Finanziarissima
Redazione - 02-10-2006
Per carità, il lavoro è lavoro e questi sono tempi in cui le occasioni devi coglierle al volo. Dopo che la signora D'Alema ha rotto il ghiaccio con il venerabile Gelli, Barbara Palombelli in Rutelli, allarga la pista e se ne va al Tg5, giornalista stipendiata da Berlusconi. E' la sublimazione etica di una commedia all'italiana che sarebbe persino divertente se i diktat papalini al Parlamento, le morti bianche per lavoro nero, quelle cruente nelle guerra per la pace, se insomma mille segnali non ci dicessero che la farsa volge fatalmente in tragedia.

E come potrebbe andare diversamente se Prodi continua a pensare che il nostro capitalismo, che si arricchisce con le sue liquidazioni, non sa cogliere le belle occasioni che il governo gli offre?
Gelli, Palombelli o Rutelli, l'informazione, si dice, è libera ancora e teniamocela cara. Se voglio sapere che fine farò dopo la finanziaria acquisto un giornale e sono a posto. Se prima si poteva morire per la libertà, oggi è certo: di libertà si muore.

Sui giornali trovi tutto e il contrario di tutto: "Finanziaria ad alta tensione, scontri sul fisco, sindacati infuriati..." C'è chi la conta cotta - poche risorse per statali e scuola - e chi la conta cruda: non ci sono tagli alle spese sociali. I sindacati strepitano, la Confindustria è furiosa, la sinistra fa capriole per quadrare il cerchio, la destra insulta: ci fate la fotocopia e ce la fate male. Per fortuna i Tg, di recente normalizzati, si equilibrano tra bene e male, e hai tante di quelle notizie che ne resti schiacciato.
La Finanziaria: cosa mi accadrà? E' vero o non è vero che hanno privatizzato anche la mia pensione? L'Unità ne è convinta: questa finanziaria "segna una discontinuità secca con quelle del quinquennio berlusconiano". Il perché però è molto meno chiaro e, sconcertato da mille notizie, la verità la saprai solo quando ti toccherà pagare. Per il momento, se ti riesce, accontentati della "discontinuità" sbandierata dal giornale che fu di Gramsci e, se qualcosa non ti è chiara, ricorda: sono le conseguenze di anni di "cattiva amministrazione".

Poi, per favore, non essere petulante e non dar retta a Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, che se ne viene fuori con un'uscita delle sue, e va dicendo in giro che la legge proposta lascia aperte questioni di enorme rilievo, quali quelle del pubblico impiego, delle pensioni, delle risorse per il piano casa e del fondo per i non autosufficienti. Lo dice, ma si sa è uno di quelli che non sono mai contenti, fa il bastian contrario, e alla fine vota a favore perché non vuole che il governo cada: cadrebbe con lui e le cadute fanno sinceramente male. In ogni caso c'è tempo per dare soluzione a questi nodi cruciali. Si va avanti così. con la sinistra "radicale" che si fa moderata e tiene in piedi il governo, con i moderati prodiani alla Lamberto Dini, che si fanno estremisti e accusano la sinistra alternativa: "nella Finanziaria ci sono troppe tasse. Pochi i tagli alla spesa pubblica. Prodi ha incontrato difficoltà a causa dei ministri di sinistra e di estrema sinistra. Il risultato è una finanziaria muscolosa solo sul fronte dell'imposizione fiscale".

Di destra o di sinistra, moderata o estremista, questa finanziaria non va bene a nessuno, e se Daniele Capezzone e Clemente Mastella non esitano ad attaccare - troppe tasse ai ceti medi - Di Pietro domanda un migliore equità fiscale.
Non va bene a nessuno, ma la votano tutti. Inutile dirlo: Gelli, Palombelli o Rutelli, a pagare saremo certamente noi.

Giuseppe Aragno

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