breve di cronaca
Non è ancora tempo di vacanze
L'Unità - 01-06-2002
La scuola si mobilita contro gli esami di maturità al «risparmio»
di Maria Grazia Gerina

ROMA. Hanno organizzato girotondi, picchetti, sit-in, manifestazioni, dibattiti attorno alla scuola. Non sono stanchi. Vogliono tirare le fila e rilanciare la protesta. Con la riforma Moratti in Parlamento, è il momento di stringere tutti gli anelli di una strategia ormai chiara. Si parte dal basso, scuola per scuola, città per città e si mettono radici nella società civile. È così che ha agito in questi mesi la Rete Scuole, un’organizzazione di genitori e insegnanti che raccoglie ormai decine di migliaia di persone e numerosi coordinamenti in tutta Italia. Questa prima mattina di giugno, un sabato assolato che sa già di vacanze, si sono dati appuntamento al liceo Tasso, in via Sicilia, una delle scuole simbolo del movimento studentesco. E mentre i ragazzi votavano per l’occupazione, i loro insegnanti davano vita a uno dei primi segmenti della Rete Scuole, il coordinamento romano che oggi conta settanta scuole e solo tra i docenti ha raccolto oltre 2mila firme contro la riforma.

Così, nella sala delle assemblee, al primo piano, sono gli ex-studenti, genitori e insegnanti, in jeans e occhiali per leggere da vicino, che rilanciano l’iniziativa sulla scuola. Vengono da Milano, Firenze, Torino, Rovigo, Napoli, Livorno. Reduci da manifestazioni in tutta Italia: a Bologna e a Firenze l’altro sabato hanno portato in piazza qualche migliaio di persone. A Padova hanno raccolto mille firme contro la riforma e insieme a Venezia hanno creato un sito. Si preparano a portare la loro voce nella manifestazione nazionale a Roma del pomeriggio, al Teatro Vittoria, organizzata da Legambiente, Arci, Cidi etc.. Si raccontano le tappe di questo anno incredibile, vissuto in difesa, reagendo agli attacchi contro la scuola pubblica, ma anche con l’idea di costruire una nuova generale mobilitazione della società civile. E si preparano ad affrontare tempi lunghi. «Dobbiamo capire come continuare a settembre. La lotta è lunga», dice un’insegnante. E intanto, il prossimo appuntamento è già l’esame di maturità, il primo dell’era Moratti, riformato secondo le esigenze del bilancio: tutti membri interni, nessun controllo, «una grande farsa», sintetizza uno dei presenti, «un regalo per le scuole private», aggiunge un altro. E allora che fare? La Rete Scuole ha una proposta: un’ora di sciopero contro l’esame. Si attendono risposte dai sindacati. Altrimenti, si auto-organizzeranno altre forme di protesta. Per esempio, mettere a verbale il primo giorno d’esame una dichiarazione di contrarietà alla riforma. Oppure rifiutare ufficialmente di svolgere la veci del presidente, quando questo, diviso tra tante commissioni, inevitabilmente dovrà assentarsi. E ancora, trasformare in un’assemblea la seduta preliminare della commissione d’esame. Venire a scuola con cartelli e volantini, organizzare picchetti.
Insomma, proprio no, non è tempo di vacanze. E la protesta non deve diminuire. Non ora: in parlamento si esamina la delega che riscrive le regole della scuola. E allora bisogna arrivare a far sentire la voce del dissenso anche dentro le aule parlamentari. «È il momento di inondare senatori e deputati di fax», rilancia qualcuno che ha già iniziato il tam tam. «Votate no alla distruzione della scuola pubblica. Votate no alla riforma Moratti». Il messaggio è semplice, lo strumento è un po’ vecchio, ricorda altri momenti di mobilitazione, ma potrebbe funzionare. «Mi è arrivata voce - confida uno dei presenti - che qualche senatore della maggioranza comincia preoccuparsi». Anche perché insieme ai fax, continuano ad accumularsi decine di migliaia di firme sotto quel “no”. Più di 10mila a Torino, 16mila a Milano e ancora migliaia a Napoli, Firenze, Bologna.
È un “no” con tante adesioni ma senza sigle. Ha scandito i mesi autunnali, quelli invernali e ora batte forte anche sui primi sprazzi d’estate. Ha già stretto attorno una rete che tocca tantissime città in tutta Italia. A volte dentro ai coordinamenti ci sono anche le associazioni e persino i sindacati, Cgil e Cobas insieme. Però non sono loro a dettare le regole. Alla manifestazione di Bologna organizzata dalla Rete Scuole per esempio hanno accettato di sfilare agli ultimi posti. A Napoli, il giorno dello sciopero, invece Cgil e Cobas organizzavano loro: cortei separati. «E allora noi del Coordinamento auto-organizzato - racconta la coordinatrice napoletana - abbiamo deciso di sfilare tracciando un filo rosso da un corteo all’altro». Unire, disegnare percorsi alternativi, è questa l’idea del coordinamento Rete Scuole. «Bisogna cambiare il punto di partenza», spiega un genitore di Bologna: «Non si tratta di mettere insieme i pezzi ma di partire dalla società civile: allora è il cittadino che si confronta direttamente con il potere politico». Il modello è chiaro. E i genitori del coordinamento pensano già come allargarlo. A Livorno, per esempio, si organizza un'assemblea con i lavoratori del porto. Sono genitori anche loro, ma il punto è un altro: «La riforma della scuola pone un problema complessivo che interessa tutti», si dicono gli ex-studenti, genitori e insegnanti auto-organizzati. E mentre parlano tracciano un segno rosso ideale che va dall’esame di maturità al libro bianco sul lavoro.

discussione chiusa  condividi pdf