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Fuoriregistro del 11/11/2001 - a.s. 01/02
f u o r i r e g i s t r o
newsletter del 11/11/2001

Sommario
Ancora di più?
di Bruna Bassi
Da domani
di Marino Bocchi
Caro Signor Ministro
di Rosario Greco
E il sostegno dov'è?
di Adriana Pavese
Finanziaria: pro e contro
di Gianni Mereghetti - Renato Tassella
Funzioni obiettivo
di Pierluigi Nannetti
Segnalazioni
di M.B.
E se la smettessimo coi piagnistei?
di Corrada Cardini
Ogni anno, a settembre
di Franco Di Michele
Riflessioni di un Tutor
di Giovanna Casapollo
Dura cervice
di Vincenzo Andraous
Telgate
di Emanuela Cerutti
Private di decenza
di Lena Cappuccio
Per un'effettiva parità
di Luciano Albanese
Il tempo per studiare
di Gianni
L'emigrazione scolastica
di Giuseppe Tizza
Cocab 5
di Emanuela Cerutti
Incontro
di Emanuela Cerutti
L'albero del sicomoro
di Vincenzo Andraous
Lettera alle scuole islamiche
di Federico Repetto


Ancora di più?
di Bruna Bassi

Il Ministro ha detto che dobbiamo lavorare di più. Ho preso sconsolata la mia agenda ed ho messo un punto interrogativo nella pagina di Natale. E' l'unico giorno libero che avrò da qui a dicembre. Io lavoro in un corso serale a Parma. Insegno italiano e storia: ho mediamente 25 studenti per classe ed un orario di lezione frontale di 16 ore settimanali. Mi sono adeguata subito alle nuove direttive che sollecitano nuove metodologie e test oggettivi. Per quattro settimane ho segnato puntualmente le ore dedicate al lavoro. Risparmio i dettagli, ma fra arrivo anticipato ed uscita ritardata (doveroso lasciare l'aula per ultimi anche in un corso per adulti), preparazione delle lezioni, riunioni, gruppi di lavoro, progettazione, ricevimento studenti, correzione dei compiti e preparazione dei test oggettivi (che è bene siano sempre diversi onde evitare la nascita di un proficuo commercio fra gli studenti di test già risolti) ho tenuto una media di 50 ore alla settimana. Non credo sarà diverso nei prossimi mesi.
La scuola funziona con le attività extra-didattiche dei docenti: attività che, oltretutto, non vengono retribuite perchè i fondi che sulla carta appaiono tanto consistenti (forse perchè vengono pubblicizzate le somme complessive nazionali) in realtà sono briciole.
Potrei capire le proposte del Ministro se nella scuola esistessero figure intermedie (quelle che in azienda vengono chiate "quadri") preposte alle attività che ora svolgono gli insegnanti, ma non ci sono.
Ci siamo abituati a veder i presidi (pardon: dirigenti scolastici) fare la moltiplicazione dei pani e di pesci rispetto ai tempi che ogni docente ha a disposizione da dedicare allo svolgimento di alcune attività. Tutto viene conteggiato in una fase di previsione, per cui qualunque lavoro dovrebbe essere svolto coi ritmi di Speedy Gonzales. Poco importa se in realtà occorrono il doppio delle ore per svolgere quel determinato incarico. Il conteggio è fatto sulla base dei fondi disponibili (quando ci sono) e tanto deve bastare.
Se il Sig. Ministro vuole avere un'idea chiara dei carichi di lavoro che gravano sul personale della scuola imponga il timbro del cartellino marcaorario e lo svolgimento di tutte le attività nei locali dell'Istituto ed in orario di servizio, ma si prepari anche a trovare i fondi per retribuire le ore straordinarie e soprattutto a reperire gli spazi dove lavorare, una scrivania ed un armadietto per ciascun docente e a pagare le spese per il funzionamento prolungato di tutti gli istituti scolastici. La quasi totalità dei docenti, fino ad ora, ha comprato a proprie spese un computer, tiene impegnata una parte della propria abitazione per materiale di lavoro e così via.
La tanto voluta modernizzazione delle metodologie didattiche è stata realizzata a spese vive dai docenti.
Ed ancora, permetta agli insegnanti di avere un orario di lavoro più lineare che consenta una programmazione anche della vita privata: ora siamo disponibili per la scuola dalle 7,50 alle 20. (i docenti dei corsi serali dalle 7,50 alle 24). Uno dei mali della categoria è proprio l'errata modalità di conteggio dell'orario di servizio. Non è possibile continuare a pensare in termini di ore di lezione frontale, quando le attività extradidattiche sono ormai diventate preponderanti rispetto alle attività didattiche.
L'ultima nota dolente, che purtroppo non pare sia stata nemmeno presa in considerazione. I nostri stipendi da paese in via di sviluppo non sono bassi: sono umilianti. Nel nord Italia, dove il costo della vita è decisamente superiore rispetto al Meridione, (io a abito a Parma e spendo solo di riscaldamento 4 milioni all'anno. I miei colleghi di Palermo spendono 500mila lire) non basta a mantenere nemmeno decorosamente la propria famiglia.
Mi si perdoni il conteggio da casalinga dei tempi e del denaro, ma oltre che insegnante sono appunto, madre di famiglia e devo far tornare i conti. Del resto, non credo che gli altri abbiamo agito con un'ottica diversa. Quando ci chiedono di recuperare i dieci minuti di lezione (che siamo impossibilitati a fare per mille motivi) e dimenticano che abbiamo lavorato ore senza chiedere nulla, la logica non appare diversa.

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Da domani
di Marino Bocchi

Alla vigilia dello sciopero promosso da Cgil, Gilda, Cub e altre sigle, con perfetta scelta di tempo il ministro Moratti promette agli insegnanti che sara’ sua cura valorizzarne il ruolo e la funzione. Ovviamente non da oggi. Perche’ oggi non si puo’, premono altre urgenze, c’e’ una guerra in corso, la recessione incombe. Da domani. Dal prossimo contratto di lavoro. Per il momento dovremo accontentarci di un aumento salariale inferiore alla curva dell’inflazione. Pero’ il ministro assicura che da domani ci sollevera’ dalle incombenze della burocrazia che ci affliggono: allo scopo di disboscare la foresta delle circolari e delle ordinanze ha proprio ieri istituito una Commissione, presieduta da un sottosegretario. Un’altra commissione, l’ennesima. Ce ne sono ormai una decina che si aggirano nelle stanze di Viale Trastevere: da quella incaricata di istituire il sistema scolastico di valutazione a quella che si occupera’ del codice deontologico. E mentre gli esperti discutono, studiano progetti, elaborano modelli per il futuro, la Moratti amministra e delibera. Via la vecchia Maturita’, da oggi si cambia: solo commissari interni e dobbiamo ringraziare un parlamentare di An se il Senato ha approvato un ordine del giorno che impegna il governo a limitare a tre commissioni per sede d’esame l’incarico assegnato al presidente esterno. Via per sempre l’impianto della riforma dei cicli promossa da Berlinguer: due canali, liceo e formazione professionale, quest’ultima destinata ad accorpare l’istruzione professionale di stato, con una scelta secca, a 14 anni. E ancora: aumento del carico orario dei docenti (da un minimo di 18 fino a 24 ore, anche se l’obbligo previsto dalla prima versione dell’articolo 13 della finanziaria si e’ora trasformato in facolta’), accorpamento degli spezzoni, ricorso al personale interno per le supplenze fino a 15 giorni (rispetto ai 30 della prima stesura). Infine: assunzione nei ruoli dello Stato per i docenti di religione, sull’abilitazione dei quali continuera’ a decidere la Curia e se casomai il Vescovo dovesse revocare l’autorizzazione, nessun problema: gli interessati saranno nominati su altre cattedre, se ne avranno titolo (visto che la laurea non e’ richiesta), in caso contrario saranno sottoposti al trasferimento d’ufficio sull’organico di altri dicasteri. Il disegno e’ chiaro, denunciano alcuni: si tratta di una strategia coerente e lineare mirata a smantellare la scuola pubblica, il suo carattere di laicita’, di autonomia, di interazione dialettica rispetto al variegato sistema dei poteri, dalla Famiglia fino alla Chiesa e all’Azienda. Ma questa e’ una lettura ideologica, strepitano altri: il Ministro ha promesso la convocazione degli Stati generali, saranno gli insegnanti, i genitori e gli studenti a decidere in ultima istanza. In che modo, con quali strumenti? Tramite Forum telematico, sembra indicare la Moratti nella sua lettera. Da lunedi’ potrete collegarvi col sito del Ministero e accedere alla discussione online: “Verso gli Stato generali dell’istruzione”. Nel frattempo la Finanziaria andra’ alla Camera per l’approvazione definitiva, la Commissione Bertagna definira’ la procedura del doppio canale anticipata dal Ministro a luglio in Parlamento, la Commissione deontologica presieduta dal Cardinale Tonini iniziera’ e concludera’ in breve tempo i suoi lavori e quella sul sistema scolastico di valutazione coordinata dal prof. Elias, esperto di certificazione aziendale, definira’ il modello in base al quale si misurera’ la qualita’ della nostra professione. Ma finalmente arriva anche per noi docenti, studenti, genitori l’occasione di cominciare a dire la nostra. Sul Forum. Da domani.

La lettera della Moratti

Cari docenti
sento l'esigenza di scrivervi per farvi partecipi in modo diretto del nostro lavoro.

Ho iniziato un viaggio di ascolto in tutte le Regioni per rendermi conto personalmente dei problemi della scuola.

La scuola che sto imparando a conoscere è fatta di luci e ombre; ho visto istituzioni scolastiche di eccellenza anche in contesti socioeconomici difficili, e questo mi ha fatto capire che l'anima di queste scuole siete voi docenti che con grande impegno e passione sapete trasmettere ai bambini ed ai ragazzi amore per il sapere, senso di responsabilità, principi e valori.

Ho constatato però che i docenti si sentono gravati da troppi adempimenti burocratici, mentre vorrebbero potersi dedicare di più ai ragazzi ed ai rapporti con le famiglie, e che non sempre sono messi in grado di aggiornarsi al meglio.

Per questo motivo, pur ereditando una difficile situazione economica data da un deficit pubblico considerevolmente superiore alle previsioni e ulteriormente aggravato dalla guerra in Afghanistan, abbiamo cercato di avviare una politica di investimenti della scuola fondata sulla centralità dei docenti.

Le misure prese per il regolare avvio dell'anno scolastico hanno voluto rispondere all'esigenza di dare una prima immediata risposta, sia ai precari che da anni attendevano l'immissione in ruolo, sia ai supplenti che fin dal primo giorno di scuola hanno potuto avere la sede assegnata e, di conseguenza, la remunerazione.

Anche le norme che abbiamo inserito nella legge finanziaria del 2002 rispondono all'esigenza di iniziare un percorso di valorizzazione degli insegnanti, destinando a questo obiettivo risorse aggiuntive nel 2002 (sia pur contenute in ragione della situazione finanziaria restrittiva), e le economie conseguenti a interventi di riqualificazione della spesa nel 2003 e nel 2004.

Ecco perché il Governo ha approvato, nella V Commissione bilancio, una norma che destina per intero alla valorizzazione del personale docente le economie realizzate, stimate in 381,34 milioni di euro nel 2003 e in 726,75 milioni di euro nel 2004.

Tali risorse specifiche per la scuola si aggiungono a quelle previste in via generale per i rinnovi contrattuali di tutto il pubblico impiego

Con riguardo alle supplenze, è stata data ai dirigenti scolastici la possibilità - e non l'obbligo - di utilizzare più ampiamente , e comunque per brevi periodi, i docenti in servizio presso la scuola e a ciò disponibili garantendo così una maggiore coesione di tutto il corpo docente.

Nel rispetto delle disposizioni contrattuali vigenti, si è inoltre consentito il prolungamento dell'orario dei docenti fino ad un massimo di 24 ore. Le ore aggiuntive saranno effettuate solo dai docenti disponibili e verranno compensate come lavoro straordinario, secondo quanto previsto dal contratto di comparto.

E' stato infine previsto il rimborso delle spese sostenute dai docenti per l'aggiornamento professionale, un passo importante sulla strada di un più completo riconoscimento dell'importanza della funzione e del vostro ruolo di docenti.

Per tale motivo pensiamo nel prossimo rinnovo di contratto ad una area contrattuale separata per i docenti, e riterremmo importante una valorizzazione delle associazioni professionali.

Sono convinta che la riforma della scuola non può avvenire che con il pieno coinvolgimento dei docenti. Per questo motivo abbiamo pensato di aprire un Forum sul nostro sito Internet che ci auguriamo diventi un luogo di incontro con voi per scambiarci, anche in vista degli Stati generali, opinioni, riflessioni, proposte per migliorare l'offerta formativa. Su questo Forum aperto nel sito www.istruzione.it potete lasciare proposte, suggerimenti, idee che mi servono per la preparazione degli Stati Generali dell'istruzione. E' un dialogo che sarà sempre aperto.

La scuola sempre più deve affiancare le famiglie nella funzione educativa e dare risposta di qualità alle esigenze formative dei ragazzi; deve sostenere chi è in difficoltà e valorizzare i talenti, deve aiutare i giovani a costruire la propria personalità libera e responsabile e deve orientarli e prepararli sempre meglio ad affrontare la vita.

Con queste consapevolezze vogliamo lavorare per voi e con voi perché, insieme, possiamo dare ai nostri ragazzi e a tutte le famiglie una scuola all'altezza delle loro aspettative.

Letizia Moratti
www.istruzione.it/mpi/ministro/statigenerali_lettera.shtml

Grazie ministro, perche' ci considera delle persone e non dei terminali

di Gianni Mereghetti
Gentilissimo ministro,
sono un insegnante e la voglio ringraziare per la lettera che ci ha inviato e nella quale mostra sensibilità al nostro delicato compito e ai nostri problemi. Indipendentemente dal fatto che sia o non sia d'accordo con le sue scelte politiche, le sono comunque grato di considerarci delle persone, e non i terminali del sistema scolastico che lei dirige.
Questo mi sembra decisivo in tempi, in cui si pensa di costruire meccanismi così perfetti da risolvere ogni problema. L'educazione invece mette in evidenza che non c'è meccanismo risolutivo, ma ogni giorno si riparte dall'avventura rischiosa della libertà. E' questa avventura ciò che mi affascina del mio lavoro, un'avventura che ricomincia ogni mattina.
Negli anni mi è diventata sempre più chiara la dinamica e l'urgenza del compito educativo; questo mi pare debba dettare il suo impegno, e non tanto per dirci che cosa dobbiamo fare in classe, quanto per stabilire quelle condizioni di libertà e di professionalità, in forza delle quali ognuno di noi possa giocare le sue energie, le sue capacità, la sua originalità.
So quanto sia difficile varare una riforma della scuola, non è nemmeno facile mantenere gli impegni ideali in una situazione che spinge verso semplificazioni organizzative o che chiede sacrifici economici. Se mi permette un consiglio, nelle decisioni che si troverà a prendere giorno dopo giorno tenga in considerazione la realtà viva della scuola e si confronti con essa.
E' perchè amo la mia professione e ho imparato a volere il bene di ognuno dei miei studenti, riuscendoci, ma anche fallendo, che rispondo al suo invito. Sì, sono disposto nel mio piccolo, da queste aule di una sperduta scuola della bassa milanese, a collaborare, non per un'idea migliore di scuola, ma perchè la scuola diventi sempre più il luogo della libertà, della cultura e dell'educazione.
Grazie e buon lavoro

Gianni Mereghetti
Insegnante di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico Pascal di Abbiategrasso (Mi)
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Caro Signor Ministro
di Rosario Greco

Caro Signor Ministro

So bene che questa lettera potrà leggerla o no e, in ogni caso, la mia potrà essere intesa come voce di colui che grida nel deserto. Tuttavia sono convinto che il silenzio sarà sempre peggio.
Le scrivo per invitarla a recedere dalle sue intenzioni di voler modificare la struttura dell’esame conclusivo dei corsi di istruzione secondaria di secondo grado affidandone il compito a commissioni composte solo da membri interni.
Sono convinto che tale scelta potrà provocare danni enormi alla scuola italiana, pubblica o privata che sia, e di conseguenza al futuro del nostro Paese.
Come Lei ben sa, ogni processo di produzione, di beni o servizi, deve essere accompagnato da un adeguato sistema di controllo della qualità e questo credo che debba avvenire anche per la scuola. Ancora di più quando si ha l’intenzione di arrivare alla parità tra scuola pubblica e scuola privata. Non mi sembra quindi che si faccia un buon servizio alla società italiana demolendo quello che si è fatto in questi tre anni in cui è stato in vigore il Nuovo Esame di Stato.
La scelta di affidare l’esame a commissioni composte solo da membri interni non tiene conto di due errori che vengono normalmente commessi nel corso della valutazione di uno studente: quello dovuto all’effetto alone, per cui il professore che conosce da tanto tempo lo studente difficilmente modificherà il proprio giudizio su di lui nel corso dell’esame; quello dovuto all’effetto pigmalione, per cui lo studente che sa che il proprio insegnante lo giudicherà in un determinato modo non farà alcuno sforzo per modificare il suo giudizio. Una commissione fatta in prevalenza da commissari esterni invece potrà dare un giudizio più oggettivo sulla prestazione dello studente e questi avrà più stimoli a fare ti tutto per fare buona figura sia se negli anni precedenti ha ricevuto giudizi positivi che se ha ricevuto giudizi negativi.
Sulla base della mia quasi trentennale esperienza di insegnamento e di esaminatore posso dire che, se l’Esame di Stato deve accertare il possesso di conoscenze, competenze e capacità, esso può anche servire a far sì che lo studente le acquisisca. In tal senso non c’è niente di peggio di un esame addomesticato che lo studente può immaginare di superare senza sforzo, un esame nel quale lo studente potrà esprimersi con un linguaggio limitato perché tanto i suoi insegnanti lo capiranno comunque.
A mio parere, se un difetto il Nuovo Esame di Stato ha avuto è stato provocato dal fatto che gli insegnanti non potevano essere nominati fuori della propria regione, e addirittura dalla propria provincia, e che di fatto le commissioni sono state costituite con il criterio dello scambio di commissari tra due scuole con la conseguenza che i giudizi da loro espressi alla fine venivano condizionati dal comportamento del collega nella propria scuola.
Distinti saluti.


Prof. Rosario Greco
Docente di Matematica e Fisica
Liceo Scientifico “E. Majorana”
Via Piersanti Mattarella, 21
95042 Caltagirone


Indirizzo privato:
Via De Amicis, 10
95042 Grammichele

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E il sostegno dov'è?
di Adriana Pavese

Che tra le tre "I" della nuova scuola voluta dalla nostra ministra non ci fosse Integrazione , l'avevamo capito, ma quello che sta succedendo a Torino, relativamente alla cattedre di sostegno, ha veramente dell'incredibile e ancor più incredibile e vergognoso è che non se ne parli.
Come sa chi lavora nella scuola , la maggior parte delle cattedre di sostegno sono cattedre di fatto, cioè istituite di anno in anno in relazione al numero e alla gravità degli allievi con handicap presenti nella scuola. Da quest'anno queste cattedre vengono date a supplenza dai presidi e qualcuno penserà che in questo modo, finalmente, sarà tutto più semplice e veloce. Errore!
I presidi devono scegliere i supplenti su graduatorie d'istituto che vengono elaborate centralmente e poi inviate alle scuole per via telematica : tutto chiaro, trasparente e veloce quindi. Errore!
Nelle nostre scuole le graduatorie di istituto sono arrivate la scorsa settimana , dopo un mese e mezzo dall'inizio dell'anno scolastico. Nel frattempo , dato che gli allievi in situazione di handicap hanno ancora
il diritto di frequentare, sin dal primo giorno, la scuola pubblica (le loro famiglie non hanno il problema del diritto di scegliere la scuola!), i presidi hanno dovuto nominare, "fino ad avente diritto", supplenti
dalle vecchie graduatorie. Gli insegnanti specializzati sono in numero insufficiente e tuttti sistemati, quindi sono arrivati insegnanti di tutte le materie, spesso senza esperienza di questo tipo di lavoro; in alcuni casi, come è successo nella mia scuola, sono persone serie, alcuni hanno già lavorato sul sostegno, si danno da fare, cercano aiuto dai colleghi più esperti e dagli insegnanti di classe, si affezionano ai ragazzi (alcuni molto gravi) e iniziano a lavorare.
Ci eravamo quasi dimenticati delle graduatorie , quando si sparge la voce.....sono uscite! Soliti problemi delle segreterie per scaricarle e inizia un vorticoso giro di telefonate tra presidi e ex-provveditorato: che fare? Sono provvisorie o definitive? Bisogna cominciare a chiamare?
Nella mia scuola tra prima, seconda e terza fascia (e non mi provo neanche a capire in base a che cosa i colleghi siano in una fascia o nell'altra) sono più di 200: sono divisi per materia, per nominare sul sostegno bisogna fare l'incrocio tra le materie secondo il punteggio (e per fortuna, dopo un po' di tentativi si scopre che può farlo il computer), ma tra le varie voci che determinano il punteggio non compaiono gli anni di sostegno, nè la richiesta di svolgere questo tipo di lavoro. Conclusione : per insegnare agli allievi in situazione di handicap basta respirare ed essere disoccupato. Arriva la direttiva : "si deve iniziare a nominare sulla prima fascia , che è definitiva."
I miei bravi colleghi sono abbastanza alti in graduatoria e quindi, sperando di non doverli cambiare , inizio ad aiutare la segreteria nell'operazione telefonate: quasi tutti gli insegnati interpellati lavorano già, e quindi molti non sono a casa, si lascia il massaggio sulla segreteria quando c'è ,oppure alla vecchia mamma, oppure alla colf filippina. Se l'insegnante non ritelefona , si manda il telegramma (10/20 al giorno, alla faccia del risparmio!) . Alle volte capita di incontrare insegnanti che non hanno mai fatto sostegno i quali, dato che sono persone serie, quando sentono che dovrebbero occuparsi di ragazzi con handicap grave , pur essendo
disoccupati, rifiutano perchè si rendono conto di non avere le competenze.
Spesso succede che l'interpellato sia già in servizio in un'altra scuola "in attesa di avente diritto", ed essendo una persona seria , risponde "lavoro già con un bambino handicappato, mi spiace lasciarlo, aspetto a
rispondere per vedere se in questa scuola arrivano a nominare me". La stessa cosa rispondono i miei colleghi , quando sono chiamati da altre scuole. Risultato: tutti fermi !
Dopo una settimana di questo lavoro da telefonista (naturalmente fuori dall'orario di servizio) arriva un'altra voce: "tutte le graduatorie sono da ritenersi provvisorie", quindi tutto è rimandato tra 40 giorni!!


A questo punto non si può veramente più scherzare: con quale coraggio mi si può dire , dopo averci costretto a scegliere gli insegnanti di sostegno tra gente che non ha nessuna esperienza e non ha chiesto di fare questo lavoro, che devo costringere un ragazzo in difficoltà a cambiare l'insegnante dopo quasi tre mesi di scuola? I presidi, anzi i dirigenti, hanno tutto il diritto di temere i ricorsi, i lavoratori
hanno diritto al lavoro e al rispetto delle precedenze, ma i ragazzi, le famiglie , che diritti hanno?
Qualcuno ha idea del tempo che ci vuole per entrare in comunicazione con un ragazzo autistico? per progettare con i colleghi un lavoro che integri nella classe un bambino cerebroleso grave? per capire con far usare la tastiera del computer a chi non riesce a controllare nè gli arti, nè il capo? A questo stanno lavorando i miei colleghi, queste sono le cose di cui si occupano gli insegnanti di sostegno che sono
persone serie. Anche se si occupano pure di cambiare pannolini, soffiare il naso, imboccare , gli insegnanti di sostegno non sono delle specie di colf intercambiabili.
Io ho parlato di persone serie, ma in questo meccanismo perverso non c'è niente di serio, se non i problemi che si creano a chi è già svantaggiato.
Tra 40 giorni , se qualcuno mi dirà che devono cambiare gli insegnantidi sostegno della mia scuola, non starò più a perdere tempo al telefono, ma uscirò a protestare con i genitori dei miei ragazzi .

Adriana Pavese, responsabile del gruppo H di istituto
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Finanziaria: pro e contro
di Gianni Mereghetti - Renato Tassella

Una finanziaria da difendere
di Gianni Mereghetti

Gilda e CGIL faranno sciopero il 9 novembre, i Cobas l'hanno fatto il 31 ottobre. Il motivo di questi scioperi è tutto, fuorchè sindacale, a meno che mi si voglia far credere che Cobas, Gilda e CGIL siano contrari al fatto che un insegnante faccia 18 ore settimanali di lavoro in classe e che possa scegliere di lavorare fino a 24 ore. Quanto all'idea che le scuole debbano provvedere con proprie risorse a sostituire gli insegnanti assenti fino a 15 giorni non mi pare che sia un provvedimento da impugnare, in quanto è teso a limitare il fenomeno del precariato che non è mai stato il massimo per la vita della scuola. Non esistono quindi motivi sindacali di questo sciopero, tanto più che se quelle poste in atto fossero proteste contro le 18 ore di insegnamento e una certa flessibilità nell'orario ci sarebbe da ribellarsi contro i sindacati che portano in piazza gli insegnanti per una battaglia di retroguardia. Mi sembra invece che in questa finanziaria ci siano due elementi estremamente interessanti nella prospettiva di una valorizzazione della professione docente.
Il primo è quello che definisce l'orario di lavoro come lavoro in classe, ossia di insegnamento, mentre in questi anni lo si è penalizzato a favore di attività progettuali di vario tipo. Non che i progetti siano negativi per la vita della scuola, ma se vengono concepiti ad integrazione di quello che è il cuore della scuola, cioè l'attività didattica in quanto tale.
Il secondo elemento importante è la possibilità di lavorare fino a 24 ore. Questo la fa finita una volta per tutte con l'egualitarismo che ha rovinato la professione docente e che ha portato a dequalificarla anche qualitativamente.
Che si introduca un elemento di flessibilità è un bene per la scuola: in questo modo chi vorrà potrà dedicare più tempo al suo lavoro e non appiattirsi su modalità di tipo impiegatizio.
Forse in questa finanziaria si inizia a intravedere la possibilità di una trasformazione della professione docente, non più imbrigliata nelle strette maglie impiegatizie-burocratiche e avviata a diventare una libera professione. E' questo che i sindacati non vogliono?
Se non è così, allora al posto di combattere contro l'orario di lavoro e la sua flessibilità dovrebbero impegnarsi per avere una contrattazione separata per la categoria docente e per creare le condizioni per la valorizzazione delle diverse modalità espressive che gli insegnanti si danno, e che non sono solo di tipo sindacale.



Sostiene Perrotta....
di Renato Tassella

Sostiene Perrotta…..

Sostiene Perrotta che nelle pagine non sportive de “Il Tempo”, quelle che di solito butta subito via, c’era la notizia che ora gli insegnanti prenderanno 700.000 lire d’aumento.
Certo, l’articolo diceva anche che bisognerà lavorare sei ore in più a settimana ma lui tanto farà lo stesso programma perché, al limite, chiederà classi parallele: l’anzianità conterà pure qualcosa, o no?

Sostiene Perrotta che a lui non piace più fare “la figura di snodo”, vuole fare solo il prof. “every time” a “salario potenziato”.
Gli sembrava di aver capito che fosse una cosa importante “governare gli snodi del sistema” (e che gli davano pure un paio di centinaia di migliaia di lire, alla fine dell’anno, forse) quando nel Collegio avevano illustrato il “modello didattico-gestionale”.
Poi, però, gli hanno dato un registro diverso, anzi uno in più, e mandano sempre un sacco di genitori incazzati a parlare con lui.

Sostiene Perrotta che con le prime 700.000 lire comprerà un forno a microonde con il telecomando, così lo programma via cellulare e quando torna a casa trova già pronto. Giacché gli toccherà stare a scuola tutto il giorno (e che la moglie vuole fare pure lei la prof. “every time”) bisognerà affidarsi necessariamente alle nuove tecnologie.

Sostiene Perrotta che tanto, anche se avrà 10 classi, mica dovrà partecipare a 10 riunioni di consiglio ogni volta. Capirai, dice, minimo ne coincideranno la metà.

Sostiene Perrotta che ha sentito i colleghi del “Dipartimento Qualità” che dicevano che non gliene frega più niente di “monitorare, analizzare, valutare il sistema e progettare azioni di miglioramento”.
Dice che adesso anche loro pretendono “il salario potenziato” e che vogliono provare a migliorare la qualità della loro vita.

Sostiene Perrotta che ha letto anche che da quest’anno gli esami di maturità (è così contento che torni la vecchia, cara, rassicurante denominazione!) li faranno solo i prof. interni.
Lui è felicissimo: non ne poteva più dei colleghi degli altri licei che venivano ad esaminare i suoi alunni.
Gli dicevano sempre che i programmi erano troppo smilzi, che gli alunni erano troppo asini, che la segreteria faceva schifo……e che i loro studenti erano sicuramente migliori. Certo un po’ gli scoccia non poter tornare a Montenero dal 15 giugno per farsi i suoi due mesi e mezzo di mare ma, vuoi mettere avere un mucchio di studenti con 100/centesimi+bacio accademico+pubblicazione della tesina riciclata?

Sostiene Perrotta che è stanco di pagare un mucchio di quattrini per l’assicurazione della sua macchina.
Da quando ha saputo che la Ministra fa il broker assicurativo (o il Presidente dell’Inter? Boh!) chiede a tutti se sanno quali assicurazioni tratta. Lui pensa che forse si potrebbe avere uno sconto come “fringe benefit”: siamo o non siamo in un’ottica aziendale perbacco?

Sostiene Perrotta………………………….

p.s.
Perrotta è il mio collega di latino (forse)

Renato Tassella
Liceo Polivalente “Giordano Bruno”
Roma

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Il nuovo articolo 13 della Finanziaria proposto dal Governo e approvato dal Senato nella seduta del 9 novembre.

Il Governo
Sostituire l'articolo 13, con il seguente:
«Art. 13.
(Disposizioni in materia di organizzazione scolastica)
1. Nel quadro della piena valorizzazione dell'autonomia e di una migliore qualificazione dei servizi scolastici, le dotazioni organiche del personale docente delle istituzioni scolastiche autonome sono costituite sulla base del numero degli alunni iscritti, delle caratteristiche e delle entità orarie dei curricoli obbligatori relativi ad ogni ordine e grado di scuola, nonchè nel rispetto di criteri e di priorità che tengano conto della specificità dei diversi contesti territoriali, delle condizioni di funzionamento delle singole istituzioni e della necessità di garantire interventi a sostegno degli alunni in particolari situazioni.
2. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, definisce con proprio decreto, emanato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, i parametri per l'attuazione di quanto previsto nel comma 1 e provvede alla determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed alla sua ripartizione su base regionale.
3. Le dotazioni organiche di cui al comma 1 sono definite, nell'ambito di ciascuna regione dal dirigente proposto all'ufficio scolastico regionale, su proposta formulata dai dirigenti delle istituzioni scolastiche interessate sentiti i competenti organi collegiali delle medesime istituzioni, nel limite dell'organico regionale assegnato con il decreto di cui al comma 2.
4. Nel rispetto dell'orario di lavoro definito dai contratti collettivi vigenti, i dirigenti scolastici attribuiscono ai docenti in servizio nell'istituzione scolastica, prioritariamente e con il loro consenso le frazioni inferiori a quelle stabilite contrattualmente come ore aggiuntive di insegnamento oltre l'orario d'obbligo fino ad un massimo di 24 ore settimanali.
5. L'insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare viene prioritariamente assicurato all'interno del piano di studi obbligatorio e dell'organico di istituto.
6. Le istituzioni scolastiche autonome, ad eccezione delle scuole dell'infanzia e delle scuole elementari, possono provvedere alla sostituzione del personale assente utilizzando, in coerenza con il piano dell'offerta formativa, le proprie risorse di personale docente, anche oltre i limiti temporali previsti dalle disposizioni vigenti e fino a un massimo di 15 giorni. Le conseguenti economie di risorse finanziarie concorrono ad incrementare il fondo di istituto.
7. La commissione di cui all'articolo 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, è composta dagli insegnanti delle materie di esame della classe del candidato per le scuole del servizio nazionale di istruzione. Il dirigente regionale competente nomina il presidente fra il personale docente e dirigente delle scuole secondarie superiori per ogni sede d'esame. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede alla determinazione del numero dei componenti la commissione di esame. Per la corresponsione dei compensi previsti dall'articolo 4, comma 5, della legge 10 dicembre 1997, n. 425, il limite di spesa è fissato in 40,24 milioni di euro».
Conseguentemente, alla tabella C, voce Ministero dell'economia e delle finanze, – legge n. 468 del 1978, articolo 9-ter (4.1.5.2 cap. 3003) apportare le seguenti variazioni:
2002: – 11.032;
2003: – 11.281;
2004: – 11.281.


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Funzioni obiettivo
di Pierluigi Nannetti

Il Collegio dei Docenti dell’ITC “Cattaneo” di San Miniato, convocato il 12 ottobre 2001 per deliberare sull’organizzazione didattica e sulla assegnazione delle funzioni obiettivo, si rifiuta all’unanimità di procedere a tale operazione in nome di motivazioni didattiche e di etica professionale.
Infatti le funzioni obiettivo hanno carattere pretestuoso e artificioso, dal momento che si pretende di associare a tali figure professionalità diverse e specifiche unite a competenze particolari, che in realtà sono proprie di ogni docente nell’esercizio della sua ordinaria funzione educativa. Rifiutare le funzioni obiettivo significa dunque vanificare un meccanismo inaccettabile, atto a promuovere indebitamente figure di livello intermedio tra quello del dirigente scolastico e quello dei docenti.
Inoltre il progetto di legge finanziaria, presentato dal governo, prevede una vera e propria riforma della scuola attraverso strumenti di natura amministrativa, assolutamente impropri e inadeguati alla gestione della didattica e gravemente lesivi della sua funzione formativa e delle prerogative di coloro che la esercitano e devono garantirla.
I provvedimenti proposti all’esame del parlamento sono esclusivamente mirati al contenimento della spesa pubblica, a scapito e sulla pelle degli allievi e del corpo docente.
Infatti si contesta che:
1. la classe, in caso di assenza del docente fino a trenta giorni, non abbia garantito l’insegnamento della rispettiva disciplina, essendo coperta da insegnanti occasionali, chiamati a svolgere il ruolo di “tappabuchi”, con grave pregiudizio dell’apprendimento dei discenti e della dignità professionale dei docenti;
2. sia previsto l’aumento obbligatorio delle ore effettive di insegnamento dalle 18 ore settimanali attuali a 24, allo scopo di assegnare spezzoni e di far effettuare le supplenze suddette. In effetti non si tratta solo dell’aumento di 6 ore lavorative settimanali, bensì anche del lavoro sommerso, mai riconosciuto da alcuno, di cui gli insegnanti sono tenuti a sobbarcarsi personalmente a casa (correzione dei compiti, preparazione delle lezioni, della programmazione e auto aggiornamento) nei pomeriggi liberi da riunioni collegiali, dai corsi di recupero, dalla attività di aggiornamento e da tutte le altre attività previste dal POF.
A questo proposito si denuncia una totale disinformazione, e talora una informazione volutamente scorretta, sia da parte degli stessi organi competenti che da parte dei media, che contribuiscono a creare una immagine distorta e meschina del docente. Di fatto l’assegnazione di spezzoni a chi già opera nella scuola si traduce in una diminuzione di posti di lavoro, che deve arrivare a “espellere” dalla scuola 50.000 unità in 3 anni, alla faccia delle sbandierate 60.000 assunzioni di precari che già da diversi anni erano in servizio.
I docenti ritengono inoltre gravemente pregiudizievole della qualità dell’istruzione la proposta relativa all’Esame di Stato da effettuare con commissioni esclusivamente formate da docenti interni, perché un esame siffatto si riduce ad una semplice presa d’atto del curriculum svolto dal candidato. Le prove inviate dal ministero non potranno infatti garantire una valutazione quanto più oggettiva, essendo questa affidata essenzialmente ai docenti della classe. In questo contesto la funzione del presidente esterno non può che ridursi ad una pratica notarile. Stando cosi le cose, gli unici ad essere davvero “avvantaggiati” saranno gli utenti delle scuole private, mentre tutti gli insegnanti perderanno l’opportunità del confronto e dello stimolo, che nasce dal contatto con le diverse realtà scolastiche presenti a livello nazionale.
Si rende inoltre noto a chi ancora non fosse informato che l’aumento mensile previsto dalla nuova finanziaria per il corpo docente è di £ 50.000 lorde mensili nell’arco di tre anni, a meno che il governo non abbia avuto le “mani libere” per licenziare nel frattempo 50.000 insegnanti, così da disporre di nuove risorse.
A questo punto i docenti invitano i presidi a riappropriarsi della loro funzione didattica, tutelando adeguatamente allo stesso tempo quella degli insegnanti. Sorprende infatti che nel momento in cui viene fortemente rivalutata la funzione del “preside – dirigente”, sia al contrario fortemente svalorizzata quella dell’insegnante.































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Segnalazioni
di M.B.

Bologna - Progetta il tuo spazio

Esistono degli spazi dove i ragazzi possono ritrovarsi per esprimere insieme la loro creatività? Per fare cosa ? Con chi? Dove?
Conoscono le offerte presenti nel territorio rivolte a loro?
Forse fanno già tante attività? Forse ne desiderano delle altre, diverse da quelle che fanno già? Forse non sanno come fare.
Sono molti gli interrogativi che emergono, ma è chiaro che solo i diretti interessati possono rispondere con il peso della loro soggettività.

L’associazione “Nuovamente. Persone e progetti per la città” ha promosso , con il Patrocinio della Provincia, del Provveditorato agli Studi e del Comune (Assessorati Scuola e Urbanistica) di Bologna, un bando di concorso con la finalità di stimolare la creatività dei ragazzi e delle ragazze per la realizzazione di spazi dedicati al tempo libero.

Siamo convinti che occorra creare delle occasioni di ascolto dedicate ai ragazzi e alle ragazze, preparare le condizioni affinché essi possano esprimere le loro idee con i loro linguaggi per essere i progettisti dei loro spazi.

Gli adulti e gli insegnati devono essere collaboratori discreti, che aiutano a creare gli spazi di silenzio dove le parole libere dei ragazzi e delle ragazze aiutino ad aiutarli, a trovare le risorse, ad individuare chi può essere interpellato, per fare diventare realtà i giusti desideri.

Riteniamo che è nel dialogo e nella “contrattazione” con gli adulti che si impara ad esprimere la propria soggettività, a mediare tra sogno e realtà, a conoscere il limite dei propri doveri e la forza dei propri diritti.

Fuori da soli……dove? Ha realizzato alcuni “monitoraggi” sul territorio cittadino, presso luoghi di aggregazione dei giovani. Tali indagini ,attraverso appositi focus group, hanno coinvolto oltre 100 ragazzi e ragazze.

Ti invitiamo, ad un incontro presso la Provincia, Sala dello Zodiaco, via Zamboni, 13, il giorno Martedì 30 Ottobre alle ore 21.00 per parlarne insieme a: dott. Paolo Marcheselli, Provveditore agli Studi di Bologna, prof. Carlo Monaco, Assessore Urbanistica e Casa Comune di Bologna, dott.Tiberio Rabboni, Vice Presidente Provincia di Bologna, prof. Beatrice Draghetti, Assessore Politiche Scolastiche Provincia di Bologna, ing.Piero Vendruscolo, Curatore del bando di concorso,dott. Adina Sgrignuoli, Gruppo “Formazione” di Nuovamente, presiede l’incontro il prof. Diego Benecchi, Presidente di Nuovamente.

Tel.051.6148.275 Fax. 051.6150.028 Info@nuovamente.org www.nuovamente.org


Roma - Vox Populi

Cari amici,
in un mondo dominato dai media, lo spazio dedicato alla voce del singolo cittadino è paradossalmente sempre più ristretto. Anche nelle trasmissioni dove è prevista la presenza del pubblico, non esistono di fatto opportunità e possibilità per il cittadino di far sentire la propria voce, relegato invece ad un ruolo di spettatore silenzioso.
Per questo ho deciso di dare vita ad un’associazione culturale con l’obbiettivo di mettere ogni singola persona in condizione di dialogare ed esprimere le proprie idee in rapporto diretto con i personaggi di maggiore spicco del mondo della politica, della cultura, dello spettacolo e dell’informazione.
“Vox Populi” è il nome che ho scelto per un’associazione aperta a tutti coloro che abbiano desiderio di partecipare direttamente ai dibattiti sulle grandi questioni dell’attualità romana e nazionale.
La prima iniziativa di quest’anno consiste nelle serate al Teatro Flaiano, in via S. Stefano del Cacco 15. Una formula già sperimentata con successo negli anni passati e che dal 7 novembre riprenderà il via ogni mercoledì alle 21.30. Da questa data in poi per un ciclo di tre mesi porterò sul palcoscenico del teatro personaggi di spicco, per cambiare con voi le regole del gioco.
Chiunque voglia aderire alle iniziative dell’associazione e sperimentare questa nuova forma di partecipazione alla vita pubblica può iscriversi con una quota simbolica di lire 100.000 annue.

ARTURO DIACONALE
Direttore del quotidiano “L’Opinione delle Libertà”

Per ulteriori informazioni: tel. 06/6954901- 69549032 fax. 06/69549023
E-mail: diaconale@opinione.it


Giuristi contro la guerra

Invio l'appello "giuristi contro la guerra", che martedì prossimo sarà oggetto di conferenza stampa e diffusione sui media.
Le firme in calce sono le prime raccolte, ma attualmente è stato superato il centinaio.
Non è un'iniziativa di gruppi (e comunque non di Magistratura democratica in quanto tale), ma di singoli.
Chi ritiene di sottoscrivere l'appello è pregato di fare una e-mail di adesione a: liviopepino@libero.it entro lunedì 29 ottobre. Se vi è più comodo, l'adesione potete inviarla a me, che poi la trasmetto.
Si deve trattare di giuristi, dato il contenuto dell'appello. Si deve indicare nome e cognome (ad es. Mario Rossi), la qualifica (magistrato, avvocato, notaio, Università), e il luogo di svolgimento del lavoro (ad es., magistrato, Lecce; avvocato, Foro Brindisi; notaio, Taranto; Università, Lecce).
Grazie
Vittorio Gaeta
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Dopo oltre due settimane di guerra tutto è diventato più chiaro.
L’orrore e la barbarie che hanno devastato New York e Washington non hanno giustificazioni. Non c’è dio, non c’è politica, non c’è progetto di emancipazione senza rispetto e pietà per l’uomo. Anche per questo gli attentati terroristici richiedono una reazione ferma, efficace e priva di distinguo e incertezze: sul piano culturale, politico, economico ed anche su quello repressivo.
Ma la reazione non può essere la guerra: non dobbiamo temere di dire forte che la guerra porta come conseguenza altra guerra, che le bombe sull’Afghanistan colpiranno con effetti indiscriminati e devastanti migliaia di donne, uomini, vecchi e bambini (non certo risparmiati, come gli eventi dei primi giorni già stanno dimostrando, dai cd bombardamenti selettivi), che si stanno già creando masse ingenti di disperati privi di qualsiasi assistenza, che richiedono rifugio e vengono respinti e che la prova di forza finirà per essere deleteria perché compatterà ancor più gli integralismi. Non possiamo assistere in silenzio all’inizio delle operazioni militari contro l’Afghanistan (destinate – secondo le dichiarazioni dei suoi protagonisti – ad estendersi anche contro altri Paesi). Non possiamo farlo proprio come giuristi: perché il fine del diritto è quello di risolvere i conflitti tra gli uomini, evitando che ogni controversia finisca necessariamente in una guerra, privata o collettiva che sia; e perché anche quando la guerra viene accettata come “male minore” l’ordinamento internazionale e quelli interni la ancorano a princìpi rigorosi e indefettibili: non per inutile formalismo ma per la consapevolezza della sua gravità ed eccezionalità.

La guerra iniziata il 7 ottobre 2001 dagli Stati Uniti e dalla Nato (supportati da alcuni paesi anche arabi) non ha i requisiti di legittimità richiesti dall’ordinamento internazionale. L’attacco aereo contro il World Trade Center non è, infatti, definibile come “atto di guerra”, cioè come aggressione di uno Stato contro un altro Stato, e ciò osta all’uso legittimo della guerra come strumento di legittima difesa da parte dello Stato aggredito. In ogni caso, anche ove l’atto terroristico potesse essere considerato “atto di guerra”, l’art.42 dello Statuto delle Nazioni Unite prevede che - esauriti gli interventi di autotutela, legittimamente realizzabili di fronte ad un “attacco in corso” - solo il Consiglio di Sicurezza può intraprendere “con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale” e nessuna decisione in tal senso è stata assunta dal Consiglio di sicurezza prima dell’inizio dell’azione militare, tali non essendo, all’evidenza, la risoluzione n. 1368 (che, dopo aver riconosciuto agli Stati Uniti il diritto di autotulela, ha statuito l’obbligo di tutti gli Stati di perseguire con la massima urgenza i responsabili di atti di terrorismo e dichiarato che gli Stati che danno rifugio o protezione ai terroristi saranno considerati responsabili di tali comportamenti) e la risoluzione n. 1373 (che ha adottato una serie di misure volte a prevenire e a stroncare il terrorismo, prevedendo “fra l’altro” il congelamento dei fondi e di ogni risorsa economica che possa essere usata dai terroristi e l’obbligo di tutti gli Stati di cooperare e scambiarsi le informazioni necessarie ed utili per la repressione del terrorismo). L’art.5 dello Statuto della Nato, a sua volta, consente ed impone l’intervento ai Paesi membri dell’alleanza solo quando uno degli aderenti sia oggetto di “attacco esterno”. Per quanto riguarda l’Italia, poi, la situazione non è cambiata rispetto al quadro delineato al tempo della guerra in Kosovo. La partecipazione italiana all’operazione Enduring Freedom è una azione di guerra che la nostra Costituzione ammette solo come strumento di difesa (art.11) e previa formale delibera dello stato di guerra da parte delle Camere (art.78) e sua dichiarazione da parte del Presidente della Repubblica (art.87) (procedure, ad oggi, non intervenute e neppure attivate).

Respingere la guerra non significa accettare la barbarie ed assistere rassegnati alle stragi terroristiche: significa al contrario mettere in campo, in modo convinto ed autorevole, l’ONU e le istituzioni internazionali. A tal fine è assolutamente necessario che l'ONU si riappropri della funzione di mantenimento della pace tra i popoli e di risoluzione pacifica delle controversie internazionali che la Carta prevede come ragion d'essere dell'Organizzazione, mentre l'uso della forza è consentito solo come extrema ratio dopo che ogni altro tentativo sia risultato vano.
Troppo spesso, per il prevalere di uno o più Stati, l'ONU ha abdicato a questo ruolo, essenziale per sperare in una civile convivenza tra i popoli e, in dispregio delle norme pattizie, ha omesso di svolgere il proprio ruolo istituzionale: ciò è avvenuto, ad esempio, per la questione palestinese, che andava e va risolta soddisfacendo i legittimi diritti di tutte le parti coinvolte, secondo il principio “Due popoli, due Stati”, come già affermato in numerose e inapplicate risoluzioni dell’ONU.
Si pone, comunque, il problema di una riforma dell’ONU che garantisca il recupero della credibilità, efficienza, rappresentatività e democraticità dei suoi organi, a partire dal Consiglio di Sicurezza, (a cui, nell’attuale composizione, è devoluta in via esclusiva ogni decisione sul ricorso alla forza), non più ristretto, nella composizione permanente, a pochi Stati portatori di specifici interessi economici e di istanze di superati equilibri politici.
Ed ancora appare ineludibile l'entrata in vigore della Corte Penale Internazionale, per la quale mancano ancora significative ratifiche, tra cui quelle della Cina, degli Stati Uniti, dotata di maggiore autonomia ed imparzialità dei Tribunali ad hoc sino ad oggi costituiti, e capace di giudicare, sia pure in via complementare ai singoli Stati, nell'interesse di una comunità internazionale resa uguale dal riconoscimento di un comune diritto e di una precostituita autorità giurisdizionale, dei crimini di guerra come gli attentati di New York e Washington.

La titolarità del potere di decidere e realizzare interventi sul piano internazionale – lo abbiamo già ricordato in occasione della guerra nel Kosovo - non è questione formale o secondaria, anche perché ad essa si legano i modi dell’operazione, le forze in essa coinvolte, la possibilità di aggregare consensi non forzati.
Vale per le questioni internazionali lo stesso principio del diritto interno secondo cui non sono lecite giustizie private. È l’eterno problema delle regole e delle garanzie. Come nel diritto interno il garantismo autentico non è uno strumento per assicurare impunità a chi delinque, così nel diritto internazionale esso non è la scappatoia per consentire a terroristi e autori di crimini internazionali di continuare nella loro attività e di sfuggire alla punizione: esso è il metodo (pur a volte difficile) per assicurare una convivenza giusta, per evitare il prevalere della forza sulla ragione e per non offrire ai terroristi terreno di coltura e di consenso. Di ciò, a livello internazionale, non può essere garante altri che l’ONU, ed è irresponsabile emarginarlo e indebolirlo per ragioni di convenienza politica contingente.
E diciamo questo nella consapevolezza dell’assoluta rilevanza delle regole, pur consci che, per la risoluzione dei conflitti, occorra farsi carico di tutta una serie di altri problemi, quale quello economico, per affrontare la gravità e la drammaticità di simili eventi.
Chiediamo per questo a tutti i giuristi di far sentire la loro voce perché la guerra sia bloccata, il diritto alla vita di persone innocenti sia salvaguardato e si riaffermi il diritto internazionale.

16 ottobre 2001
Umberto Allegretti (Università Firenze)
Angelo Caputo (magistrato, Roma)
Mario Dogliani (università Torino)
Luigi Ferrajoli (università Camerino)
Gianni Ferrara (Università di Roma)
Domenico Gallo (magistrato, Roma)
Maria Grazia Giammarinaro (magistrato, Roma)
Franco Ippolito (magistrato, Corte di cassazione)
Roberto Lamacchia (avvocato, Torino, coordinatore Ass. Giuristi democratici)
Raniero La Valle
Giovanni Palombarini (magistrato, Corte cassazione)
Livio Pepino (magistrato, Torino, presidente Magistratura democratica)
Lorenzo Trucco (avvocato, Torino, presidente Asgi)
Danilo Zolo (Università Firenze)





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E se la smettessimo coi piagnistei?
di Corrada Cardini

Da qualche settimana ormai leggo gli interventi che appaiono su fuoriregistro, e ne trovo pochissimi che mi convincono: o meglio la maggior parte mi convince, più di quanto lo sia mai stata, che siamo una categoria che definirei eufemisticamente PATETICA.

Da trent'anni vivo nella scuola e una cosa è certa: non siamo da compiangere.

Ho lavorato in scuole sia superiori che medie, ho partecipato attivamente a ogni forma o proposta di sperimentazione o innovazione pur essendo per carattere e formazione una persona portata ad un sano scetticismo, o pessimismo dell'intelligenza.

Una cosa so, che in sala professori non si sente che gente che si lamenta, di tutto, ma che raramente riesce a uscire dalla cura del suo proprio orticello.

Si lavora troppo, gli alunni fanno dannare, i presidi rompono, ci pagano poco, troppe riunioni, mancanza di coordinamento,abbiamo una immagine pubblica schifosa, non siamo valorizzati professionalmente.. Che noia!

L'ultimo scandalo: le funzioni obiettivo: Non si tollera che ci siano persone che svolgono si dice,attività che ogni docente potrebbe svolgere nell'esercizio delle sue funzioni.

Ma dove?nella scuola sono sempre stati alcuni a muoversi, a coordinare, a gestire situazioni nuove,e tenere contatti con l'esterno, ad aggiornarsi veramente; alcuni CHE SAPEVANO FARLO, o CI PROVAVANO.

La scuola ha bisogno di persone che sanno applicare logiche di flessibilità anche professionale al loro lavoro, disposte a contribuire al lavoro degli altri e rispondere ai bisogni di una scuola che sta scommettendo sul suo futuro ..e queste figure servono, e non tutti possono farlo.Ma ammetterlo vorrebbe dire spezzare il fronte della consueta placida autoreferenziale lamentosa schiera dei docenti depressi e depressivi di cui la scuola, lo so con certezza , è piena. Bene, l'ho detto. Saluti.

NB Sarò accusata di lesa maestà?

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Luigi Cona
gcona@libero.it
Lettera a Repubblica, pubblicata il 31 ottobre

Caro Augias, leggendo la lettera del Prof. Sganghero sono stato colto da scoramento. La professione docente non sono le 18 ore di lezione settimanali, con o senza ore aggiuntive per le attività connesse, è il rapporto continuo con i propri, estenuante ma esaltante, è il vedere crescere i ragazzi, come cittadini e come discenti, è l'essere protagonista, non unico ma sicuramente determinante, del loro divenire uomini.
Ma con i giovani non puoi barare, se non ti prendi carico delle loro ansie, dei loro turbamenti, dei loro problemi relazionali, delle loro eventuali difficoltà scolastiche, ma anche delle loro aspettative, dei loro successi, insomma se non ti metti in gioco, vieni smascherato e lì i ragazzi ti mettono in "mobbing" mostrandoti la loro insofferenza, aspettando il suono della campanella, o peggio se operi in realtà cosiddette 'a rischio' faranno "casino" fino a farti maledire il giorno che hai intrapreso questa "gloriosa carriera".


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Ogni anno, a settembre
di Franco Di Michele

Ogni anno, a Settembre , euforici ed abbronzati , gli Insegnanti si danno convegno per celebrare il solenne rituale della Programmazione ed essere così pronti a fronteggiare le grandi sfide che la Modernità e la Globalizzazione impongono.
L’ordine del giorno è ogni anno lo stesso:
“ Quali strategie educative, didattiche e culturali per opporsi
a) all’antinomia crescente tra un sapere sempre più specializzato, compartimentalizzato e la trasversalità e globalità dei problemi;
b) alla dissociazione tra cultura umanistica, della riflessività e della problematizzazione e cultura scientifica, caratterizzata dall’organizzazione specialistica del sapere;
c) alla persistenza di una finalità meramente informativa contro una finalità formativa, come capacità di selezionare e organizzare le conoscenze.”
Dopo la lettura dell’ordine del giorno , un’euforia quasi orgiastica si impadronisce dei docenti e solo qualche insegnante “ retrogrado” , intervenendo , manifesta una certa scettica consapevolezza di fronte ad un tale compito immane anche perché “…la scuola italiana è malata , perché è l'unica in Europa dove il professore entra, parla, spiega, detta, interroga ed esce. Così anche per sette ore di seguito, alla faccia di tutte le certificazioni della psicologia e della moderna pedagogia che attestano i drastici limiti dell'assorbimento passivo o dell'input (pare non oltre i 120 minuti nell'arco di una mattinata), da parte di uno studente.”
Ma il malcapitato viene subito tacitato da un collega reduce da un corso di aggiornamento che gli ricorda che il problema è da considerarsi già risolto perché “ …nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni….”
Al “ retrogrado “ nulla serve far notare che sarebbe il caso di riconsiderare anche i ritmi di insegnamento dei docenti e i carichi di lavoro ai quali sono sottoposti perché subito un altro collega lo zittisce citando le conclusioni di uno studio dell’OCSE commissionato nel 1997 dal Ministero della Pubblica Istruzione, nelle quali si dice testualmente “ Raccomandiamo di introdurre una certa flessibilità negli itinerari degli allievi per far sì che l'istruzione che essi ricevono possa adattarsi agli interessi ed ai ritmi d'apprendimento di ognuno…” e non si parla assolutamente dei ritmi e dei carichi di lavoro dei docenti, per cui il problema oggettivamente non sussiste ,si tratta solo del caso personale di un collega forse un po’ esaurito.
A questo punto un altro docente propone l’introduzione della settimana corta, per gli studenti , con un’articolazione oraria costituita da unità di apprendimento di 50 minuti, sei unità per cinque giorni, in luogo delle attuali 5 unità per sei giorni, ( tanto sempre trenta dà come risultato) , motivando la proposta con la necessità di consentire alle famiglie degli studenti di passare i week.-end con i loro figlioli, come rimedio al progressivo degrado del rapporto tra genitori e figli che non hanno più occasioni per stare insieme e come risposta più adeguata alle raccomandazioni ministeriali relative ai ritmi di apprendimento degli studenti.
Il collegio approva la proposta in maniera plebiscitaria e
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