breve di cronaca
30 maggio: silenzio da Alcatraz
Jack Folla - 01-06-2002
JACK: Saper mettere un punto e andare a capo è uno dei segreti di ogni storia della vita. Se lo ritardi, la rovini; se l'anticipi, la bruci; e se lasci che sia l'altro a mettere il punto al posto tuo, vuol dire che tu eri già uscito dalla storia.
Gli addii non si annunziano, si compiono, e la loro violenza è inevitabile come quando si muore: la violenza del silenzio che seguirà.
Gli addii camuffati da arrivederci li considero le perfidie peggiori. In realtà tagliano proprio le gambe ad ogni possibile ritorno, rassomigliano ai falsi addii delle marionette, quelle addestrate a recitare tutte le sere davanti a un pubblico diverso ma per loro indistinto e sempre uguale, eterni burattini che se ne vanno con nelle orecchie di legno gli applausi dell'ultimo "bis" che si confonderanno con quelli di benvenuto del prossimo paese dove domani sera replicheranno lo spettacolo.
Mettere un punto non è abbassare il sipario e nemmeno cambiare copione. E' semplicemente interrompere la recita e uscire di scena. Non finire la battuta; osare, interromperla con un punto assurdo, e scontentare il pubblico, l'impresario e perfino te stesso, perché recitare il tuo ruolo ti piaceva, eccome se ti piaceva, era "come se", come se quella di Jack fosse davvero la tua vita.
Ma vivere tutto "come se "è un danno. Lo conosco e me lo sono procurato cento volte. Ci sono coppie immobili, che per paura dell'abbandono, sono avvinghiate con il filo spinato del "come se", come se… si amassero ancora. Ci sono occasioni perdute sul lavoro, per il terrore di trasferirsi in un'altra città o semplicemente di cambiare azienda o mansioni o colleghi, in cui il "come se "è la scusa consolatoria a cui aggrapparsi per non mettersi a rischio. Le sirene della felicità, spesso, infondono più sgomento delle catene di un'esistenza mediocre. Allora facciamo come se il nostro vecchio lavoro fosse ritornato appagante, come se l'invidia del collega fosse una carezza, come se lo stipendio non ci dispiaccia più e ci convinciamo che quella promozione sempre promessa e mai mantenuta, in fondo in fondo ci lascia più liberi di vivere. Ma non appena è passata la "minaccia" di un'offerta di lavoro migliore, la "iattura" del colpo di fortuna, o quella altrettanto pericolosa di un nuovo amore, allora ricominciamo a lamentarci, di nuovo come se non fossimo stati solo noi a perdere il treno, e malediciamo chiunque, dalle Ferrovie dello Stato, agli extracomunitari, al nostro stipendio di merda, moglie, suocera e cane del vicino che-quello-chi sa- che cazzo-gli mette- nel pappone-per farlo latrare apposta- alle tre di notte- e rovinarmi l'esistenza.
No, questa volta no, per favore. Questo fra me e te non deve succedere, fratello. E noi finora siamo stati bravissimi, noi finora l'abbiamo evitato.
Avevamo tutti bisogno di un rapporto felice. Non so se un programma alla radio si possa definire così, ma so che il nostro era amore.
Io metto un punto, perché nessuno ce lo porti via.



Jack Folla, Cronaca di una Fuga Annunciata. Giovedì 30 Maggio 2002, ultima puntata di Alcatraz…


JACK:…E così mi sono seduto, fratelli; dopo aver infiammato parole e gettato ricordi nei rifiuti, mi sono seduto a cavalcioni dell'unica borsa rimasta, quella più leggera. Mi sono guardato di fianco e alle spalle, e in questo bicamere da extracomunitario in Europa non c'era più nulla che tradisse il mio anno di clandestinità. C'ero io, un italiano in fuga, appollaiato su una zattera di magliette e scarpe da montagna come un albatro che si riposa su una boa galleggiante prima di spiccare il suo ultimo volo; e a dieci passi dalla mia schiena c'era questo microfono puntato contro di me, ed era l'arma di quest'ultimo duello. E poi ho visto loro, le due e-mail scelte a caso e stampate prima di sfracassare l'hard-disc e d'imbastire il più selvaggio falò di questi quarantacinque anni da bruciare. Voglio leggervele qui e ora, in diretta, perché sono uguali e contrarie, sono lo specchio d'infinite e-mail: nella prima si è insinuato il dubbio e la paura di essere stati fottuti da me, nella seconda, quella stessa legittima paura ha maturato una certezza: quella di aver fatto l'amore -testa e cuore- con un pensiero libero, quello di un figlio di nessuno come voi.

La prima dice:

Ti scrivo per raccontarti ciò che mi è successo ieri sera, mentre ero in libreria. Un tizio che conosco, uno che gli stai parecchio sul culo, si è fermato davanti al tuo ultimo libro e, rivolgendosi a me, dice: "questo è il peggiore degli speculatori, perchè specula sulle emozioni e i sentimenti della gente". Ti ho difeso a spada tratta, perchè sono convinta che tu sia autentico, se tu non lo fossi, non saresti riuscito a farmi piangere tutte le volte che parli d'amore. Poi ci siamo salutati cordialmente e ognuno è rimasto delle proprie idee. Ma sai, quando una ne ha viste di tutti i colori e si ritrova una mente un po' contorta come la mia, ecco che il dubbio insinuato comincia a lavorare e vedo complotti da tutte le parti....la questione è questa, e se tu fossi solo uno speculatore? Non sarai lo strumento di qualcuno che con questo sistema è riuscito a stanare dall'anonimato un 1/2 milione di potenziali sovversivi, in modo da riconoscerli e poterli tenere sotto controllo? NON VOGLIO CREDERLO, ma di una cosa invece sono convinta, che tutti noi che eravamo all'ex mattatoio sabato 18, siamo stati identificati e schedati.

Eilà! Da Jack Folla a Jack Gestapo. Interessa? A me sì. Immaginatevi io e Diego in uno stanzino della Digos, con un'enorme pergamena avvoltolata sotto l'ascella, e sulla pergamena cinquecentomila nomi e cognomi di teste da tagliare. Quanto ci avranno dato in fondi neri? Due euro e mezzo a cranio da rasare? La gente è pazza…Pensate che ieri l'altro uno mi ha paragonato ad Hitler e ha concluso pregando per la mia anima. Gli risultava che Adolf ed io arringhiamo le folle allo stesso modo. Non è sbalorditivo? In certe persone Alcatraz ha provocato un odio struggente. Ho ricevuto buste e pacchetti che Marylin Manson se li sogna: sangue, escrementi, sputi…Sono cose che commuovono. Dico davvero. Per esempio, quando leggo il critico del Corriere della Sera che dopo tre anni ancora si domanda "Jack Folla: anarchico o furbacchione?" mi si stringe il cuore; non so, è come…come se rileggessi De Amicis, che dopo ti sentivi più buono. Aldo Grasso è così. Lui si chiede se tu sei un furbacchione e ...e a te ti si riempiono gli occhi di lacrime. Perché un critico che si fa domande così candide te l'immagineresti al Museo delle Cere. E invece è ancora lì, al servizio degli altri come Garrone, e vi mette in guardia da questo tipaccio, Cristo, ma lo fa in punta di penna, con amore! Lui magari pensa "figlio di puttana" e invece scrive "Furbacchione": non è ottocentesco? Parla come Rutelli. Quello che dice che il Berlusca racconta "ciacole e bubbole". E noi lì a domandarci perché l'Ulivo perde. E se magari fosse perché non usa proprio un linguaggio da furbacchione? Prendete Grasso-Garrone, per esempio. Mica è un critico come gli altri, lui specifica quanto guadagni. No, dico, caso mai all'ufficio delle tasse fosse sfuggito. …Non è nobile? Ve l'ho detto, sono cose che commuovono. Mi sono scese due lacrime grosse come lapidi. Alla mia memoria. Cin-cin! E poi…-Cosa vi stavo dicendo?- Ah sì, la seconda lettera. Maestro Francisci, mettimi il tema di Francisca, che questa mi fa l'effetto della cioccolata americana dopo lo sbarco di Anzio e la Liberazione. Anche perché certa gente ti fa venire il calo degli zuccheri.

Appelli, preghiere e lacrime inespresse ho sentito oggi per radio in autostrada; io ti saluterei con un sorriso jack folla che parti per partire. tu, che come direbbe Pessoa, da un angolo del salone hai ballato con tutti i danzatori, tu, che per raccontare il vino e le donne hai cessato di essere bevitore e amante, tu che non hai vissuto la vita per poterla scrivere, tu che hai rischiato di farti sfuggire -per l'arte- la vita. Prendila ora per mano e cammina con lei a passo d'uomo, sotto il cielo d'estate."Muori e diventa", come direbbe Goethe. Ci saranno il dolore di una separazione e la malinconia di ciò che è compiuto. E poi forse, un senso di vuoto come se ti trovassi solo nello spazio deserto dell'oceano. Ma prendere il largo è l'unica via per approdare a nuove terre; questo, gli "albatros" che oggi si sentono sedotti e abbandonati, dovrebbero saperlo. e comprendere anche la tua estrema fedeltà a te stesso, il lasciare la scena proprio al momento degli applausi. è un finale degno della tua avventura, come il finale di tutti quei romanzi che abbiamo letto e amato e che ora ci appartengono, a volte più della vita reale. Hasta siempre, Jack. ...


Quando sono entrato alla radio l'ho fatto senza chiedere permesso; ne esco senza chiedere scusa; e di reciproci grazie mi sembra che ce ne siamo detti a valanghe; se continuassimo, finiremmo per essere travolti da una slavina di melassa. Non è il mio genere, ormai lo sapete. C'è altro? Sì, mi è rimasto un calcio e una carezza, una di quelle che non passeranno mai. Il calcio invece passa subito e lo tiro con rabbia e tenerezza a chi ha sempre sostenuto che ho speculato sulle emozioni dei giovani, per denaro e per sciacallaggio. Ho retto per tre anni l'amarezza che ti porti dentro, fratello. Ora sono un pochino stanco. Col mio primo e ultimo calcio adesso te l'ho rigettata sulle spalle, perché era il tuo fagotto non il mio. A me piace viaggiare leggero.
E questa carezza infinita è per tutti voi che avete lenito il mio dolore.
Fanculo. Mi avete fatto assaporare il gusto dolce della vita. … E adesso?…
"Adesso"-come disse quell'evaso da Alcatraz- "saranno cazzi miei". …Tesoro.

Se l’idea di società che abbiamo dentro
è un po’ meno ignobile, un po’ più solidale e felice di quella che stiamo scontando attualmente,
non è nostro diritto pretenderla,
ma è nostro dovere praticarla ed attuarla,
"come se"
fosse quella e non questa l’Italia in cui viviamo.
(J.F.)


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 Guglielmo Albarella    - 05-06-2002
Sembra che in questo Paese tutto ciò che non rientra nel gradimento della maggioranza relativa debba essere cancellato con pretestuose motivazioni, la parola tolleranza rischia di diventare un concetto da eliminare dalla cultura e dalla società italiana.