Risposta al ritorno dell'ope legis
Giuseppe Mavica - 22-12-2006
Leggo nell'articolo: "Il ritorno dell'ope legis, virus che uccide la meritocrazia" pubblicato in data 18/12/2006 sul Riformista :

"Le 150.000 assunzioni ope legis previste nel mondo della scuola ...... soddisfano ... un'esigenza concreta di consenso elettorale ... lo fanno nascondendosi dietro i principi livellatori e antiautoritari che furono alla base degli esami di gruppo e dei 18 politici del '68".

Da un giornale che ha avuto come direttore un senatore che oggi fa parte della coalizione di maggioranza che in molti abbiamo votato e che oggi ha un direttore il cui passato prestigioso è ben illustrato nel sito del Riformista, mi sarei aspettato molto di più in termini di analisi e di proposta.

L'articolista ha sottovalutato:

1) Le 150.000 assunzioni sono subordinate all'effettiva esistenza di tali posti. Si legge al punto c del comma 262 del maxiemendamento: "la definizione di un piano triennale per l'assunzione ..... da verificare annualmente, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, circa la concreta fattibilità dello stesso"
E' evidente che non viene regalato niente a nessuno, come pure che non è prevista nessuna creazione di posti ad hoc, per scopi "clientelari".

2) I precari della scuola che attraverso le nuove disposizioni si vogliono assumere non sono nè abusivi nè usurpatori. Siamo persone con una o più abilitazioni all'insegnamento, conseguite secondo diverse procedure che le varie leggi del tempo hanno previsto, quotidianamente già svolgiamo la nostra professione con contratti a tempo determinato. In molti negli ultimi anni sono stati "incentivati" a conseguire master post laurea. Nessuno di noi ha mai fatto richiesta di stipendio gratis per tutti. Certamente dopo diversi lustri di lavoro (nel mio caso 18 anni) non si capisce il perché un lavoratore non debba essere regolarizzato, visto che ha i titoli e concretamente già svolge l'attività. Faccio presente che anche Paolo Mieli a Ballarò ha riconosciuto questa realtà.

3) Prima di emettere giudizi è opportuno conoscere i motivi della formazione di un precariato così enorme, in un settore come la scuola caratterizzato dalla necessità di fornire un servizio con regolarità. E' banale elencarli a chi facendo dell'informazione la sua professione, dovrebbe conoscerli. Ne cito uno: molte decine di migliaia lavorano su cattedre che non hanno titolare da oltre un decennio, ma continuano a prendere lo stipendio iniziale, non possono chiedere un prestito all' INPDAP, pur avendo sul cedolino l'apposita trattenuta. Tantissimi non ricevono lo stipendio nei mesi di luglio e agosto. Un bel risparmio! Le imprese non protestano, anzi considereranno un esempio di modernità lasciare le persone 2 mesi senza stipendio! Evito di citare i rapporti con le banche.
Non si tratta di realizzare principi sessantottini, ma di rispettare dei diritti fondamentali dei precari, intesi sia come lavoratori che come persone!

4) Chi ha avuto l'esperienza universitaria del 18 politico fa parte di una generazione che oggi certamente non è precaria e le cui brevi esperienze di precarietà si sono spesso concluse grazie alle leggine di sanatoria degli anni '70. Ribadisco quanto detto al punto 2.

5) Per quanto riguarda la proposta finale dell' articolista, riconosco che ognuno ha il diritto di avere sull'argomento le proprie opinioni. Mi chiedo se sia dovere di un mezzo di informazione motivare le opinioni, per evitare il rischio di essere considerati come portavoce di ..... Mi sarei aspettato di leggere considerazioni favorevoli ai concorsi ordinari che ne esaltassero l' economicità, le garanzie di legalità e imparzialità, di uniformità di giudizio nella valutazione ecc.ecc. Purtroppo nulla di ciò. Mi sarei aspettato anche considerazioni sui motivi, giuridici e di opportunità, per cui un docente che ha già superato diverse procedure concorsuali, ottenendo una o più abilitazioni, deve essere sottoposto ad altre procedure. Se tali motivi fossero stati esplicitati mi sarei chiesto perchè non fare la stessa cosa nell'Università, mettendo in competizione i baroni con i giovani ricercatori? Si potrebbe continuare con altri esempi...

6) Ricordo infine che tra i principi "livellatori e antiautoritari" c'è anche quello della necessità di sostenere la stampa in modo da garantire il pluralismo dell'informazione. E' un ottimo principio se le risorse per realizzarlo vengono effettivamente usate per informare nel modo più obiettivo possibile, è un pessimo principio se la risorse sono utilizzate per propagandare delle idee facendosi portavoce di ..., senza argomentare e senza contraddittorio.

Saluti
Giuseppe Mavica

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