Priorità di governo: guerra e scuola
Liberazione - 28-05-2006
I temi che riempiranno l'agenda parlamentare a giugno

Si ricomincia dall'Iraq, si ricomincia col rientro in Italia delle nostre truppe. Un segnale, il primo. Così come segnali saranno il blocco della riforma Moratti e di quella giudiziaria, firmata dal ministro leghista Castelli. Blocco della loro entrata in vigore che significa una cosa sola: che saranno riscritte. Cestinate e rifatte. Saranno questi i primi atti del nuovo governo Prodi. Ieri, infatti, l'esecutivo uscito dalle elezioni di un mese e mezzo fa è stato impegnato nel suo primo adempimento di legge. Ha dovuto comunicare ai Presidenti della Camera e del Senato, Bertinotti e Marini quali sono i temi, gli argomenti che riempiranno il calendario parlamentare il prossimo mese. Lo ha fatto con un documento del neoministro Vannino Chiti, responsabile dei rapporti col Parlamento.
Un atto dovuto (e dovuto anche in tempi strettissimi: se non fosse stato inviato ieri, la Camera avrebbe avuto non poche difficoltà a fissare il calendario di giugno) ma forse qualcosa di più. Un documento - concordato fra la maggioranza, presente lo stesso premier Prodi - che in qualche modo indica le primissime priorità della compagine dell'Unione. Non è comunque, il famoso programma dei primi cento giorni. Quello sarà varato in un seminario, la prossima settimana, quando il presidente del Consiglio si riunirà assieme alla sua squadra di governo per tre giorni di confronto serrato. Il documento di ieri, se vogliamo, è un po' meno: riguarda i capitoli, gli argomenti che saranno trattati per primi. Nel primo mese. Argomenti che saranno comunque già discussi nella prossima riunione del consiglio dei minisitri. In programma, a Palazzo Chigi, a metà della prossima settimana.

Ce n'è quanto basta, insomma, perché Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla Camera dica che «è importante che i primi nodi da affrontate facciano segnare una forte discontinuità col passato governo».

Si comincia dall'Iraq, allora, come detto. Quando a giorni dovrà essere definito nel dettaglio il piani di rientro dei nostri militari. E poi, le questioni economiche e sociali. Certo, prima occorrerà che sia stata completata l'analisi vera dei conti. Prima occorrerà, insomma, sapere a quanto ammonti realmente il «buco» lasciato dalle destre (e sarà uno dei compiti del seminario fra Prodi e i suoi ministri). Ma intanto - anche qui, già dal prossimo consiglio dei miistri - il governo comincerà a discutere del nuovo documento di programmazione conomica. E lì, nel Dpef, ci saranno le «linee-guida» - così le definisce la lettera di Vannino Chiti a Marini e Bertinotti - della diminuzione del cuneo fiscale.

Ancora, sempre dal capitolo dei primissimi argomenti che saranno trattati del nuovo governo. Ci saranno un po' tutti i temi che riempiono le cronache in queste giornate: si comincerà a parlare del disegno di legge per la riforma delle politiche industriali così come ci sarà il disegno di legge sulle «quote rosa». Tema sul quale si era impegnato lo stesso Prodi nella replica alla discussione sulla fiducia.

E di nuovo, rilevante: si parlerà della riforma dei criteri di assegnazione dei diritti televisi sugli eventi sportivi. Che probabilmente sarà lo strumento principale con cui l'esecutivo proverà ad intervenire nella delicata e complicata vicenda venuta alla luce con le intercettazioni di Luciano Moggi. Poi l'esecutivo vuole discutere della riforma della legge sulla cittadinanza e un provvedimento sul sostegno ad un parto sicuro e indolore.

Di più: con un linguaggio magari un po' burocratico ma comprensibilissimo, il governo prevede la riscrittura della legge che tutti chiamano ex Cirielli ma soprattutto prevede la «proroga dei termini dell'entrata in vigore dei decreti attuativi della riforma dell'ordinamento giudiziario». Esattamente come - si annuncia - i ministri competenti provvederanno a «rimodulare i tempi di attuazione della riforma della scuola e la correzione dei decreti attuativi (...)». La controriforma Moratti e quella Castelli, due delle leggi del vecchio governo Berlusxconi saranno subito bloccate insomma. Bloccate nei loro effetti. Esattamente come era previsto nel programma dell'Unione, esattamente come era stato detto nella campagna elettorale.

Stefano Bocconetti
27/05/2006

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