breve di cronaca
Politica tra piercing e autogestione
La Stampa - 29-05-2002
DALLA CONTRAPPOSIZIONE CON I GENITORI ALLA GRATIFICAZIONE DI CONDIVIDERNE LE IDEE

In famiglia, uniti dalla politica e divisi sul piercing


Per cosa tremavano i vetri delle case italiane, tra la fine degli Anni 60 e i primi Anni 70? Per le discussioni politiche, certo. Figli fiammeggianti contro genitori diccì era un classico, ma se ne dicevano di tutti i colori anche genitori del piccì e figli molto, molto più a sinistra. Urla, porte sbattute, ragazzine che volevano occupare il liceo e padri che si spalmavano davanti alla porta di casa per non farle uscire, ragazzi che andavano a picchettare davanti alla Fiat e mamme che accendevano una sfilza di candele davanti alla Madonna (mamma anche lei) perché li perdonasse. Tutto questo, come diceva Mogol, non c´è più. Oggi la politica è abbastanza un affare di famiglia. I ragazzi che fanno le superiori tendono a imitare e accettare le idee politiche dei genitori, e a riservare la ribellione e la sfida ad altre questioni per il momento più sentite, ad esempio il piercing. Le discussioni, anche sfinenti, si riservano ad argomenti come l´ora del rientro, il permesso di dormire fuori, l´eventuale possibilità di farsi, almeno ogni tanto, una piccola canna. Poi, quando scattano le note del Telegiornale e la politica entra in cucina, la famiglia tende a ricompattarsi. I ragazzi chiedono, si informano, vogliono notizie sui palestinesi, sui curdi, sulla Nestlè, su Fidel Castro, e si bevono volentieri la Versione di papà, o di mamma. Così, la bionda mamma berluscona ha una bionda figlia berluschina uguale a lei, e le due vivono il loro momento di massima comunione spirituale quando vanno a fare shopping insieme. E il liceale all´ultimo anno, alla coetanea che gli chiede cosa pensa di fare dopo, risponde, con una certa prosopopea: «Vado alla Bocconi, a fare economia, e anche se è difficilissimo essere ammessi io ci riuscirò perché mia mamma è amica di uno ecc. ecc.» E mica si vergogna. Si vanta. D´altra parte, il simpatico figlio di un simpatico ex sessantottino afferma orgoglioso che per lui trovare il fumo non è un problema perché glielo passa papà. E vai! Se trent´anni fa era un piacere litigare con i genitori, ed era con legittimo orgoglio che si diceva agli amici: «Mio padre è un fascista, mia madre è una bigotta», oggi invece spiace avere genitori con idee che non si possono condividere. La liceale di sinistra che ha i genitori purtroppo un po´ leghisti, se ne vergogna, e lo confida solo, sottovoce, all´amica intima. Il figlio di intellettuali illuminati è già un po´ intellettualino e illuminatino anche lui a soli quattordici anni, e afferma di voler fare il filosofo. La piccola cresciuta a pane e Calvino e marmellata e Rodari finirà quasi inevitabilmente a fare la tesi, poniamo, sulla corrispondenza fra Calvino e Rodari (se esistesse). Anche quando sembra che il piccolo o la piccola prendano un´altra piega, inevitabilmente, a un certo punto, la forza magnetica delle idee di famiglia finisce col prevalere. Ecco allora la simpatica anarchica tredicenne, figlia però di Industriale e Madamina, che a diciassette anni, ahimè, mette sù il cerchietto, tira fuori le prime perle, e si trasforma dolorosamente sotto i nostri occhi in una Signorina della Collina. E invece la ragazza che ha sempre irriso la mamma accanita Rifondarola, a un bel momento parte per la marcia della Pace di Perugia, ci va col pullman di Rifondazione, e quando torna a casa le manca solo il cachemire e parla tale quale a Bertinotti. Attenzione, però, non è successo un po´ lo stesso anche a noi? Ci abbiamo messo di più, ma alzino la mano i figli di Chirurgo che stavano sulle barricate e oggi non sono affermati professionisti pure loro. Se sono due è già tanto, e probabilmente sono in Tibet, a meditare, e non alla Fiat, a faticare.

Sarà pure «un segnale interessante da prendere con cautela», come dice il preside Mario Perrini, ma è da cogliere. Al liceo scientifico «Galileo Ferraris», per festeggiare la fine dell´anno scolastico, gli studenti stanno cercando di organizzare un dibattito sul conflitto israelo-palestinese anziché il solito concerto. Una novità che è espressione - magari timida - di una (ri)nascente attenzione nei confronti dell´«impegno» (sociale e civile, se non politico in senso stretto). A fine lezioni questa volta si può tirare qualche somma anche per questo capitolo, scomparso dai tempi della Pantera. Saranno gli ultimi 12 mesi trascorsi tra Genova e No global, 11 settembre, guerra in Afghanistan e stragi in Terra Santa, saranno gli stimoli a interrogarsi che vengono dalla riforma Moratti... «La rinascita del movimento è un dato di fatto», afferma Stefano Mosso dell´Uds (sindacato studentesco di area Cgil), allievo del «D´Azeglio». «Una mobilitazione come quella di quest´anno, con richieste di approfondimento, autogestioni, documenti, non si era più vista: uno studente su 4 ha partecipato alle manifestazioni. Dalla guerra alla riforma, gli studenti si sono impegnati nella protesta e nelle proposte». Il «Galfer», 1300 iscritti - «composizione sociale molto mista», dice il professor Perrini -, è stato in anni lontani uno degli istituti torinesi al centro della scena studentesca. Generazioni di «impegnati» sono usciti di lì. «Il paragone tra oggi e allora non è possibile, il clima è radicalmente diverso. Negli anni di piombo, poi, il nostro liceo ha avuto alcuni personaggi che si sono resi responsabili di fatti gravissimi. Io sono stato docente qui, prima di essere preside, tra la metà degli Anni 70 e la metà degli `80: anche da allievi impegnati ma non violenti, sentivo dire che "la violenza contro la violenza dello stato è giusta". Mai più ascoltata una cosa del genere...». Per moltissimo tempo, aggiunge, «si è percepito il distacco, il profondo disinteresse per la politica. I giovani sentivano che la politica veniva usata spesso a fini personali, non come servizio alla comunità». Oggi, alla fine di un anno travagliato e coinvolgente, si può parlare di una timida ripresa di interesse, a partire da temi come i terrorismi - «condannati all´unanimità» - e la guerra. Ma anche più vicini, come appunto la riforma scolastica. «Il 2001/2002 è stato un anno diverso dagli altri - osserva Alberto Cardile di Azione Studentesca (organizzazione giovanile di An), studente del liceo "Volta" - le manifestazioni alle quali ho partecipato sono sempre state infuocate. A Palazzo Nuovo gli squatter ci hanno attaccati. Lo scontro si è radicalizzato a partire dalle decisioni di questo governo, dall´articolo 18 alla riforma Moratti, ma anche per certe decisioni locali, come l´atteggiamento del Comune nei confronti delle occupazioni». All´Itis «Avogadro», il grande istituto che nei decenni passati è stato punto di riferimento del movimento (nel bene e nel male: di qui partì il corteo che si concluse con la tragedia dell´"Angelo azzurro"), il preside Giulio Cesare Rattazzi conferma che «è ripreso un certo interesse per l´impegno sociale». Ricorda la successione degli atteggiamenti: «Sono diventato preside qui nel `78: negli scantinati oggi usati dai ragazzi per le attività extrascolastiche, trovai scritto "La scuola è malata: che crepi!". A metà degli Anni 90 sugli stessi muri è comparso "La scuola è nostra"». Ed è tanto «loro» che nell´istituto di corso San Maurizio è perfettamente funzionante un esecutivo degli studenti. «Appena insediato, partecipai a un´assemblea, cosa che nessun preside aveva più osato. Il mio fare proposte diverse dalle solite parole in burocratese, creò una spaccatura: gli aderenti a Lotta Continua dissero che ero stato mandato dalla borghesia per fregare gli studenti, la Fgci accettò di collaborare per migliorare la scuola. Da allora, il dialogo prosegue». L´«Avogadro» cerca di favorire «la formazione - dice il preside - di una coscienza critica. Questa è forse l´unica scuola torinese che in vista delle elezioni presenta i candidati agli studenti diciottenni: abbiamo organizzato l´incontro con Rosso e Chiamparino, con Ghigo e Turco, con Cota e Bresso per il referendum federalista. Non obblighiamo a partecipare, ma gli studenti ci vengono». Niente illusioni, però. E´ solo di due anni fa una ricerca sulla condizione giovanile nell´istituto. «Accanto a risultati lusinghieri per l´"Avogadro" - 80% di giudizi positivi, contro il 63% di negativi sulla scuola italiana - è emerso che l´impegno politico è all´ultimo posto in un classifica che include 18 valori». Resta il fatto che all´«Avogadro» si riuniscono l´Uds, il Coordinamento Studentesco, che vi ha sede la Consulta degli Studenti. «Qui sono presenti anche i centri sociali e rappresentanti della destra, ospitiamo le riunioni interscolastiche», dice il preside. «Non capisco perché molte scuole neghino agli studenti il diritto di usare gli spazi per discutere», dice Rattazzi. Forse, per mantenere la tranquillità? «Niente di più negativo, dal punto di vista culturale».

MARIA TERESA MARTINENGO

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