Orizzonte Scuola
Diplomati magistrale. Fiaccolata a Milano, più di 1000 in difesa delle maestre
 Il corteo si è mosso solo dopo aver ricordato le morti ingiustificabili dei 4 operai deceduti sul lavoro. Alternando slogan contro il precariato e in difesa della scuola pubblica, da decenni sotto attacco, il corteo hacercato di informare la cittadinanza.
La sentenza Plenaria riguarda l’intera società civile, poiché la nomina diretta del capo del Consiglio di Stato da parte  del ex premier Renzi mina profondamente l’assetto costituzionale dello Stato.
I cinquantasettemila licenziamenti, il 40% concentrati in Lombardia, congiuntamente al limite di servizio dei 36 mesi imposto dalla 107, non garantirà il regolare funzionamento del servizio pubblico.
La macelleria sociale, oltre a colpire i lavoratori si abbatterà sulle famiglie e gli alunni privati della continuità didattica, fondamentale per il percorso formativo di ogni studente.
Vogliono chiudere la scuola e noi non lo permetteremo perché lotteremo fino all’ultimo posto di lavoro per garantire il diritto allo studio e  a ricevere una formazione libera e di qualità.
Arrivati in Prefettura i bambini di Milano hanno consegnato una lettera al prefetto, affinché intervenga per salvaguardare i posti delle loro maestre e perché, come richiesto dagli organizzatori, fissi un incontro entro la prossima settimana.
Intanto le mobilitazioni continuano domani alle 15 ci sarà un flash mob in piazza dei Mercanti.
Assemblea DM autoorganizzati

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Ape Social. Insegnanti ancora bloccati a scuola, manca normativa per pensionamento in corso d’anno scolastico

“Ho presentato, come tanti altri miei colleghi e colleghe – scrive una docente – domanda per l’Ape Sociale nella prima tornata del 15 luglio 2017 e in data 30/11/2017 ho ricevuto risposta positiva da parte dell’INPS che mi ha riconosciuto il diritto al prepensionamento perché ho 64 anni di età, 36 anni di servizio e assisto un familiare con handicap grave.

Sembrerebbe tutto a posto, per l’INPS sarei già in pensione dal 1° agosto 2017, senonché nella legge di bilancio non è stata presentata alcuna normativa o emendamento che consenta al personale della scuola, destinatario della comunicazione INPS, di cessare dal servizio anche in corso d’anno, in deroga all’unica data che fissa la data di cessazione per il personale della scuola unicamente al 1° settembre.

A tutt’oggi il MIUR, d’intesa con l’INPS-D.C. Pensioni, non ha ancora fornito indicazioni specifiche al riguardo  lasciando me e molti altri colleghi nel dubbio e nell’incertezza e temendo che i nostri diritti rimangano solo sulla carta. Solo agli insegnanti non viene riconosciuto un diritto a cui, per l’INPS e per la legge, avrebbero diritto e restano fuori dai benefici dell’Ape sociale a differenza di molte altre categorie di lavoratori. In altre parole una beffa e un diritto violato.

Noi docenti chiediamo, con  la massima urgenza, l’emanazione di una norma ad hoc per sopperire a questa grave mancanza e per non ripetere errori già fatti in passato che non tennero in conto della peculiarità della nostra categoria.

Desidero porLe alcuni semplici quesiti:

1. Come e quando potrò andare in pensione se il MIUR non ha ancora fornito indicazioni specifiche o prodotto interventi normativi ad hoc?

2. Cosa intendono fare Lei e il Ministero che dirige per porre fine a questa palese ingiustizia?

Certa di un Suo autorevole intervento, La ringrazio e Le porgo i miei più distinti saluti. “

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Diplomati magistrale: sciopero scrutini e manifestazione 23 marzo. Evitare norma “strozzasupplenze”

Durante l’incontro al Ministero del 17 gennaio scorso la delegazione Anief ha abbandonato il tavolo per “la sterilità delle proposte dell’amministrazione”.

Il sindacato ha richiesto un decreto urgente, per evitare che “oltre 44mila maestri, con regolare abilitazione, si ritrovino non solo fuori dalle Graduatorie ad Esaurimento ma addirittura espulsi dalla scuola per via dell’applicazione della norma (comma 131), introdotta con la Buona Scuola, che impedisce di conferire supplenze di lunga durata a tutto il personale precario che supera i 36 mesi di servizio anche non continuativo.”

La norma decorre infatti dal 1° settembre 2016 e riguarda le supplenze disposte su posti vacanti. Superato il tetto dei 36 mesi di supplenza – anche non continuativi –  il docente non potrà avere più incarichi su questa tipologia di supplenza.

Questo non vuol dire che non si potrà più insegnare, ma che ci saranno determinate supplenze alle quali il docente non potrà accedere. Una norma “strozzasupplenze”.

Se per la secondaria il Governo è già intervenuto attraverso la fase transitoria prevista dal Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 (anche se ancora non avviata), per infanzia e primaria c’è un vuoto legislativo che potrebbe entrare in contrasto con la norma.

Per tali motivi l’Anief conferma la volontà di bloccare gli scrutini del primo quadrimestre, previsti tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Sciopero Anief scrutini intermedi. Nota Miur

Inoltre è allo studio uno sciopero subito dopo l’insediamento del Parlamento. Infine, nel giorno di insediamento delle nuove Camere, il prossimo 23 marzo, è stato fissato un grande appuntamento in piazza, a Roma, in modo da sensibilizzare il nuovo Esecutivo a trovare una soluzione immediata”.

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Istruzione alla legalità deve diventare materia a sè stante, affidata a docenti abilitati, anche alle scuole medie

Segue l’intervento scritto della Responsabile Cultura Apidge – Avv Maria Giovanna Musone.

“Gentili ospiti,

ringrazio innanzitutto per l’invito rivoltomi e spero di fornire un piccolo contributo per sostenere il progetto di legge, a firma dei senatori presenti, che si propone di introdurre lo studio del diritto fin dalle scuole medie.  

Il consigliere del Csm Antonello Ardituro, ex pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha scritto, recentemente, una lettera aperta per capire le modalità con cui contrastare l’allarmante fenomeno delle baby gang. L’incipit del suo discorso è stato il seguente: «Aiutateci!!! Perché da soli non ce la facciamo. Napoli così si spegne… ». Nel messaggio il magistrato ha sottolineato il dramma delle periferie. E ribadito: «Abbiamo bisogno proprio di tutto: scuole aperte di pomeriggio, parrocchie accoglienti, corsi di educazione civica…”

Ebbene, da tempo sostengo che i casi di violenza di genere, verso donne e minori vittime di violenza, stalking, bullismo e cyberbullismo, aree di illegalità drammaticamente diffuse specie tra gli adolescenti, nelle quali il vuoto o l’incertezza normativa da un lato e la non conoscenza del concetto di “reato” da parte di chi ne commette, sono terreno fertile per la progressiva esponenziale crescita di queste già diffuse forme di violenza. Tramite Apidge, quale componente del Direttivo, ho esposto questo mio pensiero alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati in occasione della discussione del progetto di legge sull’Introduzione dell’educazione di genere nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione

Il fenomeno della delinquenza minorile ha assunto oggi i connotati di una vera e propria emergenza sociale, ne sono palese riprova i sempre più frequenti casi di violenza fisica e verbale che sfociano persino nell’omicidio preterintenzionale o nell’istigazione al suicidio.  E’ fuori discussione che l’istruzione alla legalità e l’insegnamento della Costituzione, con i suoi richiami legati alla attualità e il suo impatto sociale, avrebbe un potenziale didattico di ampio respiro . Per cui, potrebbe apparire un insegnamento da affidare alla trasversalità delle diverse discipline, così come sostenuto da chi ha ideato la Buona scuola e da chi avalla il continuo tentativo di esternalizzare l’educazione civica e il diritto. In realtà, ritengo che l’introduzione delle discipline giuridiche nel complesso dell’offerta scolastica, fin dalle scuole medie, proprio come propongono i senatori Ginetti – Liuzzi e Molinari, non andrebbe subordinata al grado di sensibilità dei singoli docenti, o persino dei dirigenti, alla disponibilità di tempo, che rischierebbe di interpretarsi alla stregua di un corollario della materia di cui il docente è titolare. L’interdisciplinarietà, a mio avviso è più da intendersi come necessità che i docenti, di qualsiasi disciplina, colgano tutte le opportunità offerte dallo svolgimento del proprio programma per fare opera di educazione e sensibilizzazione, ma è innegabile che l’istruzione alla legalità, per la vastità degli argomenti affrontati e la sua stringente attualità, sia meritevole di essere insegnata come materia a sé stante, con una propria cattedra e un proprio monte ore da docenti abilitati,  fin dalle scuole medie.

La mia recente intensa attività presso il foro di Torino, su casi di violenza di genere presso le scuole medie inferiori e superiori, lascia spazio a una constatazione di fondo: gli adolescenti, in questo non aiutati dal contesto ambientale e familiare, spesso ignorano le possibili conseguenze della violenza perpetrata, non solo sulla psiche delle vittime, ma anche per se stessi; in altri termini, ignorano di commettere reati passibili di condanna, anche grave. Conoscenza delle fattispecie di reato, beninteso, non come aspetto meramente nozionistico, ma come ulteriore deterrente a non commetterne.  

Una efficace istruzione alla legalità: insegnare ai ragazzi le nozioni di reato, lesione del diritto e pena, quale conseguenza della violazione , affidato necessariamente a professionisti della materia, risorse umane –  tra l’altro –  già in forza nella scuola pubblica italiana, in quanto assunte come docenti di diritto, costituirebbe un validissimo strumento di prevenzione delle violenze minorili. Non è affatto sufficiente, se davvero si vuole combattere la dispersione scolastica e ogni forma di delinquenza minorile, affidare lo studio del diritto nei bienni delle superiori e dell’educazione civica alle scuole medie, ad esperti esperti soltanto per l’attuazione di sporadici progetti scolastici. E’ necessario, così come accade per tutte le professioni, che il ruolo di insegnante dell’educazione civica sia svolto dal docente abilitato nelle discipline giuridico economiche. Specifico è, infatti, il suo bagaglio curriculare, il suo approccio alle tematiche da trattare, la sua sensibilità a canalizzare la vasta tipologia di comportamenti violenti entro fattispecie delle quali è necessario conoscere anche il corollario della regolamentazione giuridica oltre che le mille implicazioni socio-culturali.   

 

Pertanto, ringrazio nuovamente i presenti e tutti coloro che vorranno sostenere l’insegnamento delle discipline giuridico economiche per il bene dei nostri ragazzi.”

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Diritti a scuola. Pubblicato avviso per partecipare al progetto: scadenza 31 gennaio

Le rettifiche all’avviso (già pubblicato nel Burp n. 8 del 16 gennaio 2017) sono state pubblicate nel Burp n. 9 del 18 gennaio 2017.

Rettifiche all’Avviso n. 7/2017

Obiettivo dell’avviso è promuovere e rafforzare ulteriormente l’azione volta al contrasto della dispersione scolastica, all’innalzamento dei livelli di apprendimento, all’inclusione sociale degli studenti più svantaggiati, per migliorare la qualità dell’istruzione di ogni individuo, ridurre il divario di competenze ed i fenomeni di esclusione sociale che ostacolano la realizzazione personale e l’accesso al lavoro dei giovani.

I progetti dovranno essere complementari agli interventi scolastici· e potenziare i processi di apprendimento e sviluppo delle competenze degli allievi delle scuole dell’infanzia, studenti delle scuole primarie e secondarie di I grado e del biennio della scuola secondaria di II grado, dando priorità alle scuole con maggiori livelli di dispersione scolastica, agli studenti che vivono particolari situazioni di svantaggio e/o che presentano maggiori difficoltà nello studio.
Nell’ambito del presente avviso ogni Istituto Scolastico potrà candidare una sola proposta progettuale contenente al proprio interno le diverse articolazioni disciplinari, definite sezioni (paragrafo D dell’Avviso).

Le domande di partecipazione dovranno essere inoltrate, a pena di esclusione,unicamente in via telematica, secondo le modalità previste dal punto G) dell’Avviso, attraverso la procedura online Diritti a Scuola 2017 messa a disposizione all’indirizzo www.sistema.puglia.it nella sezione Formazione Professionale (link diretto www.sistema.puglia.it/dirittiascuola2017). La procedura sarà disponibile a partire dalle ore 12:00 del 22/01/2018 sino alle ore 12:00 del 31/01/2018.

Le informazioni in ordine all’Avviso potranno essere richieste: alla Sezione Formazione Professionale attraverso il servizio on-line Richiedi Info attivo sulla pagina dell’Avviso Diritti a Scuola 2017 del portale www.sistema.puglia.it. Tale servizio può essere utilizzato previa sottoscrizione al servizio Sistema Puglia Risponde in fase di registrazione al portale Sistema Puglia (link Registrazione attivo nella parte alta della pagina principale).

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Stipendio gennaio: manca scatto di anzianità per chi aveva scadenza 31 dicembre 2017. Tabella fasce, quando matura l’aumento

COMUNICAZIONE UFFICIALE NOIPA

La nota di NoiPA.

Tutto regolare dunque. Già nel pomeriggio di ieri per moltissimi dipendenti il cedolino era già visibile. Stipendio. Comincia la pubblicazione del cedolino di gennaio

SCATTO DI ANZIANITA’ al 31 dicembre 2017

Alcuni insegnanti ci segnalano una mancanza della quale non riescono a trovare spiegazione. Coloro che sul cedolino avevano la dicitura 31/12/2017, ossia la data oltre la quale avviene lo scatto alla fascia stipendiale successiva (scatto di anzianità), derivante dalla ricostruzione di carriera individuale, sono rimasti delusi. Dello scatto neanche l’ombra, senza alcuna motivazione, anche se la spiegazione è da ricercare sicuramente in un meccanismo tecnico, del quale lunedì gli Uffici di Ragioneria potranno fornire spiegazione.

Tutto sulla ricostruzione di carriera

Si attende quindi una spiegazione ufficiale, dato che il problema è generalizzato.

Ci viene segnalato invece che per coloro i quali la scadenza è fissata al 31 gennaio 2018, la scritta è scomparsa. In questo caso è normale, in quanto avviene sempre a ridosso della scadenza. In questo caso lo scatto dovrebbe essere percepito a febbraio 2018.

LE FASCE STIPENDIALI

Il CCNL per il personale della scuola firmato il 4 agosto 2011 ha rimodulazione le posizioni stipendiali, portando la prima fascia 0-3 a 0-8. Ciò è avvenuto a partire dalla rata di ottobre 2011. Recentemente però in Tribunale i giudici hanno dato ragione ai docenti, facendo ottenere il gradone 3-8 Scatti stipendiali, Anief: Giudici riconoscono diritto a gradone 3-8

Le tabelle, quale incremento in base all’anzianità

Scatti stipendiali docenti ed ATA, come funzionano. Quale incremento in base all’anzianità di servizio

La conversazione nel nostro forum

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A quando la playstation in classe???? Lettera

Che bella e innovativa idea l’uso dello smartphone in classe, finalmente i ragazzi potranno incollarsi sul display h24, diventando periferiche di uno strumento alienante contro il quale la scuola, ultimo baluardo di umanità, ha finora strenuamente resistito.

Lei però ha ragione, siamo stati obsoleti, arcaici, ciechi alle infinite potenzialità didattiche dello spippolamento digitale…ostinatamente arroccati al nostro umanesimo abbiamo perso il treno del futuro, privilegiando il contatto umano e la creatività a scapito dell’automatismo robotico.

Come abbiamo potuto pensare che la scuola fosse il regno dell’empatia,del rapporto umano fatto di pacche sulle spalle, di sguardi,dello scambio reciproco di idee, conoscenze e risate…come abbiamo fatto a non capire i limiti insiti nella manualità creativa, nel confronto critico, nel prodotto unico e irripetibile di un processo di maturazione e apprendimento.

Come abbiamo fatto a resistere alle sirene ammaliatrici dell’omologazione seriale, del tutto subito col minimo sforzo, dell’assemblaggio di monadi sperdute fra app, account e download…siamo antichi, ammuffiti come la storia che insegniamo e le pagine vissute dei nostri libri…ora dovremo aggiornarci per essere al passo con i millennials sputando sopra i nostri inutili studi.

Sa che le dico cara ministra?? Che se avrò impellenze tecnodigitali userò le miserrime attrezzature da voi forniteci perchè è comodo fare i moderni con i soldi degli altri, con i nostri tablet e con i loro smartphone vero ministra???

Proprio in quanto educatrice e non addestratrice io resisterò all’invasione robotica, me ne infischierò del suo ridicolo decalogo e anzi insegnerò ai miei alunni quanto sia bello,colorato, caldo e appagante spegnere per qualche ora l’alter ego elettronico e ritrovarsi vivi e umani guardandosi negli occhi e scaricando l’app dell’amicizia e della solidarietà.

Antonella Currò

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Con il FIT e il nuovo reclutamento si calpestano diritti. Lettera

Il percorso FIT ha carattere selettivo, ha durata triennale ed è strutturato nel modo seguente:

-il primo anno, svolto principalmente nelle strutture accademiche (con oneri a carico del MIUR) con momenti di tirocinio nelle scuole, è finalizzato al conseguimento del diploma di specializzazione all’insegnamento, specifico per la classe di concorso o per il sostegno. È previsto un compenso per 10 mesi di circa 600€ lordi.

-il secondo anno prevede momenti formativi, tirocinio nelle scuole e l’inizio di attività di insegnamento (supplenze brevi per assenze fino a 15 giorni). È previsto un compenso per 10 mesi di circa 600€ lordi e lo stipendio per le supplenze brevi che saranno effettuate.

-il terzo anno verrà assegnata, ai tirocinanti, una cattedra vacante e disponibile, per la quale percepiranno lo stipendio pari a quello di una supplenza annuale.

Dopo aver superato un concorso pubblico, secondo l’art. 97 della Costituzione (che è il caso di riportare testualmente: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.”) un vincitore, in questo caso di cattedra, dovrebbe essere, secondo il su citato decreto, sottoposto a un nuovo percorso di formazione, invece di avere accesso immediato al proprio posto di lavoro. Dunque, articolo 97 disatteso, e che dire dell’articolo 36 secondo il quale “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa….”? Calpestato anche questo sacrosanto diritto?

I futuri vincitori di concorso a cattedra, quindi, dovranno affrontare ancora corsi, esami ecc. ecc. e per due anni percepire un compenso da fame? E poi, risiedere nella città universitaria dove svolgere corsi e corsini, ha un costo, e anche salato. Basteranno 600 euro lordi (cioè 400 euro forse…)? E a che pro tutte queste prove ad ostacoli dopo le tre già fatte previste dal concorso?? Cos’è? Sadismo? No, di più.

E gli artt. 3, 4, 35 e 38 della Costituzione? Non valgono più? Diritti cancellati? Costituzione raggirata, come da un bel po’ di tempo ormai, per non dire altro.

Chiedo a tutte le forze politiche di questo paese, anche al Pd che ha voluto l’indefinibile L. 107 e tutte le sue nefaste conseguenze e aggiunte, tra cui questo nuovo sistema di formazione e reclutamento dei docenti della scuola secondaria, cosa hanno intenzione di fare qualora andassero al Governo.

Andrete avanti su questa strada di dubbia costituzionalità, modificherete, lasciando solo il terzo anno di FIT che varrebbe come tirocinio e anno di prova (il che potrebbe essere ragionevole), o abrogherete il tutto per ritornare alle vecchie modalità: bandire un concorso pubblico per titoli ed esami, stilare una graduatoria, nominare i vincitori i quali avranno accesso immediato al posto di lavoro sudato e meritato?

Una risposta, da parte vostra, è d’obbligo, se siamo ancora in un paese civile e democratico.

Rosanna Giovinazzo Partigiana della scuola pubblica

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Lasciate che imparino a vivere senza tecnologia. Lettera

Dato che gli studenti di oggi oltre a star seduti cinque 5h al giorno utilizzano in maniera “saltuaria” i social network, you tube e altri elementi di distrazione/distruzione di massa mi sembra doverosa quest’altra forma di imposizione tecnologica.
Cari burocrati non avete idea dei problemi posturali che presentano gli studenti alle scuole medie; sono gli stessi problemi che presenta un anziano che trascorre 10h della propria giornata davanti ad un televisore.

Cari burocrati oltre al tempo trascorso a scuola e quello trascorso a casa (per svolgere i compiti), anziché obbligare i ragazzi a vedere contenuti extra al pc, lasciate che pratichino uno sport nel tempo libero (qualora gli sia “concesso”).
Lasciate che socializzino, che aumentino la loro autostima, che creino dinamiche di gruppo, che sorridano davanti ad una palla, che diano il cinque ad un compagno, LASCIATE CHE IMPARINO A VIVERE SENZA TECNOLOGIA.

Un bambino che non gioca, che non sperimenta, che non si mette alla prova sarà un adolescente pieno di problematiche.

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Cosa fanno gli insegnanti in classe. Lettera

Gli insegnano la raccolta differenziata dei rifiuti.

Controlliamo i pidocchi e li educhiamo all’igiene personale.

Ci assicuriamo che stiano attenti ai malanni, alle droghe, al fumo, all’alcol.

Creiamo il piano educativo personalizzato per le esigenze di ogni singolo studente(ipovedente, sordo, disabile, con disturbi dell’apprendimento e con bisogni educativi speciali).

Ci assicuriamo che siano realmente inclusi nella classe.

Li facciamo salire e scendere dall’autobus in sicurezza e li accompagnano nei viaggi d’istruzione.

Diamo consigli sul loro futuro(sentimentale e lavorativo)

Teniamo lezioni di educazione sessuale e affettiva.

Combattiamo il bullismo e l’intolleranza e facciamo educazione alla legalità.

Insegniamo la buona educazione e a chiedere scusa quando si sbaglia.

Facciamo comprendere i diritti civili e i doveri di ogni cittadino.

Promuoviamo la tolleranza sociale e l’apprezzamento delle diversità.

Insegniamo a diventare persone oneste e leali.

Sviluppiamo il senso di responsabilità e rispetto verso gli altri.

Trasmettiamo i valori della Costituzione e della Democrazia.

Descriviamo gli impatti devastanti delle guerre e come sviluppare competenze sociali per evitarle.

Gli insegnano l’educazione stradale.

Li mettiamo in guardia dai pericoli dei social.

Gli insegniamo come ottenere le informazioni per fare scelte sagge e consapevoli.

Stimoliamo la curiosità e incoraggiamo l’autostima.

E infine, se resta un po’ di tempo, gli insegniamo anche a leggere, scrivere, far di conto, due lingue comunitarie, arte, musica, educazione motoria e religione cattolica.

E QUESTO LO FANNO TUTTI GLI INSEGNANTI D’ITALIA, MA E’ COME COMBATTERE CONTRO I MULINI A VENTO PERCHE’ NON BASTA MAI! CONTINUANO A CHIEDERE DI TUTTO ALLA SCUOLA E CI MANCA POCO CHE DIANO LA COLPA ALLA SCUOLA ANCHE PER IL PROLIFERARE DELLE BABY GANG.

Chi ha orecchie per intendere intenda

 

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