Mistero bUFO
Buzz Aldrin prima riparla dell’Ufo dell’Apollo 11 e poi supera il test della macchina della verità

downloadChe cosa sarà mai? Scherzi dell’età ormai avanzata (ha 88 anni) oppure la voglia di togliere i lacci a un segreto probabilmente imposto ma sul quale lui e altri colleghi hanno puntato qua e là i riflettori? La domanda riguarda Buzz Aldrin, che al netto di teorie complottiste e negazioniste tuttora esistenti è stato il secondo umano a passeggiare sulla Luna, preceduto da Neil Armstrong (che a differenza sua ci ha già lasciato). Buzz è uno di quelli che nei ricordi della missione del 1969 con Apollo 11 ha fatto filtrare il concetto di un avvistamento inspiegabile (dunque, per definizione, di carattere ufologico) nel momento in cui capsula e modulo di comando, con il prezioso “bagaglio appresso” del Lem destinato all’allunaggio, lasciava la Terra e si indirizzava al suo satellite naturale. Ho conosciuto Aldrin, l’ho incontrato due volte (la prima ai Giochi olimpici di Pechino, la seconda a Crans Montana all’evento dell’orologiaio sponsor dei reduci del programma Apollo) e l’ho intervistato, chiedendogli appunto lumi su quella vicenda. 1200px-AldrinLa sua risposta – potete andare a ripescare il post dedicato, storia di qualche anno fa – fu in apparenza ambigua ma in realtà illuminante. download (1)La domanda fu: “Ha visto qualcosa di strano?”. La risposta: “No, non ho visto qualcosa di strano. Ho solo pensato che fosse strano che quell’oggetto fosse lì”. L’equipaggio di Apollo 11 riteneva – sempre che la racconti giusta – si trattasse di uno stadio del Saturno V che andava ormai alla deriva, ma il centro di controllo di Houston escluse che fosse un pezzo del razzo. I tre astronauti preferirono non andare oltre, per timore che i responsabili della missione si spaventassero e annullassero tutto. Di certo è una frase che, così come è stata pronunciata, lascia molto perplessi e invita a “ricamarci” sopra. La novità di questi giorni è che Aldrin non solo ha riconfermato l’episodio, dando ulteriori dettagli sull’Ufo (“Aveva una forma a elle” ha precisato), ma ha anche superato la prova della macchina della verità. Buzz è stato infatti sottoposto al test con una nuova tecnologia all’Institute of BioAcoustic Biology di Albany, in Ohio.  L’istituto in precedenza aveva avuto modo di valutare anche le testimonianze di Al Worden (Apollo 15) e di Edgar Mitchell (Apollo 14), quest’ultimo mancato nel 2016 e convinto assertore dell’esistenza degli extraterrestri tant’è che più volte invitò il Governo a dire la verità sui fatti del caso Roswell. Secondo gli esperti i risultati dimostrano che gli astronauti erano “completamente convinti” della veridicità delle loro affermazioni sugli Ufo e sulla possibilità della vita aliena. L’Institute of BioAcoustic Biology ha condotto un’analisi del tono della voce mentre parlavano dei loro incontri e la credibilità delle frasi pare sia totale. Aldrin in particolare è certissimo dell’avvistamento, “anche se la mente logica non può spiegarlo”. Al Worden nel 2015 si era spinto addirittura oltre: “Durante la missione ho visto gli extraterrestri”  ha detto. In realtà non sarebbe stato l’unico, a giudicare dai racconti di Gordon Cooper, di Pete Conrad (entrambi ora morti) e di altri colleghi. Per tacere infine delle tante situazioni diciamo così opache che hanno caratterizzato le missioni lunari del programma Apollo.

Cinegiornale bUFO / 45 – “Eh, sì, sarà stato un Ufo”. Una riflessione sull’avvistamento di due aerei di linea statunitensi

Il filmato è stato divulgato nei giorni scorsi e anche Corriere.it l’ha pubblicato in home page: ci racconta dell’incontro tra due aerei di linea Usa e un vero e proprio oggetto volante non identificato. Rivedendolo a mente fredda, mi è venuto di riproporlo qui nel blog perché a mio avviso c’è un aspetto che non è stato accuratamente approfondito (speriamo lo facciano le indagini, se non altro prontamente avviate dagli enti aeronautici americani). Ovvero: ci sono due equipaggi di due velivoli diversi, operanti in un’area comune, che dichiarano di aver sostanzialmente visto la stessa cosa; ovvero un “robo” che non era un aereo e che è passato sopra il loro cranio. Nel parlato si sente distintamente la parola fatidica, Ufo. L’operatore del centro di controllo, tra l’altro, aveva appena sollecitato il primo equipaggio avvistatore a fornire eventuali ulteriori passaggi strani. Tempo pochi secondi e uno dei piloti dell’altro velivolo, presumibilmente il comandante, si inserisce in frequenza per confermare di aver a sua volta avvistato. Domanda: posto che la definizione di Ufo non è automaticamente riconducibile al concetto di disco volante o di astronave aliena, perché non accettare l’evidenza che sopra le nostre teste passano con una certa frequenza delle cose ben particolari, se non strane? Qua non ci sono di mezzo né allucinazioni, né evidenze di ubriacature, né i “film” che uno magari si fa, né volatili, né corpi celesti vaganti (a rigor di logica non tengono una traiettoria contraria e regolare rispetto a un velivolo). Diciamo che avrebbe anche potuto trattarsi di un missile (difficile, peraltro: molto difficile) o di qualche velivolo sperimentale (anche se i piloti, dunque gente che ne sa, hanno escluso che fosse un aereo). Ma perché non pensare davvero a qualcosa di non terrestre e non umano? Certi eventi non bastano proprio a convincere che forse c’è qualcosa d’altro attorno a noi? Vediamo come va l’inchiesta, sempre che non trovino il modo di maneggiarla in un certo modo. E vediamo che cosa ci racconterà a ottobre al convegno del Cun un pezzo grosso del Pentagono che ha promesso la sua partecipazione.

Il 18 aprile 2018, la fine del Mondo, gli Alieni e la sparizione del volo Malaysia MH370

malaysia-airlines-mh370Segnatevi la data: 18 aprile 2018. E’ in arrivo la fine del mondo? O sono in arrivo (finalmente!) gli Alieni? Forse. O magari non succederà nulla di tutto questo. Ma da un paio di settimane nella rete Internet gira una cosa particolare, che alla fine, dopo un po’ di titubanze perché sono consapevole che il potenziale tasso di “non verità” potrebbe essere alto, ho deciso di proporre alla vostra attenzione. Ma d’altra parte mi pare una vicenda talmente particolare che mi ricorda il can-can nato a suo tempo sulla questione delle missioni Apollo 19 e 20. Ovvero una cosa tacciata di solenne bufala da tanti, eppure con lati affascinanti e, soprattutto, con tanti aspetti che rendono l’ipotesi verosimile. Qui siamo su un’altra lunghezza d’onda rispetto alle presunte “ghost missions” della Nasa, anche se un denominatore in comune c’è ed è la presenza di un cosiddetto “whistleblower” (traduciamo in uno dei possibili modi: talpa, informatore anonimo). Se nel caso dell’Apollo 19 e 20 era apparso nell’universo delle chat (e pure su Youtube), il Nostro di questa vicenda ha usato Twitter. downloadE di mezzo c’è anche la sparizione del famoso Boeing 777 della Malaysia Airlines, il volo MH370 del quale più nessuno ha saputo nulla e che ancora oggi – ve lo posso garantire avendo un po’ di amici-comandanti di aereo in giro per il mondo – rappresenta un mistero senza soluzione. Tra l’altro questa è una storia che, come si ricorderà, qualcuno ha voluto ammantare di alieno, nel senso che una delle varie teorie sorte a fronte della sparizione di un aereo enorme è che sia stato in qualche modo rapito da una nave madre extraterrestre o fatto scivolare da forze non umane in una dimensione diversa dalla nostra. Verosimile o balle di Frate Giulio? Chissà. Ed è tutto da capire se alle spalle di quanto ho appena esposto non ci sia qualche trovata dei furbacchioni del marketing. Comunque sia, non mi dilungo oltre. Leggete – e vedrete che sarete colpiti dal testo – l’articolo a questo link del sito Portalemisteri-altervista. Troverete anche dei contributi multimediali.

Viandanti del cosmo: tre pianeti per sopravvivere come razza. E’ una storia già accaduta?

Siamo stati e saremo “viandanti del cosmo”? Fin da quando si è cominciato a parlare di Alieni, una delle domande cruciali sul tappeto è stata questa. A parte il filone dei marziani, visti o come “vicini di casa” o come addirittura nostri genitori, o come fratelli di una possibile evoluzione avvenuta nell’Universo, c’è sempre stata la curiosità di capire se noi qui sulla Terra siamo capitati per caso, o per una scelta precisa di qualcuno. E soprattutto se sulla Terra potremo rimanere per sempre. Sfrugugliando nella Rete mi è capitato di trovare qualcosa di interessante sul tema. E’ uno spunto che nasce da una riflessione della Nasa, diciamo piuttosto pessimista sulla permanenza degli umani là dove siamo abituati a vederli: ovvero, su questo Pianeta. Ma se così fosse, ecco che sarebbe ulteriormente sdoganato il concetto che la nostra razza può aver avuto origine altrove e che il suo destino sia di proseguire il suo viaggio. Buona lettura di queste “pillole”, forse un po’ disarticolate ma efficaci. 

universo__nDice la Nasa: “Avremo bisogno di tre pianeti per mantenere viva la Razza Umana”. Il precipitare dei cambiamenti climatici, l’aumento dei livelli di inquinamento e la sovrappopolazione sono alcune delle ragioni principali per cui gli scienziati credono che i limiti del nostro pianeta saranno superati in un breve periodo di tempo, rendendolo una sfida per la razza umana di beneficiare di un singolo pianeta mentre si muove al ritmo attuale. La vita sul nostro pianeta sta degradando rapidamente a causa delle attività umane ed è per questo che uno scienziato della Nasa crede che sia possibile che terraformiamo più di un pianeta per preservare la nostra specie. “L’intero ecosistema sta fallendo”, ha dichiarato Dennis Bushnell, chief scientist al Langley Research Center. “Fondamentalmente ci sono troppe persone. Gli umani hanno avuto troppo successo come animali. Viene a mancare un’area equivalente al 40% o al 50% del pianeta. Ora che miliardi di persone in Asia adottano il nostro sistema di vita, avremo bisogno di altri tre pianeti “. Avete sentito bene: è possibile che altri due pianeti simili alla Terra possano essere necessari per superare la crisi in cui ci troviamo in questo momento. E sebbene Marte sembri il progetto vincente, dobbiamo mettere più lavoro nella ricerca di un altro corpo celeste per far crescere la vita. Ulteriori informazioni sulle sfide globali e su come superarle sono state proposte da Bushnell nello “Stato del futuro “, un rapporto annuale che include le idee di oltre 5.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo del Millennium Project. spazio_web--400x300Secondo uno studio condotto dal World Wildlife Fund nel 2012; gli esseri umani utilizzano approssimativamente il 50 percento di risorse in più di quanto la Terra possa sostenere  il che significa che entro il 2050 avremo bisogno di altri pianeti per raccogliere e sfruttare se vogliamo sopravvivere e mantenere lo stile di vita attuale.  Lo studio si riferiva anche alla necessità di colonizzare due pianeti diversi dalla Terra, per via del fatto che ci sono in gioco altre minacce (principali) come evento catastrofico, e possono essere quelle causate da un asteroide o dallo scenario noto di una guerra nucleare. “Il punto non è essere allarmistici o cinici –  dice Jerome Glenn, direttore generale del Millennium Project – ma scoprire qual è la cosa intelligente da fare per far sopravvivere questa specie. Se la classe dirigente d’élite consentirà uno stato planetario di benessere, dobbiamo ancora scoprirlo; ma se non si crede nei miracoli, forse è il momento di fare le valigie e trasferirsi su Marte. Dopo tutto, non si sa mai cosa riserva il futuro”.

La conferenza del Cun, il punto di non ritorno dell’ufologia e il cerchio che si chiude

Mercoledì 21 marzo, il Centro Ufologico Nazionale ha tenuto a Roma un incontro/conferenza stampa intitolato “Dal Project Blue Book, all’Advanced Aerospace Threat Identification Program, il cerchio si chiude”. Sono state presentate, tra l’altro, le documentazioni sui file del Pentagono e sono stati proposti gli ormai famosi tre filmati degli oggetti volanti non identificati ripresi dai piloti dagli F18 Super Hornet della Us Navy. Qui di seguito vi propongo, per il vostro giudizio e commento, stralci dell’intervento di Vladimiro Bibolotti, presidente del Cun.

f18“Perché punto di non ritorno? Perché proprio utilizzando gli strumenti degli scettici le cosiddette prove dell’evidenza reale degli Ufo/Uap esistono e sono supportate da dimostrazioni. Gli stessi oggetti, infatti,  ci sorvolano da oltre 70 anni, con le stesse caratteristiche e tipologie riassunte in 5 fattispecie e con tracce radar altamente attendibili, senza dimenticare i filmati che riportano valori tecnici riportati dai cockpit dei velivoli. Se questi velivoli fossero terrestri perché non usarli nella nuova corsa spaziale verso la Luna e Marte anziché utilizzare soluzioni modernizzate di razzi concepiti a suo tempo da Werner Von Braun? Qui entrano in gioco la logica e il celebre “rasoio di Occam”, secondo il quale la soluzione più semplice è quella preferibile. Non solo: perché, se si tratta davvero di mezzi pensati e costruiti da noi terrestri, non sono mai stati utilizzati nei vari conflitti che hanno martoriato e che purtroppo ancora martoriano il nostro pianeta? A queste considerazioni si aggiungono cinque evidenze acclarate di questi oggetti: 1) l’estrema manovrabilità; 2) la velocità ipersonica; 3) la bassa osservabilità; 4) la possibilità di attuare viaggi “transmedium”; 5) l’ascesa positiva senza alcun tipo di evidenti tracce di aerodinamica, spinta o propulsione. Questi oggetti infatti, mostrano caratteristiche che superano di gran lunga qualsiasi cosa che conosciamo attualmente nell’inventario mondiale”. A-18F-Super-Hornet-Mt-MitchellEcco perché oggi siamo ad un punto di non ritorno: le evidenze e le prove di attività non convenzionale nei nostri cieli ci sono eccome. Nel lontano 1952 in occasione del sorvolo sulla Casa Bianca di oggetti volanti sconosciuti – ricorda il Cun – l’allora presidente degli Usa, per calmare l’ondata mediatica, riprese in televisione quanto aveva affermato in una conferenza stampa a Key West il 4 aprile 1950: “Posso assicurare che i dischi volanti, ammesso che tali apparecchi  esistano,  non sono costruiti da nessuna nazione della Terra”. A questo punto l’interrogativo diventa: che cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro? Questi documenti sono stati rilasciati a circa 80 anni dalla famosa trasmissione radiofonica di Orson Welles. Molti sostenevano che, come accaduto nel 1938, dare in pasto ai media prove di oggetti volanti di origine non terrestre avrebbe generato il panico. maxresdefaultInvece, ci sono stati almeno due effetti, come ricorda Bibolotti: “Dapprima la comunità scientifica è rimasta in silenzio, quasi fosse sotto shock per le notizie e per i video rilasciati dai responsabili del progetto Aatip-Pentagono e da alti dirigenti delle agenzie di intelligence e della Sicurezza Nazionale. Poi ha utilizzato il Seti per criticare o tentare di demolire questi documenti di importanza storica, senza riuscirvi. Come Centro Ufologico Nazionale, con oltre 50 anni di attività e di ricerca, non potevamo non commentare tali avvenimenti per riprendere il controllo di un dibattito finito in ostaggio dei gossip e di trattazioni superficiali nel contenitore dei social network”. La serietà deve essere alleata (anche) dell’ufologia. Lo diceva Stephen Hawking, scomparso proprio nei giorni scorsi (“Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza”: questo il suo pensiero), ricorrendo anche al contributo di Albert Einstein: “Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”.

 

Addio a Stephen Hawking, lo scienziato della paura “curiosa” verso gli Alieni, e la caccia all’Ufo di un F-18 dell’Usaf

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Due notizie nello stesso giorno: la morte di Stephen Hawking e la divulgazione, da parte dell’associazione “The Stars Academy of Arts and Science” che ha come co-fondatore l’ex musicista Tom DeLonge, di un video che mostra l’incontro tra un F-18 Hornet della Us Navy e un Ufo (nel senso letterale del termine, ovvero che non si riesce da dare una carta d’identità precisa all’oggetto). Il filmato commentato lo vedete in alto, in apertura di post, mentre qui trovate anche il link per vedere le immagini messe dalla Cnn. Quanto alla morte di Stephen Hawking, figura straordinaria della scienza dei nostri giorni, vale la pena prima di tutto di segnalare due clamorose coincidenze, che fanno davvero pensare: era nato nel giorno della morte di Galileo Galilei ed è morto nel giorno della nascita di Albert Einstein. La grave malattia invalidante (la Sla, alias sclerosi laterale amiotrofica) non intaccò la sua formidabile mente e per ripercorrere i passaggi chiave della sua esistenza vi rimando ai servizi pubblicati da Corriere.it (in apertura della home page trovate tutto). Qui ricordo invece il suo interesse per la vita oltre la Terra. Assieme all’uomo d’affari russo Yuri Milner, appassionato di spazio grazie all’amicizia con il fisico dissidente Andrei Sacharov, diede vita al “Breakthrough Listen Project”, un’iniziativa finanziata con 100 milioni di dollari per decifrare eventuali segnali misteriosi provenienti dal cosmo. Peraltro, il gusto della scoperta si sposa con una visione pessimistica del rapporto eventuali tra noi e gli Alieni (e lo abbiamo detto pure nel post precedente). Secondo Hawking, infatti, l’incontro potrebbe essere spiacevole e pericoloso per la nostra civiltà: “Avrebbero per noi – era questa la sua analisi – lo stesso interesse che noi abbiamo per i batteri, e se ci andasse bene ci tratterebbero come Cristoforo Colombo trattò gli indigeni che incontrò nel nuovo mondo”.

Me ne frego: forse è diventata la frase di riferimento dell’ufologia

mk1-870x418Tranquilli, non spaventatevi davanti all’incipit del titolo: non sto usando una frase in uso nei giorni del Fascismo, quindi nessuna apologia. E’ solo il modo più semplice e tutto sommato incisivo per trovare un denominatore comune tra un articolo e una video-intervista apparsi in questi giorni. L’articolo l’ha riportato tra le “news” il sito del Centro Ufologico Nazionale ed è tratto dall’edizione dello scorso 9 marzo del Washington Post: l’ha scritto Christopher Mellon, già viceministro della Difesa per l’intelligence nelle amministrazioni di Bill Clinton e di George W. Bush. La video-intervista, segnalata anche dalla collega e amica Sabrina Pieragostini sul suo sito Extremamente, è invece stata messa in rete dal sito Bigthink.com: parla Michio Kaku, fisico di grande valore e, a mio avviso, una persona che ha sempre argomenti affascinanti da proporre. A cominciare dal tema a noi caro, quello degli Alieni. Ebbene, la sua posizione circa il contatto con ET, non tanto sul piano personale quanto su quello umano e lessicale, si è fatta molto chiara e decisa. Punto primo: noi non interessiamo tanto agli extraterrestri. E questo perché non abbiamo molto da dire a loro e viceversa. Il paragone usato è quello dell’esploratore che nella foresta cerca di dialogare con uno scoiattolo o con un cervo: dopo un po’, vedendo che non ci sono margini, si stanca e lascia perdere. Quindi, analogamente, loro se ne fregano, anche perché impiegherebbero poco tempo a smascherare la nostra arroganza e il nulla che potremmo offrire loro. Al massimo, ci visiterebbero e ci guarderebbero come animali in uno zoo o in un “environment” che forse interesserebbe più di tutto il resto. Kaku, infine, si smarca dalla visione classico-romantica del fatidico giorno del contatto (“Ci immaginiamo un bel disco volante che atterra davanti alla Casa Bianca: secondo me non sarà così”) e sposa l’idea di Stephen Hawking in base alla quale è meglio non fare troppo chiasso per avvisare gli Alieni della nostra esistenza: nella visione dei due scienziati è più probabile che siano pacifici, essendo la loro civiltà superiore, ma potrebbe darsi che siano in realtà pericolosi, rivelandosi cattivi magari senza volerlo. Se vogliamo, questo giudizio collima con il vissuto di due persone famose per i loro casi di abduction: Travis Walton, che anni e anni dopo il suo rapimento si è convinto di essere stato aiutato e non vessato dagli extraterrestri; Piero Zanfretta, che nonostante gli esperimenti di cui dice di essere stato vittima e nonostante quel casco per comunicare che gli procurava dolore e terrore ha pensato che i Dargos non volessero fargli del male. Vi invito comunque a sentire l’intervista di Kaku a questo link. Per concludere, non vorrei scordarmi dell’altro “me ne frego”, ovvero quello denunciato da Christopher Mellon. Il disinteresse, in questo caso, è del Pentagono. Tesi semplice: i militari continuano ad avvistare Ufo, ma a Washington non se ne occupano né se ne preoccupano (almeno ufficialmente). Perché mai tutto ciò? Domanda logica e sensata, che aspetta risposte. Il testo da leggere, per documentarvi, è qui.

Dibattiti bUFI / 61 – “La forma dell’acqua” e il suo significato alieno

formaL’Oscar come miglior film è dunque andato a “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro, film che ho giusto visto nei giorni scorsi. Apro dunque un dibattito tra coloro che a loro volta lo hanno potuto giudicare perché secondo me c’è pure un interessante risvolto legabile agli Alieni e alle nostre eventuali relazioni con loro. Il film propone in realtà una svariata serie di temi: dal legame dei “deboli” contro i prepotenti, agli emarginati che fanno cartello e vincono, alla stupidità e all’arroganza dei militari nell’esercizio delle loro funzioni. Ma la creatura-mostro in odore di divinità, che diventa motivo di interesse e di scontro tra Usa e Urss nei giorni della Guerra Fredda, può anche prestarsi a un ragionamento. A parte che il suo look sembra molto simile a quello dei famosi Dargos descritti da Piero Zanfretta, l’essere anfibio che diventa amico (e innamorato) della ragazza muta offre una chiave di lettura in termini di comunicazione con chi non è propriamente affine a noi. Potrebbe essere tranquillamente un Alieno e l’elemento cruciale è fare in modo di riuscire a interagire con lui. Questo argomento era già stato affrontato da un film, Arrival, e la risposta data da Denis Villeneuve, il regista, era quella della scrittura circolare. Secondo me, invece, “La forma dell’acqua” offre un altro spunto: si può dialogare, con successo, usando i sentimenti e la forza del cuore. Che sia questa la chiave giusta?

L’Ufo di Toronto, il volo POE204 e la centrale nucleare

torontoCi sono indagini su casi di avvistamenti Ufo che proseguono il loro corso silenziosamente. Ma con sviluppi interessanti. Questo caso mi è stato ricordato da un nostro amico che vive in Canada. Ecco il suo messaggio e le sue indicazioni: “Ti avevo scritto un po’ di tempo fa a riguardo del volo Porter POE204 /PD204 da Ottawa a Toronto del 14 Novembre 2016. Non che ci siano novità particolari su questo caso, ma parlandone con un amico mi sono accorto che l’incidente è avvenuto in prossimità della centrale nucleare di Oshawa (ce ne sono più d’una nella zona lungo le coste del lago Ontario).  Le autorità hanno poi dichiarato: “The Transportation Safety Board says it has now closed its investigation into the incident, saying that the object doesn’t appear to have been a drone. The TSB noted that the incident occurred too far from shore and too high for the object to be a drone. A TSB investigator said the aircraft ducked under the object in the air and noted that the encounter had been “very close.” Ho cercato informazioni su questo volo e su flight aware è ancora possibile accedere al log (ecco il link)”. L’argomento è piuttosto intrigante e su questo sito ci sono ulteriori dettagli. L’equipaggio s’è trovato di fronte a un “coso” a forma di ciambella/frittella che si è mosso nella sua direzione: i piloti hanno disinserito l’autopilota avviando una manovra che in aviazione si definisce di scampo: hanno “buttato giù” l’aereo, tant’è che le apparecchiature di bordo hanno registrato un pesante e anomalo valore dei G-negativi; due assistenti di volo sono rimasti feriti nella manovra e hanno dovuto essere medicati in ospedale. La questione della centrale nucleare vicina è significativa, a mio avviso: sono infatti numerosi nella storia gli avvistamenti di Ovni nei paraggi di questi impianti. E il comportamento apparentemente “intelligente” degli Ufo fa davvero riflettere: a qualcuno i centri nei quali maneggiamo l’atomo non piacciono tanto.

Ufo, la carta d’identità fissata in cinque punti

Parliamo di Ufo, ma spesso stentiamo a distinguere tra oggetti davvero non identificabili (e magari fenomeni ad essi collegati) a un qualcosa che invece può essere ricondotto a un ambito noto e naturale. Il Centro Ufologico Nazionale, ispirandosi alle valutazioni di Luis Elizondo e Hal Puthoff, si è così preso la briga, sul suo Sito e sulla sua pagina di Facebook, di riassumere le caratteristiche che ci portano inequivocabilmente a dire che siamo in presenza di un Ovni. I punti sono cinque.

1) Accelerazione istantanea e improvvisa – Gli oggetti si muovono in modo tale da essere in grado di manovrare improvvisamente, deliberatamente e talvolta nella direzione opposta. In alcuni casi, queste manovre comportano un cambiamento di direzione e accelerazione che va ben oltre i sani limiti di resistenza di qualsiasi sistema biologico, di cui siamo consapevoli. Gli effetti previsti sul materiale di queste forze g (accelerazione gravitazionale) potrebbero persino sfidare la nostra attuale capacità tecnologica di fabbricazione. Wilsthorp-UFO-854745

2) Velocità ipersoniche senza tracce – Oggetti che viaggiano ben al di sopra delle velocità supersoniche e tuttavia non lasciano tracce evidenti. Le specifiche tracce includono normalmente l’acustica, il calore e l’elettromagnetismo e sono tradizionalmente riconosciute come un boom sonico, scie di condensazione e ionizzazione atmosferica. Attualmente, anche gli aerei militari e da ricognizione più avanzati al mondo hanno tracce rilevabili.

3) Bassa osservabilità – Indipendentemente dal fatto che l’oggetto venga visto elettro-otticamente, elettro-magneticamente o ad occhio nudo, l’incapacità di ottenere un’immagine chiara del bersaglio rimane inafferrabile. Le descrizioni dei testimoni sono spesso difficili da descrivere, mentre i ritorni radar giungono spesso senza senso o addirittura inceppati. Gli oggetti appaiono generalmente opachi e semi-metallici in natura, sia sulla fotocamera che dal vivo. In molti casi è praticamente impossibile vedere l’oggetto e invece i rapporti spesso includono ciò che viene visto “intorno” all’oggetto. images

4) Viaggio trans-medio – Oggetti che hanno la capacità di viaggiare facilmente in vari ambienti e condizioni apparentemente senza alcun cambiamento nelle capacità di prestazione. La nostra attuale comprensione della fisica richiede che i veicoli siano progettati in modo specifico in base alla loro applicazione. Per questo motivo, ci sono forti differenze tra quei veicoli che orbitano nello spazio, volano nell’atmosfera e viaggiano nel mare. Gli oggetti che possono viaggiare in tutti e tre gli ambienti utilizzando lo stesso modello e senza compromettere le prestazioni o la spinta rimangono un enigma.

5) Ascensione positiva – Oggetti che apparentemente resistono agli effetti naturali della gravità terrestre, ma senza i mezzi aerodinamici normalmente associati per la salita e la spinta. Questi oggetti non hanno tracce evidenti di propulsione (motori, eliche, pennacchi di scarico, ecc.) o superfici di volo (ali, timoni, alettoni, pinne, ecc.), ma sono comunque in grado di muoversi in modo molto preciso nella nostra atmosfera nonostante non abbiano nessuna di queste caratteristiche. images (1)

Quando si vedono queste cinque caratteristiche tutte insieme – conclude il Cun -, allora siamo costretti a grattarci la testa e giungere alla conclusione che forse non sappiamo cosa siano queste cose.