Orizzonte Scuola
Stipendio, Piccolo Prestito: come e quanto chiedere, simulazione ed estinzione

Cos’è il piccolo prestito

Il piccolo prestito rappresenta un prestito a breve termine rimborsabile attraverso un piano di ammortamento a rate costanti e trattenute automaticamente da NoiPA, direttamente dal cedolino stipendiale del dipendente. NoiPA, infatti, offre a tutti gli amministrati NoiPA, iscritti alla “Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali” (“Fondo credito”), la possibilità di richiedere piccoli prestiti erogati da INPS – Gestione ex INPDAP, nei limiti delle disponibilità finanziarie predisposte annualmente nel bilancio di INPS stesso.

A chi è rivolto: destinatari e requisiti

Il piccolo prestito può essere richiesto dal dipendente in servizio presso Amministrazioni statali o Enti locali. Per richiedere l’erogazione del credito è necessario che l’amministrato richiedente sia iscritto alla “Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali” (“Fondo credito”), versando il relativo contributo mediante trattenuta in busta paga dell’aliquota dello 0,35%.

Quanto è possibile richiedere

È possibile richiedere importi pari alla singola mensilità, cioè a 1, 2, 3 o 4 mensilità nette di stipendio, rimborsabili rispettivamente in:

Come richiedere il piccolo prestito

NoiPA mette a disposizione dell’amministrato un apposito self service, presente all’interno dell’area riservata del portale NoiPA (self service Piccolo Prestito), attraverso il quale è possibile effettuare la richiesta del piccolo prestito.

La funzionalità on-line offre il vantaggio di compiere le operazioni autonomamente via web senza la necessità di recarsi presso la propria amministrazione o presso gli uffici INPS, Una volta inviata la domanda di piccolo prestito tramite portale, il sistema NoiPA integra i dati giuridici ed economici del dipendente e li trasmette ad INPS – Gestione ex INPDAP. In seguito all’approvazione da parte di INPS, le procedure di accredito vengono avviate in automatico da NoiPA e l’importo del prestito viene versato direttamente sul conto corrente dell’amministrato.

Il self service Piccolo Prestito

Il self service Piccolo Prestito è il servizio dedicato agli amministrati NoiPA, che permette di richiedere prestiti di importo pari ad una o più mensilità ad ‘INPS – gestione ex INPDAP e di ricevere l’accredito dell’importo sul proprio conto corrente, con la conseguente applicazione della trattenuta sul cedolino di stipendio.

Il self service nasce con l’obiettivo di semplificare la procedura di richiesta, gestione e monitoraggio del piccolo prestito, favorendo:

Attraverso il self service è infatti possibile:

Simulazione Piccolo Prestito

La simulazione può essere effettuata all’interno della sezione apposita del self service “Simulazione Piccolo Prestito” consentendo di visualizzare le modalità di richiesta: tramite importo oppure tramite rata mensile, tenendo conto di determinati criteri per l’erogazione.
In caso di richiesta del prestito tramite importo i dati da inserire sono relativi a:

Se si effettua la scelta con ammontare dell’importo equivalente al massimo erogabile, in base al numero di rate scelto, il sistema prospetta l’importo delle rate del prestito calcolato in doppia mensilità. In particolare, i criteri per l’erogazione sono:

Richiesta Piccolo Prestito

Una volta effettuata la simulazione e preso visione dei diversi criteri di richiesta e di erogazione, l’amministrato può procedere con la richiesta del piccolo prestito, sia attraverso l’opzione “Simulazione Piccolo Prestito”, sia scegliendo l’opzione “Richiesta Piccolo Prestito” dalla pagina iniziale della procedura di Piccolo prestito.

Visualizzazione Piccolo Prestito

Il self service Piccolo prestito consente inoltre di monitorare la richiesta effettuata e di visualizzare lo stato di avanzamento delle pratiche richieste attraverso l’opzione “Visualizzazione Piccolo Prestito”, presente nella pagina principale di benvenuto.

All’interno di tale sezione, viene riportata, infatti, la lista delle richieste effettuate con le relative informazioni quali:

In lavorazione: nel caso in cui la richiesta sia stata inviata e registrata ma non ancora trasmessa al sistema INPS – gestione ex INPDAP o al sistema NoiPA, o nel caso in cui sia stata comunicata al sistema NoiPA ma non sia ancora avvenuta la prenotazione della ritenuta.

Richiesta errata: nel caso in cui la richiesta sia stata inviata ed elaborata ma non sia stata accettata da INPS – gestione ex INPDAP o dal sistema NoiPA
Rinunciata: nel caso in cui la richiesta inviata sia stata ritirata dall’utente
Rinuncia errata: nel caso in cui sia stata inoltrata richiesta di rinuncia ma la stessa non sia andata a buon fine a causa di un errore nell’invio.

Annullata: nel caso in cui sia stato comunicato al sistema NoiPA l’annullamento della domanda.

Rigettata: nel caso in cui la richiesta sia stata analizzata da INPS – gestione ex INPDAP ma non sia stata autorizzata.

Erogata: nel caso in cui la richiesta sia stata autorizzata ed erogata
Rinuncia Piccolo Prestito.

Nel caso in cui sia stata inoltrata la richiesta di piccolo prestito attraverso il self service, ma quest’ultima si trovi ancora nello stato “in lavorazione” (come indicato nella sezione “Visualizzazione Piccolo Prestito”), e pertanto non sia stata ancora lavorata da parte di INPS – gestione ex INPDAP, è possibile annullare la richiesta attraverso l’opzione “Rinuncia Piccolo Prestito”.

Estinzione del Piccolo Prestito

Qualora il dipendente desideri estinguere in via anticipata il contratto di piccolo prestito, occorrerà rivolgersi direttamente ad INPS, che ha in carico la lavorazione della pratica, e, attraverso l’apposita funzionalità all’interno del portale (INPS), effettuare la richiesta di estinzione del debito residuo.

Tempistiche di erogazione

Le tempistiche di erogazione del prestito possono variare a seconda dei tempi di lavorazione della pratica aperta da parte dell’INPS – gestione ex INPDAP. Di norma Il tempo medio di durata dell’iter per l’erogazione del Piccolo Prestito è compreso tra i 45 giorni ed i 60 giorni.

Nota Bene

Si ricorda che INPS effettua il bonifico del prestito concesso, esclusivamente sul conto corrente bancario utilizzato da NoiPA per l’accredito dello stipendio. Inoltre, affinché la procedura di erogazione del prestito vada a buon fine, è necessaria l’indicazione di un indirizzo e-mail verificato all’interno del portale NoiPA.

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Medicina, LINK: superare numero chiuso sia in ingresso che per la specializzazione

“Sono migliaia gli studenti, gli abilitati e gli specializzandi – continua Bottalico- che in queste settimane hanno sentito la necessità di interrogarsi sul loro percorso di formazione ma anche di chiedere risposte ben precise a questo Governo.

Ieri abbiamo appreso della scelta fatta dal governo di superare l’attuale sistema del numero chiuso nell’accesso al corso di laurea: una scelta ambiziosa, se confermata, che necessariamente dovrà essere accompagnata da un complessivo rifinanziamento del sistema universitario, la quale non può prescindere dalla rimozione del secondo imbuto nella formazione medica, al termine del percorso prettamente accademico.”

“sono migliaia i giovani che sanno bene come la carenza di medici all’interno del nostro Servizio Sanitario Nazionale stia diventando sempre più preoccupante – dichiara Niccolò del Zanna, portavoce del coordinamento-Chi si Cura di Te? – I dati ci dicono che sono milioni le persone che non possono accedere alle cure e la progressiva carenza di organico nel SSN è un’emergenza cui serve dare una risposta immediata e senza compromessi. Affinché il diritto alla salute di tutti e tutte sia realmente garantito va invertita una tendenza fatta di blocco del turn over, tagli di organico e dei finanziamenti destinati al settore sanitario.

Negli ultimi anni, di tutti gli abilitati che provano l’accesso alla specializzazione, circa la metà resta fuori dal percorso per via della carenza di borse messe a bando, e così continuerà ad essere nei prossimi anni se non si interviene immediatamente con finanziamenti in grado di aumentare i posti disponibili.”

“Per questo – continua Del Zanna – riteniamo che nella Legge di Bilancio di questo autunno le richieste di migliaia di aspiranti medici debbano essere considerate una priorità: vogliamo che i finanziamenti destinati alle borse di specializzazione garantiscano un sostanziale aumento dei posti, di modo che nessuno resti escluso. Vogliamo una programmazione che tenga conto delle esigenze di salute del Paese. Vogliamo confrontarci con la Ministra Giulia Grillo, affinché oltre le dichiarazioni e le proposte di questi mesi, si possano mettere in primo piano le esigenze di chi oggi affronta il percorso per diventare medico.

Dalle assemblee nelle Università riteniamo necessario chiamare studenti, abilitati, specializzandi a discutere insieme a chi oggi si occupa di decidere sul nostro futuro, in un’assemblea nazionale a Roma il 9 Novembre, per un reale rifinanziamento della formazione medica e per la tutela del diritto alla salute di tutti e tutte”

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Social Kamp, progetto innovativo di alternanza scuola-lavoro

Partendo proprio dai tratti fondamentali dell’alternanza positiva – emersi da una ricerca condotta su 6mila studenti dell’ultimo triennio delle superiori – Facebook Italia e Skuola.net hanno sviluppato il progetto Social Kamp. Un modello nuovo e originale di fare alternanza scuola-lavoro, che vuole promuovere le competenze digitali facendo ‘sporcare le mani’ ai ragazzi, mettendoli in contatto con i migliori esperti del panorama italiano del digitale, ma che si integra in modo armonico con la didattica tradizionale.

Si stima che, a causa del DigitalMismatch, in Italia ci saranno – da oggi fino al 2023 – ben 280.000 posizioni specializzate scoperte. Risulta, quindi, fondamentale arrivare al diploma non solo conoscendo a menadito Dante e Manzoni, ma anche sapendo postare una terzina sotto forma di Instagram Story o raccontare un capitolo dei Promessi Sposi con un video.

Social Kamp si propone di approfondire in forma intensiva le basi della digital economy, del marketing digitale e degli influencer. Ma anche di fornire competenze trasversali quali lo storytelling digitale, il personal branding e l’uso consapevole dei social media. Mondi nuovi non sempre di facile esplorazione in cui gli studenti saranno accompagnati per mano da veri e propri guru nei diversi ambiti di competenza, provenienti dal network di Digital Yuppies, una delle più grandi community italiane di esperti di settore. Ci saranno, solo per citarne alcuni: Luca Barboni, pioniere italiano del GrowthHacking, e Matteo Aliotta, digital marketer conosciuto a livello internazionale e manager di LVenture Group.

Una delle cose che gli studenti apprezzano di più durante lo stage scolastico – lo dicono 7 su 10 tra gli intervistati che hanno promosso la propria alternanza – è infatti la possibilità di confrontarsi con un tutor, una guida che sappia rispondere alle loro curiosità. Un terzo degli alternanti, poi, è rimasto soddisfatto perché ha potuto lavorare in team sui compiti principali. Ecco che il Social Kamp risponde a queste esigenze proponendo attività teorico-pratiche in grado di coinvolgere i ragazzi utilizzando la formula del workshop. Si tratta di giornate di formazione che, partendo da una lezione introduttiva di un esperto, proseguono con un ‘laboratorio’ per toccare con mano quanto spiegato, seguito da una parte dedicata al dibattito e al confronto, per concludersi con le valutazioni finali sul lavoro fatto dagli studenti.

Sono circa un centinaio gli studenti coinvolti,provenienti da diverse scuole secondarie dell’area metropolitana di Roma, scelti accuratamente per rappresentare vari indirizzi di studio e vari contesti di provenienza. Per ciascuno di loro sono previste 25 ore di alternanza, modulate in maniera tale da non caricare i ragazzi di ulteriori oneri didattici, limitando l’impatto sullo studio tradizionale. Questo consentirà ai partecipanti di non accumulare ritardi in termini di compiti in classe e verifiche. Sempre in base all’analisi di Skuola.net, il 64% dei ragazzi contenti del tirocinio ha trovato insegnanti comprensivi che li hanno aiutati a recuperare compiti e interrogazioni.

Il Social Kamp è un importante tassello di una più ampia strategia che Facebook Italia ha deciso di mettere in campo in Italia con l’apertura di Binario F: formare, entro la fine del 2019, almeno 97.000 persone sulle competenze digitali, in modo totalmente gratuito.

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Pacifico a Rai3: violenze contro insegnanti causate da svalutazione ruolo docente

La giornalista Maria Rosaria De Medici ha aperto il programma mostrando una tabella, elaborata da Anief sulla base anche di un’inchiesta di Tuttoscuola, circa la violenza sugli insegnanti, da settembre 2017 a giugno 2018: i casi accertati risultano essere 33, mentre quelli stimati sono 81. “I dati in nostro possesso tengono conto del fatto che per ogni caso di violenza denunciato ce ne sono 4 che non vengono resi pubblici: si parla di violenze sia fisiche che verbali. Noi siamo convinti che ogni singolo episodio debba essere denunciato da Ata, docenti e dirigenti scolastici, perché ciò non si può tollerare”, afferma il presidente Anief.

“Il problema nasce dal fatto che oggi non c’è più il riconoscimento del ruolo sociale del docente, accentuatosi con la bassa retribuzione rispetto al lavoro che svolge dentro e fuori dall’aula. Ricordiamo che la classe docente è anche fortemente esposta a forme acute di stress ed è a rischio burnout; per loro non è possibile, inoltre, andare in pensione anticipatamente”, ha affermato il sindacalista autonomo.

In studio era presente anche l’antropologo Marino Niola che ha analizzato le ragioni: “Questo è legato al fatto che è in piena crisi il principio di autorità all’interno della famiglia. Siamo davanti a una generazione che tende ad autoformarsi: i ragazzi bypassano la scuola, passando dall’età dei tutori a quella dei tutorial”. In collegamento anche il pedagogista Pietro Lucisano che ha sempre sottolineato l’importanza della formazione nello sviluppo degli studenti che diverranno i lavoratori di domani.

A seguito del servizio elaborato dalla redazione della trasmissione, che approfondiva il caso della “scuole di frontiera”, il presidente Anief ha commentato evidenziando come il problema sia legato sensibilmente anche agli organici: “Noi lo ripetiamo da tanto tempo, bisogna analizzare il territorio e una scuola che è sita in un quartiere problematico, per abbandono degli studenti, forti flussi migratori o altro, non può avere lo stesso numero di docenti e ATA di una scuola inserita in un contesto ottimale perché tutto deve essere contestualizzato in base al lavoro da svolgere e al territorio. Dall’altro lato lo Stato non si cura più della scuola con proposte come quella di eliminare il valore legale del titolo di studio o di quanto è ormai legge per cui il voto in condotta o un’insufficienza, anche grave, ti permettono di partecipare comunque agli esami di stato come se andare a scuola, ormai, non servisse a niente. Se questo è il messaggio che lo Stato dà, sono veramente degli eroi quegli insegnanti che continuano ogni giorno a entrare in classe mortificati da uno Stato che, invece, dovrebbe valorizzarne la professionalità”.

Vai al video dell’intervento del presidente nazionale Anief Marcello Pacifico nella trasmissione “Fuori Tg”

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Pensioni quota 100, Anief: docenti e Ata rischiano di prendere mille euro

Il danno economico sarebbe enorme anche per gli insegnanti laureati che oggi percepiscono uno stipendio netto alle soglie dei duemila euro: si ritroverebbero con appena 1.442 euro di pensione, piuttosto che 1.778 euro già penalizzanti che riceverebbero lasciando a 67 anni o 42-43 anni di contributi versati.

È bene che conoscano da subito l’entità delle decurtazioni cui andrebbero incontro aderendo a quella che si sta rivelando una norma-beffa. Il tutto, dopo aver percepito per l’intera vita lavorativa gli stipendi più bassi della PA italiana e ancorati stabilmente sotto l’inflazione.

Quota 100 si sta trasformando in una beffa cosmica. Nella legge di bilancio di fine anno, sarebbe infatti contenuta una norma che vincola l’accesso al beneficio dell’anticipo pensionistico all’accettazione del sistema previdenziale non “misto”, quindi in parte anche “retributivo”, come previsto dalla normativa vigente, ma totalmente “contributivo”: si tratta di un sistema di accumulo decisamente sfavorevole al lavoratore che, secondo le ultime indiscrezioni, andrebbe a sottrarre il 20% delle già misere pensioni rivolte a chi opera nella scuola, come docente, amministrativo, tecnico e collaboratore scolastico. Scoraggiando, quindi, l’adesione a quella che al governo si ostinano a chiamare la controriforma Fornero.

Per renderci conto di cosa stiamo parlando, se l’ultimo stipendio di un docente 62enne a fine carriera si aggira oggi attorno ai 1.850 euro, col massimo contributivo si andrebbe in pensione con 1.350 euro (il 72%), ma l’importo scenderebbe ad appena 1.050 euro, qualora si confermassero le anticipazioni per chi opta per la nuova quota inserita dal sistema previsto dalla manovra economica di fine anno. Lo stesso presidente dell’Inps, che tanto si preoccupa dei costi dell’operazione senza spendere una parola sul danno perpetrato ai lavoratori, nel corso di un’audizione alla Camera svolta in queste ultime ore ha spiegato che un dipendente pubblico arriverebbe a perdere 500 euro al mese, proprio per effetto dei 60 mila euro di contributi non pagati nel quinquennio successivo.

E questo sarebbe l’anticipo pensionistico senza penalizzazioni? Tutto ciò si sta profilando, mentre in Europa si continua ad andare in pensione a 63 anni, con Francia e Germania che offrono la possibilità di pensionamento con 25-27 anni di contributi accumulati e senza penalizzazioni sull’assegno di quiescenza. Per questo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, chiede al Governo di “rivedere le aliquote: perché con questi presupposti, i millennial andrebbero in pensione addirittura con l’attuale assegno sociale previsto per il reddito di cittadinanza di chi non ha mai lavorato. Il nostro sindacato – continua Pacifico – chiede correttivi durante il dibattito parlamentare, tenendo anche conto che nella scuola c’è pure la forte esigenza di innovare il corpo docente più vecchio al mondo e ad alto rischio burnout”.

Per combattere questa deriva al ribasso di un diritto inalienabile, quale è la pensione, Anief ricorda che con apposita diffida e ricorso è possibile recuperare il 2,69% non versato dallo Stato per il periodo 2011/2012. È possibile chiedere una consulenza personalizzata a Cedan, contattando la sede più vicina. Per maggiori informazioni ci si può collegare anche al sito internet oppure scrivere una e-mail all’indirizzo  info@cedan.it o contattare il numero 091 7098356.

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Non si devono fare i progetti durante le ore frontali di lezione. Lettera

Inoltre, svolgendoli durante le ore di lezione danneggiano la professionalità di quei docenti che nelle ore mattutine a scuola si dedicano anima e corpo alla didattica tenendo a cuore la formazione dei propri alunni. E poi vi sono anche delle ricadute economiche: docenti che non fanno progetti durante le ore curriculari contro docenti che, invece, li svolgono.

Si innesca così una furibonda guerra tra poveri e a farne le spese sono sempre gli alunni. È noto che un tempo non c’era i progetti né curriculari, né extracurriculari: esisteva la programmazione educativo-didattica ora si stilano, progettazioni didattiche, schede di progetti con una miriade di obiettivi e finalità da far girare la testa.

Tante vuote parole che non trovano alcuna efficacia nella pratica quotidiana del lavoro nelle classi e ricadute positive sugli alunni.

È ora di prendere in considerazione o meglio di tornare alla didattica tradizionale, quella che ha funzionato per oltre settanta anni e che poi è stata cestinata perché vecchia ed obsoleta. La scuola italiana è distrutta, vilipesa, annientata, sbeffeggiata, torturata, ridotta a brandelli, avendo persino perso persino i suoi connotati di istituzione e di formazione navigando in un immenso mare di progetti. Progetti di tutte le specie e le fatture che sottraggono tempo alla didattica “autentica”, quella cioè che deve formare il futuro cittadino, l’uomo competente e preparato ad affrontare le sfide del complesso mondo dell’esistenza.

Torniamo a riscoprire il valore vero, autentico e reale della didattica, di quella didattica, cioè, che trasmette saperi, conoscenze da tradursi in abilità e non lasciamoci naufragare in quella miniera di progetti che ogni giorno vengono diramati alle scuole. I nostri alunni non sanno più coniugare i verbi, non sanno leggere, non sanno scrivere una frase semplice, non conoscono le regole elementari le la scuola di oggi che fa: continua a fare un mare di progetti che non accrescono affatto le abilità linguistiche e comunicative ma stanno solo affossando la scuola facendole perdere sempre più i suoi connotati di luogo di crescita e di conoscenze.

Cerchiamo di riportare la scuola nel suo originale alveo, torniamo ad insegnare la grammatica italiana, la matematica, le lingue straniere, mettendo in cantiere molti progetti che non fanno altro che creare disordine e confusione negli alunni. Cerchiamo di preparare una generazione di alunni preparati che si approprino delle competenze importanti per la vita lavorativa e che sappiano risolvere i problemi reali che, di volta in volta, si presentano. Insomma ritorniamo a FARE SCUOLA, rendendola più formativa anche con i nuovi mezzi di informazione che sono veramente potenti.

La scuola di un tempo ha formato generazioni di alunni che hanno dato lustro al nostro Paese, invece, la scuola di oggi cosa produce? Con tanti progetti produce un evidente analfabetismo di ritorno.

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Crimea, diciottenne spara in una scuola: 21 morti

Ieri, all’istituto politecnico di Kerch, c’è stata una sparatoria dove hanno perso la vita 5 insegnanti, 15 studenti e lo stesso assalitore.

L’ultimo bilancio delle vittime è stato fornito dai servizi medici regionali, citati dalla Tass. L’amministrazione della Crimea ha intanto pubblicato la lista completa dei morti.

Stando al premier crimeano Serghei Aksionov l’assalitore sarebbe un ragazzo di 18 anni che forse si è avvalso di altri complici nell’organizzare la strage. Come si legge su Ansa.it i feriti sarebbero 43.

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Docenti, Google mette a loro disposizione una piattaforma

E’ quanto si legge in un articolo del Sole24Ore.it dove si spiega che le conoscenze hi-tech serviranno a rendere l’insegnamento agli alunni più coinvolgente.

La piattaforma di Google è già attiva e si chiama Computer Science First. E’ servita a formare 470 insegnanti tra Milano, Roma e Napoli, grazie alla collaborazione con Fondazione Mondo Digitale. I primi risultati sono stati presentati al Miur, alla presenza del sottosegretario Salvatore Giuliano.

Che cosa si può fare

Secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario, la piattaforma è stata utilizzata per programmare con il codice a blocchi una lezione di scienze sul ciclo dell’acqua, chi ha animato una storia digitale con personaggi robotici costruiti con materiali di riciclo, chi ha disegnato la linea del tempo per rendere più coinvolgente la storia, chi ha scritto un gioco di educazione alimentare. La piattaforma offre anche la possibilità di veicolare video tutorial e altri prodotti realizzati con il linguaggio conforme alle caratteristiche degli ambienti digitali.

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Sostegno, Anief: scuola attribuisce meno ore e tribunale impone risarcimento 10mila euro

Per chi non vuole soccombere dinanzi a questa palese ingiustizia, non rimane che ricorrere al giudice: questi non potrà che dare ragione alla famiglia dell’alunno disabile, condannando l’amministrazione pubblica anche con risarcimenti consistenti. Come accaduto proprio ieri a Roma con il TAR del Lazio che emana un provvedimento monocratico d’urgenza in cui impone al Ministero l’attribuzione immediata delle ore di sostegno “per un numero di ore adeguato alla patologia dell’alunna, ovvero la copertura totale delle ore di sostegno”. Ma anche i tribunali ordinari sono dello stesso avviso, è il caso avvenuto nei giorni scorsi a Velletri, dove il tribunale ha reputato la triade Miur, Usr e Ambito territoriale, responsabili dalla mancata assegnazione ad un alunno portatore di disabilità grave, del dimezzamento delle 25 ore settimanali indicate dalla struttura medico-pedagogica statale: pesante anche il risarcimento danni.

Perché l’amministrazione scolastica deve ridimensionare l’apporto di ore di sostegno nonostante la diagnosi di grave disabilità del bambino redatta da medici specialisti del servizio sanitario pubblico? Perché lo stesso ufficio scolastico deve dimezzare le ore di sostegno richieste dalla scuola, attraverso il Gruppo di lavoro per l’inclusione con il Piano Educativo Individualizzato e ribadite dai docenti specializzati che operano ogni giorno con l’alunno, oltre che avallate dal Consiglio di Classe? È una domanda che si fanno in Italia tantissimi insegnanti, dirigenti scolastici e famiglie, perché queste ingerenze, attuate sulla pelle degli alunni più deboli, con l’aumento degli iscritti “certificati”, sono ormai all’ordine del giorno.

Ne sa qualcosa il sindacato Anief, che ogni anno con l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!” si trova a patrocinare un numero di casi molto più alto dell’anno precedente. L’incremento di situazioni gravi (nel 2006 gli alunni disabili certificati erano 180 mila, mentre oggi sono circa 255 mila), da inquadrare a scuola con il massimo delle ore previste dalla legge vigente (25 all’infanzia, 24 alla primaria e 18 nella secondaria) probabilmente è da arrecare alla crescita esponenziale degli alunni disabili “certificati” a cui non corrisponde una risposta adeguata da parte degli uffici scolastici preposti che si ostinano ad autorizzare alle scuole “pacchetti” di ore palesemente inferiori ai necessari e costringendo i dirigenti scolastici a dividerli tra i gli alunni disabili presenti nell’istituto, applicando una regola proporzionale per difetto. Scontentando, in tal modo, praticamente tutti.

A quel punto, quasi sempre, prende il via l’interessamento delle famiglie presso l’amministrazione scolastica superiore, dove però si alza sistematicamente un muro per via dei finanziamenti inadeguati, concessi dal Miur via Mef, con cui a loro volta i dirigenti dello Stato devono fare i conti. Per chi non vuole soccombere dinanzi a questa palese ingiustizia, non rimane che ricorrere in tribunale. Dove il giudice non può che dare ragione alla famiglia dell’alunno disabile, condannando l’amministrazione pubblica non solo alla somministrazione delle ore negate, ma anche a cifre risarcitorie sempre più spesso non trascurabili.

Come è accaduto a Velletri, in provincia di Roma, dove – grazie all’iniziativa Anief “Sostegno, non un’ora di meno!” – il tribunale ha reputato la triade Miur, Ufficio scolastico regionale e Ambito territoriale responsabili dalla mancata assegnazione ad un alunno portatore di disabilità grave del monte ore massimo possibile, attraverso l’assegnazione del docente di sostegno con il rapporto 1:1. La somma risarcitoria è scattata perché, secondo i giudici, le istituzioni scolastiche hanno palesemente discriminato e limitato il diritto all’istruzione dell’alunno affetto da grave disabilità attribuendogli un numero di ore dimezzato rispetto a quelle necessarie. Per tali motivi, dal momento che il Programma educativo individualizzato deve ritenersi valido per l’intero ciclo scolastico in corso, è stato dato ordine di “cessare immediatamente la condotta discriminatoria e garantire al minore, anche per il futuro, il numero completo di ore di insegnamento di sostegno settimanali pari a 25”.

Per il tribunale laziale, quindi, “tenuto conto delle esigenze formative e di sostegno rilevate dalla stessa amministrazione in ragione della tipologia e del grado di disabilità dell’alunno e della notevole discrepanza tra ore di sostegno individuate nel PEI e ore concretamente garantite, pari esattamente alla metà, si può sicuramente presumere che il bambino abbia subito un rilevante pregiudizio nella sua formazione ed istruzione, risultando frustrate le sue legittime esigenze di accrescimento, di apprendimento, di integrazione ed inserimento scolastico”.

Condannate, pertanto, tutte le Amministrazioni convenute: MIUR, ATP Roma, USR Lazio ed Istituto Comprensivo cui il Tribunale di Velletri ordina, “ciascuna per quanto di sua spettanza, la cessazione della condotta discriminatoria posta in essere e la conseguente attribuzione in favore dell’alunno di un insegnante di sostegno per n. 25 ore settimanali (rapporto 1 a 1)” oltre al risarcimento del danno liquidato in complessivi 5mila euro, con interessi legali fino al saldo effettivo e spese di soccombenza quantificate in ulteriori 3.500 euro, oltre spese generali forfettarie al 15%, IVA e CPA come per legge. Per un totale di oltre 10 mila euro.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ha ricordato che “il problema della mancanza di ore di sostegno è presente in tutte le nostre scuole. Poiché abbiamo oltre 8 mila istituti autonomi, cui fanno capo più di 40 mila plessi, e siamo convinti che vi siano almeno un paio di casi a scuola, siamo convinti che almeno un alunno disabile ogni tre, si trova in una condizione di questo genere: stiamo parlando di 80 mila allievi, che chiedono solo di espletare il loro diritto allo studio. Eppure, la sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010 ha con certezza escluso che esigenze di bilancio e di razionalizzazione delle risorse, benché pubbliche, possano giustificare la limitazione, se non la negazione, di un diritto fondamentale quale è quello della formazione degli alunni con disabilità”.

È in quest’ottica distorta che va inquadrata la decisione di mantenere in vita i posti in deroga sul sostegno, che per far risparmiare lo Stato sui mesi estivi e sugli scatti di anzianità, oltre che sulle ricostruzioni di carriera, ogni anno porta le metà dei docenti di sostegno a cambiare alunno, in barba alle più elementari regole di buon senso e alla tanto dichiarata continuità didattica. Ed è anche per questo che i tribunali ordinari riconoscono la lesione di diritti fondamentali degli alunni disabili e anche i tribunali amministrativi condannano l’amministrazione, come ha fatto il TAR Lazio attraverso un provvedimento monocratico emanato in tempi record proprio ieri, provvedendo senza riserve a sanare le illegittimità e ad imporre all’Amministrazione “il sostegno didattico per un numero di ore adeguato alla patologia dell’alunna, ovvero la copertura totale delle ore di sostegno”.

“La nostra iniziativa a sostegno degli alunni e delle famiglie vessate, che affrontano ogni giorno difficoltà di ogni genere per l’integrazione dei propri figli a scuola, è stata promossa proprio per ribadire, anche attraverso azioni legali mirate, che in Italia ci sono anche delle norme approvate proprio per garantire integrazione e sostegno agli studenti con disabilità. La cui rivendicazione, anche dinanzi al giudice, va a costituire – conclude Pacifico – concreta attuazione del fondamentale principio di uguaglianza sostanziale stabilito dall’articolo 3 della Costituzione italiana”.

Anief ricorda che l’indirizzo sostegno@anief.net è a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti che necessitano di un intervento risolutore, al fine di ottenere per ogni alunno il corretto apporto di ore di sostegno prescritto dalla Programmazione Educativa Individualizzata, nel pieno rispetto della normativa e dei diritti degli alunni disabili.

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Stipendi docenti legati agli obiettivi. Succede in Francia

E’ quanto prevede la riforma della scuola francese formulata dal ministro all’Educazione nazionale, Jean-Michel Blanquer.

Come spiega l’Huffington Post, la parte variabile dello stipendio sarebbe calcolata solo su una certa parte endio dei docenti (un migliaio di euro al mese, è l’idea del ministro).

La riforma è stata presentata al Conseil Supérieur de l’éducation, una sorta di parlamentino all’interno del ministero che rappresenta tutta la filiera educativa e, come già anticipato anche da Orizzonte Scuola, prevede anche l’anticipo dell’obbligo scolastico a partire dai 3 anni di età del bambino. 

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