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Quando Venezia dialogava con l'Oriente
l'Espresso - 20-10-2006

Una mostra a Parigi che mette tristezza pensando ai mille anni di felice e feconda convivenza. Ma che apre anche alla speranza

In quest'epoca di tensioni fra il mondo cristiano e quello musulmano, vale la pena di recarsi a Parigi per vedere la straordinaria mostra 'Venezia e l'Oriente' ospitata presso l'Istituto del mondo arabo fino al 18 febbraio 2007. Un evento unico nel suo genere, grazie ai tesori che vengono esposti e alla preziosa documentazione degli scambi intercorsi nel tempo fra l'Oriente e l'Europa a partire dall'828, data in cui due mercanti veneziani trafugarono le reliquie di San Marco da una chiesa copta di Alessandria, e il 1797, l'anno in cui Napoleone entrò in Egitto. Potremo così ammirare le testimonianze di secoli di rapporti e d'influenze reciproche e soprattutto l'intelligenza e l'eleganza che li hanno contrassegnati. In quell'epoca, l'Islam non era politicizzato, non fungeva da vessillo di ideologie totalitarie e intolleranti.

Venezia, la più orientale delle città occidentali d'allora, è stata il grande emporio in cui confluivano le merci e le arti provenienti dal mondo islamico. Era una 'frontiera liquida', aperta, una passerella, una cerniera fra due civiltà. Le religioni erano fonti di produzioni artistiche, non di conflitti. Fattori di spiritualità e di comprensione del mondo.

Vedere oggi questi quadri, questi tappeti, questi oggetti d'uso quotidiano, questi strumenti musicali, questi manoscritti è un po' sconcertante, poiché non si può evitare di chiedersi: come mai il mondo arabo-musulmano ha perso questo splendore? Perché oggi è preda di minoranze fanatiche che impediscono la libertà di pensiero, il dubbio, il dialogo? Come mai questi scambi così ricchi si sono interrotti e la libera circolazione di idee è stata soppiantata dalla diffidenza quando non dall'odio?

Il primo Corano stampato venne pubblicato nel 1537 a Venezia. La Serenissima aveva allora un atteggiamento pragmatico: per sopravvivere, seppe imporsi come il principale partner commerciale, politico e anche religioso del Vicino Oriente. Bisognava stabilire un buon equilibrio fra gli scambi mercantili e le due religioni. Pur difendendo la cristianità, Venezia non ha mai sottovalutato o maltrattato il mondo islamico.

Le magnifiche opere in mostra a Parigi riflettono questa simbiosi fra i due mondi, che si tratti dei tessuti usati dagli ottomani per confezionare abiti ecclesiastici, dei tappeti persiani che ricoprivano i pavimenti delle chiese, dei bicchieri in cristallo di Siria o d'altri oggetti.
Il commercio è stato un motore essenziale per il ravvicinamento fra le due civiltà. Marco Polo aveva aperto la strada. E i veneziani partivano numerosi, diretti a Costantinopoli, Damasco, Aleppo, il Cairo e Alessandria.

Oggi le cose sono cambiate e i mezzi di comunicazione si sono talmente sviluppati che non esistono più segreti fra i popoli e i paesi. Ma a quell'epoca, le attività mercantili, affiancate da una diplomazia attiva, hanno permesso all'arte di viaggiare, favorendo gli scambi e il rispetto reciproco. Così, ad esempio, la comparsa di boccali in vetro smaltato e dorato fabbricato a Venezia verso la fine del XIII secolo si spiega con il commercio del vetro con i mamelucchi. Lo stesso si può dire per la lavorazione del metallo incrostato utilizzato per la produzione di ceramiche bianche e blu a Venezia nel XV secolo.

Resta da dire della pittura alla quale la mostra di Parigi riserva un grande spazio. Conosciamo il ritratto del sultano Mehmed II realizzato a Istanbul nel 1479 da Gentile Bellini, l'artista simbolo di questo incontro fra Oriente e Occidente, seguito più avanti da Vittore Carpaccio e Giovanni Mansueti.

Oggi ci rendiamo conto che non ritroveremo più legami così stretti fra due destini. L'Oriente, soprattutto quello arabo, designato Vicino o Medio, s'imbatte senza posa in problemi, difficoltà e crisi politiche ma anche culturali. L'Occidente è altrove, non volge più lo sguardo verso questa parte del mondo poiché sa che da qui non verranno più le meraviglie che ha potuto conoscere in passato.

Oggi, un semplice discorso del papa o un articolo che contenga un'opinione negativa sull'Islam suscitano collere inaudite, violente. I rapporti fra i due partner che hanno attraversato i secoli in buona armonia, malgrado gli antagonismi e le peripezie della storia, si sono completamente guastati.

La visita della mostra di Parigi può render tristi, ma può suscitare anche, nello stesso tempo, una speranza. Quasi mille anni di collaborazione felice e feconda non si cancellano dalla memoria come un ricordo fugace. La mostra è una magnifica lezione per coloro che non credono più al dialogo fra le civiltà e parlano solo dei loro conflitti. C'è il tempo delle culture e il tempo degli uomini. Il dialogo non fa mai male, mentre il silenzio e i rancori sono i due più sicuri alleati dell'ignoranza e, di conseguenza, dell'intolleranza.

Tahar Ben Jelloun
traduzione di Mario Baccianini

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