breve di cronaca
Bossi-Fini: una storia infinita
Libertà - 04-06-2002
ROMA Suspense fino all'ultimo sull'immigrazione. Il contestato disegno di legge che ha prodotto una profonda spaccatura nella maggioranza ed ha fatto registrare la secca bocciatura dell'opposizione sarà votato oggi dall'assemblea di Montecitorio. L'annuncio è stato fatto ieri dopo un vertice con il vicepremier, Gianfranco Fini, i capigruppo della Cdl e Bruno Tabacci che si è concluso con la decisione di ritirare l'emendamento sulla regolarizzazione degli extracomunitari che già lavorano in Italia e di inserirlo in un ordine del giorno già approvato dalla maggioranza. Alla vigilia del voto, peròò, ancora non è chiaro quando e quanti lavoratori extracomunitari saranno regolarizzati mentre Lega e Udc continuano a litigare. La prova si è avuta ieri sera. Poco prima di entrare in Aula, Tabacci ha spiegato che il suo emendamento non poteva essere considerato automaticamente ritirato: «Io, il mio emendamento lo illustro e» ha precisato il presidente della commissione Attività produttive «non ritiro proprio niente». Poi, dopo l'impegno assunto in aula a nome del governo dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, Tabacci ha annunciato il ritiro del suo emendamento, che è stato fatto proprio dalla Margherita, messo ai voti e bocciato dalla maggioranza: «Credo che il governo si sia chiarito le idee. La regolarizzazione di chi già lavora in Italia è una questione che va affrontata contestualmente all'approvazione del disegno di legge sull'immigrazione e noi» ha precisato «non mancheremo di vigilare». Tutto risolto? Non esattamente. Passa qualche minuto e a rovinare la festa ci pensa Umberto Bossi. Il leader della Lega, che di sanatoria non vuole proprio sentire parlare, esclude che il governo possa impegnarsi ad emanare «contestualmente» al disegno di legge sull'immigrazione un provvedimento per la regolarizzazione di tutti i lavoratori extracomunitari. «Ma quale contestualità d'Egitto. In consiglio dei ministri» specifica il ministro per le Riforme «si è esclusa questa eventualità». Esattamente il contrario di quel che avevano appena detto i ministri Giovanardi e Buttiglione. I due centristi della maggioranza avevano infatti sottolineato la necessità di un «raccordo» tra l'entrata in vigore della legge Fini-Bossi e quella del provvedimento per la regolarizzazione dei lavoratori clandestini: «Il raccordo» ha spiegato Buttiglione «serve anche per evitare che finiscano in galera i datori di lavoro che vogliono regolarizzare». Il concetto viene ribadito anche dal capogruppo dell'Udc, Luca Volonté: «Abbiamo ritirato l'emendamento perché il governo ha confermato che contestualmente all'entrata in vigore di questa legge ci sarà un provvedimento che risolverà il problema». Per sbloccare la situazione, è necessario un nuovo vertice tra Bossi, Buttiglione, Fini e Giovanardi, al termine del quale viene definitivamente chiarito che il provvedimento del governo sarà «contestuale» al varo del testo Bossi-Fini. Nell'attesa del voto finale, che ci sarà oggi (poi il testo di legge dovrà tornare al Senato), l'opposizione conferma la bocciatura della nuova normativa. Francesco Rutelli annuncia la presentazione di un ordine del giorno per estendere a tutti i cittadini italiani l'obbligo delle impronte digitali come sistema di identificazione per il rilascio della carta d'identità elettronica e del documento d'identità elettronico previste dal testo unico sulla documentazione amministrativa. «Considerato che il problema della identificazione certa vale per tutti» precisa il leader della Margherita «sarebbe utile introdurre meccanismi di identificazione non legati ai soli dati anagrafici». L'emendamento è stato accolto dal governo. Gabriele Rizzardi

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