventeremo per indurre i giovani a ragionare attraverso un metodo logico o condurli all’analisi di operazioni concettuali o alla ponderazione dei dati e alla verifica delle proprie ipotesi? Dobbiamo vigilare, colleghi, perché il sonno della ragione può generare altri mostri e la storia con orrore ci ha già mostrato tutti i volti della follia.

Così, secondo le proposte della Ministro, avremo scienziati senza poesia e letterati senza un metodo scientifico: “Res sine verbis, verba sine rebus.”

Considerandomi poco abile nell’arte dell’oratoria, concludo questa mia breve difesa in favore della matematica con le parole di Francesco Bacone: “ La storia rende gli uomini saggi, la poesia brillanti, la matematica sottili, la filosofia profondi, la morale seri, la logica e la retorica abili nel contendere. Abeunt studia in mores.”

So if a man’s wit be wandering, let him study mathematics.

E in questo momento così confuso abbiamo tutti bisogno della matematica e della sua avalutività per non creare uomini ad una dimensione.

Giuseppe Cacciabaudo
Docente di Inglese
Istituto d'istruzione secondaria superiore
Bisacquino ( PA)
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Petizione sugli esami: e adesso scriviamo al Ministro
di Renato Cavedon

Ai docenti che hanno sottoscritto e condiviso la protesta contro il comma 7, art. 13 della legge Finanziaria 2002 che prevede Commissioni per gli Esamidi Stato formate solo da insegnanti interni.
Invito tutti a manifestare al Ministro la propria contrarietà inviando la lettera in calce, tramite il copia-incolla, oppure un messaggio personale in modo da far sentire la voce di chi lavora nella scuola. L'indirizzo a cui scrivere e' quello istituito dal Ministro per coloro che intendano presentare quesiti o pareri sui nuovi esami: nuovoesamedistato@istruzione.it
Cordiali saluti
Renato Cavedon

Al Ministro dell'Istruzione Letizia Moratti,
Le comunico la mia protesta per l'approvazione del comma 7 art. 13 della legge Finanziaria che stabilisce che nel 2002 le Commissioni degli Esami di Stato saranno formate solo da insegnanti interni.
Contesto questa scelta nel metodo perché disarticola una legge dello Stato in un suo punto fondamentale attraverso la legge finanziaria che ha valore solo per un anno; nel merito perché la qualità della scuola pubblica scenderà ulteriormente mentre gongoleranno molte scuole private, senza alcun controllo esterno.
Nel promuovere questo cambiamento Lei ha addotto motivi di risparmio, ma non si capisce per finanziare cosa; non certo la scuola vista la riduzione degli stanziamenti. A voler essere generosi si tratta di un miope provvedimento contabile. Se allarghiamo lo sguardo temiamo che sia uno degli anelli forti per depotenziare la scuola pubblica.

Firmato ...........



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Appello
di Fabio Greco

Assemblee per resistere

Nel numero di Fuoriregistro dell'1 dicembre è apparsa la Lettera dei docenti del Liceo Vallisneri di Lucca al Ministro Moratti (I nostri principi), in cui si definiva una linea di resistenza contro i progetti già avanzati dal governo in tema di politica scolastica. Una linea di resistenza, però, è fatta di princìpi e di idee, ma va sostenuta con l'iniziativa politica e culturale. Per questo sulla base di quel documento - che nel frattempo è stato sottoscritto da docenti di ogni ordine e grado di tutta la lucchesia - si terrà a Lucca nel mese di gennaio una assemblea cittadina autogestita di docenti, per definire le scadenze e le iniziative d'una battaglia che sarà lunga e non potrà rimanere dentro i confini d'una città. Sarà molto importante che, sulla scorta di documenti del medesimo tipo, con analoga intransigenza e con mira altrettanto alta, altre assemblee autogestite - cioè convocate senza attendere l'iniziativa di sindacati grandi e piccoli - si svolgano anche in altre città. Questo appello su Fuoriregistro è uno degli strumenti con cui i docenti del Vallisneri lavorano a questo obiettivo. Tutti coloro che ne condividono ispirazione e intenzione sono invitati a contribuire attivamente al suo perseguimento.

Fabio Greco, Lucca

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Stati Generali
di Corrada Cardini - Riccardo Ghinelli

Signora Letizia, mi ascolti...

di Corrada Cardini
Non credo che la signora Letizia (alias ministra Moratti ) abbia voglia di ricevere consigli.
Sono anche convinta che con un po' di pazienza (da parte nostra) riuscirà a capire qualcosa di Istruzione , ha solo bisogno di tempo..facciamo qualche anno??
Ha qualche problemino ma anche molti sostenitori,
e poi è ricca e magra, e appartiene ad una gloriosa schiatta di indomabili imprenditori.
Comunque mi permetto di lanciare una proposta che potrebbe esserle utile.
Perchè invece di circondarsi solo di personaggi discutibili, nella migliore delle ipotesi stantii, generalmente poco credibili dal punto di vista professionale, non allarga il campo?
Questi STATI GENERALI, parola scelta non a caso,che ricorda quelli che a suo tempo hanno innescato una serie di eventi certo assai presenti al pensiero di ogni persona che crede nella giustizia, prima ancora che nella libertà, e che hanno segnato la storia di una borghesia perlomeno illuminata e determinata a contare e anche (ahime!) laica, potrebbero essere l'occasione per una vera, grande, appassionata, libera diascussione sul tema del futuro della scuola.. ma per essere tale non può limitarsi ad essere un teatrino di cani ammaestrati o un congresso di cortigiani desiderosi di piacere,
che ripetono sovieticamente la lezione .. ci vuole tutto lo schieramento, e dunque anche il Terzo STATO...cioè gli oppositori...e con pari dignità..Abbia dunque coraggio, ministra, e non cerchi solo nel suo cortile, e ci faccia sapere..
A meno che la signora Letizia non voglia rifare l'errore di Luigi XVI..

Baggio, Muccioli e Maggiolini

di Riccardo Ghinelli
Con un nome roboante, Stati Generali, il Ministro Moratti convoca i rappresentanti della Scuola, tutti insieme per un parere sulla riforma dei cicli.
Con grande clamore tutti saranno convocati a Foligno dove troveranno ad accoglierli personalità di grande spicco.
Apre la sfilata Roberto Baggio per il mondo dello sport. Non sappiamo perché proprio lui, ma possiamo immaginare perché non abbiano convocato Del Piero. Chissà se gli hanno detto che nella riforma dei cicli sparirà l’educazione fisica.
Segue per il volontariato Andrea Muccioli, in rappresentanza di San Patrignano, comunità di tutto rispetto, ma dagli orizzonti non particolarmente vasti. Il volontariato in Italia non si occupa solo di tossicodipendenza, ma anche di altre cose, come l’emarginazione, la Pace, il Terzo Mondo o l’ambiente.
Testimonial per la Religione Mons. Alessandro Maggiolini, Vescovo di Como, del quale non avevo particolari notizie. Comunque una rapida ricerca con Google (+Maggiolini +Como) mi ha restituito una serie di interventi preoccupati sull’immigrazione, le coppie di fatto e i cattolici che si alleano con partiti che non seguono la morale Cristiana.
A quanto pare non si è sentita la necessità di far intervenire testimonial per cose come la cultura, l’arte o la scienza.
Un anno fa il Ministro De Muro convocò i Presidenti delle Consulte Provinciali degli Studenti per avere un parere sulla riforma dei cicli. Lo fece a Fiuggi, cittadina con una ricezione alberghiera decisamente migliore di Foligno, con molto meno clamore, dato che consultare i Presidenti era una prassi normale. Della riunione se ne accorse un giornalista, ma solo perché l’albergo ospitava una squadra di calcio di cui si parlava in quel momento.
Ero stato incaricato di accompagnare il Presidente della mia Provincia, che al tempo era minorenne. All’arrivo gli studenti non trovarono ad aspettarli nomi famosi, ma funzionari del Ministero. Furono divisi in gruppi di studio, ai quali i ragazzi parteciparono per tre giorni con grande impegno.
Noi accompagnatori non avevamo nessun ruolo in questo, quindi mi limitai ad osservarli discretamente. Scattai anche alcune foto, perché qui gruppi mi apparivano bellissimi, nel loro impegno.
Qualche giorno prima i giornali avevano riportato i risultati di una ricerca che diceva che i giovani di oggi volevano partecipare, non protestare.
Tutto sbagliato.
Quei giovani stavano facendo le stesse cose che facevamo noi trent’anni prima. Solo che in quel momento era il Ministero a chieder loro di partecipare e non gli studenti a protestare per contare qualcosa nella Scuola.
Il Ministro arrivò alla fine, disse poche parole e ascoltò le relazioni che i gruppi di studio avevano preparato.
In quei giorni noi insegnanti, capitati lì per accompagnare i presidenti minorenni, rimanemmo in disparte. Non avevamo compiti particolari, comunque una gentile funzionaria del Ministero presiedette qualche nostra riunione, durante le quali chiarimmo alcuni dubbi professionali.
Alla fine ci invitò a scrivere qualcosa su quello che avevamo fatto. Fra le cose che scrivemmo ci fu la richiesta di avere una Consulta degli insegnanti, perché quel modo di partecipare ci era piaciuto.
Chissà che fine ha fatto quel documento.

C'ero anch'io

di Riccardo Ghinelli
Chissà se un eventuale futuro nipotino sarà interessato ai racconti del nonno. E se sì, cosa potrà interessarlo? Quella notte che l’uomo sbarcò sulla Luna? O di quel pomeriggio in cui seguii lo schianto del secondo aereo contro le Twin Towers proprio mentre accadeva? Oppure lo interesserà di più sapere che vidi l’Italia battere la Germania per quattro a tre?
Ma queste cose, dopo tutto, le ho solo viste in televisione, e forse sarà curioso di sapere di qualcosa a cui ho assistito dal vero. Allora potrò dirgli: “Hai presente la scuola che frequenti? Beh, una volta non era così. Finché un giorno Lady Joy, nota anche come Ministro Moratti…”.
E allora via con il racconto di quella volta che il Ministro Moratti decise di avviare la Grande Consultazione per gli Stati Generali e di come il nonno si trovò, un mattino, a prendere il treno per Roma.
Ebbene sì, sono stato consultato, e francamente non so se il mio nipotino sarà fiero di me oppure mi guarderà con disprezzo (ma propendo per la seconda ipotesi).
Sulla scia di una serie di avvenimenti che sarebbe complesso raccontare, sono stato inviato a parlare di scuola in rappresentanza di un’associazione in una riunione ad alto livello.
Giunto nel primo pomeriggio nella sede della riunione vi trovo una sorpresa: era arrivata una lettera del prof. Bertagna che chiedeva un parere sul riordino di cicli. La lettera (tre paginette scarse) dava alcune indicazioni (allora inedite) sulla riforma dei cicli, con la richiesta di fornire una risposta entro la data… del giorno prima.
Rassicurati sul fatto che il Ministero avrebbe accettato le osservazioni anche in ritardo, ci siamo messi al lavoro su quel documento per cercare di dare il miglior apporto possibile al riordino dei cicli.
In circa tre ore e mezzo abbiamo cercato innanzi tutto di capire e poi di intervenire.
Il documento non brillava per chiarezza. Ad esempio la riduzione a quattro anni delle superiori non era dichiarata in maniera esplicita. È vero che non era difficile dedurlo per differenza, ma da quelle righe, soprattutto dove si parlava di “progettare una scuola secondaria superiore di elevata qualità culturale ed educativa”, non era facile comprendere che si pensava di ridurre del 35% le ore delle superiori rispetto a quanto previsto dalla riforma di De Mauro.
Anche il punto relativo alla scuola materna ha richiesto un certo impegno e generato parecchie ipotesi su quella che avrebbe potuto essere l’utilità di un “possibile credito ai fini dei soddisfacimento di almeno un anno dei 12 di istruzione e/o formazione obbligatoria”.
Comunque siamo arrivati alla fine, con non poche difficoltà, perché ognuno di noi rappresentava un’associazione di cui doveva interpretare il volere, da mediare con altre persone che a loro volta si facevano interpreti di altre associazioni, con visioni del problema a volte antitetiche.
In ogni caso alla fine le osservazioni sono uscite e sono state messe in bella su quattro pagine da un’efficiente segretaria che si è poi premurata di farci avere, via e-mail, bozze provvisorie per eventuali rettifiche.
È seguito un mese abbondante di notizie di giornale, che a volte confermavano quanto sapevo, ma che altre volte mi rivelavano significati reconditi e inaspettati di quelle tre pagine che avevamo esaminato in quel pomeriggio romano.
Fino a venerdì, tre giorni fa, quando un’e-mail mi informava che il documento finale della Commissione Bertagna era pronto e che una riunione per discuterlo era fissata per lunedì.
Ho subito scaricato i due pesanti documenti
Le tre pagine nel frattempo erano lievitate fino a diventare ottantuno (più centocinque di osservazioni), occupando due mostruosi file “.doc” per complessivi 0.99 Mega che nessuno si era preso la briga di zippare.
Abbiamo iniziato l’esame del documento, pervaso da un’irritante stile paternalistico, costellato di frasi come queste: “…che le risposte, pur numerose e in genere bene articolate, presentano tuttavia un andamento quantitativamente meno rilevante rispetto alla ben più abbondante mole di osservazioni e di indicazioni formulate a proposito…” e “Il riferimento alla possibilità di completare il percorso anche con anni di specializzazione non universitaria non sembra essere stato molto compreso dagli interlocutori”.
A questo punto ci siamo arresi. Tre giorni per esaminare il documento e chiedere pareri al gruppo erano veramente pochi. Inoltre un insegnante può avere grosse difficoltà per assentarsi da scuola per un giorno in più. Così ci limiteremo ad inviare un’e-mail con qualche osservazione, sperando che serva a qualcosa.
A questo si è ridotta, per noi, la partecipazione.
Avrò la consolazione che, se mio nipote mi guarderà male, potrò spiegargli che con quella scuola c’entro ben poco.





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Sondaggio
di M.B

Partecipa al sondaggio del Didaweb curato da Anna Pizzuti su "La proposta di riforma della scuola della Commissione Bertagna" . Vota anche tu, oppure vai a consulatare i risultati, potresti utlizzare le opinioni espresse per spunti di riflessione.


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Il problema vero
di Franco di Michele

Ancora sugli esami

Non ho la pretesa di dire qualcosa di originale sulla questione di cui tanto di discute ma ho l’impressione che sugli esami di stato si stia sollevando un gran polverone e che ci affanni a sostenere o criticare posizioni ed avanzare proposte marginali rispetto al problema vero che resta , a mio parere, tutto da definire.
Prendiamo ad esempio la questione della caduta di credibilità del sistema pubblico d’Istruzione per la venuta meno presenza dei commissari esterni, garanti del controllo della qualità , indispensabili ad evitare valutazioni autoreferenziali delle Scuole presso le quali sono commissari d’esame.
Il caso vuole che questi Docenti esterni sono docenti appartenenti al medesimo sistema d’istruzione, le cui competenze e capacità sono quantomeno pari alla media di quelle dei loro colleghi interni,quando non addirittura inferiori , ritrovandosi spesso nelle Commissioni Docenti esterni supplenti ,a volte neppure abilitati,con esperienze didattiche quasi nulle, a causa delle rinunce di massa dei Commissari di prima nomina .
Ma anche quando capitano colleghi di ruolo e di lunga esperienza, il loro problema principale,a parte qualche caso di giustizialista che pare sostenere sulle sue spalle tutto il peso della Scuola italiana e che è più intenzionato a dimostrare che solo lui sa insegnare e che tutti gli altri sono dei rubastipendi, è quello di non scostarsi troppo dalle valutazioni che la scuola di appartenenza ha fatto degli studenti,rincuorati in questo dai commissari interni che ,e giustamente“ in ogni caso,comunque vadano le cose ,il lavoro fatto dalla scuola va rispettato “
Basta vedere gli esiti finali per notare la strettissima relazione che corre tra il credito scolastico assegnato dalla scuola ( in Ventesimi ) e quello della commissione ( in Centesimi ) .E se gli esiti degli scritti abbassano a volte la media ,poi si rimedia con il colloquio e tutto si sistema .
E cosa dire del Presidente della Commissione, il cui ruolo di garante supremo si riduce quasi sempre,essendo il Nostro raramente un Docente che abbia fresche esperienze didattiche nella Secondaria Superiore,alla pretesa,legittima e vitale, della correttezza dei verbali, quando non si tratti di Personale in pensione, il cui ultimo aggiornamento si perde nella notte dei tempi e per il quale il Conchiglia può anche essere un capo di abbigliamento intimo e l’Autonomia una organizzazione Politica paramilitare e che ti trattiene fino alle 17 del pomeriggio per fare il verbale prima a matita,in brutta copia , e poi trascriverlo in bella , a penna .
Penso che la cosa più sensata , nell’attuale sistema di istruzione, sia quella di abolire gli esami di stato e di far valutare gli studenti dai consigli di classe .
Perché proprio non riesco a capire perché non ci si possa fidare del giudizio di un docente delle classi quinte ed invece sì del giudizio di un docente delle classi prime e successive.
A rigor di logica maggiori dovrebbero essere le preoccupazioni per i docenti del biennio, vista la delicatezza e l’importanza che hanno,sugli sviluppi successivi,i primi anni delle superiori e , a voler essere proprio pignoli,perché mai dovremmo fidarci dei colleghi ,tutti interni,che fanno gli esami di terza media ?
Non dobbiamo aver paura che la Scuola si trasformi in un sistema autoreferanziale : lo è già e lo è sempre stato.
Gli esami di Stato o di Maturità,come si chiamavano,sono sempre stati un momento di autocelebrazione del sistema scolastico .
Ho fatto la maturità classica nel 1965.Quattro scritti,tutte le materie orali ,in due turni,la commissione tutta esterna tranne uno .Non era un esame più serio di quelli di oggi .Tutto ci sembrava terribile allora ,per tanti motivi più o meno nobili,ma c’era un fatto che oggi non c’è più e che ci faceva sembrare tutto più serio ed importante : la Scuola era una tappa fondamentale per la propria emancipazione culturale,e quindi economica e quindi sociale .
Questo mi pare essere il problema vero .
Penso che la signora Moratti , al di là delle scelte di campo che ha fatto e che vorrà fare , non potrà evitare di confrontarsi con questo problema , non lo potrà schivare a lungo, se la sua non è solo una sensibilità di maniera , perché sa benissimo che alla fine del suo mandato,che sarà terribilmente lungo , sarebbe dolorosamente triste dover ammettere di essere solo riuscita a fare qualche dispetto ( ma chissà poi quale ) alla “ sinistra “ e di aver invece fallito in quello in cui continuamente dice di credere e che sembra l’unico vero problema della scuola italiana oggi.
Sono convinto che la Signora Moratti non sia tanto cinica da voler favorire il sistema d’istruzione privato e confessionale a scapito della qualità: anche gli studenti delle private hanno diritto ad un sistema d’istruzione che li emancipi se non economicamente ( lo sono già probabilmente) almeno culturalmente e socialmente,anche se in questo momento sono quelli della scuola pubblica ad averne maggiormente diritto E nel frattempo speriamo che non dia quei 200 miliardi risparmiati agli insegnanti di religione e alle Scuole Episcopali ma li metta in palio tra le scuole ( pubbliche e private ) che siano riuscite a conseguire i migliori risultati ad un test Ministeriale di cultura generale.. Se lo vuole , non le sarà difficile trovare un gruppo di “esperti “ attendibili ,espressione del paesaggio culturale e democratico del nostro paese , in grado di elaborare un test sui saperi minimi che si richiedono ad un diciottenne oggi perché possa esercitare consapevolmente la propria cittadinanza democratica , da sottoporre agli studenti , che non concorra alla determinazione del voto finale, ma obbligatorio .Oltre a spenderli meglio quei soldi , ne avrebbe in cambio sicuramente informazioni preziose sullo stato di salute del sistema d’istruzione ed educazione italiano.

Prof Franco di Michele
Liceo Scientifico
Nereto ( TE )

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Discutiamo!
di Gianni Mereghetti

Per quanto riguarda la proposta di riforma del ministro Moratti, contenuta nel Rapporto Bertagna, sta prevalendo di nuovo lo scontro ideologico. Non è così che si fa il bene della scuola!
Siccome si è davanti ad una proposta che si può discutere democrazia insegna che, al posto di alzare baricate pregiudiziali, si mettano in campo le idee e ci si confronti seriamente.
Ci sono dei principi nel Rapporto Bertagna che sono interessanti per riformulare la vita della scuola. La differenza tra istruzione, formazione ed educazione ad esempio è un principio ispiratore che se realizzato potrebbe riportare sia la libertà che la qualità dentro la scuola italiana. E il nuovo equilibrio tra conoscenze e competenze? Anche questo è interessante, in quanto tende a superare o vecchie concezioni che riducevano il far scuola a nozionismo o nuove didattiche che svuotavano i contenuti scolastici, rendendoli indifferenti.
Ci sono anche aspetti molto discutibili nel rapporto Bertagna, come l'idea di sottoporre ogni due anni gli studenti a valutazioni nazionali nei primi giorni di scuola.
E ci sono questioni aperte, come quella dei quattro anni di liceo.
Il tutto però dovrebbe diventare oggetto di dialogo e confronto!
Del resto non è ciò che vuole il ministro?
O perchè si chiama Moratti non può comunque essere confronto?
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Bertamoratti
di Antonio Limonciello

(vedere da dentro, essere l'altro prima di giudicare)

Sono Bertagna/Moratti per scarnificare le ipocrisie del bel pensare, del pensiero utopico, dello stato etico, del pastore che va a recuperare la pecorella smarrita.
Mi sono chiesto, ma sto davvero con quell'alunno scansafatiche?
Non mi innamoro forse sempre di quelli che sono sempre pronti, che non hanno limiti e se li mostrano la volta dopo si sono fatti in 4 per colmarli?
Ma non provo a volte disturbo per certi handicap tanto da ritrarre lo sguardo oppure devo sottrarmi ad abbracci troppo liberi e voluttuosi?
Ma non provo rabbia punitiva repressa per quelle intelligenze sprecate, per l'egoismo destabilizzante di chi deve sempre essere al centro, primo fra tutti a mancare di rispetto per i compagni, a creare sempre casino nella classe?
Ma non ho sempre saputo che l'uno recuperato e' bilanciato dagli altri 9 comunque persi e dall'abbassamento dello standard di tutta la classe?
Non ho sempre detto che senza misurarsi con i bisogni reali espressi dalla societa' complessiva e dal singolo genitore/studente, senza aprire la scuola realmente al territorio si finiva col pagare pesantemente la scelta autoreferenziale?
Non ho sempre detto che chi non sa vivere la liberta' richiama le dittature?
E non ho rabbia per i docenti, non tutti, ma per tanti che in tutti questi anni hanno pensato di approfittare delle conquiste realizzate dagli anni 70 in poi anziche' dare risposte alla societa' che pagava queste conquiste?
E non ho rabbia per tutti coloro che giorno dopo giorno hanno svuotato, ridicolizzato con il loro comportamento, l'eliminazione della qualifica (1973), la liberta' di insegnamento (1974), l'integrazione dell'h. (1977), l'abolizione del voto per una valutazione formativa (1977), le coopresenze e le contemporaneita', gli organici arricchiti e gli organici funzionali, il recupero e il potenziamento, l'individualizzazione dell'insegnamento, i moduli, la scuola dei progetti, la progettazione didattica al posto dei programmi, le intelligenze emotive e quelle multiple..........
........ .......
siiiiiii, ho rabbia contro quella maggioranza che vivacchiava o approfittava intanto che seri ed impegnati insegnanti si ammazzavano per un interminabile e affannoso elenco di prove e riprove.


Questo ho pensato, io Bertagna/Moratti, e poi ho concluso: "ci pensiamo noi a battere queste pallemosce del pensiero etico di sinistra che come un cancerogeno complesso di colpa pervade gli insegnanti e minaccia la societa' tutta. Questo corpo malato ha bisogno di un intervento chirurgico, da soli non ce la faranno mai, noi opereremo per il loro bene.
Noi scarnificheremo i loro aggrovigliati pensieri e li liberemo di tutte le sofferenze.
Dunque:
1) gli insegnanti sono troppi (in meno potremmo pagarvi molto meglio);
2) nella scuola si spende troppo (le famiglie consumano tante cose inutili, imparino ad investire in cose utili come l'istruzione, cosi facendo le daranno il giusto valore, giacche' quello che non costa non vale);
3) nella scuola si spende male (non avranno la forza di difendere i loro sprechi e tutta la societa' sta con noi quando si tagliano gli sprechi "degli altri");
4) nella scuola i risultati sono scadenti (semplificare, via tutti gli insegnamenti superflui, via tutto quello che non e' utile, qual e' l'obiettivo, lavorare il piu' presto possibile? allora che si insegni questo; qual e' l'obiettivo, corsi di studi lunghi? allora studi propedeutici. Elenchi chiari di conoscenze e solo quelle che durano, quelle consolidate da esperienze secolari, per esempio gli studi classici.
E poi ce lo chiedono le famiglie, ce lo chiede il contribuente, ce lo chiede la confindustria, ce lo chiede la maggioranza del paese -questa e' una democrazia signori!-, ce lo chiedono tutti tranne coloro che difendono interessi corporativi come i sidacati);
5) non si puo' cavare sangue dalle rape (non si puo' pretendere, non si deve pretendere quello che non si puo' dare, e tanta scienza ci conforta, c'e' chi e' piu' adatto a .... e chi invece e' piu' adatto a.....; e poi c'e' la famiglia che ci tiene di piu' e quella che ci tiene di meno, e poi perche' costringere a studiare chi non vuole, lo studio e' un diritto non un obbligo; non si puo' trattare allo stesso modo chi e' diverso, sarebbe un'ingiustizia);
6) gli insegnanti non saranno piu' bambini che non indicano, che amano il caos magmatico, saranno professionisti che indicheranno: tu qui, liceo, tu la', avviamento al lavoro ( lo sapete, lo avete sempre saputo, noi vi daremo la forza morale per essere dei veri temuti giudici e il vostro valore sociale ritornera' alto, perche' chi orienta in una societa' senza rotta avra' grande considerazione).


Ecco io Moratti/Bertagna per oggi ho concluso, ed io antonio limonciello, persona liberata, vado a fare lo shopping natalizio.

Antonio limonciello
limant@ciaoweb.it
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Imperfetta Letizia
di Uno studente

L'autore del sonetto con acrostico ha 15 anni
e frequenta il Liceo classico Minghetti di Bologna


Lei, che gli aziendalisti ognor consola,

E a lor promette aumenti di stipendio,

Troneggia e, fiera – estremo vilipendio! -,

Il pubblico al privato, incauta, immola.



Zizzania propagare, a mo’ d’incendio,

Invader l’invadibile, qui a scuola,

Attaccar l’attaccabile – e da sola! -:

Mi sembra del suo agire un buon compendio.



Orsù, ministro dai diciotto nomi!

Richiederemmo d’essere trattati

A guisa di studenti, e non di gnomi.



Torni sui passi suoi e dei delegati:

Tenga presente: mai noi sarem domi

(Intendo non “a casa”, ma “domati”…)!




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Scuolathon
di Franca Antonia Mariani

Tra Serra e Guccini, si e' tenuta dal 10 all'11 dicembre al Minghetti di Bologna la non stop oratoria. Questa la cronaca della prima giornata: la star mediatica e' Garagnani ma i veri protagonisti sono i ragazzi


La prima giornata di Scuolathon è passata, fra un susseguirsi di gioie e tensioni.

Questa mattina alle 9, palestra stipata e clima di grande aspettativa. Si susseguono i primi interventi: prof. universatario mito del '68, abile e generosa presidente di quartiere, lo scrittore Cacucci. Alle 11 arriva il Sen. Vitali, ex sindaco di Bologna; il sindaco che lo aveva preceduto, Imbeni, parlamentare europeo, è impegnato a Strasburgo, ma ci ha inviato un suo messaggio di solidarietà. Da Guazzaloca, attuale sindaco, regolarmente invitato assieme al compagno di cordata Garagnani, neanche un cenno di saluto.

Come annunciato, alle 11.30 arriva il Garagnani stesso, fra balenare di flash e fremito di cameramen. Quando il dibattito fra Vitali e i ragazzi finisce, Chiara, moderatrice, ricorda che oggi è il 53° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a New York, di cui legge al microfono gli articoli 18 e 19:
Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, da solo o con altri, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo mediante l’insegnamento, le pratiche religiose, il culto e l’osservanza dei riti.
Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, compreso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee, attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Dal già che c'è si "allarga" un attimo e cita anche Spinoza: “È impossibile togliere agli uomini la libertà di dire quello che pensano…questa libertà può essere concessa a tutti e da tutti esercitata…le leggi promulgate intorno alle questioni speculative sono completamente inutili…Questa libertà, infine, non soltanto può essere consentita senza pericoli per lo Stato, per la religione e per il diritto delle supreme potestà, ma deve anzi essere concessa affinché tutto ciò sia conservato."[Spinoza, Tratt.,489]

Poi passa la parola a Garagnani.

Garagnani non accorda il minimo interesse a queste premesse e attacca il suo brevissimo discorso, in impeccabile politichese e dalla inevitabile premessa: è tutta colpa del governo di centro-sinistra che ha lasciato un "buco" di un precisato migliaio di miliardi. I ragazzi rispondono in contemporanea, senza parlare, alzando ognuno un pezzo di carta con scritte chiarissime: "Io penso", "Io scrivo", "Io critico", "Io rifletto", "Io ragiono", "Io studio" e, soprattutto, "Io sono". Replica il preside, Ing. Innocenti, dichiarando di non voler entrare in polemiche politiche, ma di sentire la necessità di elencare i tanti aggravi e i tanti tagli che già si stanno facendo sentire nella gestione della scuola pubblica. Elenca, con il garbo che lo contraddistingue, e alla fine è un'ovazione di applausi.

Naturalmente è emerso anche il telefono che Garagnani assicura non-spia perché si prendono i nomi delle persone che chiamano, ma non quelli dei professori implicati. Naturalmente nessuno ci crede. Gli interventi sono numerosi, puntuali, vibrati, di alto livello e di alta dignità: le risposte sepolcri imbiancati.


Poi Garagnani se ne va, inseguito da tutti i giornalisti, e cala la tensione. Breve pausa ristoratrice e arriva quel mago di Michele Serra, che trascina i ragazzi, li incanta, li risolleva. Poi il sindaco Bacchiocchi, ma è sfortunato, perché mentre parla si presenta Francesco Guccini e magnetizza la sala. Non è qui per suonare; anche lui è qui per parlare di scuola.
Seguono un'ispettrice ministeriale, un professore universitario, tre presidi, un rappresentante di Scuola e Costituzione, rappresentanti sindacali.


Decimati, stravolti e infreddoliti gli ultimi partecipanti alla prima giornata di Scuolathon lasciano il Minghetti dopo dodici ore di interventi quasi ininterrotti.

Per alcuni insegnanti, l'amarezza di non aver potuto esserci nel pomeriggio (ricevimento genitori in contemporanea). Per gli studenti, un enigma che non riescono a spiegarsi: perché tanti giornalisti per Garagnani e nessuno per tutti quegli interventi così belli che sono venuti dopo?
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Altre notizie e foto della giornata sono reperibili sul sito curato dagli studenti del Minghetti.

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La scuola contro la guerra
di Lea Borrelli

A tutti i lettori di “fuoriregistro”: parliamone insieme

Insegnanti, genitori, studenti di tante scuole di Bari, tutti insieme per opporsi all’attuale conflitto in Afghanistan. Su iniziativa di un gruppo di docenti della mia scuola, il Liceo Classico “Socrate”, si è costituito il coordinamento permanente “La scuola contro la guerra”, animato dalla ferma volontà di manifestare il “no” alla guerra come mezzo per combattere il terrorismo e dalla convinzione che la strada per la pace passi innanzi tutto attraverso il dialogo, il rispetto dei popoli e delle culture e un’equa distribuzione delle risorse naturali.

Lo spirito che ci unisce è quello di salvaguardare il diritto ad un’informazione libera, non filtrata o propagandistica. La scuola pubblica non solo deve porsi come luogo di riflessione e di dibattito, ma ha il compito di formare gli studenti al pensiero critico, fornendo loro gli strumenti per andare oltre l’apparenza, aprendo la via ad un modello di pensiero complesso ed articolato.

La prima iniziativa avviata dal movimento è stata l’istituzione di un centro di documentazione per raccogliere documenti originali da utilizzare nelle classi, fornendo agli studenti le metodologie per la consultazione delle fonti in maniera critica. Abbiamo costituito una rete per lo scambio di esperienze e di materiali, impegnandoci a promuovere iniziative per mobilitare le coscienze e salvaguardare il diritto alla critica e al dissenso, ma anche per combattere ogni forma di censura e di istigazione alla delazione.
A supporto di tali attività abbiamo realizzato un sito web e una mailing-list (per iscriversi è sufficiente inviare un messaggio completamente vuoto all’indirizzo perlapace-subscribe@yahoogroups.com), dei quali possono usufruire tutti coloro che intendano partecipare al dibattito, e vogliano prelevare i documenti disponibili o depositarne altri.

Il coordinamento sta organizzando diverse iniziative: da una mostra sugli effetti devastanti della guerra (proposta dagli studenti del Laboratorio Storico del Liceo “Socrate”, e aperta a tutte le scuole della provincia), ai seminari tematici.

In questa settimana, essendo il 2 dicembre l’anniversario del bombardamento del porto di Bari, avvenuto nel 1943, abbiamo pensato di dedicare l’incontro a riflettere sugli effetti delle guerre in Puglia: i bombardamenti; il basso Adriatico infestato di bombe all’iprite inesplose; la presenza di campi di concentramento, …
Abbiamo proiettato il filmato RAI "Cinquant'anni dopo" e sono intervenuti a commentarlo il giornalista RAI Costantino Foschini e lo storico Vito Antonio Leuzzi (che hanno contribuito alla realizzazione del filmato) e l’epidemiologo Donato Sivo. Il giornalista ha introdotto il filmato sottolineando l’importanza e la ricchezza di contenuti di un’immagine, ma allo stesso tempo ha invitato i tanti studenti presenti a guardare le immagini con occhio disincantato. “L’immagine non è tutto” ha osservato, e ci ha portato a riflettere sulla sua non oggettività.
Dal dibattito è emerso che pochi, anche tra gli adulti, erano a conoscenza del fatto che tra le navi affondate dalla Luftwaffe nel porto di Bari, durante il bombardamento del 2 dicembre del ‘43, c’era un mercantile americano carico di bombe all’iprite, che in parte esplosero, provocando una nube tossica, ed in parte si depositarono sui fondali marini, a bassa profondità. Ancora oggi, a oltre cinquant’anni di distanza, dopo centinaia di incidenti documentati, non è mai stata avviata una bonifica di questa zona di mare, e ogni tanto i pescatori restano contaminati dagli agenti chimici sprigionati dalle bombe che rimangono impigliate nelle reti da pesca.
Insomma, per molti dei presenti l’incontro è stata un’occasione per scoprire che la guerra non è solo un film da vedere in televisione, ma qualcosa che ha toccato da vicino anche la nostra terra e di cui ancora oggi subiamo le conseguenze.

Il prossimo incontro sarà dedicato al tema “Medici contro la guerra”, con la presenza del responsabile territoriale di “Emergency”.

Con questo nostro contributo speriamo di riuscire a promuovere il dibattito nella società civile e naturalmente ci auguriamo che stimoli l’avvio di tante altre iniziative analoghe.

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Specializzandi Ssis e graduatorie permanenti
di Alerino Palma

Cogliamo l’opportunità che ci offre Fuoriregistro per sottoporre all’attenzione dei suoi lettori un problema molto particolare e specifico qual è la richiesta, formulata in questi giorni nelle sedi competenti da parte degli specializzandi ssis del secondo ciclo, di essere inclusi sub condicione nella prossima integrazione delle graduatorie permanenti, come aspiranti in procinto di conseguire il titolo di abilitazione richiesto. Lo facciamo non solo perché crediamo tale richiesta fondata su un piano molto più generale, ma anche perché riteniamo opportuno che tale richiesta sia resa pu
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