Tra forbice e cacciavite
Gemma Gentile - 02-10-2006
Tra "forbice" e "cacciavite" è meglio per la Scuola la "demolizione controllata" della legge 53 e dei suoi decreti attuativi!

Ammettiamolo: abbiamo trascorso giorni di grande paura. Una forbice gigante minacciava di avvicinarsi alla scuola, per spazzar via le povere risorse di cui ancora dispone, dopo che è stata ridotta quasi sul lastrico negli ultimi anni.
E' stata una minaccia vera, oppure era solo uno strumento per spingerci ad ingoiare più facilmente pillole più leggere, ma comunque sgradite? Non possiamo saperlo con esattezza.
Ad ogni modo, appare che ci sia stata una forte riduzione dei tagli preventivati di fronte alle proteste provenienti dal movimento per la Scuola (il più grande elettore del preteso "governo amico" in tutta Italia), dai sindacati e dai cosiddetti partiti "radicali" presenti nel Governo. Le notizie sono comunque ancora molto confuse, anche a causa dello sciopero dei giornalisti.
Da quanto emerge, possiamo affermare che, dopo il primo sospiro di sollievo, appaiono lentamente uno alla volta gli elementi negativi della manovra:

1) l'innalzamento degli alunni per classe è stato contenuto, rispetto all'enunciato iniziale, ma è stato comunque confermato (forse 0.4) e non sappiamo che ripercussioni ciò potrà generare sulla scuola,
2) è stato introdotto in finanziaria l'obbligo a 16 anni; ciò è discutibile sotto un duplice aspetto:
a) di metodo, in quanto è vergognoso e antidemocratico imporre le riforme attraverso la finanziaria;
b) pare che si sia contrabbandato come elevazione dell' obbligo a 16 anni l'imbroglio della Moratti, cioè l'obbligo formativo, riconfermando l'alternanza scuola-lavoro per questa fascia di età; in tal caso avremmo addirittura un arretramento rispetto al governo di centro-destra che lo aveva innalzato a 18 anni,
3) le 150.000 assunzioni dei precari in tre anni, più volte dichiarate e poi ritirate, e poi ancora riconfermate, pare che siano condizionate ad un cambio delle graduatorie, ancora tutte da verificare,
4) sono stati operati ulteriori tagli ai Comuni, già impoveriti da Berlusconi e ciò non potrà che ripercuotersi sullo stato sociale ed anche sulla Scuola,
5) pare che il rafforzamento dell'autonomia comporterebbe il demandare agli istituti le spese per il funzionamento amministrativo e dei servizi, per le supplenze, ecc., cosa che rafforzerebbe la disparità tra scuola e scuola e il caos attuale.

Ma, anche se i tagli fossero minimi, la cosa più grave, indecente e vergognosa è che questo Governo, eletto con grandi speranze dal popolo della Scuola, avrebbe avuto il dovere di operare esattamente all'opposto, finanziando la Scuola, già rapinata da quello precedente.
Bene ha fatto la Flc Cgil a dare rilievo alla relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria dello scorso anno. Ben duecento pagine di questa sono dedicate al MIUR. Dalla loro lettura emergono tutte le bugie della Moratti.
Non avendo la riforma ricevuto da Tremonti il finanziamento necessario , il Ministro di allora ha disinvoltamente stornato fondi degli altri capitoli dell'Istruzione per utilizzarli ai fini dell'attuazione della legge che le stava a cuore. Con una gestione per così dire "disinvolta", l'ex ministro Moratti ha fatto crescere il "mostro-controriforma" parassita che ha inghiottito così fior di quattrini per pagare tutor, esperti vari, corsi di formazione, ecc., tagliando contemporaneamente tempo-scuola, tempo pieno, cattedre, insegnanti di sostegno, strumenti e materiali per l'insegnamento, lavori nell'edilizia scolastica, stipendi dignitosi, ecc.
Alla luce di questi dati risulta ancora più indecente il tentativo di Padoa Schioppa di tagliare dal bilancio le spese della Scuola, come se fosse un ramo secco.
A questo proposito, innanzi tutto va ribadito che la Scuola statale è un Istituto Costituzionale, che educa e istruisce i cittadini e quindi non può essere assimilata in nessun modo alle regole di efficienza dell'impresa. Pensare addirittura di punire la Scuola perché inefficiente, secondo l'OCSE, come ha ventilato Schioppa con la prima versione della Finanziaria, quando essa è stata posta in ginocchio da chi l'ha rapinata, è davvero da irresponsabili.

La prima economia che questo Governo deve attuare è l'abrogazione della legge 53 e i suoi decreti attuativi, che hanno pompato danaro per impoverire la Scuola.
Purtroppo questa non è stata la via imboccata dal Ministero, che ha adottato invece il metodo del "cacciavite" per riparare i guasti, là dove l'unico metodo giusto non poteva che essere quello delle "demolizioni controllate".
In effetti, più persone hanno detto in questi giorni che ci siamo liberati della Moratti, ma è rimasto il morattismo. Tale affermazione mi sembra avventata, perchè crea l'illusione che il cacciavite abbia modificato sostanzialmente qualcosa, almeno riguardo al primo ciclo.
In realtà, la Moratti non è più ministro (purtroppo per i milanesi si è trasformata in sindaco), ma le sue leggi sono ancora là, non modificate in alcun modo, e determinano l'ordinamento vigente della scuola. Anche l'eliminazione della figura del tutor è avvenuta solo per via contrattuale (tra i pochi risultati), ma all'accordo Aran-sindacati non è seguita alcuna modifica normativa, cosa che ha per conseguenza la non eliminazione della sua funzione, che viene gestita nelle scuole autonome come meglio credono.
Noi abbiamo sempre combattuto le posizioni di chi parlava di modifiche alle leggi Moratti, ritenendole insufficienti e sostenendo che è impossibile eliminare gli effetti nefasti della controriforma con piccoli aggiustamenti normativi.
La realtà ha superato la previsione più pessimistica, in quanto il Ministro, oltre a prorogare le famigerate leggi, non ha toccato alcuna norma, ma ha solo gettato le scuole in ulteriore caos, riconfermando negli atti ufficiali (tipo le direttive) l'ordinamento morattiano vigente e facendo contemporaneamente l'occhiolino alle autonomie scolastiche, a cui suggerisce anche altre possibilità.
All'inizio del nuovo anno, tornando nelle scuole del primo ciclo, ci siamo accorti come non sia cambiato quasi nulla. Infatti, gli istituti che avevano resistito lo fanno ancora (un po' più sollevati e con qualche modifica migliorativa per l'occhiolino del Ministro), ma gli altri continuano ancora a lavorare con OSA, UDA, PECUP e altre diavolerie varie, con orari spezzatino, ore obbligatorie e opzionali, e alunni-famiglie-clienti-utenti, confermati dalla maggior parte dei loro dirigenti scolastici e dai loro staff. Infatti quando in vari Collegi gli insegnanti, informati anche dalla televisione, si sono mostrati sorpresi che il dirigente non proponesse quei cambiamenti annunciati, si sono sentiti rispondere che il Ministro, oltre a scrivere la Lettera e le disposizioni di avvio, avrebbe dovuto modificare la legge e poichè le scuole in questione ormai lavorano così e l'utenza questo si aspetta, non c'è motivo di operare modifiche. Le uniche novità consentite da tali dirigenti sono stati al più l'utilizzo del portfolio solo in senso valutativo e non certificativo e l'eliminazione del docente tutor. Tutto il resto prosegue come prima.

L'ordinamento scolastico vigente è basato sull'insegnamento personalizzato, che comporta la dequalificazione totale della scuola.
Questo problema non viene risolto solo con altri libri di testo e con la modifica delle Indicazioni Nazionali, che potrebbero solo migliorare un po' le cose. Infatti se fosse conservata la personalizzazione (che è il cuore della controriforma), resterebbe ancora nella sostanza il caos e il depauperamento attuale della Scuola.
Ma perchè il Governo di centro-sinistra, che afferma di voler potenziare la scuola, invece fa il contrario, tanto con le scelte ministeriali quanto con quelle finanziarie?
E' il momento di studiare a fondo i problemi, come quattro anni fa, quando ci trovammo colpiti dalla tegola della legge 53.
Giustamente molti si stanno preoccupando di mettere a fuoco le problematiche concernenti la riforma della secondaria superiore, evidenziando le resistenze esistenti a livello governativo sul biennio unitario, a cui si contrappone ancora l'alternanza scuola-lavoro, cosa che riconfermerebbe oggettivamente il doppio canale morattiano. La validità di tali preoccupazioni è confermata dalle indiscrezioni sulla Finanziaria riguardo la probabile proposta di obbligo formativo a 16 anni.
Quando si affrontano tali argomenti, appare chiara la longa manus di Confindustria ed i suoi disegni sull'Istruzione. Ma non dimentichiamo che la Scuola è un tutto unico e che un ciclo inferiore depauperato condiziona fortemente quello successivo. Quanto più arrivano al superiore alunni deprivati culturalmente, tanto più forte e credibile appare l'ipotesi di una commistione tra istruzione e formazione.
Ormai Confindustria pretende di dettare legge anche nella scuola, come è confermato dall'Assemblea confindustriale del 25 maggio, a cui hanno partecipato Prodi, Mussi, Nicolais e Bersani. Qust'ultimo ha garantita la disponibilità di Fioroni a "costruire un monitoraggio sulle questioni della formazione tecnica".
D'altra parte è dagli anni '90 che vengono stilati Protocolli d'intesa tra Istruzione e Confindustria e conosco scuole medie, anche al sud, che applicano le leggi Moratti e lavorano riferendosi esplicitamente a tali protocolli, funzionalizzando a questi tutto il tipo di lavoro della scuola. La stessa formazione dei dirigenti scolastici è stata seguita da Confindustria fin dal '97.
Sarà un caso che esiste un'associazione situata nel centro di Roma, l'Aspen Institute, in cui si discute a porte chiuse e che vede nel suo Esecutivo nomi come Abete, Fedele Confalonieri, Caltagirone, Cesare Romiti, Cossiga, De Michelis, Frattini, Gianni Letta, Enrico Letta, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Umberto Eco, Tommaso Padoa Schioppa, Romano Prodi, Giulio Tremonti, Paolo Mieli, Mario Monti, ecc.? Si tratta di un'Associazione internazionale, sorta in USA negli anni '50 e che ha sedi in tutto il mondo e conta fra gli iscritti del loro Paese perfino Condoleezza Rice e la stessa Margaret Thatcher.

Penso che le parole chiavi, attraverso cui passa il progetto di collaborazione Scuola e Impresa e che abbracciano tutto il percorso scolastico, siano Personalizzazione ed Autonomia. Anche su queste dobbiamo aprire una riflessione collettiva.
Invito a considerare la dichiarazione di Fioroni, nella Nota d'indirizzo per l'avvio dell'anno scolastico, circa l'esistenza del cantiere aperto sulla riforma dagli anni '90, i cui lavori vorrebbe proseguire. Tale affermazione implica un giudizio di sostanziale continuità di una linea Berlinguer-Moratti-Fioroni.
Credo che sia necessario adoperarci per la chiusura di questo cantiere al fine di creare la possibilità di affermazione della nostra idea di scuola.
E' giusto sostenere l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni e che questo sia svolto tutto nell'Istruzione e fuori della Formazione, sollecito perciò a non perdere di vista la scuola nel suo complesso e, in particolare, il primo ciclo, anche quando si parla del secondo.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Frg    - 02-10-2006
"...è vergognoso e antidemocratico imporre le riforme attraverso la finanziaria..." scrive Gemma. E non è la sola a pensarlo, purtroppo. Riportiamo da Tuttoscuola:

Quella tentazione antica di usare le leggi finanziarie per le riforme del sistema

Non c'e' Governo che prima o poi non ci provi. La Finanziaria e' un mezzo forte, sicuro e veloce che garantisce quasi sempre la riuscita delle disposizioni in essa contenute.
E' fatta, come dice il nome, per trattare materia finanziaria, investimenti, ma, a volte, puo' anche diventare un mezzo sicuro per realizzare riforme di sistema che non prevedono direttamente e immediatamente impegni di risorse.
Una riforma chiede tempi prolungati, comporta rischi di percorso, non ha la certezza di arrivare a conclusione. Ma se trova un passaggio sicuro e veloce – come, ad esempio, una legge finanziaria - perche' non approfittarne?
Lo hanno fatto quasi tutti i Governi negli ultimi dieci-quindici anni.
La Finanziaria 1993, addirittura, comprendeva la riforma dell'autonomia scolastica. Quella volta le cose non andarono molto bene, perche' la legge fu approvata, ma abbandonata prima di essere applicata; si dovette attendere altri quattro anni per realizzare, questa volta con la strada maestra di una legge delega, la riforma dell'autonomia scolastica.
Anche la Finanziaria 2007 sembra voler rimanere nel solco della tradizione delle “scorciatoie”.
Per la scuola la bozza di legge riporta infatti almeno tre disposizioni che di finanziario hanno ben poco, anche se, una volta realizzate, avranno bisogno di adeguati sostegni economici.
Parliamo dell'innalzamento dell'obbligo d'istruzione a 16 anni, del progetto di sperimentazione pedagogica 0-6 anni, della riforma dell'Invalsi, dell'Indire e degli Irre.
Il rischio e' di affrontare in maniera affrettata riforme di sistema che chiedono organicita' e completezza strutturale, nonche' tempi adeguati di preparazione e approfondimento.