Il Liceo Vittorini e le foibe: ovvero vigilare sulle intelligenze
Aespi - 06-06-2002
L' Aespi propone il documento ricevuto dalla Consulta Nazionale per i Valori della Scuola, che prende spunto dai gravi fatti del Liceo Scientifico "Vittorini" di Milano, approvandone l' orientamento e pregando di prenderlo nella dovuta considerazione e di contribuire alla sua diffusione.

I FATTI

Un nutrito gruppo di studenti del Liceo Vittorini di Milano organizza, per la fine di maggio, una mostra-conferenza sulle foibe istriane, o, per essere più precisi, sulle violenze perpetrate dalle milizie jugoslave, subito dopo la fine della guerra, su militari e civili italiani inermi.
Il Dirigente Scolastico del Vittorini, sostenuto dalla maggior parte dei componenti del Consiglio d’Istituto, esautora gli studenti dal coordinamento dell’iniziativa e gestisce quest’ultima invitando a scuola, quale unico relatore sull’argomento, il Prof. Giampaolo Valdevit, docente all’università di Trieste già candidato nelle liste dei DS in occasione delle ultime elezioni regionali.

IL NOSTRO COMMENTO

Non sappiamo se gli studenti del liceo milanese, nell’intraprendere la loro iniziativa, avessero pienamente soddisfatto norme e regolamenti, e pertanto non ci sentiamo di censurare il Preside sotto il profilo giuridico.
Neppure abbiamo da obbiettare sulla scelta del relatore: il Prof. Valdevit ha fama di studioso serio, e pertanto il suo punto di vista sui tragici eventi storici che interessarono la Venezia Giulia all’indomani dell’aprile del ’45 è senz’altro rispettabile ed interessante.
Fatto sta, però, che si tratta per l’appunto di un personale e particolare punto di vista, non certo di una tesi definitiva e pacifica erga omnes (ammesso e non concesso che in ambito storiografico tesi di questa natura possano davvero darsi).
Se ci è permesso entrare nel merito della questione, vorremmo definire la posizione del Prof. Valdevit riduzionistica, nel senso che essa tende a ridimensionare le responsabilità dei miliziani titini, collocando le stragi delle genti italiane nell’ambito di un più vasto e articolato contenzioso tra i popoli e i governi italiano e jugoslavo, contenzioso che sarebbe stato caratterizzato da atti di prepotenza e di violenza perpetrati nel tempo da entrambe le parti in causa.
Questa posizione è – come abbiamo già detto e ribadiamo – rispettabile.
Ma perché non invitare anche, al Vittorini, un relatore di diverso orientamento?
Perché il Preside e il Consiglio d’Istituto hanno ritenuto di organizzare una manifestazione culturale nella quale una sola tesi avesse diritto di cittadinanza, e differenti convinzioni non potessero esprimersi, o non lo potessero con lo stesso rilievo concesso a quella del relatore?
E’ ragionevole il sospetto che, così facendo, si sia voluto evitare la diffusione di tesi politically improper, vale a dire contrastanti con le interpretazioni della storiografia di filiazione marxista e, più ancora, con orientamenti politici che alla Sinistra più o meno direttamente si riconducono.

Lasciamo ora sullo sfondo (ma senza dimenticarcene, anzi prendendolo come spunto) l’imbarazzante episodio sopra richiamato e chiediamoci: c’è nella scuola italiana un’autentica libertà culturale fondata sul pluralistico confronto di opinioni e orientamenti, nel rispetto delle giovani intelligenze degli allievi?
Ne dubitiamo.
Non è sufficiente e forse non è neppure necessario, perché gli studenti non subiscano indebite pressioni e impropri tentativi di indottrinamento, che il docente entri in classe evitando di ostentare il quotidiano di partito. Se il detto quotidiano rimane nella borsa accanto al Salinari ma l’interpretazione di opere, fatti e personaggi che viene proposta è univoca, se l’insegnante non si sforza di proporre con rispetto anche i punti di vista che non sono i propri, se la scuola organizza dibattiti culturali che sono in realtà dei monologhi monocromatici, l’operazione sleale è comunque compiuta.
E non vale, per consolarsi, la pur giusta considerazione che i giovani più maturi reagiscono con determinazione, quando non con esasperazione, ai comportamenti descritti: prima di tutto non si può esigere che il giovane discente possieda tale maturità, ed in ogni caso l’istituzione scolastica che si trasforma in scuola di più o meno sottile indottrinamento ha fallito il suo compito, ha anzi negato se stessa come luogo di elaborazione e trasmissione di cultura.

Accontentiamoci però – se non altro – proprio di questa amara considerazione: frequentando la scuola italiana gli studenti più maturi possono realmente imparare quanto sia difficile, nell’umana vicenda, manifestare un pensiero elaborato personalmente il quale contrasti con opinioni dominanti e consolidate. Se insieme all’agro sapore del sopruso subito proveranno anche quello più gradevole dell’esercizio del coraggio, sarà per loro una lezione davvero salutare.
Quella lezione che gli studenti del Vittorini di Milano hanno ricevuto in modo particolarmente efficace.

Milano, 5 giugno 2002

Il Presidente nazionale
Alfonso Indelicato

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Maria Luisa Botteri prof. di matematica    - 15-06-2002
Condivido pienamente la posizione dell 'AESPI.
In una scuola il dibattito tra le idee deve essere il più aperto possibile. Gli allievi non devono avere l' impressione dell' indottrinametno e i docenti devono essere sempre vigili nell 'informazione.
Anche per questo c'è stato tutto un movimento di opinione in Italia che ha preteso l' aggiornamento dei libri di testo. La questione orientale in particolare, cioè la questione dei confini d'Italia , del resto, non si limita al problema delle foibe. E la scuola italiana dovrebbe , tramite i suoi docenti, informare gli allievi delle problematiche connesse. Ricordo che i problemi ancora aperti sono tanti . Le discussioni sono importanti. E' necessario che la classe dirigente italiana in futuro sia più preparata ad agire con coscienza e conoscienza e questo è compito della Scuola Secondaria. Un Preside che trasforma un dibattito in un monologo ( di qualunque parte) ha tentazioni dittatoriali.

 Anna Uberti Crovetto, Presidente del Consiglio di Istituto    - 12-07-2002
Gravi fatti per chi?

Ai "gravi" fatti del Liceo Vittorini e alle amare considerazioni sulla pluralità dell'informazione che ne derivano, desideriamo aggiungere la voce del Consiglio di Istituto del Liceo, voce che non ha mai fatto notizia quando precisava e spiegava o che è stata interpretata, senza mai essere verificata.

Già i fatti sono stati malinterpretati: l'iniziativa è nata dalla proposta di uno studente del Liceo di organizzare una mostra e un'assemblea con testimonianze di persone esperte sul tema delle foibe. La polemica è stata montata, tramite la stampa e volantini, travisando le posizioni del C.d.I. che si preoccupava, come è suo compito, degli aspetti formali e dei contenuti dell'iniziativa. Ciò ha richiesto un po' di tempo, il che è stato malevolmente interpretato come un tentativo di rifiutare il progetto. Così non è stato: infatti proprio per dare diritto di cittadinanza a tutte le opinioni e confermare che almeno al Liceo Vittorini la libertà culturale e il pluralistico confronto ci sono sempre stati - come dimostrano le passate iniziative del Liceo e i comunicati degli studenti "liberi" contro quel "nutrito gruppo" - il C.d.I. all'unanimità ha approvato una mostra sugli olocausti dimenticati e l'assemblea, suggerendo di affiancare anche uno storico ai relatori proposti dallo studente, per dare spazio a diversi punti di vista sull'argomento. Questo approccio è stato ritenuto "politically improper" dagli altri relatori che si sono ritirati dall'iniziativa. Il C.d.I. ha pertanto deliberato di promuovere altre iniziative sull'argomento, la prima delle quali è stata la conferenza del prof. Valdevit che ha esposto con rigore storiografico, a detta di tutti coloro che vi hanno partecipato, le diverse interpretazioni sul tema delle foibe ( da settembre il testo della conferenza sarà disponibile sul sito della scuola).
Tutto ciò è verificabile dagli atti del Consiglio di Istituto che sono documenti pubblici.

A seguito di queste vicende, pensiamo di poter concludere che la lezione che gli studenti del Liceo Vittorini hanno ricevuto in modo particolarmente efficace, e non solo grazie al prof. Valdevit, è che i fatti, qualunque essi siano, andrebbero verificati prima di dissertarci sopra e che chi sfrutta subdolamente ogni pretesto per orientare a suo favore il pensiero e l'opinione della gente e, cosa ancor più grave, degli studenti, per fortuna, non trova terreno fertile al Liceo Vittorini.