pirimpipettanuse
Buona Pasqua :)

Melian

mercoledì, 10 Giugno
E così, la fine, sei andata.

In questi ultimi mesi ho cercato di immaginare questo momento, cercando di abituarmi all'idea, ho attraversato mille e mille ipotesi, tutte con la medesima fine dolorosa. L'ho fatto talmente tante volte... Ti guardavo, così cambiata ultimamente e ripensavo a te cucciola e negli anni migliori. E piangevo, non riuscendo a darmi pace.
Poi, in qualche modo, mi sono abituata ai tuoi cambiamenti. Ho iniziato a pensarti come la "mia vecchietta", ad abituarmi a darti maggiori attenzioni. Tu te n'eri accorta e un po' ne approfittavi ;)
E poi, quella bestia schifosa che ti portavi dentro non dava segni di muoversi...

Sei arrivata alla viglia di Natale. E nella follia degli acquisti,persa fra ciotole, ossi e le mille sciocchezze da neo MammaNonPelosa, ho preso anche un albero di Natale.
L'albero che ho fatto anche quest'anno, dopo tanto tempo che non lo facevo più, perché sapevo già che saresti andata via e avevo bisogno di sentire entrare in casa una speranza di luce nuova.
Quell'albero è rimasto lì fino a oggi. Lo so, è Giugno e avrei dovuto toglierlo da tempo.
Pigrizia un po'. Ma chissà nella mia mente che associazione ho fatto. Forse ho voluto "tirare" questo ultimo Natale il più possibile.

Oggi l'ho tolto: certo non poteva restare più lì.

Credo mi mancherai moltissimo, ma sarà a Natale che il pensiero di te tornerà forte: cucciola che esplori la casa e fai danni, noi due che non dormiamo la prima notte, entrambe preoccupate, le nostre lotte di dominanza, feroci, i primi tempi, i tuoi salti nella neve o le corse fra le foglie che ti piacevano tanto... :)

Alla fine, fra alti e bassi, mi sono abituata a vederti un po' meno attiva, a non fare più confronti fra come sei diventata e come eri. Che poi era un modo per abituarmi ai cambiamenti che avvengono in me, in questa parte che va in discesa verso la fine della vita. Mi veniva in mente spesso un pastore belga vecchissimo, Gordon forse, che stava al campo di agility con noi, limitandosi a tenere in bocca la pallina e ad agitare la coda. E sorridevo guardandoti.
Se è possibile, amandoti ancora di più, con il mio amore imperfetto e a volte distratto. Come è imperfetto e distratto l'amore di tutti noi umani forse. Temiamo i "per sempre" ma contemporaneamente pensiamo di aver un tempo infinito di fronte. Per noi e per chi amiamo.

Poi è arrivato, il momento, ieri.

All'improvviso, dopo una giornata buona. Di quelle che sembravano quasi normali: avevi giocato un po' e avevi dormito quieta e rilassata, stiracchiandoti di quando in quando.
Bella.
Ma bella lo sei quasi sempre stata: da piccola eri davvero brutta e sgraziata. Il veterinario che conosceva tuo padre, anche lui bellissimo, mi chiedeva sempre se davvero eri sua figlia. Poi, all'improvviso sei cresciuta e da goffa e sproporzionata che eri sei diventata bellissima.

Era una giornata buona, dopo gli ultimi giorni che sembrava più difficile per te sentire gli odori e dentro di me cresceva la paura.
Sono qui al computer e sento che ti alzi. Poi quel botto terribile...
Che bastardata. Che bastardata darmi l'illusione che tutto sommato stava andando tutto bene.
Ma forse anche una benedizione: succede tutto così all'improvviso e velocemente che non ho modo di pensare, di ragionare, di perdermi nei miei soliti "e se forse..." Faccio tutto quello he devo in automatico, nonostante la disperazione. Alla fine, chiamo il veterinario.
Una parte di me spera che mi dica che no, è normale... va tutto bene. Ma non lo dice.
E anche quando sono lì, annuisce gravemente senza sbilanciarsi se non dopo che te ne sei andata e mi dice: "E' meglio così".


Anche se cerco di mandare via il pensiero, l'immagine di te stesa sul lettino del veterinario continua a girarmi per la testa. Mentre ti rasa la zampa per poterti infilare la cannula e tu scatti, da inerte che sembravi: sapevi quello che stava succedendo o era la reazione a un gesto che si è talmente tante volte ripetuto in questo ultimo anno?

Sento me che ti dico: "Ti prego, stai tranquilla" e mentre pronuncio quelle parole abbracciandoti mi sento così sciocca e vigliacca ad averle pronunciate. Ti sto chiedendo di restare tranquilla, mentre sto per farti morire.
Ma lo so che sto facendo la cosa giusta. Ma non te lo posso spiegare questo.
Vorrei abbracciarti ancora, ma non ce la faccio: non ti riconosco. Sto lì e ti accarezzo, piano.

Ti vedo mentre l'anestesia fa effetto e ti appoggio la testa facendo attenzione e quasi non ti vedo più fra le lacrime. Il veterinario che mi chiede se può farti la seconda puntura. Quella definitivaquella che metterà fine a tutto.
Sento me che dico sì. E ti guardo, e ti accarezzo e a un certo punto assurdamente penso: "E' andata?" cercando di scorgere un minimo movimento. Non ti vedo respirare, ma forse mi sbaglio. Vorrei chiederlo, ma mi vergogno.
Ad un tratto però ti immagino mentre corri su un prato enorme, con la lingua in fuori e l'espressione felice e che mi faceva ridere. E sorrido.
Dopo, molto dopo, penso che se davvero c'è qualcosa aldilà, quando toccherà a me mi farà piacere vederti venirmi incontro e mettere il tuo testone fra le gambe per farti fare i grattini. Sarà come tornare a casa. E tu non lo sai, ma per me hai anche rappresentato "casa".

Ma c'è un'altra frase alla fine che devo dire. La sussurro perché la trovo orribile lì, in quel momento, e il pensiero di doverla pronunciare mi ha torturato tutti questi mesi: dover chiedere: "Quanto le devo?". La pronuncio piano, questa frase maledetta. Ed è come se sporcassi tutto. Non è razionale sentirmi così, ma in quelle ultime due ore ho dato fondo alla mia razionalità. Non sono più capace: sono solo un grumo di emozioni.

Non sei più lì, quel corpo steso sul lettino non è più il tuo: non è l'abbandono pieno di grazia e morbido, o buffo, del sonno che hai sempre avuto. Sei scomposta... aliena.
Non mi costa fatica lasciarti. Sei brutta, non sei la meraviglia che ha immortalato Andrea nell'ultima tua foto. Non sei nulla che io riconosca.
Non mi interessa sapere che fine farà il tuo corpo. Non sei più tu.
Non mi interessa: per me la tua anima è andata via qui, in questa casa, mentre ti dibattevi a terra.
Ogni tanto Tata va annusare lì, proprio in quel punto.

Non eri più tu neppure durante la crisi: eri un'entità sconosciuta che scalciava e sbavava, talmente forte che non riuscivo a tenerti. Pensavo confusamente che dovevo metterti qualcosa fra le labbra, ma non potevo neppure lasciarti. Ho fatto quello che dovevo fare, ti ho dato il valium e ti tenevo. Assurdamente ti dicevo: "Adesso passa...shhh shhh". Ma non passava più. E continuavo ad accarezzarti,sperando in qualche modo di darti l'energia che serviva. Non mi sono spaventata subito. no. Era già successo. Ma non finiva più. Non finiva più!
Non eri più tu, era quella cosa orrenda, maligna, che ti aveva invasa da tempo. Subdola bastarda: aspettavamo tutti che iniziassi a respirare male. Invece no, respiravi. Forse solo un po' più velocemente.
Quella bestia orrenda ha scelto di andare altrove. Bestia stupida che con te ha ucciso se stessa.
Ma anche dopo, quando finalmente la crisi è passata, non eri tu: cercavi di alzarti cadendo continuamente, non mi vedevi. Ti inseguivo disperata per casa senza capire che cosa volessi fare, ti vedevo annusare e non riconoscere niente e nessuno. Sorda ai miei richiami. Ti rivedo che batti il naso contro il vetro e lo annusi, perplessa, cercando di uscire, cercando il cielo sa cosa. Cercando di sfuggire, forse, e di ritrovare l'ordine delle cose cui eri abituata. Senza comprendere quei nuovi odori, forme. Ti ho vista cadere, una, due, cento volte e guardarmi, vuota.


Livio dice che non l'hai riconosciuto quando è arrivato, ma che però seguivi me.
Non lo so. Bastano quasi 13 anni insieme? Bastano contro quel bastardo di un tumore? Non è forse un buco nero che inghiotte tutto, lentamente? Alla fine vedevi e odoravi me o solo qualcosa che ti ricordava confusamente... Ma che cosa? In macchina mi giravo continuamente a guardarti ma non ti riconoscevo. Ma forse era perché avevo già deciso che cosa fare e dovevo mettere un po' di distanza per proseguire.
Non lo so.
Non lo so davvero.

Esco alla fine e fuori c'è il nubifragio. Sono sporca di pelo, di sangue, e ho quell'odore terribile di malattia e di morte addosso. Piango, ancora anestetizzata dalla velocità degli avvenimenti. La pioggia va bene, e tuona: che venga giù il cielo intero se occorre.
E guai, guai se ci fosse stato il sole.
Mi fa male la schiena e non capisco... ma ti ho portato a peso lungo le scale, poi ho attraversato la strada con quello stronzo che non mi faceva passare fino dentro. Pesi, sai? :)
Non volevo l'aiuto di nessuno: potevo portarti solo io. Solo io.

Ma il dolore, quello vero, arriva dopo. Quando torno a casa e c'è Tata che mi viene incontro, ma non c'è il tuo testone che cerca carezze. Quando scendo in giardino e Tata corre, ma non ci sei più tu che la insegui e ti fai piccola perché lei possa far finta di vincere. Non posso dire che ogni luogo parli di te. No. Ma restano in giro le tue cose, quelle che Tata mai potrà usare perché è troppo piccola. Livio ha tenuto il guinzaglio. Ha pensato di tenerlo perché temeva mi straziasse vedendolo in casa. Ma qui di solo tuo c'è un sacco. E ogni tanto mi capita di pensare di girare un angolo e trovarti.

Anche io ieri sera, mi aggiravo come te per la casa confusa, cercando anch'io di ripristinare un ordine che non c'era più. Salvo quel terribile odore che sento ancora ogni tanto, nonostante mi sia lavata e abbia ripulito tutto.
Ho cercato di dirti addio, ma non riuscivo: anche io ero ancora semi addormentata, travolta.

Lo so bene che la morte fa parte della vita. Ma so altrettanto che devo piangerti finché sarà necessario, appunto perché la vita va avanti. 
Luce e ombre.

E l'ombra è anche guardare l'orologio e ripercorrere ieri pomeriggio pensando alla serenità che provavo fino a quel momento, quando è arrivato il cataclisma. Aspettando che le 17 e, infine, le 18,40 non significhino più nulla... di poter entrare in casa vedendo solo Tata e smettere di riprodurre gesti e pensieri come se tu ci fossi ancora. E' ombra anche aver pensato, anche solo per un attimo, di chiamare il veterinario per dirgli che ti volevo indietro.
Mi sento malata, malata di angoscia: ho perfino guardato la tua carta del cielo cercando segni del disastro.
Niente. Anzi, da qualche parte leggo che il 9, il 10 e l'11 Giugno sono buoni giorni.
Ma vaffanculo.

Tutto in me mi dice che devo attraversarlo questo dolore e fino in fondo, che me ne devo fregare se sei solo un cane, che ci saranno ancora lacrime e poi rabbia, che ripercorrerò i giorni con te sorridendo e piangendo. Che avrò bisogno ancora di molte parole e di scoprire altri momenti in cui mi mancherai e dirò il tuo nome sbagliandomi o mi aspetterò di trovarti dove fino a ieri la tua presenza era certa. So che alla fine tutto questo si calmerà e rimarrai un pensiero dentro di me.
Tu per me sei la mia Melian, la mia pelosa, la mia nasona, e fai parte della mia storia, che ha preso tante strade diverse, tante cantonate e dolori e cose belle. Ma anche tanto di te in questi ultimi 12 anni. E tanto di me, insospettabile, è uscito in questi anni
Proprio per questo, per evitarmi anche solo il sospetto di uno sguardo perplesso, non l'ho detto quasi a nessuno che non ci sei più, sai?
Cerco di evitare le domande su come stai, perché non riesco a frenare le lacrime e abbasso gli occhi per non scoprire il disagio dell'altro. Che non capisce.
E anche scrivere di te, ora, è un tentativo di mettere ordine e di dire a me e a tutti che voglio poterti piangere liberamente e di esprirmere il dolore che provo, scoprendo il fianco come non faccio quasi mai.
Pronta a difenderlo con le unghie e con i denti, semmai servisse, fino a quando avrà ragione d'essere.

 Melian

Il manuale del cyberdissidente
"Reporters sans frontières, ha pubblicato la Guida pratica del blogger e del cyberdissidente, un manuale che spiega come creare un blog, aggiornarlo e soprattutto fare in modo che non cada sotto la scure della censura."

Tratto dal blog di Pino Scaccia
adozioni a distanza
Magari ci avete pensato ma l'impegno è spesso considerevole.
Vi invito allora a dare un'occhiata qui:
http://groups.msn.com/IIIIINSIEMEEEE
Si tratta di un gruppo, costituitosi via rete da anni, che ha deciso, unendo le forze, di provare comunque a far qualcosa.
Si tratta in pratica di versare quote singole (di 10 euro ciascuna, sicché l'impegno è davvero minimo) che mese insieme ci consentono di aiutare bambini a studiare e a cominciare a programmare il proprio futuro.
Le quote sono versate direttamente dagli utenti che partecipano (indirizzate a SOS MISSIONARIO http://www.sosmissionario.it/ ): non va versato nulla ai gestori del sito.
Nel sito trovate altre informazioni oppure potete contattare direttamente il gestore magno al suo indirizzo di email (gr_insieme@hotmail.com). Può essere contattata anche se si desidera aderire senza doversi iscrivere al sito che è una roba che non finisce più (vabbe', che molti di noi hanno già un account msn e tanti problemi non ci dovrebbero essere). Prima o poi riuscirò a convicerli a spostarsi Razz
Non chiedete nulla a me perché sono sì una delle partecipanti e sarei pure un gestore (lavativo), ma non riuscirei a stare dietro all'ambaradan al momento.
Smile
Web senza barriere 2008

Copiato pari pari da BlogRosso.

Oggi sono pigra

Web Senza Barriere ‘08

Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"


E-inclusion, Accessibilità, Usabilità e Architettura dell’informazione

Web senza Barriere ritorna! La scommessa dello scorso anno è stata un vero successo e il riscontro di pubblico e critica ci ha convito a proporre per quest’anno un evento più ambizioso, che si svilupperà in tre giornate: il 7, 8 e 9 maggio 2008.

La mattina della prima giornata sarà occupata dal convegno inaugurale. A partire dal pomeriggio del 7 proporremo una serie di seminari (dislocati su 3 aule) che termineranno il 9.

Nonostante l’accessibilità del web sia ancora l’argomento principale della manifestazione, quest’anno abbiamo scelto di allargare l’orizzonte parlando anche di e-inclusion, usabilità e architettura dell’informazione.

Sito dell'evento

Programma seminari didattici
'Scopri il Tesoro della Comunicazione', ed. 2007/2008
Copio e diligentemente incollo:

Sommario:
Uno spazio virtuale contro il digital divide
Invito alla presentazione Giovedì 21 alle ore 21 in Second Life
Il Mercatino solidale "Harambee-Gwassi" in Second Life
Obiettivi e risultati del progetto Harambee-Gwassi Kenya
 
ITnet -una rete di cittadini in Second Life
Uno spazio virtuale contro il digital divide
Grazie alla Community ITnet del Dipartimento di Informatica e Comunicazione di Milano, è stato attivato uno spazio virtuale in Second Life:
un “Mercatino d'inverno” solidale a sostegno del progetto di Scambio Educativo con le scuole del Kenya al quale collabora attivamente la Rete SIT
 
Invito alla presentazione Giovedì 21 alle ore 21 in Second Life
Giovedì 21 febbraio 2008 alle ore 21.00 presso i Mercatini d'inverno, nella land Pesca di Second Life si terrà la Presentazione del Progetto di scambio educativo Harambee-Gwassi Kenya: l'incontro inworld è organizzato da ITnet, dalla Rete delle scuole SIT e dal gruppo Harambee-Gwassi Kenya.
Sarà possibile scoprire la zona di intervento e gli obiettivi del progetto, assistere ad un’interessante proiezione fotografica sui risultati raggiunti e sulle attività tra le scuole, partecipare ad un dibattito, leggere le storie delle scuole africane e scambiare quattro chiacchiere con chi è coinvolto direttamente nel progetto.
Saranno presenti, oltre ai coordinatori della rete, diversi esponenti dell'Università degli Studi di Milano, del Ministero della Pubblica Istruzione e delle scuole ENIS (European Network of Innovative Schools).

- Loredana Gatta (Loredana Loring) e Vita Coppola (Vita Freschi) coordinatrici Rete delle scuole SIT/Progetto Harambee-Gwassi Kenya
- Gabriela Cattaneo (Chardin Cuttita), coordinatrice del Progetto di Scambio Educativo Harambee-Gwassi
- Dr. Laura Ripamonti (Draghetta Jewell) e Dr. Dario Maggiorini  (Blue Meili), ricercatori del Dipartimento Informatica e Comunicazione (Università Statale di Milano)          
- Andrea Spirolazzi (Generale Allen), tesista Community Network, Dipartimento Informatica e Comunicazione
- Dr. Christian Di Maggio (ChristianDiMaggio Romano), Ministero Pubblica Istruzione, Direzione Generale Sistemi Informativi, coordinatore della Rete ENIS
- Prof. Luigi Ferraris, gruppo ENIS Ministero Pubblica Istruzione       
- Prof. Dianora Bardi  (Dianora Babii), Liceo Scientifico Lussana di Bergamo, coordinatrice progetto Nova Energy - rete ENIS                               
- Prof. Lanfranco Genito (Lanco Imako) Coordinatore Bottega della Comunicazione e della Didattica,ITI "A. Righi e VIII" Napoli - rete ENIS
- Prof. Giocondo Montigiani, Istituto Tecnico Industriale Meucci di Firenze - rete ENIS
- Dr. Daniela Melardi, presidente Associazione Culturale ELIMU
 
Durante o dopo l’incontro è anche possibile fare due passi nei Mercatini d'inverno, realizzati in Second Life all’interno della Community ITnet:
sono sempre aperti quindi è interessante una visita in qualsiasi momento…….
http://slurl.com/secondlife/Pesca/58/214/22/

Nota mia
Poiché non posso pensare di mettere qui l'allegato PDF, vi lascio il link del
progetto cooperativo 'Scopri il Tesoro della Comunicazione', ed. 2007/2008 per approfondimenti su come collegarsi e bla bla vari
Concorso scolastico softwarelibero@scuola

Il Gruppo Utenti GNU/Linux Vicenza, Redomino, il Comitato Genitori del Liceo Quadri e l’AS Vicenza Basket hanno indetto un concorso scolastico, intitolato a “Franco Carlini”, ricercatore e giornalista recentemente scomparso.

Il concorso ha 3 categorie:

  1. “premio Vicenza”, di 1.000 € aperto a tutte le scuole della provincia di Vicenza;
  2. “premio Redomino plus” di 2 anni di hosting Plone avanzato del valore commerciale di 1.080 € aperto a tutte le scuole del territorio italiano;
  3. “premio Redomino base” di 2 anni di hosting Plone base del valore commerciale di 360 € aperto a tutte le scuole del territorio italiano.

Obiettivo del concorso è dimostrare che le scuole possono essere un luogo in cui realizzare progetti condivisi in cui un risultato è ottenuto con il contributo, anche piccolo, di tutti in ottica di collaborazione e gratuità. Al concorso partecipa la scuola nel suo complesso. Ogni scuola può partecipare a più categorie.

Il termine per presentare i progetti è: 30 aprile 2008.

regolamento (file PDF)

Sito di riferimento: vicenza.linux.it

100 cose da fare usando Google Maps
Per esempio, musica vicino a casa propria.
E birrerie ;)
Google Maps
Accessibilità guida completa
Edizione online in HTML del libro a cura di Diodati e di alcuni lettori del suo sito.
Fair use, buone notizie (da Apogeonline)
Nuove disposizioni estendono (di poco) la possibilità di pubblicare su Internet audio e immagini coperti da diritto d'autore, lo scopo è didattico, scientifico e comunque non a scopo di lucro. Ma non mancano le critiche e qualche interpretazione ambigua

Articolo di Elvira Berlingieri su Apogeonline
Guida all'accessibilità dei documenti elettronici
Documento, diviso in 3 parti (formato PDF), rilasciato sotto licenza Creative Common Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia Licence.
OLPC al Linuxday
Un post di Paolo Attivissimo sulla dimostrazione pratica dell'One Laptop per Child al Linuxday di Cinisello Balsamo.
AesseDi - Accessibilità del Software Didattico
Il progetto Aessedi dell'Istituto per Le Tecnologie Didattiche del CNR ha come obiettivo l'accessibilità del software didattico.(Azione 3 del progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità” del MPI).
Per evitare i rischi di una mera applicazione formale della legge è necessario, soprattutto nella scuola, considerare il problema dell'accessibilità come una vera operazione culturale.
All'interno del sito del progetto si trova l'area I percorsi di apprendimento, nella quale le scuole possono inserire documenti e unità didattiche multimediali accessibili.
In un'altra area è possibile ricercare software didattici (sotto diversi tipi di licenza) oerientati alle principali disabilità.
Il desiderio di potere è cieco
Dimentico delle esigenze e dei bisogni altrui. Costi quel che costi, l'importante è che si sappia che si ha voce in capitolo. Anche se questa voce distrugge e non realizza nulla. O peggio, come in questo caso, blocca una lotta che dura da molto e che faticosamente è stata portata avanti. E in questo caso è ancora più grave a mio parere: si tratta di persone che ben dovrebbero sapere e capire chi sta dall'altra parte della barricata dei cosiddetti "normali", e che cosa ciò significhi.
Bravi!
Con molti ringraziamenti anche da parte dei miei minimostri che possono far conto solo su loro stessi, la famiglia (quando c'è) e qualche insegnante (quando c'è e capisce).
Di cuore (!)

Il contesto (copio e incollo diligentemente da BiroBlu)

"Il contesto di questa strana avventura è la legge 9 gennaio 2004, n. 4, detta Stanca, e il suo art. 5.

Questo articolo dice:
Art. 5.

(Accessibilità degli strumenti didattici e formativi)

1. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, al
materiale formativo e didattico utilizzato nelle scuole di ogni ordine
e grado.

2. Le convenzioni stipulate tra il Ministero dell’istruzione,
dell’università e della ricerca e le associazioni di editori per la
fornitura di libri alle biblioteche scolastiche prevedono sempre la
fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici
fondamentali, accessibili agli alunni disabili e agli insegnanti di
sostegno, nell’ambito delle disponibilità di bilancio.

La legge prevede per la sua attuazione la creazione di una serie di decreti.

Orbene, il decreto relativo ai libri di testo digitali accessibili è, dopo un lungo percorso, finalmente giunto ai ministeri competenti per la necessaria firma. Mancava un attimo, era fatta, ma qualcuno ha pensato bene di bloccarlo. La cosa stupefacente è che a bloccarlo è stata l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che ha scritto una lettera al sottosegretario Magnolfi chiedendo di revisionare la bozza di decreto che aveva già approvato.

Continua>>>
One Laptop per Child
L'OLPC, il computer portatile da 100 dollari progettato da Nicholas Negroponte per i Paesi in via di sviluppo (avevo fatto un post in occasione della sua presentazione nel 2005) sarà distribuito sul mercato a partire da ottobre.
La notizia

Obiettivi, caratteristiche ecc. del progetto le trovate sul sito OLPC
Su BlogRosso, invece, trovate qualche spettegules ;)
in trasferta
Per un po' mi sposto qui>>>
...
Non ho mai giocato con le bambole, perché non mi piaceva. Naturalmente, quando ero piccola, questa possibilità non poteva essere presa in considerazione, sicché continuavano a regalarmele (bionde a mia sorella e scure a me, vai a sapere per quale strano motivo), ignorando le mie proteste.
Però m'è venuto l'uzzo di imparare a farle. Di stoffa: quelle che sembrano bambini veri (a parte la difficoltà pratica), e ne ho viste in giro di veramente belle, mi inquietano un po'.
Ecco il mio primo esperimento (oh, risale all'autunno passato: non è una novità), completamente fatta a mano, dal vestitino ricamato, al cappottino fatto con l'uncinetto, ai capelli ricamati sulla testina: non è venuto per nulla male direi :)



Le foto non sono un granché: le bambole mi vengono meglio, diciamo :)

Se vi piace il genere, trovate un sacco di siti che insegnano almeno i rudimenti e, talvolta, mettono a disposizione modelli gratuiti (pochi pochi però).

Sul sito delle guide di Dada.net, trovate lo spazio di Rossella Usai: un buon punto da cui partire.
Da visitare anche il sito di Annie Mayer Hesse

 

armi e bagagli: mercato rievocazione storica
Sabato sono stata a Piacenza al mercato, appunto, di rievocazione storica.
A parte il tempo trascorso per trovare l'area della fiera, facendo giri assurdi per imboccare la direzione giusta, non mi ha granché entusiasmata, anche se poi, alla fine, mi sono pure divertita.
Comunque qualche acquisto l'ho fatto.
Un paio di forbici di "quelle giuste" che mi servono quando faccio finta di sapere qualcosa di tessitura e qualche ago d'osso.

forbici filologiche ed aghi d'osso

E poi non ho resistito quando ho visto questo (gentilmente indossato dalla cana grossa, mentre ringhiava qualcosa su denunciare MemmeNonPelose infingarde che costringono povere cane a figuracce così).
Va' che caruccia :)

Melian soviet!

Oh, non è proprio del periodo storico giusto, ma chissenefrega... :)))
Però ho dovuto lasciare lì un caschetto da aviatore sovietico, ma l'omino chiedeva davvero chiedeva troppo :(

Quando un tizio, dal quale mi ero fermata per osservare un abito storico, mi ha tenuto un chiodo pazzesco, affermando infine che Pisanello era un famoso stilista dei tempi, ho pensato che fosse oramai giunta l'ora di andarmene :)
tessitura della carta: cestino (anche per Pasqua)
Quello che vi serve

Come si fa
  1. Tagliare 8 strisce di carta (32x2 cm). Si possono usare 4 strisce di un colore e 4 di un altro e sbizzarrirsi una volta presa la mano.
  2. Ponete 4 delle strisce affiancate su un piano e poi intrecciate le altre: si fomerà così la base del cestino.
  3. Piegate verso l'alto le strisce rimaste libere (formando così i lati del cestino).
  4. Tagliate altre 4 strisce e "tessetele" lungo i lati. Potete aiutarvi piegandole precedentemente in quattro parti uguali, fermandole man mano con una graffetta. Ognuna deve iniziare da un vertice diverso.
  5. Infine, ripiegate le parti (sempre dei lati) non "tessute" all'interno, in modo da fermare l'ambaradan.
  6. Al cestino si può aggiungere un manico, tagliando un'altra striscia di carta e bloccandola sui lati opposti intrecciandola nella trama del cestino.
Secondo me, un colpetto di colla alla fine può aiutare per tenere in piedi il tutto, però facendo tutto per bene...
da provare, insomma :)

Le immagini della procedura le trovate in questo sito (in inglese).
Al suo interno trovate un sacco di idee interessanti.

Sto pensando se riciclare i sacchetti di plastica per fare una cosa simile. Boh, ci provo :)
che cosa bolle in pentola...
Cercando di non finire ingurgitata dall'andazzo taylorista/fordista scolastico (e non solo) e dai tentativi di ammazzarmi a fichi molli a scuola (ma non solo), metodo che consiste nel continuare a parlare, parlare, parlare, parlare, parlare e ancora parlare delle cose, senza provare a risolverle mai...
Insomma, poiché io vivo di progetti del tipo "pronti, ai posti, via!" sto vedendo se riesco a finire in uno di questi posti (o meglio, quelli dall'Emilia in su):
-un anno ne vale due (se si insegna in una pluriclasse, se no ciccia) e non si finisce la propria carriera (sic!) morendo di vecchiaia franando su una cattedra bersagliata post mortem da palline di carta lanciate dai propri alunni.
-Le case (non ovunque, ovvio) costano di meno.
-Il paesaggio è bello.
-Fra qualche anno, se si scioglieranno i ghiacci dell'universo mondo come dicono, avrò acqua a volontà,  sarò abbastanza in alto per non dover spendere i miei risparmi nell'acquisto di un'arca e in un'ottima posizione per lanciare frecce difendendomi così dalle orde di "terricoli cittadini" che cercheranno si assalire il cucuzzolo della montagna (con la neve alta così).
-Non è detto che là trovi una situazione migliore, è ovvio. Ma almeno...
E mi immergo in altre cose come questa e quest'altra per far pensare le mani e ridare un po' di senso al tempo in modo che non sia solo un punto di una catena di produzione (e ce la vogliamo mettere la parola "alienazione"?).
Se volete provare voi o voi con i vostri alunni, trovate cose carine nel sito hiraeth.com (fate un giro: ci sono tante idee interessanti per giocare un po' con i minimostri).
Tue, 01 Dec 2015 00:21:09 +0100