Non ne possiamo più!
Ilaria Ricciotti - 27-07-2006
In questi giorni di fortissima calura, gli animi e le menti di molti di noi sono stravolte non solo dall'afa, ma anche da ciò che sta caratterizando la torrida estate 2006.

In primis la guerra.

Ancora bombe, ancora stragi, ancora sangue, ancora giochi tra chi è più forte e chi è più debole, tra chi vuole la pace e chi sembra non possa fare a meno di questo stramaledetto cancro inguaribile. Popolazioni inermi, bambini, donne, uomini ed anziani costretti a lasciare tutto per colpa di coloro che minacciano, atterriscono, distruggono e spargono violenza.
Siamo in molti a non accettare questi massacri gratuiti, indegni di esseri umani che si considerano civili e che per questo agiscono in nome di antiche civiltà e di valori ancestrali.
Non ne possiamo più di questi "sepolcri imbiancati", di questi giustizieri senza il senso della giustizia!
Non ne possiamo più di sapere che molti bambini non potranno sognare e progettare con gioia il futuro!
Non ne possiamo più di sentire grida di dolore per i morti, per le case ridotte in macerie, per la vita che non è più vita!
Non ne possiamo più di tanta arroganza e mancanza di rispetto verso coloro che hanno solo la colpa di essere nati in una terra dorata, ma senza oro!
Ed allora ammettiamo che le bombe "intelligenti", anzichè colpire i bersagli prestabilti colpiscano persone e cose predisposte per informare, soccorrere ed aiutare, quale dovrebbe essere la reazione delle nazioni interessate?
Mi riferisco anche ai quattro soldati ONU uccisi per "errore". A proposito non ho sentito i loro nomi, non ho visto commemorare le loro salme. Ho ascoltato soltanto gli artefici di tali omicidi che hanno liquidato il tutto chiedendo "scusa".
Ed intanto si continua senza sosta a bombardare, a seminare terrore, morte ed anche vendette.
Ecco allora che il vice di Bin Laden, supposto che sia esistito ed esista ancora, si fa sentire e minaccia il mondo intero.
Queste sono reazioni a catena che non avranno fine e che ingrasseranno di certo quegli stati che costruiscono e vendono armi.
Che logica perversa di menti malate che hanno sposato il dio denaro, il dio potere e non capiscono ancora che la vita è un soffio e che per questo bisogna spenderla bene stando a posto con la propria coscienza!
Tutto ciò è molto sconvolgente!
Tutto ciò è deprimente!
Tutto ciò fa morire!

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 ilaria ricciotti    - 28-07-2006
I bambini israeliani costreti a vivere nei bunker, quelli libanesi sono costretti a vivere sotto un cielo costellato di fragori, di bagliori e di fumo.
Certi individui hanno soltanto la parvenza di uomini: di fatto sono inferociti robot metallici che distruggono tutto ciò che intralcia il loro cammino verso l'autodistruzione.

 ilaria ricciotti    - 30-07-2006
La strage continua ancora. Ancora bambini morti.
Qualcuno dice"Dov'è la civiltà?" Ha ragione. L'attacco a Cana non è un errore, è un attacco voluto.
Il dolore dichiarato da alcuni capi è solo retorico, bisogna agire in fretta e porre fine al massacro.
Nei cuori cresce l'odio e la vendetta - ha detto il Papa, questo ce lo ha insegnato la storia e lo sappiamo benissimo tutti, anche coloro che adorano la guerra, dio infernale.
Non ne possiamo più!

 Anna Pizzuti    - 30-07-2006
Due mesi fa, con gli alunni della mia scuola e con quelli di due altre scuole della provincia, ero a Gerusalemme.
Ora osservo, durante i servizi televisivi, i palazzi inquadrati dietro le spalle degli inviati; palazzi di pietra bianca, cangiante. “Una pietra che scaviamo qui, da sempre, che cambia colore con il mutare della luce. Nulla si può costruire qui, se non con questa pietra” ci diceva la guida.

Ho osservato la città mille volte e con mille luci, riflesse dalle mura antiche, dalla cupola dorata, dai campanili. Chiedendomi il perché. Perché il messaggio – un solo luogo elettivo per tre religioni - che quelle costruzioni millenarie e quella luce cangiante ci inviano, non rappresenti l’unità, ma la divisione. E perchè ad un muro sacro, sulle cui pietre si piange una storia di stragi , corrisponda, a pochissimi chilometri, quasi specularmente, un muro altrettanto imponente, che testimonia una storia di impotenza. Che trova sfogo nella violenza.

Un muro non basta/per decidere chi ha ragione e chi ha torto/per tracciare un confine arbitrario/per dettare la legge del più forte

E’ la prima strofa di una poesia che compare sul sito della campagna informativa del VIS (Volontariato internazionale per lo sviluppo). L’indirizzo me lo ha scritto, su un pezzetto di carta, ritrovato stasera nella borsa, un membro di questa associazione, conosciuto a Betlemme. Lo stesso giorno in cui, al mattino, avevamo visitato lo Yad Vashem.

Durante il viaggio avevo con me Una storia d’amore e di tenebra, un romanzo di Amos Oz.
Solo dopo il rientro a casa, però, ho letto, nel romanzo, questo passaggio:
Ma che cosa vi facevano esattamente?" domandai a papà"Che specie di soprusi? Vi picchiavano? Vi strappavano i quaderni? E perché non vi lamentavate?""Tu," rispose papà, "non potrai mai capirlo. Ed è un gran bene che sia così. Ne sono felice, anche se so che tu non potrai capire questo mio sentimento, capire perché io sia contento che tu non capisca com'era laggiù: non voglio assolutamente che tu capisca. Non ce n'è bisogno, del resto. Non ce n'è bisogno, tutto qui. Perché quella storia è finita. finita una volta per tutte. Cioè qui non può succederci. E adesso parliamo d'altro: parliamo del tuo album dei pianeti, vuoi? Di nemici ovviamente ne abbiamo ancora. Ci sono guerre. Cè l'assedio, e subiamo non poche perdite. Certo. Non si può negarlo. Ma non ci sono persecuzioni. Questo no. Niente persecuzioni, niente umiliazioni e niente pogrom. Niente sadismo da subire. Tutto questo non tornerà mai più. Non qui. Ci aggrediscono? E allora noi rendiamo il doppio di botte.

Il dialogo avviene nella Gerusalemme degli anni intorno all’indipendenza ed alle prime guerre, ma mi torna continuamente in mente in questi giorni, di fronte a quello che sta accadendo, mentre cerco, ascoltando, leggendo, una spiegazione, una ragione, LA ragione.

La storia ha fatto in modo che per gli Israeliani la vita di un membro del loro popolo sia sacra” mi diceva qualcuno all’inizio di questa guerra, quando si parlava dei soldati rapiti. Ma io mi chiedo oggi, soprattutto oggi, di fronte alle immagini di quella palazzina distrutta a Cana, se ci possa essere una vita più sacra di un’altra, una vita la cui salvezza giustifichi la perdita di tante altre.

Abbiamo ascoltato, durante il nostro viaggio, nelle occasioni ufficiali, le ragioni dell’uno e dell’altro. Accenti di orgoglio duro, in Israele, denunce ed appelli, a Betlemme, all’ombra del muro.

Ne ho riportato un’impressione di soffocamento, di impossibilità per qualsiasi speranza.

Al momento Israele dà grande rilievo al sistema della deterrenza, ma sarebbe assai lungimirante a sfruttare le possibilità politiche e diplomatiche che questa guerra presenta e a prendere l´iniziativa da una posizione di forza, per offrire una pace totale a tutti coloro che sono disposti a riconoscere la sua esistenza e a rinunciare per sempre alla violenza, non solo a parole, ma anche con i fatti.” scrive oggi, su Repubblica, Joschka Fischer, l’ex ministro tedesco degli Esteri e leader dei Verdi tedeschi.

Ancora una volta una guerra per portare la pace. Già sentito, mille altre volte. Chissà se lo pensavano anche i rifugiati in quella palazzina, mentre arrivavano le bombe.