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IL TEMPO E LA STORIA

"...Oggi i cieli del mondo sono annuvolati da aerei da guerra, missili - che si definiscono "intelligenti" in modo da mascherare la stupidità di chi ne è responsabile e di chi, come Berlusconi, Blair e Aznar, li giustifica - e satelliti che segnalano dove c’è vita e dove ci sarà morte. E la terra è solcata da macchine da guerra che dipingeranno il mondo con i colori del sangue e della vergogna. La tempesta sta per arrivare. Ma l’alba arriverà solo se le parole diventate nuvole per attraversare i confini diventeranno un "No" di pietra, e apriranno un varco tra le tenebre, un crepa attraverso la quale possa insinuarsi il domani".
(Dalle montagne del Sud-Est Messicano. Dal C.G.C.C. degli Indigeni Rivoluzionari dell’EZLN. Subcomandante Insurgente Marcos)


Il 15 febbraio 2003, a Roma, Heidi Giuliani leggeva queste parole e a noi che le ascoltavamo pareva che il cambiamento fosse lì, a pochi millimetri di distanza dai nostri applausi. Oggi ci pare più difficile; oggi che le tempeste sono nei palazzi vestiti a festa o nelle nebbie cariche di parole. Occorre scardinare sistemi costruiti con pazienza, sciogliere nodi tanto stretti che non sempre se ne distinguono i capi, ritrovare un sentire comune fatto di scelte, di tempo condiviso, di storia riletta e raccontata. Occorre trovare o ritrovare la voglia di far danzare la nostra intelligenza ed il nostro sogno per un domani sostenibile. Dentro gli oggi nei quali abitiamo e che vogliamo provare ad incontrare, di nuovo, qui.


 La storia e la scuola
Una premessa
di Redazione
Un appello da firmare per la storia nella scuola di base
di Claudia Fanti
Una Storia piccola piccola
di Fuoriregistro
 La storia e il paese
La rabbia e la vergogna
di Giuseppe Aragno
A garanzia della Costituzone
di Pierluigi Nannetti
La Costituzione, i diritti dei lavoratori e la lotta di classe
di Pierluigi Nannetti
Strada per strada
di Giuseppe Aragno
Salò, una Legge contro la Storia
di Proteo Fare Sapere
Vigilanza democratica
di Giuseppe Aragno
1956: l'uomo o la provvidenza?
di Giuseppe Aragno
9 ottobre 1963 - 9 ottobre 2006: la diga è ancora lì. Come il dolore.
di La Rete Giovani
Onorevoli sindacalisti ...
di Grazia Perrone
Millenovecentocinquantasei
di Giuseppe Aragno
I consigli operai: intervista a Maurizio Garino
di Grazia Perrone
La controrivoluzione preventiva
di Grazia Perrone
Per salvare le carte di piazza Fontana
di Altracatanzaro
La memoria abusata
di Giuseppe Aragno
Le foibe e il grande fratello
di Giuseppe Aragno
Il segreto delle foibe ustascia del 1941
di Fabio Mosca
Il presente senza passato
di Giuseppe Aragno
Il sud nell'Italia sabauda: come nasce la questione meridionale
di Carlo Ruta
 Esperienze didattiche 
Un gioco sulla riforma costituzionale
di Michele de Pasquale
 Raccontare la storia
Embedded: libertà di stampa?
di Grazia Perrone
Dopo l’inferno il silenzio
di Giuseppe Aragno
Il grande bugiardo
di Gennaro Carotenuto
Genova e dintorni
di Giuseppe Aragno
Dalmazia italiana: insegnare o imparare?
di Giuseppe Aragno
La memoria ... selettiva
di Grazia Perrone
Alla conquista del nostro Oltremare
di Leonardo De Franceschi
Napoli europeista nell'Italia fascista
di Giuseppe Aragno
 Notizie 
L'hanno detto i giornali. Ovvero: la disinformazione preventiva
di Fuoriregistro
Libertà di informazione?
di Al Jazira
Censura di guerra - Comunicato ARCI
di Arci
Da Togliatti a Bertinotti
di Umanità Nova
Una giornalista scomoda
di Grazia Perrone
Nell'angolo che non intendiamo vedere
di Vincenzo Andraous
La farina del diavolo
di Nicolò Belloli
 Testimoni 
Umberto Vanguardia
di Giuseppe Aragno
Clotilde Peani
di Giuseppe Aragno
25 aprile. Non si fucila un'idea
di Giuseppe Aragno
Germinal Cimarelli
di Giocondo Talamonti
Ada Grossi. La voce che alla radio denunciava i crimini fascisti
di Giuseppe Aragno
Luigi Maresca
di Giuseppe Aragno
Nicola Patriarca
di Giuseppe Aragno
Emilia Buonacosa
di Giuseppe Aragno
Pasquale Ilaria: la patria fascista contro un patriota
di Giuseppe Aragno
 Appunti 
La Rivoluzione francese: caratteri generali
di Gennaro Tedesco
 
A meno che il popolo sovrano...

1 marzo 2005
Liberazione


Alla nostra Repubblica restano 15 ore

di Raniero La Valle

Tante sono infatti quelle che i capigruppo del Senato hanno assegnato al dibattito e al voto sulla nuova Costituzione, dopo di che, l'8 marzo, essa dovrà essere approvata, per volere della maggioranza, senza alcun emendamento, nell'identico testo trasmesso dalla Camera.

Dunque l'8 marzo dovrebbe essere concepita la nuova Repubblica, per atto congiunto della Camera e del Senato. Poi ci vorranno tre mesi per la seconda lettura, e già l'8 giugno la nuova Costituzione, interamente riscritta nella seconda parte e di fatto svuotata e lasciata sguarnita nella prima, potrebbe essere varata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, per entrare in vigore entro l'anno, come ha detto il ministro Urso sabato scorso agli imprenditori. A meno che il referendum popolare, all'ultimo momento utile, non la cancelli.
Il peggio è che tutto questo avviene senza che nessuno lo sappia o mostri di allarmarsi; tutto il processo di sovvertimento costituzionale si è svolto in questi mesi senza che alcuna notizia ne trapelasse sui mezzi di informazione, e quando se ne è fatto cenno si è sempre e semplicemente fatto intendere che si trattasse di una riformetta di Bossi, di devolution e di federalismo.
L'8 marzo è stato scelto dagli strateghi della destra per il voto del Senato anche contando sul fatto che tutta l'attenzione, femminile e maschile, sia quel giorno rivolta altrove, secondo il rito.
Sommessamente propongo alle donne, ai loro movimenti, e anche agli uomini con loro solidali, che quest'anno la festa delle donne si trasformi in una grande manifestazione di volontà politica e di impegno militante per salvare la Costituzione.

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Tra Riforma e Restaurazione

28 luglio 2004
La Stampa


Lacune, allergie verso il lessico storiografico, scelte discutibili: gli "obiettivi" della riforma Moratti

di Giuliano Procacci


Dei programmi di storia previsti dalla riforma Moratti sono stati sinora resi pubblici quelli per la scuola dell’infanzia e quelli per i tre anni della scuola secondaria di primo grado. Questi ultimi coprono l’intero arco storico che va dal Medio Evo ai nostri giorni e si articolano in una serie di «obiettivi specifici di apprendimento», nove per il biennio iniziale, il cui programma si conclude con le rivoluzioni americana e francese, e sedici per il terzo anno in cui è oggetto di studio il periodo storico che va dall’età napoleonica sino ai nostri giorni. Taluni di questi obiettivi si limitano alla mera enunciazione dell’argomento trattato ricorrendo al lessico tradizionale della manualistica. Ve ne sono però altri (la maggioranza) che sembrano suggerire un tipo di concettualizzazione nuova ricorrendo a perifrasi e circonlocuzioni non sempre facilmente decifrabili perché prive di ogni riferimento concreto. Si direbbe anzi, come avremo modo di constatare, che i redattori di questi «obiettivi» soffrano di una forma di allergia nei confronti del lessico storiografico consolidato. Ciò rende più difficile comprendere lo spirito e gli intenti con cui sono stati elaborati e quali siano i loro limiti.

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Storie di oggi

"E' stato particolarmente sgradevole per noi"- scrive la redazione di Diario nella presentazione del numero speciale dedicato alla, tragica, scomparsa del suo collaboratore Enzo Baldoni - vedere come, di fronte alla scomparsa in zona di guerra di un cittadino italiano impegnato in una missione umanitaria della Croce Rossa, sia stato possibile che la vittima sia stata insultata e sbeffeggiata. Il nostro governo sapeva tutto fin dal primo momento, ma non sembra abbia fatto nulla per fermare le notizie, spesso di pura invenzione, che - attraverso i media - sono state veicolate a tutto il Paese. Solo mercoledì, 25 agosto, dopo un intervento di Guido e Gabriella, i due figli di Enzo Baldoni trasmesso dall'emittente Al Jazeera, il ministro degli esteri Franco Frattini, è comparso sulla stessa emittente definendo il giornalista scomparso una persona "coraggiosa impegnata in missioni umanitarie".

QUALCOSA DI NON CHIARO.