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Appello contro la catastrofe pedagogica
Centro Studi Gilda - 29-11-2006
In occasione del Convegno Regionale "E' possibile ancora una educazione nella scuola?", organizzato da Gilda degli Insegnanti di Padova e dal Centro Studi Veneto della Gilda e che si è svolto presso il Liceo Artistico "A. Modigliani" di Padova il 20 ottobre scorso i Relatori - Paola Cavallari, Roberta De Monticelli, Paolo Ferliga, Lino Giove - e gli intervenuti (docenti, dirigenti scolastici, studenti SSIS e di Scienze della Formazione) rivolgono al Governo e alla opinione pubblica tutta il seguente appello.

"E' l'emergenza della nuova scuola che pone a propria norma-valore il successo e l'indulto..."

La scuola italiana sembra assistere inerte alla propria esautorazione.

La grande sfida di civiltà degli anni sessanta e settanta - passare dalla scuola d'élite alla scuola di tutti - rischia di essere persa.


La cultura pedagogica e sociologica, che ha accompagnato e sorretto questa storica trasformazione, si è progressivamente accentrata intorno a due norme-valori dominanti: l'indulto e il successo.

L'indulto, inteso come mancato riconoscimento di responsabilità, legato ad un certo ipersociologismo della scuola, che di fatto azzera responsabilità e "colpe" individuali, è divenuto da lungo tempo legge di fatto e molti studenti, quasi sempre con il convinto sostegno delle loro famiglie, ne "beneficiano" in modo diffuso e permanente.

Il diritto al successo scolastico, o "formativo", come recita il regolamento dell'autonomia scolastica, è invece legge scritta: tutti possono - devono essere promossi.

Una legge scritta che, per la sua completa applicazione, necessita però di essere ancora richiamata. A questo scopo la Finanziaria 2007 prevede "interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto degli insuccessi scolastici attraverso la flessibilità e l'individualizzazione della didattica, anche al fine di ridurre il numero delle ripetenze" (art. 66). Questi interventi devono essere 'idonei', cioè tali da permettere "una riduzione del 10% del numero dei ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria... per una minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall'anno 2008, ed euro 18,6 milioni per l'anno 2007" (collegato alla Finanziaria).

Un elemento accomuna gli assiomi portanti della nuova scuola: la negazione dell'essere del "bambino - ragazzo - adolescente ": se questi non si comporta bene o fa addirittura qualcosa di grave, la responsabilità viene genericamente attribuita al contesto sociale, se questi non ottiene buoni risultati di profitto la responsabilità viene fatta risalire al docente o ancora al contesto in cui lo studente cresce.

C'è qualcosa di devastante, ci dice Roberta de Monticelli, in questa pedagogia.

Posta la proposizione: "Tu sei libero, tu esisti, ciò che fai ha conseguenze", appare evidente che il fatto di annullare conseguenze e responsabilità significa non riconoscere l'esistenza dell'altro.

E' la pedagogia dell'inesistenza.

La pedagogia dell'inesistenza produce nel bambino - ragazzo - adolescente quella disperata richiesta di riconoscimento che si manifesta in forme di giorno in giorno più estreme e violente, fuori e dentro la scuola.

Ad esse la scuola non risponde. Né lo può fare.

L'indebolimento del codice normativo, dovuto anche alla quasi totale assenza nella scuola della figura maschile (Paolo Ferliga), ed i messaggi implicitamente ed esplicitamente persecutori nei confronti dei docenti - chi dà valutazioni negative non sa insegnare - inevitabilmente rafforzano le due norme-valori dell'indulto e del diritto al successo.

Noi tutti chiediamo che:

- venga cassata la norma della Finanziaria che si pone l'obiettivo di "far cassa con le promozioni coatte" e che esautora totalmente la funzione docente;

- venga concesso diritto di voce e di ascolto a tutti coloro - dall'intellettuale al più semplice insegnante - che non danno ancora per persa la grande sfida di civiltà della scuola di tutti. Poiché la scuola non può essere - non deve essere - il luogo dell'ignoranza e dell'inciviltà.

Hanno aderito per primi all'appello:
Prof.ssa Roberta De Monticelli (docente di Filosofia della Persona all'Università Vita e salute San Raffaele - Milano)
Prof. Paolo Ferliga, filosofo e psicoterapeuta, autore de "Il segno del padre"
Prof.ssa Paola Cavallari, docente di filosofia e collaboratrice della rivista "Esodo"
Prof. Lino Giove, docente di filosofia, perfezionato in Filosofia della Scienza
Prof.ssa Serafina Gnech, Centro Studi della Gilda degli Insegnanti
Prof. Giorgio Quaggiotto, docente e Coordinatore Provinciale della Gilda degli Insegnanti di Padova.

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 M.P.Conti    - 03-12-2006
Condivido e sottoscrivo quanto è sostenuto nella petizione.
Insegno da trentacinque anni nella scuola primaria e ho potuto vivere in diretta quanto descritto nel documento.
Sono molto vicina alla pensione e non avrei mai pensato di arrivare al punto di desiderarla. Andrò via dalla scuola con un profondo sentimento di sconfitta: ho creduto molto nel mio lavoro ottenendo anche molte soddisfazioni, ma oggi anche io sento che "la grande sfida di civiltà degli anni sessanta e settanta - passare dalla scuola d'élite alla scuola di tutti - rischia di essere persa...forse un po' anche per colpa mia perché non ho capito per tempo la brutta china che stavamo imboccando.