Scuola in saldo?
Redazione - 15-01-2007
Eravamo in molti a credere, pur con altrettanti dubbi, che una vittoria del centrosinsitra potesse porre un qualche limite allo sfascio morale della politica. Ci siamo sbagliati. La linea Berlinguer - Moratti - Fioroni riappare in tutta la sua nitida consequenzialità, mentre la scuola "di tutti e di ciascuno" vede scorrere sul suo schermo le prime lettere della parola "fine".
Esprimere la nostra sfiducia è il dovere morale di chi ancora lotta per " il mondo migliore possibile".
Non blateriamo slogan, esprimiamo il diritto di parola di chi non acccetta di vendersi alla monetizzazione - quanto purtroppo in atto - della cultura, dell'insegnamento, della costruzione del sapere.
"Società della conoscenza", ci dicevano: e viene un pò da ridere a pensare ai rischi che la conoscenza sta correndo.
Raccogliamo la proposta di una "campagna dimissioni", che parta dal basso, che metta a confronto fino in fondo le nostre visioni di società e di scuola, che tenda a riproporre un modello alternativo al liberismo strisciante e imperante, fuori e dentro le nostre aule e i nostri piani per le offerte formative.
Prima di rassegnarci ai saldi e alle illusioni nemmeno tanto glamour che sanno creare.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 da Retescuole    - 15-01-2007
DOPO CASERTA LIBERALIZZARE LA PROFESSIONE DOCENTE

di Elena Miglietta


Sono allibita! Possibile che il modello fallimentare inglese continui ad esercitare tanto fascino da farci diventare le oche padovane della politica scolastica? Sempre a copiare, sempre a copiare anche quello che palesemente non funziona?
Abbiamo sentito gli interventi al nostro convegno (gli atti sono su leggepopolare.it), siamo andate a Londra per sentire le proteste di genitori e insegnanti della scuola di Islington che sta chiudendo per riaprire come scuola mutante (Academy) sponsorizzata dal primo ricco che passa per la strada. Sulle Academies ormai sappiamo tutto, sull'assunzione diretta che c'è da anni in Inghilterra sappiamo altrettanto.
MA davvero abbiamo cambiato governo? Sì, siamo passati da un governo di destra a uno di estrema destra.
DIMISSIONI DI FIORONI!
E' una questione di sopravvivenza.
Elena



DOPO CASERTA LIBERALIZZARE LA PROFESSIONE DOCENTE

La preannunciata autonomia finanziaria delle scuole alle quali dovrebbe essere applicato, secondo le recenti dichiarazioni del Ministro Fioroni, il regime delle Fondazioni può costituire, se verrà disegnata secondo il modello inglese, un passo avanti verso la auspicata de-statalizzazione dell'istruzione nel nostro Paese. La possibilità offerta agli istituti scolastici di far conto sui finanziamenti privati introduce anche dal punto di vista concettuale un'immagine di gestione della scuola che è pubblica ma non statale. Poste determinate garanzie, il contributo dei soggetti che puntano sulla scuola come risorsa indispensabile per la crescita dell'intera comunità (enti e associazioni), farebbe decollare il sistema verso quella eccellenza e aderenza ai bisogni della realtà che oggi solo in pochi casi si verifica. Sarebbe inevitabile anche la costituzione di consigli di amministrazione che si affiancherebbero ai consigli di istituto: una prospettiva del tutto alternativa all'attuale distribuzione dei fondi a pioggia sulle scuole da parte del centro. C'è però un nodo che dovrà essere sciolto al più presto, ed è quello relativo ai docenti. Se la scuola esce dall'atavico ingessamento statalistico, anche la categoria docente deve liberalizzarsi e cominciare a concepire il proprio lavoro come una professione più che come un esercizio di stampo impiegatizio. Temi come la chiamata diretta degli insegnanti da parte delle scuole-fondazioni; lo sviluppo di una carriera dei docenti; la formazione in servizio continua e riconosciuta (giuridicamente ed economicamente) e, infine, la valutazione esterna e l'autovalutazione devono entrare a far parte del lessico della cultura professionale e non essere visti come dei tabù. Ovvie le resistenze dei sindacati cui verrebbero sottratte materie sulle quali esercitano l'egemonia assoluta in sede di contrattazione; ovvie le resistenze perfino di una parte del corpo insegnante. Eppure la fuoriuscita dall'unicità della funzione docente è come la cartina di tornasole che dimostrerà la attendibilità delle enunciazioni casertane del ministro.

Diesse (Didattica e Innovazione Scolastica)

13 gennaio 2007

STEFANIA BARBIERI
Comunicazione


 dal blog di Pietro Folena    - 15-01-2007
Scuole-fondazioni? No, grazie

Dichiarazione dell’on.Pietro Folena (PRC-SINISTRA EUROPEA), presidente della Commissione Cultura, Scienza e istruzione della Camera.

“Il paragone avanzato dal ministro Fioroni tra scuole e fondazioni mi lascia alquanto perplesso. Un conto, infatti, è affrontare il regime fiscale degli istituti scolastici, che ora sono autonomi, prevedendo agevolazioni ad esempio per gli acquisti. Tutt’altro, invece, è fare delle scuole degli enti di natura nei fatti privatistica. Questo modello non sembra aver funzionato in altri campi, come le fondazioni lirico-sinfoniche, e mostra la corda anche in ambito universitario e accademico.

Non credo che Fioroni pensi ad una privatizzazione della scuola pubblica. Tuttavia quando si parla di donazioni private, e quindi di corrispondenza della didattica a tali donazioni, di comitati di gestione fondi, di rappresentanti delle imprese nelle scuole, si rischia di imboccare una strada sbagliata che in altri paesi, in campo universitario, ha significato la fine dell’autonomia e la subalternità alle richieste del mercato.

La strada, al contrario, è quella di maggiori investimenti pubblici. Se non si spendono soldi nella scuola, nell’Università e nella Ricerca, francamente non ha senso parlare di sviluppo, competizione e crescita”.

Leggi qui tutti i commenti - Red

 Maria Grazia Fiore    - 16-01-2007
Ormai il disgusto per il pressappochismo unito ad una "audacia" che nemmeno i più coriacei dei forzitalioti avrebbero osato sulla scuola pubblica, mi impedisce anche di reagire con rabbia.
Mentre i sindacati si battono per garantire una pensione da dirigenti a chi terminerà il servizio subito dopo aver passato il concorso (i "diritti" dei lavoratori prima di tutto!), c'è ovviamente chi si preoccupa di mettere qualche freno alla classe dirigenziale che ci guida con mano ferma tra i flutti dell'autonomia, pur disinteressandosi quasi del tutto di quello che succede "sottocoperta" (cioè del "fare scuola quotidiano") .
Per cui un bel consiglio di amministrazione da affiancare al gatto-dirigente e alla volpe-dsga è proprio quello che ci mancava.
Complimenti a tutti, veramente!

 Giorgio Dellepiane Garabello    - 21-01-2007
Barbieri docet.
Aggiungo di tasca mia: «responsabilità», «progettualità» (quella vera, dove dalla progettazione alla valutazione dei risultati tutto si attua, verifica e remunera, senza trucchi), «meritocrazia», «partecipazione» (studenti, genitori, enti locali -chi più ne ha più ne metta- non sono antipatici intrusi nella vita della scuola ma RI-SOR-SE), ecc......
Tali TERRIBILI sostantivi devo dire che continuano ad essere come una pianta che non trova terreno fertile, soprattuto grazie ad un potente diserbante il cui nome, spiace dirlo, è "sindacato".
Perché? Io mi son sempre detto che è difficile, per il sindacato, cedere una parte delle proprie prerogative.
Qualcuno ha altre risposte possibili?
Ciao

 Antonio Di Diego    - 24-01-2007
Concordo con la campagna di dimissioni: Deve partire dalla discussione dal basso, in ogni scuola; ma deve anche vedere momenti di discussione nazionale.