Grazie ai terroristi?
Redazione - 19-10-2006
Lo ammetto. Sono ignorante, e mi capita talvolta di esserlo in entrambe le possibili maniere latine d'ignorare: ignoro e ignosco, non so e non voglio sapere. E' il caso di certe acquisizioni anglossassoni - literacy, numeraci, problem solving - che, mi si dice, costituirebbero la conditio sine qua non per far crescere il paese su un piano intellettuale che si porta sintomaticamente appresso quello professionale e si lega in maniera subliminale alla volgare questione scuola-lavoro, così come in maniera addirittura proditoria la si pone oggi in una legge finanziaria. E' qualcosa - si vuole - che sarebbe alla pari con le grandi battaglie del passato su "leggere, scrivere e far di conto", lette, guarda caso - e qui mi insospettisco - non come strenua spinta sociale e socialista, ma vittoria di tutti: liberal-liberisti, che si sarebbero fermati a Coppino e si attestarono con la conservazione clerico-moderata attorno alla difesa di una scuola di classe, e tromboni radicaleggianti che tuonarono con Carducci "contro i lavori forzati del saper leggere" e contro l'alfabeto, "il più ipocrita strumento di corruzione e delitto per l'uomo, questo animale eminentemente politico".

Sono ignorante, ignoro nel senso classico di ignosco e non voglio conoscere, ma tanto anglosassone latinorum da azzeccagarbugli, lo vedo, ha un intento politico e ricorda molto da vicino le formulette magiche tipo i "caduti per fuoco amico", gli "effetti collaterali", le "guerre umanitarie" e tutto quel dilettevole bazar di slogan, tagliole pubblicitarie, cortine fumogene e belletti adescatori studiati con psicologica perizia al fine di nascondere una desolante realtà. Quale? Questo governo comincia a far pena, ciò che accade nella scuola somiglia molto ad una vergogna e la sinistra alternativa sta facendo davvero di tutto per restare solo sinistra, senza alternativa: una nefasta, funesta, se non addirittura bieca complice di cacciavitari spacciati per ministri e neo-conservatori contrabbandati per progressisti.

Che accade? Nulla si direbbe. Padoa Schioppa, il vero ministro della Pubblica Istruzione, Giano bifronte della dis-continuità - qui Moratti e Tremonti, là Berlusconi e Prodi - toglie alla scuola 50 mila posti di lavoro, innalza il rapporto alunni-classi - 30 e più evidentemente non bastano - si sostituisce ai consigli dei docenti per decidere sulle bocciature e raggranellare qualche centesimo, riduce da 40 a 36 le ore di lezione nei Professionali, per far fuori subito 1.200 classi e 2.656 posti per altrettanti professori. Per suo conto, Fioroni, che da finto ministro la sua parte deve pur recitarla, abilita "altre istituzioni formative" per l'assolvimento dell'obbligo scolastico e prova ad incrementare il finanziamento pubblico per le scuole private.
Si fa fatica ad accettare che, mentre tutto questo accade sotto i nostri occhi e la scuola è lì che attende il colpo di grazia, si discuta solfeggiando sul tempo della literacy, arpeggiando su quello della numeraci e strimpellando sul motivo alla moda del problem solving: è come assistere ridendo sguaiatamente ad una cerimonia funebre o, se volete, ascoltare i Tg che strombazzano: pare che nella tragedia della metropolitana romana il numero delle vittime sia stato ridotto al minimo, perché si è pensato ad un attacco terroristico e i soccorsi sono stati immediati.

Siamo a questo. Di qui la scuola si governa con le formule del "fuoco amico" e muore di "effetti collaterali" mentre santoni della pedagogia ci impappinano con formule anglosassoni, di là i feriti si salvano purché, nella messinscena del "dopo 11 settembre", lo spauracchio del terrorismo metta le ali ai piedi del pronto soccorso. Che dire? Se non venisse la pelle d'oca, ci sarebbe da ringraziare i terroristi.

Giuseppe Aragno

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