breve di cronaca
Ritorna il Ministero della Pubblica Istruzione?
La Tecnica della scuola - 22-05-2006
Parlando con i cronisti a Barbiana, in occasione della tradizionale Marcia in ricordo di Don Milani, Beppe Fioroni si autodefinisce "Ministro della Pubblica Istruzione". Ma in realtà il decreto legge del 18 maggio scorso parla ancora di "Ministero dell'Istruzione"

Il 21 maggio c'è anche il Ministro Beppe Fioroni alla ormai tradizionale "Marcia di Barbiana" che da alcuni anni viene organizzata per ricordare don Lorenzo Milani e la sua opera educativa.
E questa volta le sue dichiarazioni piaceranno sicuramente a molti, anche a coloro che, pochi giorni fa, avevano gettato qualche ombra sulla sua nomina a ministro dell'Istruzione, avanzando il sospetto che Beppe Fioroni sia stato voluto non solo da Francesco Rutelli (cosa peraltro logica e naturale) ma anche dal cardinale Ruini in persona.
Ma cosa ha detto il Ministro ?
I TG nazionali hanno rilanciato una sua dichiarazione di poche parole: "La scuola - ha detto Fioroni - deve essere di tutti e per tutti, come ci ha insegnato don Lorenzo Milani, ed è per questo che oggi sono qui. Il Ministero della Pubblica Istruzione dovrà lavorare in questa direzione".
La citazione non è testuale, ma la sostanza è quella.
Testuale è, invece, l'espressione "Ministero della Pubblica Istruzione"
Il riferimento al termine "pubblica" non potrà che far piacere al Movimento e ai sindacati (Cgil in particolare).
Peccato che nell'art. 1 (secondo comma, punto 7) del decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 maggio scorso si usi una formula diversa: "E' istituito il Ministero dell'istruzione. A detto Ministero sono trasferite, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, le funzioni attribuite al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dall'articolo 50, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300".
C'è da chiedersi, allora, se la battuta di Fioroni debba essere intesa come una presa di distanza rispetto alle decisioni assunte dal Consiglio dei Ministri o se non sia piuttosto una sorta di "captatio benevelontiae" nei confronti del "popolo della scuola" presente a Barbiana e che si aspettava qualche prima dichiarazione chiara del neo-Ministro.
Ma c'è anche un'altra ipotesi: il decreto-legge del 18 maggio dovrà essere convertito in legge dal Parlamento e, in quella sede, potrebbe essere ritoccato; la parola "pubblica" eliminata, come è noto, non da Letizia Moratti, ma ben prima e a seguito della riforma voluta dal ministro diessino della Funzione Pubblica Franco Bassanini, potrebbe tornare nella definizione ufficiale del Ministero di viale Travestere.
Parlamento permettendo.

R.P.
21/05/2006

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 da Virgilio notizie    - 22-05-2006
Roma, 21 mag. (Apcom) - "La scuola è di tutti e per tutti. Purtroppo, invece, ancora oggi nel nostro Paese sono troppi gli esclusi ed è intollerabile che un giovane su quattro non riesca a conseguire né diplomi né qualifiche professionali". Lo ha detto oggi il neo ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni in occasione della sua prima uscita pubblica svolta a Barbiana per la marcia "silenziosa" in ricordo di don Milani. "Chi sale a Barbiana - ha detto Fioroni - non può non tornare indietro senza un significativo insegnamento: il no all'indifferenza".
Fioroni, che è il primo ministro a partecipare alla marcia di Barbiana, ha speso parole critiche contro la gestione dell'istruzione scolastica degli ultimi anni. "Non possiamo permetterci - ha precisato il ministro - il ritorno a forme di esclusione sociale che, dopo un certo accanimento controriformatore degli ultimi anni, rischiano di riproporsi in forme antiche e nuove nel mondo della scuola e della formazione".
Il ministro ha quandi sottolineato che quello dell'abbandono scolastico è un punto sul quale la sua gestione non potrà rimanere indifferente: "E' mio fermo proposito - ha detto - intervenire con politiche adeguate perchè in nessun modo la scuola sia un luogo di esclusione".
Fioroni si è anche soffermato sul significato del I care, il motto che campeggia ancora oggi nell'aula dove don Milani, confinato, insegnava ai suoi ragazzi: "deve essere stimolo per tutti, governo, maggioranza e mi auguro anche del Parlamento. Possiamo anche nutrire dei dissapori tra di noi, pensarla diversamente su una o più questioni decisive. Ma se le scelte 'ci interessano' potremmo sempre trovare un terreno di confronto".
Per questo motivo Fioroni spera che ci si possa incontrare a livello politico "per riscrivere insieme le tavole di un'etica civile condivisa che ridia ragioni di speranza edi crescita ai giovani". E i valori espressi dall'esperienza di vita di don Milani potranno essere quelli da cui ripartire "una scuola di tutti, perchè questo e non altro vuol dire l'espressione pubblica istruzione".

 da Tuttoscuola    - 22-05-2006
Significativo esordio pubblico per il nuovo ministro dell'istruzione Fioroni, che ha deciso di partecipare alla marcia di Barbiana, un appuntamento ormai tradizionale per il “popolo di sinistra”, e non solo, che considera l'insegnamento di don Milani come un proprio fondamentale punto di riferimento. “Chi sale a Barbiana non puo' non tornare indietro senza un significativo insegnamento: il no all'indifferenza”, ha detto Fioroni.
E non sembra senza significato, ci sembra, che della lezione del priore di Barbiana il ministro abbia voluto sottolineare soprattutto l'attenzione per i giovani a rischio educativo, per quel 25% che non consegue diplomi o qualifiche professionali. “Questo - ha detto Fioroni - e' un punto sul quale e' mio fermo proposito intervenire con politiche adeguate perche' in nessun modo la scuola sia un luogo di esclusione”. E' infatti un interesse reale della Repubblica, ha proseguito, “formare il maggior numero di giovani possibile a impegni di vita e di lavoro degni di essere vissuti e tali da costituire una base di certezze umane e produttive per il futuro del nostro Paese”.
Bisognera' vedere come Fioroni affrontera' il tuttora pesantissimo tasso di dispersione che caratterizza il sistema scolastico italiano.
Il programma dell'Unione fa riferimento all'innalzamento dell'obbligo scolastico. Ma va tenuto presente che anche la breve esperienza dell'innalzamento di un anno realizzata con la legge n. 9/1999 ha evidenziato la complessita' del problema (la dispersione in percentuale e' addirittura aumentata…). D'altra parte il programma dell'Unione esclude che la via giusta sia quella del “doppio canale” in uscita dalla scuola media, introdotto dalla legge n. 53/2003.
E' presto per fare ipotesi su quale via il ministro Fioroni intenda intraprendere, pero' e' indicativo che egli abbia detto di considerarsi il “ministro della scuola di tutti” specificando che “questo e non altro vuol dire l'espressione pubblica istruzione”.

 da Repubblica    - 25-05-2006
L'annuncio a Palermo del nuovo ministro Giuseppe Fioroni. Corsa contro il tempo per evitare l'entrata in vigore della legge prevista a settembre

Gli annunci sono due e arrivano da Palermo dove Giuseppe Fioroni, il ministro dell'Istruzione partecipa alla giornata della memoria a 14 anni dalla strage di Capaci che costò la vita a Giovanni Falcone e alla sua scorta. "Ho presentato un emendamento per ripristinare il nome del ministero della Pubblica istruzione". E aggiunge: "Nella nostra Costituzione il diritto alla salute, come quello alla formazione, sono beni di tutti indipendentemente da chi è chiamato ad erogarli".

L'altra, va direttamente al cuore della riforma Moratti alla quale, spiega ancora il ministro, "saranno apportate modifiche e correttivi immediati, iniziando dalle parti che non contrastano attivamente l'esclusione scolastica o rischiano di accentuarla".

"C'è poi anche la necessità - prosegue Fiorani - di altre modifiche immediate che favoriscano la scuola italiana come scuola di tutti e per tutti. È un mondo che ha bisogno di una profonda capacità di ascolto e non di atteggiamenti dirigistici. Per questo avvierò una consultazione per avere gli elementi che consentano poi di operare organicamente sul piano legislativo".

Due dichiarazioni programmatiche che seguono di appena ventiquattro ore quelle del segretario nazionale della Cgil, Gugliemo Epifani, che avvertiva la necessità di dar via al nuovo corso nel mondo dell'istruzione a partire dal superamento della legge 30 che è uno dei primi obiettivi contenuti nell'agenda del governo Prodi. E neppure è sfuggito l'allarme lanciato dal vertice del sindacato che invita a stringere i tempi. "A settembre dovrebbe partire la sperimentazione, bocciata da tutti gli utenti della scuola. Settembre non è lontano... ".

Sulla stessa lunghezza d'onda si collocano le prime prese di posizione degli operatori del mondo della scuola. Secondo il segretario nazionale della Cgil Scuola, Enrico Panini si "tratta di interpretazioni assolutamente condivisibili che potrebbero aiutare a disinnescare il malessere che ruota intorno alla riforma Moratti. Bisogna innanzitutto tornare alla divisione tra licei e istituti professionali che hanno generato troppi equivoci e messo in crisi coloro che nell'ambito della scuola sono costretti ad optare fin da subito ad una delle due scelte".

Così come positivo è il ritorno alla parola "pubblico" nell'ambito del ministero ma che, sempre secondo Panini, "non deve restare solo un auspicio. Piuttosto un segnale di cambiamento che va tuttavia riempito con i correttivi necessari alla legslazione in materia scolastica". Sullo sfondo resta il malessere di chi nella scuola vive e lavora e che fa i conti con alti tassi di precarietà e che dal nuovo governo aspetta un sogno: una scuola "produttiva" e all'avanguardia.