breve di cronaca
Santi in paradiso
Il Tempo - 30-05-2002
Tutti i nodi dell’istruzione nel convegno «Il liberismo può attendere?»

di Daniele Del Moro

Una scuola efficiente per il futuro della formazione, una università che possa attuare il principio di competizione e dare uno sviluppo concreto e di qualità alla cultura.
È l'idea sulla Pubblica Istruzione di Lorenzo Infantino, professore ordinario di Filosofia delle scienze sociali alla Luiss, intervenuto ieri al convegno dal titolo «Il liberismo può attendere?», promosso dai Radicali italiani all'Ufficio per l'Italia del Parlamento europeo. Al convegno, che ha registrato la partecipazione di studiosi internazionali, quali Enrico Colombatto, Francesco Giavazzi, Giuliano Cazzola, Raimondo Cubeddu, Jean Pierre Centi, Oscar Giannino e politici, tra cui Benedetto Della Vedova, Natale D'Amico e Marco Pannella, sono stati affrontati, oltre ai temi cardine della formazione - scuola, università e ricerca - questioni legate a lavoro, concertazione, fisco, privatizzazioni, fondazioni bancarie, pensioni e spesa pubblica. Una occasione per fare il punto sul primo anno di governo, sulle svolte liberali effettivamente perseguite dalla maggioranza, un dibattito che ha ribadito l'imprescindibile certezza di dover attuare il liberismo in tempi brevi se si vuole attuare il cambiamento e la realizzazione di una società aperta.
«Occorrono ancora segnali forti e decisivi - ha spiegato Infantino - Dobbiamo differenziarci dai tanti e sedicenti liberali, da quel conformismo che sembra essere un po’ generale. Il progetto della Thatcher, un esempio per energia e lucidità, era fortemente ispirato dalla cultura di Von Hayek. Nel settore della scuola, dunque, il liberismo può fare molto per realizzare, attraverso i principi di competizione - si pensi al buono-scuola o al credito d'imposta - quella libertà di scelta che è fondamentale per fornire una istruzione basata sulla qualità e sull'efficienza».
«Da questo punto di vista - prosegue Infantino - la riforma Moratti non attua ancora le necessarie linee competitive. Il sistema del doppio canale è sempre esistito; la differenza è che ora, costringendo gli studenti a scegliere a tredici anni, si rischia un ulteriore depauperamento e declassamento della scuola italiana».
Stesso discorso per quanto concerne l'università e la ricerca. Puntare su maggiori investimenti in questi settori significherebbe valorizzare l'offerta ed aumentare la possibilità delle alternative. Attraverso le linee guida del governo per la politica scientifica e tecnologica - avanzamento della conoscenza tramite sostegno ed internazionalizzazione della ricerca in chiave tecnologica e multisettoriale, potenziamento della ricerca industriale e delle infrastrutture di base - la maggioranza si è posta l'obiettivo di elevare i finanziamenti assegnati alla ricerca, dall'attuale 0,6 per cento del PIL all'1 per cento, con un aumento complessivo previsto, entro il prossimo quadriennio, intorno al 2 per cento. Bisogna creare, però, come è stato più volte ricordato durante il dibattito, un adeguato mercato dei docenti e ridurre quel corporativismo che blocca le riforme ed inficia i buoni propositi. Della Vedova, ideatore del convegno insieme a Colombatto, ordinario di Economia Politica all'Università di Torino, ha spiegato: «Checché ne dica Bertinotti, la politica liberista è la maggiore garanzia di giustizia sociale. I principi della libertà economica e della concorrenza possono aiutare quei milioni di italiani che non hanno il santo in paradiso, dando loro quella libertà di azione che ora viene impedita da burocrazia e partitocrazia». Insomma, «cultura e modelli del passato non bastano. Einaudi, Sturzo, si tratta sicuramente di una nobile, importante e condivisa eredità culturale, ma i problemi attuali sono diversi», ha dichiarato Raimondo Cubeddu, ordinario di filosofia politica all'Università di Pisa. «Se non si cambia mentalità - ha continuato Cubeddu - e non si razionalizza il sistema scolastico, addio efficienza. Troppe parti sociali si arrogano il diritto di sostituirsi chi governa». Liberismo, quindi, come applicazione del senso di responsabilità e traduzione delle buone intenzioni in buone leggi che possano essere garanzia di qualità, velocità dei servizi e libertà democratica.

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