Tormentone tutor ...
Tuttoscuola Focus - 17-07-2006
La notizia sarebbe da "breve di cronaca", ma l'intreccio richiede una miglior attenzione. A quello che succede nella scuola, perchè di questo si tratta, e, più in generale, al senso dell'agire politico e sindacale. Il tutor stenta a passare, perchè in molti non lo vogliono. E non lo vogliono perchè è chiara la sua funzione di apripista sia sul versante del maestro unico sia su quello delle alte professionalità: due orizzonti che tendono a risolvere l'unico problema dei soldi, introducendo la qualità come specchietto per le allodole. I soldi però non ci sono, e meno male, perchè altrimenti tutte le discussioni sul senso dell'insegnare e della modularità sarebbero già andate a farsi benedire...Però non basta più neppure che il piatto pianga: occorre trovare un nuovo escamotage-tenaglia che strappi questo dente senza rovinare cacciaviti o buone intenzioni. Senza dirsi, alla fine, che il tutor non va perchè non ci sta proprio dentro la scuola "pubblica", per tutti e per ciascuno, diversa e plurale, altro che unitaria. Non va e basta. Ecco: sarebbe bastato che nessuno lo applicasse, che ancora si potesse dire un libero "no, grazie". Che le parole e le volontà popolari avessero ancora un senso, semplice e chiaro. Senza la sensazione che trattare significhi arrampicarsi sui vetri. (Frg)

Riprende la trattativa sul tutor. Disapplicazione in vista?

Con un laconico comunicato è stata data notizia della convocazione dell'Aran per riprendere, lunedì 17, la trattativa sul tutor, aperta il 30 agosto 2004, mai conclusa e, di fatto, abbandonata da tempo.
La ripresa di trattativa non può far pensare a soluzioni di accordo per qualsivoglia forma di applicazione della disposizione normativa contenuta nel decreto legislativo n. 59/2004, in quanto le risorse finanziarie (già ritenute a suo tempo inadeguate da parte sindacale) sono stato destinate pochi giorni fa interamente al finanziamento delle commissioni degli esami di Stato.

L'incontro non può nemmeno essere una presa d'atto della totale sopravvenuta mancanza di fondi e, pertanto, della impossibilità di procedere in un negoziato la cui conclusione non ha mai interessato i sindacati e che non può, oggi, interessare il ministro Fioroni. C'è solamente una risposta possibile.
Le parti potrebbero valutare, con ogni probabilità, la possibilità di applicare la norma del decreto legislativo n. 165/2001 che riconosce alla negoziazione nazionale la possibilità di disapplicare norme di legge ritenute in contrasto con le competenze contrattuali.

"Eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducano discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate da successivi contratti o accordi collettivi e, per la parte derogata non sono ulteriormente applicabili, salvo che la legge disponga espressamente in senso contrario" (art. 2, comma 2 decreto legislativo n. 165/2001).

Se l'oggetto dell'incontro sarà questo, le parti dovranno accertare che le disposizioni contenute nei commi 5 degli articoli 7 e 10 del decreto legislativo n. 59/04 violino effettivamente la disciplina dei rapporti di lavoro e, in caso affermativo, disporre un accordo di disapplicazione degli articoli stessi. In questo senso potrebbe soccorrere la sentenza della Corte costituzionale n. 279 dello scorso anno, che, nel respingere il ricorso che riteneva che quella del tutor non fosse norma generale, ha precisato che si trattava "... di materia attinente al rapporto di lavoro del personale statale".

Se, successivamente, la Corte dei Conti registrerà l'accordo, la disapplicazione diverrà operativa, senza ricorrere al "cacciavite" ministeriale.

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